Archivi del giorno: 23 novembre 2010

Pagina 533 la trionferà

Cose per cui amo internet: ieri sera dopo neanche mezz’ora che Guzzanti aveva finito il suo intervento a Vieni via con me, il suo pezzo era già su youtube.

Com’è?
Eh.
Guzzanti è il più grande comico italiano vivente, con buona pace di tutti gli altri. Non staremo qui a tessere il suo elogio e a lodare la sua capacità di ri-creare i personaggi e farli debordari nell’assurdo. Sono cose che sono sotto gli occhi di tutti.
Nel formato della battuta lapidaria alla Luttazzi (Tabloid-era) / Spinoza.it, invece, non mi è sembrato completamente a suo agio. Non che il materiale non fosse buono, ma in generale lui ha un altro passo, uno sviluppo più lento della battuta finale (si veda il Libro de Kipli) e per le battute brevi usa più uno stile aforistico; e il fatto che il pubblico applaudisse alla fine di ogni battuta rendeva impossibile la creazione di un qualsiasi ritmo. Però, insomma, avercene.
Ieri sera, a caldo, Paolo (quello che è andato in Inghilterra a piedi) faceva notare su FriendFeed che non molto tempo fa Guzzanti queste cose le faceva in prima serata ogni settimana, su Rai Due.
Ed è verissimo, è incredibile, se ci si pensa, alla bonifica che è stata fatta di un certo tipo di trasmissione che i suoi bei punti di Auditel se li portava a casa. Ma dopo l’Ottavo Nano (2001; lo ricordiamo per Vulvia, il Venditti di Grande Raccordo Anulare, Gabriele La Porta, l’Alberto Angela e il Gasparri di Marcorè, tra gli altri, roba che dopo 9 anni siamo ancora qui ad andare a riguardare su youtube) il nulla. Ok, il Caso Scafroglia, ma in seconda serata. E l’unica, turbolenta, puntata di Raiot. La Dandini fa una cosa, a volte anche pregevole, con Parla con me, ma è comunque una roba molto più per conversi rispetto a successi popolari come Tunnel, Avanzi, il Pippo Chennedy Show, la Posta del Cuore, L’Ottavo Nano.
E oggi, Vieni via con me viene visto come l’avanguardia della riscossa, i primi bagliori del fuoco di sbarramento che ricaccerà Berlusconi nell’inferno da cui è provenuto.
I beg to differ, direbbero gli anglosassoni.
Nel senso che: una trasmissione che in prima serata parla di attualità senza filtri, in cui c’è un tizio che sta davanti alla telecamera e può parlare di ambiente, rifiuti, criminalità e politica oggi e fa degli ascolti mostruosi (ricordiamoci che l’Auditel è un’astrazione statistica, però) è sicuramente una specie di alieno, dopo nove anni di progressiva, ma non totale, scomparsa dai palinsesti di certi temi. Ed è probabilmente segno che qualcosina in Rai sta cambiando, che qualcuno avverte che la situazione è fluida e prova a scommettere su altri cavalli (o che qualcuno non ha più così potere per bloccare del tutto certe cose).
Però, le elezioni non si vincono alla pagina 533 del Televideo.
L’idea che Berlusconi sia finito, stremato, morente, pronto a mollare la spugna, pronto a essere abbattuto e che la grande rivolta della Gente Perbene lo stroncherà mi sembra quantomeno ottimistica. Il consenso di Berlusconi presso la classe politica è in calo, vero. Ma l’errore che si fa con lui è quello di interpretarlo secondo i criteri della politica tradizionale. Fosse un Prodi qualunque, coinvolto in scandali e scandaletti personali, mollato dall’alleato, sarebbe carne per le urne. Fosse un Prodi qualunque.
Essendo invece quello che è, che sia finito è tutto da dimostrare. E, anzi, il fatto che rischi di andare a casa per le mosse del suo ex-alleato e dei suoi amichetti politici di professione potrebbe essere un’arma in più per la riscossa.
Vieni via con me, questa grande messa* che chiama a raccolta i fedeli (e probabilmente anche un sacco di gente che sta lì a pensare “vediamo che fanno ‘sti stronzi, adesso”) ha sicuramente un forte valore simbolico, basta pensare a quanto casino ha fatto Maroni per potere andare proprio lì a replicare a Saviano, dopo averlo fatto per una settimana da ogni dove (giovedì ho aperto il frigo e la mozzarella mi ha ricordato i boss arrestati). Però pensarlo come la stella cometa che ci annuncia l’arrivo del Redentore è fuorviante.
Nel 2001 avevamo una televisione diversa e più varia, ne venivamo da cinque anni di centro-sinistra (non propriamente eccellenti come biglietto da visita, ok) e Berlusconi vinse le elezioni. Perché dall’altra parte gli avevano messo contro Rutelli. Rutelli.
Non è il caso di vendere la pelle dell’orso quando non hai nemmeno imparato ancora a sparare.

(prevedo già l’obiezione: “Ma oggi abbiamo Internet, i blog, la democrazia dal basso, possiamo diffondere cultura di opposizione senza passare dai canali controllati dallo Psiconano” Beh, come dire? Been there, done that)

* Ed è più noioso della messa. A meno che il vostro parroco non legga gli elenchi delle genealogie bibliche.

2 commenti

23 novembre 2010 · 2:05 pm