Fuori dal mondo

Quando a novembre del 2006 Roberto Saviano venne messo sotto scorta, ricordo di avere pensato “poveraccio, e adesso come fa a scrivere?”.
L’ho pensato perché mi ero accorto di Gomorra da un articolo su, mi pare, XL in cui si parlava di questo giovane scrittore che stava per pubblicare un libro sulla camorra basato anche su una certa di dose di osservazione sul campo. Mi pare che si accennasse anche al fatto che in un paio di occasioni si fosse fatto assumere da un catering per fare il cameriere a matrimoni di gente di camorra e osservare da vicino quel mondo. E leggendo Gomorra si sente che, anche se è ovvio che Saviano non sia stato testimone oculare di tutto quello che racconta, il fatto di vivere in terra di camorra, di respirare la stessa aria dei camorristi, camminare per le stesse strade, conoscere le stesse persone, fare parte di un mondo che è per forza di cose “contaminato” dalla criminalità, dai suoi modelli, dalla sua forza economica, dai suoi miti e dalle sue azione, dà un qualcosa in più al libro. Contribuisce alla potenza che il libro ha nel raccontare quel mondo.

La lettera agli studenti pubblicata oggi da Repubblica è del tutto frutto della segregazione di Roberto Saviano dal mondo di qui e adesso. Ed è una cazzata. Una lunga predica (e il tono è la cosa peggiore di tutte) che traccia una distinzione tra buoni e cattivi, che poteva funzionare forse riferita alla situazione di Genova 2001 ma che con quello successo a Roma martedì ha poco a che fare. Perché questa volta nessuno di chi era là mi pare stia prendendo distanze nette dagli atti di violenza. Che sembrano essere stati accettati come un’evoluzione inevitabile o qualcosa del genere.
Lo ha scritto bene Sandrone Dazieri, rispondendo implicitamente a Saviano:

E vorrei dire a tutti quelli che in questi giorni stanno commentando e fornendo saggi consigli agli studenti (non fate così, non fate cosà, avreste dovuto fare così, nel futuro fate cosà) che non spetta  a noi giudicare quanto è accaduto. Non sta a noi distinguere tra buoni e cattivi, stupidi e intelligenti. Spetta a loro, a chi c’era, agli studenti, a chi ha organizzato il corteo, a chi sta lottando da settimane al freddo, sui tetti e nelle strade  decidere se la violenza che c’è stata (due pietre, parliamoci chiaro, gli scontri tra ultras fanno molti più danni) sia stata giusta o sbagliata, necessaria o inutile, bella o brutta. Sta a loro chiarirsi, discutere, prendersene le responsabilità politiche e umane.  Separare i percorsi, se lo ritengono opportuno, o trovare una mediazione. Spetta a loro scegliere gli strumenti della loro lotta, perché è la loro lotta. Spero, certo, che non ripetano gli errori della mia generazione e di chi ci ha proceduto, ma non saremo noi a poterlo impedire se dovesse accadere. A noi spetta solo scegliere da che parte stare, se con loro o contro di loro, e risparmiare il fiato: non saranno mai come noi vorremmo che fossero, così come noi non siamo stati quelli che saremmo dovuto essere.

Se sei fuori, quale che sia il motivo, da quello che succede, devi fare molta attenzione a come ne parli. Soprattutto non puoi farlo con una predica fatta di parole buone un po’ per tutte le occasioni. Perché fai la figura del trombone che non sa neanche bene di che cosa stia parlando.

In compenso, la lettera di Saviano sta suscitando tutta una serie di risposte, tra cui ce ne sono alcune che mi pare dimostrino che il movimento (o sue parti) è tutt’altro che inconsapevole delle sue scelte. Una è quella di Bartleby, che si conclude così:

Per il resto la vita è molto più complicata del rapporto bene o male. E molto più variegata. Pensaci un attimo, sono due mesi che la gente scende in piazza e questo movimento non ha ancora un nome, come nei romanzi di Saramago. Siamo sempre “quelli che hanno fatto questo” oppure ci dicono che siamo di un luogo “quelli dell’Aquila, di Terzigno”. E’ una forza, non credi? Vuol dire che siamo indefinibili: siamo quello che facciamo.

L’altro giorno avevamo i caschi. Domani magari porteremo delle girandole in questura, l’indomani Book Block, il giorno dopo ruberemo in libreria i volumi che ci piacciono e che costano diciotto euro e che non possiamo permetterci (ci difenderai?), parleremo con gente di altre generazioni, staremo con loro, cammineremo. Ci difenderai o ci attaccherai? In ogni caso sappi che saremo sempre le stesse persone.

Altri nemici non ne voglio, caro Roberto, ti ho scritto quello che pensavo, ti ho descritto la situazione reale che c’è stata in Piazza del Popolo, ti ho descritto la situazione quotidiana. Sta a te decidere cosa vuoi leggere nelle proteste. Vuoi leggere un rigurgito del ’77? Va bene. Ti diremo che siamo più vicini alle proteste di Londra e Parigi. Vuoi leggere una violenza di gruppi sparuti? Ti diremo che Piazza del Popolo non la riempiono cento persone. Vuoi leggere la violenza solo come un voto in più a Berlusconi? Va bene, leggeremo nelle tue una semplicità di analisi disarmante che si basa su un sistema binario, Zero Uno, Zero Uno. C’è un’infinità di numeri tra cui scegliere e te ne dico un altro: Centomila, sono le persone che l’altro giorno stavano in piazza insieme, al di là di ogni rappresentanza.

