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	<title>βuoni presagi</title>
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		<title>È buio.</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 21:56:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il naufragio della Costa Concordia è una delle testimonianze della capacità tutta italiana di creare nella tragedia dei purissimi momenti di farsa assoluta. Già la dinamica dell&#8217;incidente è così assurda da sembrare uscita da un brutto cinepanettone (scusate la ripetizione), &#8230; <a href="http://buonipresagi.wordpress.com/2012/01/17/e-buio/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonipresagi.wordpress.com&amp;blog=3915674&amp;post=1731&amp;subd=buonipresagi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il naufragio della Costa Concordia è una delle testimonianze della capacità tutta italiana di creare nella tragedia dei purissimi momenti di farsa assoluta.<br />
Già la dinamica dell&#8217;incidente è così assurda da sembrare uscita da un brutto cinepanettone (scusate la ripetizione), con De Sica che fa il passaggio radente all&#8217;isola per impressionare la sciacquetta di turno e SDENG! (per l&#8217;impatto un personaggio minore si ritrova con un oggetto acuminato infilato nel sedere e urla &#8220;OHMAMMIACCHEDDOLORE&#8221;). Se vogliamo alzare il livello, è Fantozzi che fa sci d&#8217;acqua a Capri e si schianta sui faraglioni (e non era difficile rievocare il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=26CYcG2ef5Q">varo della motonave della Megaditta</a> quando si parlava di nave &#8220;maledetta&#8221; perché nel varo non si era rotta la bottiglia).<br />
Ma la vetta dell&#8217;assurdo si è raggiunta oggi, con la divulgazione di due telefonate tra Gregorio De Falco della Capitaneria di Porto di Livorno e il comandante della Concordia, Francesco Schettino.</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://buonipresagi.wordpress.com/2012/01/17/e-buio/"><img src="http://img.youtube.com/vi/Lx7fhVyv-Ew/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>A volte, la vita imita l&#8217;arte o gli editoriali di Gramellini (è un mondo crudele): i due protagonisti sono caratterizzati attraverso così tante opposizioni manichee che sembra il sogno bagnato di uno studente di Semiotica del testo alle prese con una tesina da preparare in un pomeriggio. Il nome, il tono di voce, l&#8217;accento, tutto è polarizzato alla perfezione lungo un asse che ha da un&#8217;estremità cose tipo &#8220;affidabile, serio, deciso&#8221; e dall&#8217;altra Scilipoti. De Falco ha giusto una sbandata quando su quel &#8220;le faccio passare l&#8217;anima dei guai&#8221; la dizione perfetta tradisce le origini napoletane, ma per il resto è una perfetta incarnazione dell&#8217;isotopia dell&#8217;autorità. E non mi stupisce che l&#8217;Italia si sia così follemente innamorata di lui: De Falco proietta l&#8217;immagine di una persona che spesso  quello che tratta a pesci in faccia un manifesto cretino.<br />
Intendiamoci: Schettino è impresentabile e indifendibile, ora che la ricostruzione dell&#8217;accaduto sembra essere abbastanza chiara e De Falco esprime un sentimento di comprensibilissima e condivisibile rabbia per una situazione delirante. E<br />
Però io non trovo sana questa passione italiana per &#8220;eroi&#8221; a cui delegare il sentirsi a posto con la coscienza. De Falco è l&#8217;ultimo in una lunga lista, per entrare nella quale basta fare, sostanzialmente, qualcosa di non particolarmente riprovevole al momento giusto e a quel punto nessuno ti nega una fan page su Facebook o un hashtag su twitter.<br />
Sono &#8220;eroi&#8221; comodi, che lavano la coscienza e ti fanno pensare &#8220;ah, io avrei fatto certamente come De Falco, mica come quel vigliacco di Schettino&#8221;.<br />
Voi l&#8217;avete mai letto il Dylan Dog di Sclavi, le storie che scriveva venticinque anni fa? Molte erano mosse da uno spunto che poi è stato chiamato &#8220;messaggio&#8221; e malamente interpretato come &#8220;i mostri sono come noi&#8221;, ma che secondo me originariamente era più &#8220;non siamo mai troppo distanti dal diventare noi i mostri&#8221; (o, come diceva il Joker a Batman in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Batman:_The_Killing_Joke"><em>The</em> <em>Killing Joke</em></a>, di Alan Moore, &#8220;Basta una giornata storta per trasformare il migliore degli uomini in un folle. Ecco quanto dista il mondo da me: una giornata storta&#8221;). Secondo me a Schettino è successo proprio questo: un attimo prima sei un figo che comanda una nave da 4.000 persone e sta facendo il pelo agli scogli: una cosa che hai fatto chissà quante volte e che chissà quanti tuoi colleghi stanno facendo in altri mari del mondo. Un attimo dopo ti ha detto sfiga e sei quello che ha sfondato la chiglia di una nave da 4.000 persone e che si sta infilando in un disastro di proporzioni epiche.<br />
Le persone si valutano davvero nelle avversità, scriveva Lucrezio, perché cade la maschera e Schettino ha fatto più o meno tutto quello che non doveva fare in una situazione di emergenza. Ma mi domando quanti di noi messi sotto pressione (e che pressione) reagirebbero con ordine e non farebbero delle gigantesche cazzate.</p>
<p>Mi sembra che le telefonate De Falco &#8211; Schettino, questo bizzarro mash-up di <em>Full Metal Jacket</em> e Fantozzi, siano un altro episodio dei periodici quarti d&#8217;ora di odio autogestiti con cui si cerca di esorcizzare lati del nostro essere da cui vorremmo allontanarci.<br />
