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“Andiamo in Polonia” (15 di 15; l’importante è finire)

Va bene.

Siamo alla metà di marzo e tra un po’ (se mi approvano le ferie) prenotiamo le vacanze del 2013. E non ho ancora finito di parlare della Polonia (tutti gli episodi)

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Eravamo rimasti che avevo fatto un breve riassunto della storia di Varsavia nel corso della seconda guerra mondiale (per chi non ha tempo: rasa al suolo, ebrei sterminati, popolazione deportata).
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“Andiamo in Polonia” (14 di 15: Refuse / Resist)

Con la dovuta calma, il resoconto del viaggio polacco si appresta alla sua conclusione e io compilo i moduli del Guinness perché non credo nessuno abbia mai trascinato così per le lunghe un post sulle vacanze.
Belli i tempi in cui scrivevo un post al giorno.

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Eccolo qua sopra, il tragitto in tutto il suo splendore: si parte a sud con Cracovia, si risale toccando Wroclaw, Poznan, Torun fino ad arrivare a Danzica e poi giù tutta una tirata fino a Varsavia.
Danzica-Varsavia sono sei ore di treno.
Sei ore di treno filate, se non le avete mai fatte, sono una discreta rottura di palle. Certo, puoi leggere, puoi sonnecchiare, puoi guardare fuori dal finestrino, puoi chiacchierare, ma sono comunque tante.
Se poi il treno è il tipico residuato bellico da viaggio a lunga percorrenza sono ancora più lunghe.
Se poi i compagni di viaggio hanno qualche magagna rischi di non uscirne più. Continua a leggere

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“Andiamo in Polonia” (13 di 15; Malbork)

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Pensi ai Cavalieri Teutonici e ti viene subito un brivido lungo la schiena, sarà la parola “teutonici”, sarà perché furono loro a rendere cristiane a suon di mazzate le ultime popolazioni pagane rimaste in Europa, quelle della Lituania. Fu un affarino di 200 anni che si concluse alla fine del XIV secolo e che consegnò i lituani alla Chiesa Cattolica e fece della Lituania il più settentrionale dei paesi cattolici.

Nell’immagine, Sir Magnus il Danese, cavaliere teutonico, impegnato a portare la Parola del Signore ai peccatori (Courtesy of Garth Ennis e Glenn Fabry, dalla miniserie Thor: Vikings)

I Teutonici erano nati in Terrasanta all’epoca della terza crociata, come i Templari e gli Ospedalieri, per iniziativa di cavalieri tedeschi – ovviamente – e si erano trasferiti in Europa abbastanza in fretta quando la Palestina era tornata in mani musulmane. Qui si erano rapidamente trasformati in una potenza militare e politica i cui possedimenti lungo il mar Baltico andavano dall’attuale Polonia fino all’Estonia.

Ovviamente, i Teutonici incrociarono le armi con il regno polacco più e più volte. Ai polacchi piace molto ricordare la battaglia di Grunwald, con la quale inflissero una pesantissima sconfitta all’Ordine, che ne ridimensionò le mire sul regno.
A Cracovia esiste un monumento dedicato alla battaglia, che fu la prima cosa che i tedeschi si presero la briga di smantellare appena conquistarono la città nel 1939. Fu ricostruito nel 1976 e le uniche parti originali sono alcuni stemmi che erano stati messi in salvo prima della distruzione.
I Teutonici, essendo tedeschi alla conquista dell’est europeo, si prestavano bene a simboleggiare la Germania nazista: l’associazione è esplicita nel famoso film di Ejzenštejn Aleksandr Nevskij, ma lo stesso regime nazista amava sottolineare la continuità con quell’esperienza, tanto che prese a modello per la costruzione di castelli in cui si svolgesse l’educazione delle future SS proprio la fortezza che era stata la sede dell’ordine, il castello di Malbork. Continua a leggere

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“Andiamo in Polonia” (12 di 15 – Westerplatte, first blood)