L’altra è del collettivo Senza Tregua:

Non esistono studenti buoni e studenti cattivi. Esiste un movimento unito e compatto, che non si fermerà fino a quando questa riforma non sarà bloccata, questo governo non sarà caduto e continuerà a lottare contro un sistema che è fatto solo di precarietà e insicurezza, fino a quando non avrà riconquistato il diritto al nostro futuro, che qualcuno in questi anni ci ha strappato.
Questo non va giù a molti. Non piace a quanti credevano in un movimento a tempo e a comando la cui unica funzione doveva essere quella di spalleggiare la campagna elettorale di questo o quell’’altro partito di opposizione. Non funziona così.
Il grado di maturazione e consapevolezza a cui questo movimento è arrivato è che non ci sono soluzioni immediate. Quella mattina tutti volevamo la sfiducia di Berlusconi, ma eravamo anche consapevoli che la vera alternativa oggi non passa per quell’’aula parlamentare, dove a vari livelli, sono tutti corresponsabili delle politiche portate avanti in
questi anni sia dal centro destra che dal centro sinistra.

A me sembra che la situazione sia un tantino più complicata di “studenti pacifici in balia di derive violente da cui non sanno come difendersi”.
Cito dalla durissima replica di Valerio Evangelisti:

La reazione è stata di rabbia. Come poteva non esserlo? Solo chi vive fuori dal mondo potrebbe attribuirla all’azione di “cinquanta o cento” imbecilli innamorati della violenza.

Fuori dal mondo.
Io sono convinto che se l’autore di Gomorra fosse libero di girare per strada, ci avrebbe saputo raccontare questo movimento con gli strumenti del bravo narratore che è. E magari, chi lo sa, sarebbe giunto lo stesso alle stesse conclusioni. Però ci sarebbe arrivato stando lì in mezzo, vedendo, parlando, confrontandosi, capendo.
Ma ovviamente questo non è possibile. E ci tocca subire la sofferenza di vedere un bravo autore di reportage  (di cui avremmo bisogno) indossare i panni dell’ennesimo opinionista da scrivania di cui non si sente la mancanza.

 

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7 commenti

Archiviato in politica, società

7 risposte a “Fuori dal mondo

  1. a te dovrebbero metterti la mattina su radio tre.

  2. clumsy

    sono completamente d’accordo con te e condivido la pena, vera, che la lettera di Saviano mi ha fatto provare per lui. uno scrittore in gabbia è morto. ecco perché mi ritrovo anche in quanto si dice qui http://www.precaria.org/caro-saviano.html
    e se hai visto anche solo qualche spezzone della risposta di Saviano agli studenti su Repubblica Tv ti renderai ancora più conto di quanto ormai venga usato o si faccia usare come specchietto per le allodole.
    la cosa più grave, secondo me, che mi ha profondamente deluso dalla sua lettera, ma anche in tutta la solita lettura ufficiale degli scontri di Roma, è questo apprentemente necessario e paternalistico dover distinguere tra buoni e cattivi, tra violenti e vittime, e il non voler cercare di capire cosa ha scatenato la rabbia.
    c’è bisogno di CAPIRE e non di giudicare, usando le solite distinzioni pelose, bilancine e fondamentalmente stupide. qua si sta facendo un esperimento sadico sulla pelle di un’intera generazione, che sanamente, finalmente, giustamente ora si incazza.
    caro Alemanno, venti milioni di euro di danni a Roma, dici? quanti erano in piazza? centomila? fossero stati anche solo cinquantamila, Roma, l’Italia a questi ragazzi gli sta togliendo molti più soldi.

  3. Simone: non so. Non posso fare quello che mette raffinata musica da pomiciamento la notte su Radio Montecarlo? ;-)

    Clumsy: no, non ho visto. Ho letto alcune risposte alle risposte e, boh, mi sono un po’ cascate le braccia. E mi è tornato in mente lo spezzone di Bowling a Columbine in cui Michael Moore chiede a Marylin Manson “Ma tu che cosa diresti ai ragazzi che hanno ucciso quelle persone o a quelli di quella comunità?” e lui gli risponde che non gli direbbe niente ma starebbe a sentire che cosa hanno da dire.
    (Saviano sta diventando il nuovo Adriano Sofri per Repubblica; è interessante questa fissa di far commentare il mondo da gente che vive segregata)
    (20 milioni di danni? Per i fan del PIL c’è da stappare lo spumante)

    Faust: Excelsior!

  4. rae

    l’intervista ad MM in bowling for columbine è la fonte prima della mia stima per il buon Brian Warner.

    • Credo sia stato così per un sacco di gente. Tra l’altro MM (quello truccato) non ha poi apprezzato tantissimo il film di MM (quello morbido), sostenendo che in fondo prendersela con Heston non era poi così differente da incolpare MM (sempre quello truccato) per Columbine.

  5. Pingback: Giovanni Covini » Blog Archive » Lo spunto di oggi – Gli studenti e Saviano

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