O la consueta abitudine di correre in soccorso del vincitore, per dirla in altri termini.<br />
E poi ci sono gli sciacalli che in tempo zero mettono in vendita la maglietta &#8220;salga a bordo, cazzo!&#8221;. E loro sono quelli peggio di tutti, così ironici.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/buonipresagi.wordpress.com/1731/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/buonipresagi.wordpress.com/1731/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/buonipresagi.wordpress.com/1731/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/buonipresagi.wordpress.com/1731/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/buonipresagi.wordpress.com/1731/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/buonipresagi.wordpress.com/1731/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/buonipresagi.wordpress.com/1731/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/buonipresagi.wordpress.com/1731/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/buonipresagi.wordpress.com/1731/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/buonipresagi.wordpress.com/1731/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/buonipresagi.wordpress.com/1731/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/buonipresagi.wordpress.com/1731/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/buonipresagi.wordpress.com/1731/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/buonipresagi.wordpress.com/1731/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonipresagi.wordpress.com&amp;blog=3915674&amp;post=1731&amp;subd=buonipresagi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Autodifesa – Dicembre 2011</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 18:07:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buonipresagi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ecco gli ultimi libri del 2011. Non c&#8217;è un consuntivo finale, non so se ci sarà. Dovrei anche parlare di alcuni fumetti, ma lo farò in un altro post (una volta ci infilavo anche i fumetti in questi resoconti, poi &#8230; <a href="http://buonipresagi.wordpress.com/2012/01/07/autodifesa-dicembre-2011/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonipresagi.wordpress.com&amp;blog=3915674&amp;post=1721&amp;subd=buonipresagi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco gli ultimi libri del 2011. Non c&#8217;è un consuntivo finale, non so se ci sarà.<br />
Dovrei anche parlare di alcuni fumetti, ma lo farò in un altro post (una volta ci infilavo anche i fumetti in questi resoconti, poi chissà perché ho smesso; forse dovrei ricominciare).<br />
Ah, si parla un sacco dei Queen. Siete avvisati.</p>
<p><a title="More about Horns" href="http://www.anobii.com/books/Horns/9780575079168/015fd63324e94eeb72/"><img class="alignleft" style="padding:5px;" title="More about Horns" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=5&amp;item_id=015fd63324e94eeb72&amp;time=1263379654" alt="More about Horns" width="190" height="291" /></a>C&#8217;è sempre un disturbo di fondo, quando si parla di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Joe_Hill_(writer)">Joe Hill</a>, perché Joe Hill è lo pseudonimo di Joseph Hillstrom King, uno dei figli di Stephen King. Hill non è il solo degli eredi del Re ad avere scelto la carriera dello scrittore ma, a differenza di suo fratello <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Owen_King">Owen</a>, scrive racconti, romanzi e fumetti horror. Proprio come molti di quelli scritti da papà (ci sarebbe tutto un lungo discorso da fare sul fatto che l&#8217;identificazione di King come autore horror è incorretta e sciatta, ma magari un&#8217;altra volta), con il quale ha anche scritto un racconto a due mani come omaggio a Matheson.<br />
È un dato di fatto che quello che ho letto finora di Hill richiami moltissimo le atmosfere dei romanzi horror del primo King, ma questo vale anche per un numero incredibile di altri scrittori (oggi rido pensando al fatto che lo scaffale &#8220;horror&#8221; delle librerie sia diventato lo scaffale &#8220;sesso con creature sovrannaturali&#8221;, ma quando ero ragazzino io era lo scaffale &#8220;cittadine americane con oscuri segreti&#8221;). E quindi il rischio di quelle cose tristissime alla &#8220;De André canta De André&#8221; c&#8217;è tutto; oltre all&#8217;ovvio spettro della posizione privilegiata di partenza nel rapporto con l&#8217;editoria (&#8220;è il figlio&#8221;, come direbbe Vulvia). Ma allo stesso tempo Hill ha un piglio nell&#8217;affrontare il genere che fa di lui un autore di tutto rispetto; almeno per me, che a parte la sua serie a fumetti <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Locke_%26_Key">Locke &amp; Key</a> ho letto tutto quello che ha finora pubblicato, una <a href="http://buonipresagi.wordpress.com/2010/09/06/i-libri-di-agosto/">raccolta di racconti</a> e i romanzi &#8220;<a href="http://buonipresagi.wordpress.com/2010/02/05/i-libri-di-gennaio/">La scatola a forma di cuore</a>&#8221; e &#8220;Horns&#8221;.<br />
&#8220;<strong>Horns</strong>&#8221; (Morrow) non è ancora stato tradotto in italiano. La storia inizia senza alcun preambolo con Ignatius, un ragazzo ventenne, che si sveglia la mattina con un bel paio di corna che gli spuntano dalle tempie e in presenza delle quali le persone sembrano perdere ogni inibizione e gli raccontano tutto quello che gli passa per la mente. Cosa ha che fare questo con la sua visita la notte precedente, ubriaco, al luogo dove un anno prima la sua ragazza era stata stuprata e uccisa, un omicidio di cui mezzo paese pensa sia lui il colpevole?<span id="more-1721"></span><br />
