Portogallo (3 di 6)

(le altre parti 1 2)

Viana do Castelo è un’amena località alla foce del fiume Lima (e non Minho come avevo scritto). Un momento Giacobbo: secondo la Lonely Planet “Viana” sarebbe una corruzione di “Diana” ma la notizia non è confermata da nessuna parte. Quindi mettiamo il tutto nella grande cartella “Se ogni tanto Omero sonnecchia, fai te gli autori della Lonely Planet, ebbri di vinho verde e stremati dalle salite” (che apriremo più avanti) e andiamo avanti.
Per lo più è nota perché dal 1772 vi si svolge la “romaria” (festa patronale, letteralmente processione) di Nostra. Signora. Dell’Agonia. Purtroppo, nonostante l’amore degli amici lusitani per lo splatter devozionale, non c’è niente di particolarmente truce nei vari festeggiamenti. Però è la festa religiosa più grande del Paese, grossomodo, e la guida promette spettacoli come donne con costumi tradizionali e “uomini che bevono fino alla sfinimento”. Come mancare?
Così, la mattina del 20 agosto io e Lucilla ci incontriamo con Pablo e Marzia alla stazione di São Bento (il santo protettore dei giapponesi che si portano la schiscetta al lavoro) a un’ora allucinante per della gente in vacanza, tipo le 8.

São Bento (che poi sarebbe Benedetto)

Davanti alla stazione c’è però già parcheggiata un’auto del partito comunista portoghese che spara slogan a tutto volume dall’altoparlante sul tetto e attorno alla quale mattinieri militanti distribuiscono opuscoli ai passanti. Una rapida occhiata al documento ci mostra alcune inquietanti similitudini tra la situazione portoghese e la nostra (il partito di centro-destra e di centro-sinistra, le cui sigle differiscono per una sola lettera, accusati di fare la stessa politica, finanziarie di lacrime, sangue e ancora sangue, ma senza neanche un cristo o una madonna a stemperare un po’). Quindi mettiamo via che è meglio.

Dopo una piccola incompresione al bancone del bar, per cui alle 8 di mattina ci troviamo con una pasta salata ripiena di carne che, richiusa in un sacchetto a tenuta stagna, penzolerà da una borsa per tutta la giornata, prendiamo il treno.

Categorie protette: invalidi, donne con bambini, surfisti.

Che poi in realtà sono due, i treni. Il primo è un bel treno regionale nuovo nuovo, quasi una metropolitana, largo, spazioso e tutto quanto. Poi cambiamo con un aggeggio molto più basico che, a ogni stazione, si riempie sempre di più di donne, anziani, bambini, tutti vestiti, appunto, a festa. Tanto che alla fine il controllore apre anche un vano senza finestre dove sotto Salazar tenevano i prigionieri politici, credo. Però tutti sono felici e sorridenti. In Italia il controllore non avrebbe mosso un passo dalla cabina, per paura di venire linciato, nella stessa situazione.

Alla fine, Viana ti accoglie con questa statua che illustra i passi di una danza tradizionale del luogo.

Ovviamente, per una volta che rubi una foto c'è uno stronzo in mezzo che ti rovina la composizione.

In alto, in altissimo su un colle che domina la città, c’è un santuario. Ma questa è forse l’unica giornata in tutta la vacanza in cui non si sale in altissimo per vedere il panorama. Anche perché appena scesi dal treno si è già praticamente nella festa.

Dopo pochissimo, infatti, avvistiamo i primi mascheroni.

UUUH!

Pare che quei cosi giganteschi (detti GIGANTONES) vengano da Santiago de Compostela

E al di là dei mascheroni, girata la via, ci sono le donne con i costumi tradizionali. I costumi tradizionali sono di diversi colori, che rappresentano non so bene che cosa, e prevedono uno sfoggio di monili dorati al collo che neanche fossimo in un video di 50 Cent. I migliori sono gli abiti neri, però, che propongono un’efficace sintesi tra la Befana e Mr. T.

Abiti tradizionali

La Befana incontra Mr. T (la signora sulla sinistra non sembrava contenta)

Niente, volevo provare anche io l'abito tradizionale

Un agente della Digos vestito da suora controlla la situazione dall'alto

Comunque poi il pezzo forte è la sfilata in costume, preceduta dai tizi con i tamburi.
Dopo di quella, e dopo un’infruttuosa puntata in edicola alla ricerca di fumetti portoghesi, gironzoliamo un po’ e finiamo nella piazza principale. Dove ci sono di nuovo i testoni e un sacco di gente. Intuendo che qualcosa sta per accadere, ci sediamo per terra, trovandoci praticamente in prima fila per lo spettacolo che si sta approntando. Spettacolo che, ahinoi, è la grande tamburata dell’estate. Ora, quando parlo di tamburi intendo una gamma di roba che va dal tamburino del re di Francia alla grande bombarda della guerra dei Trent’anni. Tipo così:

E insomma, la giostra funziona che le varie squadre di stamburatori fanno il giro del perimetro della piazza picchiando fortissimo sui loro tamburi. E in mezzo i tizi dentro ai mascheroni e ai gigantoni ballano, o almeno ci provano. Ogni gruppo ha un tempo interno, totalmente indipendente da quelli degli altri. Ogni tanto partono dei crescendo di violenza sonora, durante i quali i tizi con le grancasse si piegano sulle ginocchia come Till Lindemann e picchiamo come forsennati, prima i quarti, poi gli ottavi, poi i sedicesimi, tutto all’unisono con gli altri tamburi, poi la tua testa esplode. I momenti di cacofonia massima sono quando ti trovi a metà tra due gruppi. Ogni gruppo ha una divisa diversa. A me ha colpito molto questo, subito ribattezzato “i fascistoni”:

Curiosamente, ogni volta che guardo quest'uomo lo immagino mentre mi strappa con delle tenaglie le unghie dei piedi, mentre i suoi amici mi applicando i cavetti della batteria di una macchina sui genitali. E un agente della CIA fuma annoiato in un angolo dello scantinato dello stadio

L’effetto, alla lunga è più o meno quello di spararsi una mezz’oretta di “cassa” in un rave, vista la distanza ravvicinata che mi ha permesso, per dire, di fare una foto così a un rullante:

Resistiamo, appunto, una mezz’oretta, una mezz’oretta, prima di scappare alla ricerca di qualcosa da mangiare. Il battere dei tamburi si sente più o meno da ovunque, nel paesino. E quando non ci sono loro, ci sono i bimbi con i tamburi giocattolo. (ma voi immaginate questa gente quando fa le sue prove: non c’è un batterista, con le sue battute, i suoi frizzi e i suoi lazzi, il costante picchiettare, rullare, grancassare, spiattare tra un pezzo e l’altro, mentre si cerca di discutere. Ce ne sono quindici, di batteristi. Tra l’altro alcuni gruppi hanno anche al loro interno degli strumenti veri, come le cornamuse galiziane o la fisarmonica; incredibilmente quando mi sono passati davanti stavano suonando qualcosa di sensato, che tanto nel casino generale si intuiva a malapena) (comunque qui c’è un video che copre più o meno tutti gli eventi della festa)

La prima scelta, un ristorante con un sacco di tavoli all’aperto, si rivela infruttosa. Ci sediamo a un tavolo non ancora sparecchiato, mangiamo un po’ del pane rimasto nel cestino, le ragazze vanno in bagno, Pablo assaggia il vino avanzato, alla fine, dopo dieci minuti non ci ha ancora cagato nessuno e decidiamo che vabbeh, l’apertivo l’abbiamo rimediato, adesso andiamo a cercare un posto dove mangiare sul serio.
Che si materializza sotto forma di uno di quei ristorantini da niente che ti riempiono di cibo a prezzi modici, dove tanto per cambiare ordino del baccalà, questa volta con i ceci (sì, vabbeh, siamo a Genova, dai), mentre i commensali si sfondano di gamberi e una specie di insalata russa con pezzi di pesce al posto della roba che c’è di solito nell’insalata russa.

Il tutto è costato meno di una cena in pizzeria in Italia.

Poi come frutta arriva del melone delle dimensioni di un’anguria, mentre io prendo un dolce che è un blocco di gelato ghiacciato con dentro dei biscotti secchi che non è che sia esattamente il massimo. E in più è tantissimo.
Per rifarmi la bocca, dopo, entro in una pasticceria e provo a prendere un dolcetto tipico, un piccolo cestino di biscotto con sopra una roba rossastra. Al primo morso, l’urlo allarmato del mio fegato mi capire di che cosa si tratta: tuorli d’uovo con lo zucchero. Tantissimi tuorli d’uovo, tantissimo zucchero. La cosa si chiama ovos moles (uova molli) ed è anche buona e probabilmente salutare. Se prima non hai mangiato la mappazza ghiacciata e se non ne mangi più di uno ogni sei, sette anni.

Il programma del pomeriggio prevedrebbe la sfilata dei battelli del pescatore sul fiume. Ma dopo mezz’ora abbondante di attesa sotto un sole crudelissimo, a osservare gente con l’aquascooter e a cercare di capire che cosa siano quei botti che si sentono di tanto in tanto decidiamo di averne abbastanza e andiamo a spalmarci su un prato lì dietro. La sfilata dei battelli sarà quindi rappresentata dalla seguente immagine:

Dalla barca veniva la stessa musichina che ho sentito per tutti e dieci i giorni ogni volta che c'era qualcuno con una fisarmonica

Alla fine facciamo un po’ mestamente ritorno verso Porto, consci che forse il vero cuore della festa sarebbe stato la sera e che l’unico modo in cui avremmo potuto vedere uomini che bevono fino allo sfinimento durante il pomeriggio sarebbe stato quello di dedicarci io e Pablo all’impresa.
Ma faceva troppo caldo.
Lasciamo Viana do Castelo portando nel cuore il volto sorridente della ragazza-immagine della festa:

(foto gentilmente fornita da L.)

(prossimamente: l’EUR, all’improvviso!)

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4 commenti

Archiviato in il cotone nell'ombelico, portogallo, viaggio

4 risposte a “Portogallo (3 di 6)

  1. due correzioni: Viana è alla foce del fiume Lima e “romaria” in spagnolo significa processione. ahi ahi ahi

  2. julio

    Aspettavo la terza puntata del viaggio in Portogallo, dopo aver letto le prime due, per poter fare i complimenti all’autore del racconto. Finalmente un viaggiatore e non un “turista per caso”. Puntuale senza essere palloso e capace di farti percepire gli odori (Porto) o sentire i rumori (Viana) oltre a farti vedere quello che, per esempio, a me sarebbe sfuggito. Che mi è sfuggito, perché in Portogallo ci sono stato ma non ho saputo vedere ciò che mi hanno rivelato le tre puntate. E anche se l’avessi visto non sarei stato in grado di descriverlo così efficacemente. Ritornerò in Portogallo e, per non perdermi il meglio, mi porterò appresso , come guida, la stampata di questo blog. Complimenti anche per le didascalie.

  3. subcom

    okkeiiii “romeria” in spagnolo significa pellegrinaggio. E’ che io non sono tanto avvezza a cose di questo genere.

  4. Marzia, non sei affidabile. Uff. Potresti quasi proporti alla Lonely Planet per recensire i paesini minori.

    Giulio: grazie mille. Troppo gentile, davvero :-)

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