Archivi del giorno: 7 novembre 2010

I libri di Ottobre

Giro breve, con i libri del mese. Ottobre mese brizziano, per combinazione. Evidenziato, il libro più consigliato.

Grunts – Mary Gentle (Reprint)
Visto da fuori, e per le prime cinquanta pagine o giù di lì, questo è un romanzo fantasy come troppi. Ci sono il Bene e il Male che stanno per darsele nella battaglia finale, ci sono degli orchetti (lo so che “orc” tradotto con “orchetti” fa storcere il naso a molti; ma dico “orchetto” dal 1989 e non ho intenzione di smettere, anche perché rende meglio il concetto di carne da cannone) al soldo di un negromante. Poi però compaiono degli hobbit (pardon, halfling) che sono un po’ “edgy” di Merry e Pipino. E poi gli orchetti trovano nel tesoro di un drago un carico di armi. Armi moderne. M16, tipo. E iniziano a comportarsi come dei marines. Da lì in poi il romanzo parte su binari tutti suoi, come una storia sul Vietnam ma ambientata nella Terra di Mezzo. Fino a che non si arriva a una specie di remake di Starship Troopers vs Aliens vs il Kraken. E poi… vabbeh, raccontare tutto non è bello. La Gentle butta nel calderone un sacco di idee e si diverte un sacco a prendere a schiaffi gli stereotipi del fantasy. Purtroppo non tutto scorre bene come potrebbe e si fa un po’ a fatica qua e là, quindi invece che essere un capolavoro assoluto come potrebbe è “solo” una lettura divertente, apatto che si abbiano presente i luoghi comuni che vengono sbeffeggiati (è un po’ come Pratchett, per intenderci).

La nostra guerra – Enrico Brizzi (Baldini & Castoldi Dalai)
Il romanzo precedente di Brizzi era ambientato in un mondo in cui l’Italia non era entrata in guerra a fianco della Germania nella II guerra mondiale e grazie a questo il fascismo non era mai caduto, le colonie africane non erano andate perdute e Mussolini moriva all’inizio degli anni ’60. Questo è il prequel di quel romanzo, che racconta il passaggio dall’infanzia all’adolescenza del protagonista, sullo sfondo delle vicende della guerra e delle sue conseguenze sulla vita quotidiana. L’ipotesi ucronica e le sue conseguenze sono trattate con cura e con gusto per il ribaltamento dei fatti storici, per cui l’Italia sarà comunque invasa dall’esercito nazista e ci saranno bande partigiane fasciste a difendere il territorio e lottare contro l’occupazione. Ovviamente, visto l’argomento trattato, si cammina su un terreno viscidissimo, ma Brizzi riesce a stare ben lontano da qualunque rischio di apologia del fascismo, dei suoi uomini e dei suoi metodi, dando solo a Mussolini quel pizzico di sale in zucca in più necessario a non entrare in guerra di fianco alla Germania. Per certi versi, non esagera nemmeno nella demonizzazione: i suoi fascisti sono per la maggior parte opportunisti che hanno indossato la casacca giusta al momento giusto. C’è anche da dire che immaginare un fascismo non complice del nazismo nello sterminio degli ebrei o nelle rappresaglie contro la stessa popolazione civile depotenzia in parte il male; anche se ovviamente resta la brutalità e il razzismo rivolto agli africani, sudditi “imperiali”. Comunque, tutto (a parte i dietro le quinte con gli incontri, leggermente caricaturali, tra i capi di stato e i gerarchi nazisti) è visto attraverso gli occhi di un tredicenne cresciuto nel fascismo e figlio di un fascista della prima ora, quindi anche incapace di rendersi esattamente conto, per mancanza di modelli alternativi, della natura del regime in cui vive. Con un notevole controllo sulla scrittura, Brizzi riesce a compiere un’operazione mimetica notevole e, se ci si distrae un attimo, sembra davvero di leggere un romanzo dell’epoca. È parecchio lungo, ma a differenza del romanzo precedente, c’è meno l’effetto “catalogo”, e la lunghezza è dettata dalla necessità di raccontare compiutamente gli eventi e definire gli archi narrativi dei personaggi. Un romanzo davvero “maturo”, gestito benissimo e che si divora con grande piacere.

La vita quotidiana in Italia ai tempi del Silvio – Enrico Brizzi (Laterza)
Seguito più o meno ideale di un libro dal titolo simile dedicato più specificatamente a Bologna, questo reportage narrativo copre gli anni “berlusconiani”, partendo dalla nascita delle tv private e arrivando all’altroieri, un attimo prima di Ruby. In mezzo ci sono anche alcuni articoli già apparsi su riviste (e poi sul sito di Brizzi), che trattano principalmente delle esperienze televisive dell’autore. Il racconto procede fluido e attraversa in un lampo quasi trent’anni; come ripasso è gradevole, ma non è niente di fondamentale (ovviamente imparagonabile al librone di Deaglio Patria 1978-2008, che ha tutt’altra portata e tutt’altri scopi)

Incandescence – Greg Egan (Urania Mondadori)
È science-fiction che è davvero scientifica. Gran parte del romanzo si incentra sui tentativi degli appartenenti a una razza di creature aracnidi di scoprire le leggi della gravitazione della “Scheggia” di roccia sulla quale vivono, e viene raccontato con una certa dovizia di particolari tutto il processo di “trial and error” della ricerca scientifica. Ho fatto parecchia fatica a leggerlo, ma non mi azzarderei a dire che sia brutto in assoluto: lo sforzo fatto da Egan per costruire una geometria alternativa credibile merita totale rispetto e sono convinto che una persona più interessata di me alle questioni scientifiche trovi il romanzo straordinario. Ma, capitemi, sono ancora qui che mi bullo di non essere mai stati interrogato in fisica nell’ultimo anno di liceo scientifico. Per farvi un’idea, qui potete simulare uno degli esperimenti sulla gravitazione descritti nel libro.

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