Hill alterna i flashback sul passato dei personaggi all&#8217;evolversi della situazione e ha un ottimo senso del ritmo con cui svela a poco a poco quello che è successo davvero nella notte in cui la ragazza fu uccisa.<br />
È un romanzo che inizia quasi con un tono divertito e pulp, ma che a mano a mano che procede aggiunge crudeltà, sempre di più a mano a mano che ci si avvicina allo svelamento del mistero. Ma soprattutto, verso i tre quarti ti sprofonda in un capitolo cruciale e straziante, uno dei più commoventi &#8220;fucili di Checov&#8221; in cui mi sono imbattuto da parecchio tempo.<br />
Poi, certo, l&#8217;arredamento kinghiano a base di cittadina di provincia, male strisciante, ragazzini e ultime estati spensierate c&#8217;è tutto. Ma c&#8217;è un tocco assolutamente personale e una capacità di fare appassionare i lettori ai personaggi e alla storia che non è comune. Insomma, Hill per quello che mi riguarda cammina benissimo sulle sue gambe, nonostante l&#8217;ingombrante ombra paterna che, purtroppo per lui, sarà sempre costretto a portarsi dietro.</p>
<p><a title="More about Il mondo deve sapere" href="http://www.anobii.com/books/Il_mondo_deve_sapere/9788876382406/01362495cb6e17b011/"><img class="alignleft" style="padding:5px;" title="More about Il mondo deve sapere" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=5&amp;item_id=01362495cb6e17b011&amp;time=1321597339" alt="More about Il mondo deve sapere" width="151" height="232" /></a>&#8220;<strong>Il mondo deve sapere</strong>&#8221; (ISBN) è il primo libro di Michela Murgia, che racconta la sua esperienza come telefonista in un call center. Il suo incarico era quello di convincere ignare casalinghe ad accettare la dimostrazione a casa loro di un infernale marchingegno per la casa, il Kirby, spacciandola per la pulizia gratuita di un tappeto, un divano o un materasso da effettuarsi appunto tramite l&#8217;arnese per mano di uno dei venditori dell&#8217;azienda. Le osservazioni con cui la Murgia analizza i meccanismi psicologici che le telefoniste devono mettere in atto verso le loro vittime sono estese anche ai meccanismi di competizione creati all&#8217;interno del posto di lavoro dagli stessi capi; il quadro che viene fuori, una pagina dopo l&#8217;altra, è quello di una specie di girone infernale ammantato da quel ridicolo aziendalismo a base di poster motivazionali e &#8220;perdente/vincente&#8221;.<br />
In realtà, poi, la struttura del libro (che nasce poi dal blog tenuto all&#8217;epoca) è un po&#8217; ripetitiva; ma la postfazione, che fa il punto sulla fortuna del libro e sulla sua accoglienza, riporta le cose in carreggiata. È un documento importante su certe forme del lavoro contemporaneo, da accompagnare alla puntata di Avere Vent&#8217;anni (la serie di documentari di Coppola e Piccinini) dedicata proprio a una filiale siciliana della Kirby.</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://buonipresagi.wordpress.com/2012/01/07/autodifesa-dicembre-2011/"><img src="http://img.youtube.com/vi/IeYxrRtJ4N4/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p><a title="More about Trieste. La città dei venti" href="http://www.anobii.com/books/Trieste_La_città_dei_venti/9788876419317/011c3cd34a207a2d78/"><img class="alignleft" style="padding:5px;" title="More about Trieste. La città dei venti" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=5&amp;item_id=011c3cd34a207a2d78&amp;time=1289286540" alt="More about Trieste. La città dei venti" width="140" height="218" /></a>&#8220;<strong>Trieste. La città dei venti</strong>&#8221; di Veit Heinichen e Ami Scabar (e/o) è una specie di guida culturale/enogastronomica della città, accompagnata da ricette. Devo dire che il libro assolve pienamente al suo compito: fa venire voglia di andare a Trieste immediatamente e fa venire una fame da lupi.<br />
Niente di più, niente di meno: uno de due autori è tedesco ma vive a Trieste da anni e scrive gialli di ambientazione cittadina (secondo quel federalismo della letteratura gialla inaugurato dal successo di Montalbano), l&#8217;altra è cuoca e titolare di <a href="http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g187813-d1100221-Reviews-SCABAR-Trieste_Province_of_Trieste_Friuli_Venezia_Giulia.html">un ristorante</a> in città.<br />
Ho già detto &#8220;fame&#8221;?</p>
<p><a title="More about Is This the Real Life Untold Queen" href="http://www.anobii.com/books/Is_This_the_Real_Life_Untold_Queen/9781845137137/012affcc0a34d910ff/"><img class="alignright" style="padding:5px;" title="More about Is This the Real Life Untold Queen" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=5&amp;item_id=012affcc0a34d910ff&amp;time=1316688407" alt="More about Is This the Real Life Untold Queen" width="128" height="195" /></a>Quest&#8217;anno ho saltato il mio appuntamento più o meno tradizionale con il post su Freddie Mercury nell&#8217;anniversario della sua morte; poco male perché tanto era quello più canonico, con quel bel doppio multiplo di dieci che fa tanto cifra tonda e ne hanno parlato tutti. Persino Google ha realizzato uno dei doodle più belli di sempre (per accompagnare uno dei più convincenti doni che il consumo di cocaina abbia fatto al genere umano, &#8220;Don&#8217;t stop me now&#8221;).<br />
