Archivi del giorno: 25 novembre 2010

Ramona, come closer

Oh, Ramona

Dal fumetto…
La prima volta che ho sentito parlare di Scott Pilgrim è stato sul Chris’s Invincible Super Blog (che è uno dei blog sui fumetti più belli e divertenti che ci siano in giro). A dire il vero vedevo nei titoli questo nome, ma pensavo fosse solo un qualche webcomic. Poi, un giorno, mi trovo a leggere “7 evil exes”. E mi sembra un’idea divertente. Allora dico, ok, mi ordino il primo volumetto e vediamo com’è.
Il volumetto arriva e si parcheggia un paio di settimane in coda di lettura. Poi un giorno lo prendo per un viaggio in treno. Lunghetto. Tre quarti d’ora dopo che l’ho iniziato l’ho finito, ho gli occhi che sbrilluccicano di gioia e soffro tantissimo a pensare che, tra l’ordine e la spedizione, dovrò aspettare almeno una settimana prima di avere tra le mani il secondo volumetto.


Cosa ho trovato di così bello, in Scott Pilgrim? Semplicemente, un tipo di narrazione che amo tantissimo, in cui una storia “quotidiana” (Scott, dopo essere stato lasciato dalla precedente ragazza, inizia una storiella con una ragazza più piccola di lui fino a che non incontra, letteralmente, la ragazza dei suoi sogni, Ramona) si fonde con uno spunto che fa la fa deragliare (per potere continuare a uscire con Ramona, Scott dovrà sconfiggere sette persone malvagie che hanno avuto una relazione con lei). E le due cose si uniscono con una grazia e una naturalezza che non ha pari, per cui da un’istante all’altro, come se fosse la cosa più naturale del mondo, una storia d’amore tra twentysomething indie e un po’ nerd si trasforma in un manga di combattimenti. Anzi, nel videogioco tratto da un manga di combattimenti. E poi torna una storia d’amore.
Il tutto raccontato con uno stile semplice e con una serie di trovate (ispirate al mondo dei videogiochi), che fanno della serie (in sei volumi, edita in Italia da Rizzoli) qualcosa di unico e che dimostra come il linguaggio del fumetto sia un mezzo potentissimo nel quale puoi portare dentro tante cose diverse e con cui puoi fare cosa che il cinema e gli altri media si possono solo sognare.
O no?

… al film.

La Lega. O Gilda. O quello che è.

I film live action (quelli animati mi pare si facciano molti meno problemi) tratti dai fumetti si dividono in due categorie: quelli in cui si prende solo la storia e si fa un film senza starci a pensare troppo su (la maggior parte di quelli che vi vengono in mente, dal Batman di Burton giù fino a Iron Man 2, per dire) e quelli in cui si cerca di fare qualcosa che richiami il linguaggio del fumetto. In questa seconda categoria il campione è Sin City, di Rodriguez e dello stesso Miller, che è quasi un film sperimentale che risponde alla domanda “possiamo fare un film usando il fumetto come storyboard e rifacendo paro paro le inquadrature, il bianco e nero, le facce dei personaggi, tutto?”. E risponde affermativamente. Purtroppo, alla domanda “ok, ma che senso ha trasformare in film un fumetto che cercava di usare i mezzi del fumetto per replicare soluzioni del linguaggio cinematografico” Rodriguez e Miller fanno i vaghi, dicono “jessica alba” e se la squagliano mentre i nerd sbavano. Invece, con 300, sempre tratto da una storia di Miller, Zack Snyder è riuscito a usare uno strumento cinematografico (il bullet time) per ricreare su schermo la gestione del tempo che Miller ottiene modulando la dimensione e la quantità delle vignette. E anche se possiamo stare a scannarci per giorni sul significato politico di 300, dal punto di vista della creazione di un linguaggio filmico-fumettistico è certamente una pietra miliare.
Scott Pilgrim si piazza decisamente di fianco a 300, da questo punto di vista. La sfida per il regista Edward Wright (Shaun of the dead, Hot Fuzz) era quella di ricreare un’atmosfera e un linguaggio che già sulla carta mettevano insieme media diversi come il fumetto e il videogioco. Raccontare la storia di Scott e Ramona ignorando questi elementi che fanno parte integrante della storia sarebbe stato semplicemente impossibile; o meglio, avrebbe dato vita a un’altra cosa, più banale e inutile.

