Cartoline dal salone del libro, 2010

Dopo che gli hai dato il nome dell’albergo, il tassista si sente legittimato a fare un giro più lungo del dovuto.

Il potere del pass “espositore” che ti fa entrare da posti dove i comuni mortali non possono passare.

“Il salone è come una puntata molto lunga di Che tempo che fa”
“Oppure la pagina della cultura di Repubblica spalmata su un sacco di migliaia di metri quadri”

Lo stand della Marina Militare sponsorizza un energy drink. Forza+. Lo danno da assaggiare anche ai bambini.

Zio Bonino accoglie i fan e firma copie di Spinoza allo stand della Stampa, in un impeto di piemontesità.

Il discorso di Stark alla presentazione di Spinoza può essere ricostruito in bullet-time, mettendo insieme tutte le foto scattate in quel minuto scarso da ovunque.

Conoscere un tizio con cui prendi il treno tutte le mattine da due anni perché è nello stand di fronte al tuo (e lavora per un’azienda quasi quasi omonima della tua: “ma sai quante volte ci chiamano credendo che siamo voi?” “tante quante chiamano noi credendo che siamo voi, suppongo”).

Pagare 8 euro di ingresso per affollare gli stand di MondadoriRizzoliGEMS e comprare a prezzo pieno quello che in libreria se pazienti un po’ trovi scontato.

Imparare a usare un registratore di cassa, almeno un po’. E il POS Bancomat. Ricordarsi di ridare la carta insieme allo scontrino. Un quinto dell’incasso è bancomat.

Maneggiare i soldi richiede un certo allenamento. Se non ci sei abituato, si vede.

Andare a cena nel ristorante preferito della Juventus.

“Signora, se ne prende 5 ne paga 4 a 3 euro l’uno”. La creatività di un commerciale è qualcosa di inquietante.

L’importanza degli spiccioli. Regalo spillette alle ragazzine che mi pagano con delle monetine.

Bere Coca Cola calda e sgasata come una medicina appiccicosa e zuccherina contro il sonno.

Troppa gente, troppi libri, troppa carta, troppe copertine, troppe parole. L’editoria è spostare bancali di carta su e giù per la penisola.

Le uniche due case editrici un minimo grandi a sud di Roma sono Sellerio e, per metà, Laterza.

Gli sconti a sentimento dell’ultimo giorno. Specie a chi ha magliette di gruppi metal.

Vittorio Sgarbi passa con tre fighe d’ordinanza (ISO 696969) al seguito, cammina piano e fa lunghe soste per essere sicuro che tutti lo vedano. Roberto Saviano passa di lì un quarto d’ora dopo, vedo di sfuggita la sua testa da dietro; attorno, scorta e carabinieri in divisa. Mentre passa, la gente fa sciame dietro di lui.

C’è una violenta contestazione a Caselli e un blitz di attivisti di Greenpeace allo stand di Feltrinelli. Lo so perché guardo su twitter.

La sera, in giro dietro la stazione di porta nuova. Un paio di mutande rosse di pizzo per terra. “È un’occupazione tipica del quartiere” “Cosa, lanciare mutande dalla finestra?”

Bere una birra da un boccale di vetro la sera fuori dal locale, sul marciapiede. Da quanto non si può fare, a Bologna?

“Sconto espositori?”

I bancali di libri sciolti.

La fine della fiera è triste, sa di colla, di sudore e fa rumore di oggetti che sbattono e di trapani che svitano viti. Di camion, di muletti, di plastica che fascia i bancali. Si chiude e si va via, si lasciano giù le ultime gocce di sudore, si fatica con il corpo dopo giorni di chiacchiere e ciondolamento. Si ritorna alla realtà.

(poi vabbeh, prima ci si va a rifocillare da Eataly, ma questo è un altro paio di maniche)

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4 commenti

Archiviato in Libri, Uncategorized, viaggio

4 risposte a “Cartoline dal salone del libro, 2010

  1. Barbara

    no dai adesso mi hai incuriosito sulle due case editrici dal nome simile…
    le uniche che mi vengono in mente sono E/O vs ObarraO Edizioni…
    eh lo so che non potrai dirlo per problemi di privacy… ma io rimango curiosissima…! magari in pvt???

  2. E’ una canzone degli offlaga, lo sai, vero?

  3. Barbara, hai posta.

    Dario, ho preparato la base.

  4. doc marten's

    “Ti è piaciuto?”
    è esattamente il genere di cose che mi piace leggere.
    perchè “vedi” i posti, “senti” gli odori e “ascolti” i rumori.
    [avessi argomentato di più su eataly, probabilmente avrei anche "gustato" i sapori.]
    insomma il salone l’ho perso, ma almeno un pezzetto l’ho vissuto qui.

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