In compenso ne ho approfittato per leggere &#8220;<strong>Is this the real life</strong>&#8221; di Mark Blake (Aurum) che dovrebbe essere la più recente e documentata biografia dei Queen. Blake ha senza dubbio fatto bene le sue ricerche, intervistando non solo Brian May e Roger Taylor (John Deacon, come è noto, non rilascia più dichiarazioni pubbliche da almeno dieci anni – e le ultime erano state del tenore &#8220;ma vergognatevi&#8221;, rivolte ai suoi ex compagni di gruppo che avevano inciso <em>We are the champions</em> con Robbie Willimas. Mi immagino cosa avrebbe da dire sull&#8217;ipotesi di <a href="http://www.musickr.it/queen-adam-lambert/">portarsi in tour un Marco Mengoni &#8216;merigano</a> che non vale un&#8217;unghia già di quell&#8217;amabile cialtrone di Williams&#8230;), ma anche tutta una nutrita serie di personaggi che ha lavorato nel corso degli anni con i Queen, da prima degli esordi agli anni del successo. Anzi, è proprio la parte della storia relativa alla formazione del gruppo e alla difficile ricerca del bassista giusto (ne provarono tre: i primi due se ne andarono per scarsa fiducia nel progetto, il terzo invece ne era entusiasta, così entusiasta che dopo il secondo concerto in cui non aveva capito che il gruppo aveva un solo frontman venne cordialmente messo alla porta e si mangia le mani ancora adesso) una delle parti più riuscite del libro, insieme al racconto di un altro periodo buissimo della storia del gruppo, quello della registrazione a Monaco di <em>Hot Space!</em>, un disco fortemente voluto da Mercury e dal suo fidanzato dell&#8217;epoca, uno Yoko Ono in sedicesimo convinto che il gruppo dovesse lasciarsi alle spalle quel rock antiquato e buttarsi sulla dance.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 358px"><a href="http://fuckyeahmercury.tumblr.com/post/4470167904/freddie-mercury-at-queens-legendary-jazz-launch"><img class=" " title="m" src="http://28.media.tumblr.com/tumblr_ljea2wxdA61qdslbvo1_500.jpg" alt="" width="348" height="490" /></a><p class="wp-caption-text">Una delle rare foto del party di New Orleans, che ritrae probabilmente uno dei momenti più noiosi.</p></div>
<p>Purtroppo non viene invece chiarita una delle leggende che amo di più, quella secondo la quale alla <a href="http://qliverecordings.tripod.com/concertography/article9.html">festa di lancio di <em>Jazz</em> a New Orleans</a> circolassero nani con vassoi colmi di cocaina sulla testa. Chi sa nicchia, dice che non gli pare ma che comunque non sarebbe stato improbabile, ma non esiste alcuna certezza (in compenso pare certo che ci fossero ragazze con le ginocchiere nel privé. E non erano pallavoliste).<br />
Comunque, con buona pace degli altri tre, il cuore del libro resta Freddie Mercury, che nonostante tutto sembra essere anche nelle parole di chi lo ha conosciuto, un gigantesco mistero. Non è una cosa semplice da spiegare, ma Mercury mi ha sempre dato un&#8217;impressione di &#8220;diversità&#8221; (al di là di qualunque stupida battuta automatica sul termine), come se fosse una specie di Ziggy Stardust che non ha mai messo in scena la sua morte. Intanto perché &#8220;Freddie Mercury&#8221; è l&#8217;equivalente di &#8220;Ziggy Stardust&#8221;, una maschera scenica, un&#8217;identità inventata da Farrohk Bulsara (in gujarati ફારોખ બલ્સારા, dice Wikipedia), nato a Zanzibar da genitori indiani di religione zoroastriana (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Parsi">parsi</a>, per la precisione), educato in una scuola inglese in India e poi arrivato a Londra per studiare alla scuola d&#8217;arte. Un&#8217;identità di palco a cui Mercury si è completamente abbandonato, al punto da rivelare sempre pochissimo dei suoi anni pre-londinesi anche alle persone con cui aveva più familiarità (i suoi stessi compagni di gruppo, ma anche il povero Jim Hutton, suo compagno degli ultimi anni, che sul certificato di morte scrisse &#8220;Fred Bulsara&#8221;, pare perché non aveva davvero idea del vero nome di Freddie). Una creatura la cui natura &#8220;favolosa&#8221; ben si sposa all&#8217;aria vagamente esotica dei suoi lineamenti, all&#8217;androginia esasperata nei primi anni e che viene poi sostituita (sia vocalmente sia fisicamente) da un&#8217;incarnazione di machismo quasi caricaturale, in quegli stessi anni in cui invece Freddie Mercury si identifica più esplicitamente con la comunità e la cultura gay.<br />
E certamente il libro ha un altro dei suoi punti di forza nel potentissimo racconto degli ultimi anni di vita di Mercury, dalla scoperta di essere sieropositivo fino alla morte. Ricordo quando uscì <em>Made in Heaven</em>, il disco postumo creato usando le ultime registrazioni di Freddie (insieme ai remake di canzoni registrate per il disco solista del 1985 ma risuonate dagli altri tre Queen) ci furono molte polemiche legate all&#8217;idea che, in soldoni, Mercury sarebbe stato spremuto fino all&#8217;ultimo dal gruppo, dal manager, dalla casa discografica, per avere i suoi ultimi commoventi rantoli da pubblicare dopo la morte. Il libro mostra invece come, in modo molto coerente con il resto della sua vita e con il suo personaggio, era lo stesso Mercury a non volersi risparmiare fino all&#8217;ultimo per lasciare quanta più musica possibile. E del resto basta ascoltare <a href="http://www.youtube.com/watch?v=HJFYtyEIJ60">Mother love</a>, l&#8217;ultima incisione di Mercury prima di morire (la terza strofa è cantata da Brian May perché Mercury ritornò a casa sua, per l&#8217;ultima volta, prima di riuscire a registrarla) per rendersi conto che, al di là della qualità della canzone, la prestazione vocale è davvero quella di qualcuno che sta cercando di fare quello che sa fare al meglio delle sue possibilità (in altri termini: ha più voce Freddie Mercury poco prima di morire che un sacco di altre gente là fuori). E stiamo parlando di qualcuno che era ridotto fisicamente così:</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://buonipresagi.wordpress.com/2012/01/07/autodifesa-dicembre-2011/"><img src="http://img.youtube.com/vi/e1ajCnlawi8/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>L&#8217;ho tirata un po&#8217; per le lunghe, scusate. È un bel libro sui Queen, evitabilissimo da chi non è interessato ai Queen, ovviamente.<br />