Per fortuna, Wright e soci si sono messi d’impegno per dare vita a un’ibrido visivo che ha dello straordinario: vediamo i telefoni fare RRRING quando suonano, vediamo le parole dei personaggi comparire sullo schermo quando il volume della musica della stanza in cui si trovano è troppo alto perché si possano sentire bene, l’icona della vita extra comparire di fianco a Scott, così come la “pee bar” che si svuota quando è in bagno, e tutta una serie di altri dettagli che fanno capolino qua e là e regalano una sequenza quasi infinita di gag visive che non solo accompagnano la storia ma aiutano anche a entrare nel mood della vicenda. È un po’ come guardare una grande tavola animata (e azzardo che forse per un film del genere potrebbe quasi, quasi, avere senso anche il 3D).
La fedeltà iconografica dell’adattamento è impressionante. Alcuni personaggi, come Stephen Stills, sono identici alla controparte disegnata. E quando nel prologo Kim urla “we are sex bob-omb” e batte il 4 nel salotto di Young Neil e i Sex Bob-omb iniziano a suonare approssimativi e slabbrati esattamente come li immaginavo leggendo il fumetto, beh, un po’ mi sono commosso (nel film le canzoni dei Sex Bob-omb sono suonate da Beck).

Ovviamente, dovendo portare la durata del tutto da 1200 pagine a poco meno di due ore, la storia ha subito una certa compressione e, soprattutto, un’accelerazione degli eventi che ha tolto qualcosa alla caratterizzazione di Scott e Ramona. Però tutto il cuore della storia non è stato toccato.
Michael Cera è bravo, anche se il suo Scott Pilgrim ha dei toni leggermente diversi da quelli del fumetto, sembra un po’ più antipatico e  (soprattutto) sembra Mark Zuckerberg in The Social Network (che, per inciso, è un gran film; magari poi ne riparlo). Ramona è un po’ più decisa rispetto alla sua versione su carta, ma è assolutamente incantevole. Chi ruba la scena ogni volta che appare è Kieran Culkin (sì, il fratello di) nei panni di Wallace, il coinquilno gay di Scott, mentre nei panni di uno malvagi sette ex di Ramona compare Brandon Routh, già Superman e futuro Dylan Dog (che per prepararsi interpreta un personaggio vegano; e qui dico solo (il link è SPOILER) “vegan police“).

Insomma, alla fine è venuto fuori un film bello, divertente, colorato e rumoroso, che è una festa per gli occhi e che cerca di battere strade nuove, riuscendo a ricreare sullo schermo l’atmosfera che si respirava tra le pagine del fumetto. E sono già qui che aspetto di avere il dvd con tutta la sua ricca dotazione di contenuti speciali tra le mani.
Peccato che in Italia non vedrà praticamente nessuno.
La  lungimirante distribuzione ha deciso di farlo uscire in meno di un centinaio di copie nello stesso weekend di Harry Potter. Risultato? Dove lo danno, ci sono solo proiezione pomeridiane. Tipo che io l’ho visto domenica alle 14. Che non è un orario per vedere film (a meno che non siano quelli in costume di La7 o le commedie italiane in bianco e nero d’estate). In sala eravamo neanche una ventina di persone (su 500 posti) e appena sono partiti i titoli di coda hanno fermato la pellicola e acceso le luci per farci uscire. Poi dice che uno li scarica i film: ma questo è un film da vedere in sala per godere appieno dell’apparato spettacolare messo in piedi (come lo guardi in casa il duello tra i bassi a un volume decente senza farti dichiarare guerra dai vicini?).
Se potete, prendetevi un pomeriggio per andarlo a vedere, fino a che potete.

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