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Il Giappone è proprio come lo disegnano, ep. 10: Non provocare la giusta ira della scimmia delle nevi! Le tue carni bolliranno nelle pozze della morte!

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Se non mi fossi imbarcato in questa cosa dei titoli da cartone animato, questo post si intitolerebbe “quella volta che una
scimmia voleva menarmi e aveva pure ragione”.
Come penso molti sappiano, in Giappone è possibile incontrare delle scimmie. Cartelli che spiegavano come comportarsi in caso di incontro con dei primati li avevamo visti a Inari, ma ci sono posti dove le scimmie si possono osservare da molto, molto vicino.
Per esempio al Jigokudani Yaen-Koen, nei pressi di Nagano.
Qui si trova una colonia di macachi delle nevi che, dagli anni sessanta, ha preso l’abitudine di andare a fare il bagno in una pozza termale, in quest’amena località chiamata “valle della morte” per le ripide pareti e le sorgenti vulcaniche (tanto che in paese dalle fontanelle esce acqua bollente).
Pagando un biglietto, si accede alla pozza e ai suoi dintorni.
Può capitare che si arrivi troppo presto e le scimmie siano ancora nel bosco impegnate nelle loro attività da scimmia, illustrate da alcuni cartelli nella baracchetta all’ingresso.

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Per esempio.

In quel caso hai tutto il tempo per familiarizzare con le regole sul comportamento da tenere in presenza delle scimmie: in pratica, il concetto è “guardare e non toccare”, non dare cibo (che sennò si abituano all’idea che gli esseri umani sono fonte di cibo ed è un casino), non cercare il contatto visivo, non avvicinarsi troppo e non fare rumori.
Ok.
Poi le scimmie arrivano ed è tutto bellissimo. Continua a leggere

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Cartoline da Istanbul

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Mentre i post sul Giappone ancora faticano ad arrivare alla conclusione (nuovo record dalla fine del viaggio), al volo, due parole sui tre giorni a mezzo a Istanbul di questa estate.

Il muezzin

La funzione del muezzin è la stessa delle campane per noi: richiamare i fedeli alla preghiera, ricordando allo stesso tempo “Attilio Lombardo pelato bastardo”. Ma laddove l’occidente cristiano ha elaborato una semplice melodia, nell’Islam la frase è attraversata da trilli, melismi, colpi di glottide e logorrea. Il tutto amplificato da altoparlanti gracchianti. E a botta e risposta. Che tipo se ti trovi tra Santa Sofia (che ha un minareto funzionante) e la Moschea Blu all’ora della preghiera improvvisamente rischi l’infarto. Poi inizi a domandarti quanto dura l’introduzione a questo pezzo metal e quando partono le chitarre.
Quando poi alle quattro ti sembra di avere un muezzin in camera di albergo, un pochino rivaluti certe cose della Fallaci. E le campane della chiesa vicino casa tua che tutto sommato sono molto discrete.

I dervisci rotanti

È inutile girarci attorno (battuta!), il potenziale comico dei dervisci rotanti è in una parola sola devastante. Non tanto quando sono impegnati a derviscioroteare, che sono una cosa troppo bella per fare pensare ad altro (a meno che tu non sia un idiota alticcio come lo spagnolo che avevo di fianco, che ha passato tutto il tempo a chiacchierare con la compagna, sbuffare e battere il ritmo fuori tempo agitando un depliant per farsi aria), ma prima. Quando si presentano con addosso una mantella scura appoggiata alle spalle, gli alti cappelli di feltro, alcuni la barba, sembrano usciti dritti dritti da quelle storie pazzesche in cui Rodolfo Cimino spediva Paperone e nipoti in improbabili paesi dell’Asia minore alla ricerca di tesori custoditi da personaggi del genere.

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Il Giappone è proprio come lo disegnano, ep. 9: molte grazie, signor robot! Inchinatevi al suo cospetto e chiedete perdono delle vostre malvagità!!

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Ora, come tutti sapete, la cosa più bella di Tokyo è il Gundam a grandezza naturale collocato a Odaiba.
Odaiba è un’isola artificiale che sorge nella baia di Tokyo, dove un tempo sorgevano fortezze che dovevano difendere la città dagli attacchi dal mare (con grande tempismo, costruite dopo che gli americani erano arrivati a bussare da quelle parti con quattro cannoniere al comando dell’ammiraglio Matthew Perry – non Chandler di Friends, l’altro). Continua a leggere

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Il Giappone è proprio come lo disegnano, ep. 8: il canto dell’anello di acciaio che stringe la città! Non troverai quello che cerchi tra tutte queste luci!!

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Va bene. È abbastanza evidente che questo report di viaggio è andato completamente in vacca. A quasi nove mesi dal rientro non ho ancora finito.
Siccome completarlo nella forma fin qui usata è praticamente impossibile per evidente mancanza di voglia, ma siccome comunque cosucce interessanti di cui parlare ce ne sono, provo a cavarmela in modo più telegrafico. Vediamo come va. Continua a leggere

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Il Giappone è proprio come lo disegnano, ep. 7: La fiamma eterna dell’amore! Non puoi mangiare più veloce!!

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Miyajima è un posto dove la mattina esci dall’albergo e ti trovi una famigliola di cervi che passeggia impunita per strada, che tanto sono sacri.

Anche un po' strafottenti.

Anche un po’ strafottenti.