<a title="More about Classic " href="http://www.anobii.com/books/Classic_quot;Queenquot;/9781846098451/0192b02bf9bb483bb6/"><img class="alignleft" style="padding:5px;" title="More about Classic " src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=5&amp;item_id=0192b02bf9bb483bb6&amp;time=1199543279" alt="More about Classic " width="160" height="160" /></a>Sempre per restare in tema, mio fratello mia ha regalato &#8220;<strong>Classic Queen</strong>&#8221; di Mick Rock, il volume che raccoglie le foto scattate al gruppo da uno dei migliori fotografi rock di sempre all&#8217;inizio degli anni Settanta. Per intenderci, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mick_Rock">Rock</a> è quello che, tra le mille altre cose, ha firmato questa copertina, che definire &#8220;iconica&#8221; è riduttivo:</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img title="queen" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/a/a9/Queen_II.png" alt="" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">Il disco più bello dei Queen (e uno dei miei preferiti di sempre)</p></div>
<p><img class="alignleft" title="r" src="http://26.media.tumblr.com/tumblr_lr2j6qR8t91qgl4wpo1_500.jpg" alt="" width="300" height="397" />Gli scatti del libro immortalano i Queen nei loro primi anni di attività, fino all&#8217;esplosione di Bohemian Rhapsody, e sono per la maggior parte foto di studio in cui (in diverse occasioni) il gruppo cercava di costruire diversi tipi di identità. Sono foto molto belle e oneste, da cui emerge che Rock deve essere molto in gamba a entrare in sintonia con i suoi soggetti, di cui spesso sono presentate non solo quelle poi scelte per la pubblicazione su riviste o copertine, ma anche i provini. Le foto di Freddie con Mary Austin, sua fidanzata dell&#8217;epoca e poi amica di sempre, sono un concentrato di primi anni Settanta, ma anche gli scatti di Roger Taylor in casa sua realizzati per una rivista per ragazzine sono un bellissimo documento dello star system dell&#8217;epoca.<br />
Il tutto è corredato dai ricordi di Rock, che inizia spiegando come sia passato in pochi mesi da prendere in mano una macchina fotografica per gioco a scattare <a href="https://www.morrisonhotelgallery.com/images/medium/023-002-MIKE-ROCK.jpg">la foto di Bowie che simulava un pompino alla chitarra di Mick Ronson</a>. Anche per Mick Rock mi sembra di capire che Freddie fosse una persona deliziosa, incredibilmente spiritosa e affascinante ma che non si capiva bene da dove saltava fuori, comunque.</p>
<p><a title="More about Profumo di Jitterbug" href="http://www.anobii.com/books/Profumo_di_Jitterbug/9788860737885/0147edb58fe649c1ba/"><img class="alignleft" style="padding:5px;" title="More about Profumo di Jitterbug" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=5&amp;item_id=0147edb58fe649c1ba&amp;time=1288693444" alt="More about Profumo di Jitterbug" width="109" height="160" /></a>Quando è che un libro è di genere fantastico e quando è che invece lo trovi nella sezione &#8220;letteratura&#8221;? È una domanda, oziosa se non oziosissima, che ogni tanto mi torna in mente quando mi imbatto in libri come &#8220;<strong>Profumo di Jitterburg</strong>&#8221; di Tom Robbins (Baldini &amp; Castoldi Dalai ecc ecc), che è per tre quarti buoni un romanzo fantasy in cui il re di un tribù boema del nono secolo dopo essere sfuggito alla morte scopre di essere immortale (o meglio di invecchiare lentissimamente), incontra il dio Pan, attraversa i secoli viaggiando e dedicandosi alle più varie imprese insieme alla compagna, una vedova indiana anch&#8217;essa sfuggita alla morte – sulla pira del marito – e come lui immune all&#8217;invecchiamento. Non avrei niente da ridire se fosse un episodio di Sandman. Tra l&#8217;altro, Pan è in effetti un dio al quale sembra essere consacrata gran parte dell&#8217;opera di quel satiro impenitente che è Robbins, che poi anche qui si diverte un sacco con sesso, cameriere lesbiche (cioè: l&#8217;idea di lesbica che ha il maschio medio eterosessuale, mi sa) e, in generale, quel contagioso amore per la vita nei suoi aspetti più piacevoli. Ci sono delle pagine molto belle e molto seducenti su New Orleans e una capacità di parlare di profumi che manda Patrick Süskind a nascondersi (non che ci voglia molto, a dire il vero). Però in generale la storia mi sembra sfilacciata e al di sotto di quello che il caro vecchio Tom può fare. Resta una lettura spettacolare per la scrittura pirotecnica dell&#8217;autore, ma non è purtroppo tra le sue cose migliori.