Il Giappone è proprio come lo disegnano, ep. 8: il canto dell’anello di acciaio che stringe la città! Non troverai quello che cerchi tra tutte queste luci!!

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Va bene. È abbastanza evidente che questo report di viaggio è andato completamente in vacca. A quasi nove mesi dal rientro non ho ancora finito.
Siccome completarlo nella forma fin qui usata è praticamente impossibile per evidente mancanza di voglia, ma siccome comunque cosucce interessanti di cui parlare ce ne sono, provo a cavarmela in modo più telegrafico. Vediamo come va.

Tutto chiaro, no?

Tutto chiaro, no?

Quel cerchio verde qui sopra è la Yamanote line, una ferrovia suburbana che fa un anello (in realtà una specie di mano con le dita chiuse, in cui alcuni vedono quella del Buddha) attorno al centro di Tokyo. È tipo la vostra migliore amica, da quelle parti, perché porta in tutti i posti principali o quasi. Può essere il vostro peggiore nemico nelle ore di punta, però. Avete presente quelle foto di tizi giapponesi in guanti bianchi che spingono a forza impiegati dentro a un vagone della metropolitana? Ecco, quella non è una metropolitana, ma la Yamanote.
A noi è successo una mattina, in cui siamo partiti per una gita prima del solito. Siamo saliti insieme a un’orda di salary man e il vagone era pieno. Proprio pieno. Pensi: beh, non si può riempire più di così. AHAHAHAHAH. Alla fermata dopo è salita il doppio della gente di quella che già c’era. Credo che i giapponesi siano più comprimibili di un occidentale, perché credevo di morire io che comunque aveva il vantaggio di essere una testa più alto della media. Il panico è sorto quando mi sono reso conto che alla nostra fermata le porte si sarebbero aperte dal lato opposto a quello in cui ero. Pensi: beh, scenderanno in molti, qui. No. Così mi sono fatto coraggio e mi sono fatto strada a gomitate e GOMENASAI (più gomitate che gomenasai, che vorrebbe dire scusa, scritto come si pronuncia). È andata bene, anche perché i giapponesi mi sembrano abbastanza sportivi: una situazione del genere in Italia si sarebbe risolta con sorprendenti rivelazioni sul mestiere di mia mamma, minacce di denuncia, apologia di fascismo.

E ora, una simpatica canzoncina per ricordarsi le fermate della Yamanote Line:

Ogni stazione della Yamanote Line (e non solo) ha un jingle diverso per avvisare i viaggiatori dell’arrivo del treno. Ecco un simpatico video di dieci minuti che racchiude questi jingle:

Ovviamente, esistono siti che catalogano tutte le musichine.

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Akhiabara, il rinomato quartiere degli otaku, è dove litigo con il Giappone.
Antefatto: la mia lista di roba giapponese da comprare in Giappone in teoria iniziava e finiva con i due Lupin (giacca verde e rossa) e il Jigen della Revoltech, spettacolari action figure snodabilissime e con un miliardo e mezzo di accessori.
Siamo tranquilli perché Antonio ha un indirizzo sicuro: il negozio monomarca della Kaiyodo, la ditta che lo produce. Sono così sicuro che cincischio persino un sacco in un negozio di roba usata che sta al pianoterra dello stesso palazzo. I negozi di pupazzetti usati giapponesi sono praticamente musei: ogni venditore affitta una vetrinetta dove esporre le sue cose, che sono mediamente in condizione PERFETTE. Certo, non comprerei mai statuette zozze usate, però è tutto perfetto. Gironzolo lì e presagisco la stessa angoscia di quando nell’estate del 1990 tutti i negozi di giocattoli avevano esaurito i pupazzetti dei Cavalieri dello Zodicaco.
Alla fine salgo, c’è questo negozio non grandissimo con un sacco di action figure ma NON Lupin. Se non uno in una vetrina con un cartello “SOLD OUT”. Sono catatonico. Nemmeno farmi una foto di fianco a un Kenshiro a dimensione naturale mi tira su il morale.

"Forse li hanno nascosti là dietro..."

“Forse li hanno nascosti là dietro…”

Provo a comunicare con i commessi ma all’idea di parlare inglese fuggono terrorizzati. Chiedo l’aiuto di Giovanni (un amico di Paola che parla giapponese incontrato a Tokyo), ma anche lì il commesso non sa essere d’aiuto: no, non ce li hanno, non sa dirmi dove potrei trovarli. Poi fugge via. Fosse un gatto, credo sotto il letto.
Provo a consolarmi comprando un’action figure di Fudo Myoo, personaggio della mitologia buddhista fierissimo, ma non è la stessa cosa.
Alla fine, la soluzione arriva in ostello, la sera.
Amazon.
Amazon Giappone ha sia Lupin giacca verde sia Jigen.
Certo, c’è il piccolissimo problema che dovrei farmeli spedire in ostello. E che devo creare un account su amazon.jp. Ma a tutto c’è una soluzione.
Non dico di essere fiero di essermi presentato alla reception con il portatile a chiedere al ragazzo di turno a darmi una mano per creare un account su amazon e fare l’ordine.
Ma l’ho fatto.
Due giorni dopo, il pacchetto arriva sano e salvo nelle mie mani.

91 90

Per il resto, Akhiabara offre delle attrazioni curiose.
Per esempio, c’è un teatro che si chiama AKB48 che è la sede di quella che credo sia la più gigantesca girl band del mondo, le AKB48, appunto. AKB sta per il quartiere, 48 perché all’inizio erano in 48. Oggi sono tipo 140. Credo si esibiscano in squadre, non lo so. Vi posto un video, anche se non credo sia  legale.

Sopra alle cose importanti, un cartellone delle AKB48

Sopra alle cose importanti, un cartellone delle AKB48

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つづく

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2 commenti

Archiviato in giappone, viaggio

2 risposte a “Il Giappone è proprio come lo disegnano, ep. 8: il canto dell’anello di acciaio che stringe la città! Non troverai quello che cerchi tra tutte queste luci!!

  1. Avrei fatto la stessa scelta (amazon, ragazzo alla reception, disperazione negli occhi). Molto divertente :-)

    • C’è poi la coda della cosa: sottoscrivo la prova gratis di Prime per non pagare la spedizione. Tornato in Italia, armato di google translate credo di avere disdetto per tempo e invece no, perché Amazon.jp inizia a cercare di succhiarmi un’ottantina di euro dalla carta di credito per l’abbonamento annuale. Per fortuna nel frattempo quella carta di credito era scaduta, così dopo un mese di tentativi a vuoto mi hanno cancellato l’iscrizione a Prime (il Lupin giacca rossa l’ho poi comprato qualche tempo dopo su eBay)

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