In realtà il nome dell’isola è Itsukushima, ma è più conosciuta come Miyajima, che vuole dire “isola santuario”. In passato, l’isola era considerata così sacra che non era permesso abitarci; il suo primo tempio venne costruito apposta su palafitte per non disturbare gli dei con i rozzi piedi mortali. È tutt’ora ritenuto sconveniente nascere o morire sull’isola, che non ospita nemmeno un cimitero. Quando le donne dell’isola sono prossime al parto vengono portate sulla terraferma e lo stesso accade ai moribondi (anche perché non c’è un ospedale).
Per la presenza del torii che sorge dall’acqua (o dal fango, a seconda della marea) e per i numerosi e rinomati templi del monte Misen, Miyajima è una delle mete turistiche preferite dai giapponesi, che per lo più vi dedicano gite in giornata.
Essere già lì la mattina presto permette quindi di avere almeno un paio d’ore di vantaggio sull’orda di gente che prende d’assalto l’isola, ma non sui famelici cervi sacri. Perfettamente a loro agio con gli esseri umani, sono abituati a essere nutriti e considerano quindi qualunque cosa tu abbia in mano come potenziale cibo. Sono carinissimi, con i loro occhioni tondi, e tutto quanto, ma dopo un po’ inizi a fare pensiero su baite di montagna e pentoloni fumanti di polenta che attendono solo il giusto ragù di ungulato.

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“T’ho mica impallato la foto?”

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Il Giappone è proprio come lo disegnano, ep. 6: Lo splendore mortale di mille soli! Il cervo bramisce sull’isola degli dei!!

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Lasciamo Osaka sotto un mezzo diluvio.
Un’ultima colazione da Mister Donut, un ultimo saluto ai sette dei della fortuna dipinti sui pilastri del cavalcavia della stazione e prima di accorgercene siamo già su un altro Shinkansen.
(a dire il vero, prima di accorgercene avevamo perso Aurora nei meandri della stazione di Osaka, quando si era allontanata per prendere un ascensore invece delle scale mobili. Ci siamo fortunosamente ritrovati sul marciapiede del treno).
La logistica della giornata è sulla carta semplice, ma nasconde un’insidia tremenda.
Per la sera abbiamo una stanza prenotata sull’isola di Miyajima, nella baia di Hiroshima. Ma prima vogliamo fermarci appunto a Hiroshima a visitare il museo il Museo della Pace. Il problema è che abbiamo dietro tutti i bagagli, perché la sera dopo dobbiamo invece essere a Tokyo. L’incognita è: ci sarà un deposito bagagli alla stazione di Hiroshima? Perché se non c’è dobbiamo andare a Miyajima, lasciare i bagagli in albergo e tornare a Hiroshima, manovra non comodissima perché ci sono di mezzo un treno locale e un traghetto.

"Attenti ai trolley esplosivi"

“Attenti ai trolley esplosivi”

Primo momento di panico: no, la stazione di Hiroshima non dispone di un deposito bagagli come lo intendiamo noi. Ma siamo in Giappone: ci sono gli armadietti a pagamento! Secondo momento di panico: quelli dentro la stazione sono tutti occupati e/o piccolissimi.
La soluzione per fortuna è più semplice di quella che sembra e me la fornisce una signorina delle ferrovie giapponesi: c’è uno stanzone traboccante di armadietti di tutte le misure appena fuori dalla stazione. La visita a Hiroshima è salva.

A Hiroshima c’è il sole.

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Il Giappone è proprio come lo disegnano, ep. 5: Battete i tamburi per Amaterasu! L’amore è una corda da una tonnellata!!

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La destinazione della gita del quarto giorno è stata a lungo in bilico tra Ise e il Monte Koya, così a lungo che io ho scoperto che andavamo a Ise quando eravamo già fuori dall’ostello ed ero bardato con otto strati di abiti per affrontare la montagna.
La cosa positiva di andare a Ise (oltre a garantire un percorso a piedi per lo più in piano) è che per la prima volta prenderemo lo Shinkansen, il famosissimo treno ad alta velocità giapponese (“Shinkansen” in realtà vuol dire “Nuova linea” e si riferisce alla rete ferroviaria ad alta velocità). La magnificenza di questi treni è tale e tanta che i dipendenti delle ferrovie, dagli spazzini in su, si inchinano quando entra in stazione. Forse ne avevate sentito parlare e l’avete derubricata a “leggenda urbana”, ma è tutto vero. Di più: il controllore si inchina quando entra nel vagone e si inchina quando esce. Lo stesso gli addetti al carrellino delle vivande.
Per la gioia di Zerocalcare, poi, tutti i sedili vengono sempre orientati nella direzione di viaggio (da quello che ho capito ogni fila si può sganciare e riposizionare come meglio si crede), così si evita il rischio di risse. Solo in alcuni casi, credo su richiesta, ho visto due file messe in modo tale che le persone potessero parlarsi.
Se frequentate un minimo i treni ad alta velocità italiani, saprete che esistono un paio di carrozze di business class in cui è vietato usare il cellulare e fare rumore in generale; sullo Shinkansen sono inutili perché nessuno si sogna di parlare, tantomeno al telefono. Per quello ci sono delle piccole cabine alle estremità del vagone, di fianco ai bagni. La cosa più straordinaria è che persino sul tavolino, da chiuso, c’è scritto “quando usi il computer per favore non disturbare i tuoi vicini con i suoi rumori, ad esempio quelli della tastiera” (in inglese; in giapponese probabilmente c’è scritto “Sì, il tuo vicino è un fastidioso gaijin che picchia sul computer come se se fosse una macchina da scrivere Olivetti, ma che ci vuoi fare? Tieni duro che almeno si arriva a destinazione in un attimo”). Il silenzio viene rotto solo prima delle stazioni da un delicato jingle, tipo sveglia soft, che preannuncia l’arrivo in stazione, annunciato da una voce garbata e suadente, in giapponese e inglese. Altrimenti, si viaggia nel silenzio.

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Un serie E4

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