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/buonipresagi.wordpress.com/1721/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/buonipresagi.wordpress.com/1721/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/buonipresagi.wordpress.com/1721/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/buonipresagi.wordpress.com/1721/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/buonipresagi.wordpress.com/1721/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/buonipresagi.wordpress.com/1721/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/buonipresagi.wordpress.com/1721/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/buonipresagi.wordpress.com/1721/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/buonipresagi.wordpress.com/1721/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/buonipresagi.wordpress.com/1721/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/buonipresagi.wordpress.com/1721/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/buonipresagi.wordpress.com/1721/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/buonipresagi.wordpress.com/1721/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/buonipresagi.wordpress.com/1721/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonipresagi.wordpress.com&amp;blog=3915674&amp;post=1721&amp;subd=buonipresagi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>I was a teenage autore a proprie spese</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 09:23:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buonipresagi</dc:creator>
				<category><![CDATA[il cotone nell'ombelico]]></category>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è una cosa che da sempre mi lascia perplesso nell&#8217;esistenza degli Autori a Proprie Spese e negli Editori A Pagamento. Vale a dire: perché c&#8217;è gente, nel 2012, disposta a pagare un sacco di soldi per vedere il proprio nome &#8230; <a href="http://buonipresagi.wordpress.com/2012/01/05/i-was-a-teenage-autore-a-proprie-spese/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonipresagi.wordpress.com&amp;blog=3915674&amp;post=1716&amp;subd=buonipresagi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="love" src="http://www.fantascienza.com/catalogo/imgbank/cover/BN126.jpg" alt="" width="155" height="241" /></p>
<p>C&#8217;è una cosa che da sempre mi lascia perplesso nell&#8217;esistenza degli <a href="http://www.michelamurgia.com/di-cultura/libri/galateo-2012-parte-1">Autori a Proprie Spese</a> e negli <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/liste-editori-a-pagamento-e-doppio-binario/">Editori A Pagamento</a>.<br />
Vale a dire: perché c&#8217;è gente, nel 2012, disposta a pagare un sacco di soldi per vedere il proprio nome scritto sulla copertina di un libro? La stessa gente che magari stigmatizza la ricerca della notorietà attraverso i reality/talent show (bisognerebbe farne uno per aspiranti scrittori, a questo punto) e che poi punta a una &#8220;gloria da stronzi&#8221; con il librino con il proprio nome scritto sopra da mettere in libreria come quelli veri. O che si lamenta che &#8220;ormai i libri li scrivono tutti&#8221;.<br />
Non ho astio per questa gente, solo una certa curiosità antropologica e, vagamente, una specie di ammirazione perché sono forse gli estimatori più feroci e irriducibili del valore dell&#8217;oggetto-libro. E certo mi fanno un po&#8217; pena perché ci sono fior di trafficoni che su questa passione speculano mascherandosi pure da novelli Giulio Einaudi.</p>
<p>Però c&#8217;è una cosa che devo confessare, che è quella del titolo.<br />
Quindici anni e più fa ho pagato anche io per essere pubblicato.<br />
Il libro era una raccolta di racconti lovecratiani nati da un esperimento fatto in una classe del mio liceo (da un professore di lettere <em>vagamente</em> <a href="http://www.anobii.com/books/Fasci_con_le_ali/9788887119015/015b6059f8891d377d/">di destra</a>, tanto per incrociare un altro tema di questi tempi); non era la mia classe ma per vie traverse ci ero finito in mezzo pure io.<br />
La quota di &#8220;spese proprie&#8221; venne pagata per metà dalla scuola e per metà da un collettone tra gli autori (50.000 lire a cranio) ed ecco fatto il libro, grazie al quale posso bullarmi di essere (con il cognome sbagliato) sul <a href="http://nilf.it/118003">Catalogo Vegetti della Letteratura Fantastica</a> (ci sono anche <a href="http://www.fantascienza.com/catalogo/opere/NILF1156807/la-potenza-di-eymerich/">un&#8217;altra volta</a>, ma sotto pseudonimo collettivo; però senza aver pagato per pubblicare).<br />
Come vissi all&#8217;epoca la cosa?<br />
Beh.<br />
<strong>FIGATA.<br />
ASSOLUTA.</strong><br />
Una roba scritta con il C1 Text sull&#8217;Amiga 500+ nella tua stanzetta che passa da essere qualche foglio stampato con la stampante ad aghi a un libro vero che in qualche libreria trovavi pure, elencato nel catalogo dei libri in commercio. Ricordo con vago imbarazzo che finii pure a fare un&#8217;intervista su una tv locale, con la mia faccetta di sbarbo, la voce tremula, i capelli lunghi e un ankh enorme portato su un felpone nero. Credo che mi abbiano fatto pure leggere qualcosa ad alta voce.<br />
E mettere il libro sullo stesso scaffale di King? Non aveva prezzo (no, per la precisione ce l&#8217;aveva, le suddette cinquanta carte).<br />
Però, ecco. Era il 1996.<br />
Oggi, se volessi trasformare qualcosa che ho scritto in un libro per pura vanità avrei altri mezzi. Lulu o Miolibro fanno quello che fa un editore a pagamento (che nella maggioranza dei casi non è editore, ma è solo stampatore) e costano meno, perché non sei obbligato a riempirti la casa di copie che sei stato costretto ad acquistare.<br />