westerplatte

Un bel momento siamo lì che passeggiamo in riva al canale di Danzica, poco distante dalla Porta Verde (costruita per ospitare i re in visita, ma troppo gelida, e che oggi ospita tra le altre cose gli uffici di Lech Walesa*) e ci viene incontro un ragazzo con addosso una divisa militare della seconda guerra mondiale, completata da una benda sporca di sangue in testa. “Latrina!” esclamo ma quello non capisce la citazione di Top Secret! e si limita a darci il volantino della rievocazione dello scoppio della seconda guerra mondiale a Westerplatte, qualche giorno dopo.
Westerplatte è il nome di una striscia di terra proitettata sul mar Baltico, all’imbocco del canale di Danzica, dove tra le due guerre venne installata una base militare polacca. La situazione di Danzica dopo la Grande Guerra era un po’ ingarbugliata: la città stava in mezzo al famigerato “corridoio di Danzica”, creato per dare alla Polonia uno sbocco sul mare e che divideva i territori tedeschi della Prussia occidentale da quelli della Prussia orientale. Danzica, maggior porto della regione, aveva una popolazione a maggioranza tedesca ed era stata dichiarata “città libera” sotto il controllo della Società delle Nazioni, per quanto ai polacchi spettasse l’utilizzo del porto e una base militare, appunto quella di Westerplatte (già località termale). Continua a leggere

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“Andiamo in Polonia” (11 di 15 – Libera città)

Arrivare a Danzica vuol dire arrivare in una delle città simbolo del Novecento europeo: qui è iniziata la seconda guerra mondiale e qui ha iniziato a morire il comunismo negli anni Ottanta. Per me è anche il punto più a nord in cui sia mai stato nel continente europeo (spodestando Amburgo) e per questo viaggio è anche la prima volta che arriviamo sul mare. Baltico, ma sempre mare.

Fedeli al motto sexpistolsiano di “cheap holidays in other people’s misery”, ci siamo concessi l’albergo bello davvero e caro per gli standard polacchi, situato in un antico mulino affacciato sul canale principale della città.
“Vabbeh, abbiamo prenotato con le offerte di Booking, ci avranno dato una stanza che dà verso l’interno di quest’isoletta dove non c’è niente,” ci diciamo in ascensore. Poi apriamo la porta della camera e sotto una delle quattro finestre della stanza sta passando il galeone dei pirati che si vede lì in alto. Continua a leggere

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“Andiamo in Polonia” (10 di 15; Pandizenzero)

Giovane polacco non choosy impegnato in uno dei lavori scaccia-crisi più diffusi nel paese: il reggitore di frecce che indicano esercizi commerciali.

Torun è una piacevole cittadina con un incantevole centro storico medievale, nota per avere dato al mondo due cose molto importanti: Niccolò Copernico e il pan di zenzero.
Da Poznan ci si arriva con una corsa in treno di cui non ricordo assolutamente niente se non che Lucilla si è addormentata (ma la mia collezione di foto delle vacanze contiene un’enorme quantità di foto di Lucilla addormentata su praticamente qualsiasi mezzo di locomozione terrestre, acquatico o aereo esistente, quindi non è un fatto molto significativo).
Approfittando del cambio favorevole, ci siamo concessi un albergo di quelli graziosi, una piccola struttura con poche camere in un palazzo medievale, dal soffice nome di “Le petite fleur”. Arriviamo in città che piove. Non fortissimo, ma piove. Sul foglio della prenotazione c’è scritto che il check-in è alle 14.30. Sono le 12 ma ci proviamo lo stesso, nella speranza che la stanza sia già pronta. Dire che la signorina alla reception ci accoglie con freddezza è un eufemismo. Ci concede graziosamente di lasciare gli zaini tipo nel cesso e ha un attimo di scompenso quando le chiedo se si può usare il bagno. Per fortuna il posto è molto, ma molto, carino, perché il primo impatto è un po’ da capate in faccia. Comunque la situazione peggiorerà. Oh, se peggiorerà. Continua a leggere

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“Andiamo in Polonia” (9 di 15; la più bella statua del Papa)

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Poznan, la piazza con Nettuno

Poznan l’avete forse sentita nominare perché l’Italia ci ha giocato due partite del primo girone degl Europei, ed è stata la terza tappa (di sei) del nostro giro polacco, dopo Cracovia e Wroclaw. A causa di questa scelta di percorso, ci siamo imbattuti in uno strano effetto prospettico: la piazza vecchia di Wroclaw ci era sembrata la versione in scala ridotta di quella di Cracovia e quella di Poznan ci è subito sembrata la versione in scala di quella di Wroclaw.
Infatti anche qui abbiamo trovato uno spazio rettangolare delimitato da edifici in stili differenti, con altri edifici al centro della piazza e un municipio monumentale. A Poznan si bullano che il municipio, rinascimentale, è opera di un architetto italiano: in realtà l’architetto era di Lugano. Il municipio ha una sobria lunghissima iscrizione che tesse gli elogi della casata che lo commissionò e alcuni tondi con ritratti di uomini illustri dell’antichità classica, interessanti perché di fianco a Spartaco compaiono “I TIRRANICIDI”.

Mi sfugge solo il caso, di Tyrannicidae

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