Però no, in quel caso credo che manchi il passaggio, dal punto di vista della struttura del percorso dell&#8217;eroe fondamentale, della sanzione dall&#8217;altro: un soggetto terzo che ti reputa degno di essere pubblicato (basta che paghi).</p>
<p>Allora, ecco, l&#8217;editoria a spese proprie ricorda un po&#8217; le tv locali, quegli show che scimmiottano quelli dei grandi network in povertà di mezzi, di fotografia; quegli show in cui gli ospiti hanno cognomi inesorabilmente guzzanteschi, cadenze impresentabili e si guardano attorno smarriti con addosso il vestito buono crucciandosi di quello che staranno pensando di loro i vicini del piano di sotto. E già pregustando il momento in cui tireranno fuori la VHS (è un mondo fermo al massimo agli anni novanta, nella mia testa) di quella volta che sono stati invitati dalla televisione e la loro immagine ha viaggiato sull&#8217;etere insieme a quella di pippobaudo mike bongiorno corrado brunovespa fiorello lorettagoggi paolobonolis e se qualcuno avesse premuto un pulsante del telecomando li avrebbe visti sul tv di casa. Del resto, dal punto di vista fisico il segnale di Italia Uno e quello di Rete Ruscello sono la stessa cosa.<br />
Con i libri pubblicati a spese proprie forse è la stessa cosa: si paga per comprare la sensazione di essere entrati nello stesso piano di esistenza del loro autore preferito.<br />
Del resto, dal punto di vista fisico, un libro Einuadi e uno Fraud Olent sono la stessa cosa.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/buonipresagi.wordpress.com/1716/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/buonipresagi.wordpress.com/1716/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/buonipresagi.wordpress.com/1716/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/buonipresagi.wordpress.com/1716/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/buonipresagi.wordpress.com/1716/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/buonipresagi.wordpress.com/1716/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/buonipresagi.wordpress.com/1716/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/buonipresagi.wordpress.com/1716/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/buonipresagi.wordpress.com/1716/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/buonipresagi.wordpress.com/1716/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/buonipresagi.wordpress.com/1716/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/buonipresagi.wordpress.com/1716/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/buonipresagi.wordpress.com/1716/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/buonipresagi.wordpress.com/1716/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonipresagi.wordpress.com&amp;blog=3915674&amp;post=1716&amp;subd=buonipresagi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Bob Dylan ad Harlem, Guccini e la Caselli, quel secchione di Fabrizio</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 17:07:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buonipresagi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riassunto della puntata precedente: vado sull&#8217;archivio della Stampa, cerco la prima volta che hanno parlato di musicisti famosi. Adesso, un aggiornamento veloce pre-capodannizio. Dicevo che i Beatles sembravano servire come passepartout per raccontare il resto della musica rock. Vedi per &#8230; <a href="http://buonipresagi.wordpress.com/2011/12/30/bob-dylan-ad-harlem-guccini-e-la-caselli-quel-secchione-di-fabrizio/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonipresagi.wordpress.com&amp;blog=3915674&amp;post=1693&amp;subd=buonipresagi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Riassunto della <a title="Quando i Beatles erano un duo di urlatori" href="http://buonipresagi.wordpress.com/2011/12/29/quando-i-beatles-erano-un-duo-di-urlatori/">puntata precedente</a>: vado sull&#8217;archivio della Stampa, cerco la prima volta che hanno parlato di musicisti famosi. Adesso, un aggiornamento veloce pre-capodannizio.</p></blockquote>
<p>Dicevo che i Beatles sembravano servire come passepartout per raccontare il resto della musica rock.</p>
<p>Vedi per esempio come viene titolato un <a href="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0013/articleid,1552_02_1965_0250_0013_21936853/">articolo del 1965</a>, il primo su Bob Dylan (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Freewheelin'_Bob_Dylan#Cover_art">la storica foto con Suze Ruotolo</a> si sposta in didascalia dalle strade del Village a quelle di Harlem):</p>
<p><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-30-a-17-51-36.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1709" title="Schermata 2011-12-30 a 17.51.36" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-30-a-17-51-36.png?w=500" alt=""   /></a></p>
<p>L&#8217;articolo si appoggia tra le altre cose su una dichiarazione di Lennon (&#8220;Il più intelligente dei Beatles&#8221;) che dice che Dylan ha nel cantare delle inflessioni da negro. Da lì l&#8217;articolista parte per ricondurre tutto a quello. Per esempio:</p>
<blockquote><p>Si mette nei panni di un negro per sapere cosa prova. La sua ragazza lo pianta in asso: «Non pensarci due volte, va tutto bene — canta —. Io sto dalla parte buia della strada, non pensarci due volte, va tutto bene».</p></blockquote>
<p>I Doors, curiosamente, sono accolti parecchio bene. Forse le voci degli eccessi di Morrison non sono mai arrivate fino a Torino, perché le prime menzioni che trovo, il <a href="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0011/articleid,1534_02_1968_0138_0011_21636827/anews,true/">12 giugno 1968</a> e <a href="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0011/articleid,1534_02_1968_0138_0011_21636827/anews,true/">il 29 ottobre</a> dello stesso anno sono recensioni, favorevoli, dei loro singoli, perse in mezzo ad altre cose più o meno improbabili.</p>
<div id="attachment_1700" class="wp-caption aligncenter" style="width: 181px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-30-a-16-41-45.png"><img class="size-full wp-image-1700 " title="Schermata 2011-12-30 a 16.41.45" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-30-a-16-41-45.png?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">&quot;un po&#039; astruso&quot;</p></div>
<p style="text-align:center;"> <a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-30-a-16-46-17.png"><img class="size-full wp-image-1701 aligncenter" title="Schermata 2011-12-30 a 16.46.17" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-30-a-16-46-17.png?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:left;">Fanno capolino anche nel bill del Festival dell&#8217;Isola di Wight, a cui viene dedicato un articolo in una terza pagina di tutto rispetto, il <a href="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0003/articleid,1524_02_1970_0170_0003_21333838/">25 agosto del 1970</a>:</p>
<div id="attachment_1702" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-30-a-16-49-25.png"><img class="size-full wp-image-1702" title="Schermata 2011-12-30 a 16.49.25" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-30-a-16-49-25.png?w=500&#038;h=408" alt="" width="500" height="408" /></a><p class="wp-caption-text">Il signor Knaus, benefattore delle mammane.</p></div>
<p style="text-align:left;">Il festival viene presentato, dopo i soliti discorsi sugli idoli dei giovani, così:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:left;">Al festival saranno presenti anche sacerdoti che distribuiranno ai capelloni fuggiti da casa cartoline, gratuite da inviare ai genitori, almeno per fare loro sapere che non sono morti. Altri religiosi si terranno pronti ad assistere ì ragazzi in bisogno spirituale (o nel corso di un «viaggio» allucinogeno andato male). La gente del luogo è tollerante, dopo l&#8217;invasione dello scorso anno, è pronta a tutto, purché i ragazzi non spaventino gli animali. Non mancano i critici, naturalmente. Un ex colonnello vuole che i poliziotti aggrediscano a frustate i barbuti e zazzeruti ribelli. «Rumore, fornicazione, droghe, sporcizia, rifiuti», così ha definito il festival l&#8217;ex militare. La classe media soffre a vedere i propri figli educati nelle «Public Schools» finire negli stracci di una ribellione che di musicale ha solo il nome. Il «potere dei fiori» è morto, sono rimasti gli spettacoli. Per oggi, è atteso Leonard Cohen, professione cantante. Per aderire al Festival, ha preteso di essere accolto da una scorta di sei motociclisti.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:left;">Un po&#8217; di metal? Gli Iron Maiden vengono citati per la prima volta in un articolo del 1981 che parla dei Saxon:</p>
<div id="attachment_1706" class="wp-caption aligncenter" style="width: 432px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-30-a-17-36-47.png"><img class="size-full wp-image-1706" title="Schermata 2011-12-30 a 17.36.47" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-30-a-17-36-47.png?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Un bignami della NWOBHM</p></div>
<p>C&#8217;è poi, in <a href="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0016/articleid,1049_01_1981_0077_0039_14842810/">aprile</a>, un reportage da un concerto dei Maiden all&#8217;Ariston di Sanremo:</p>
<div id="attachment_1707" class="wp-caption aligncenter" style="width: 312px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-30-a-17-41-31.png"><img class="size-full wp-image-1707" title="Schermata 2011-12-30 a 17.41.31" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-30-a-17-41-31.png?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Paul Di&#039;Anno dice ai giovani fan di stare lontani dalla droga perché se cala la domanda i prezzi si abbassano.</p></div>
<p style="text-align:left;">E gli italiani? Tipo: Guccini. Eh, Guccini.<br />
Articolo sul Festival di Castrocaro del <a href="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0011/articleid,1542_02_1967_0241_0011_23395883/">12 ottobre 1967</a>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:left;">Caterina Caselli è arrivata nell&#8217;alone di una curiosità creata dalle notizie di un suo presunto fidanzamento segreto con Francesco Guccini, studente universitario, bravo interprete di pezzi con la chitarra, autore tra l&#8217;altro delle più recenti canzoni da lei incise: <em>Per fare un uomo</em> e <em>Dio è morto</em>. Le chiediamo: «A quando il matrimonio?». Lei risponde con vivacità, ridendo: «Con Francesco non ci sarà matrimonio. Il fidanzamento è tutta un&#8217;invenzione». Ma è davvero questa la verità?</p>
</blockquote>
<p style="text-align:left;">Noi di Buoni Presagi crediamo di no.<br />
De André invece, fin <a href="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0007/articleid,1550_02_1965_0138A_0021_23541899/">da subito</a>, fa la figura del primo della classe:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:left;"> «Quando carica d&#8217;anni e di castità / fra i ricordi e le illusioni / del bel tempo ohe non tornerà / troverai le mie cantoni  nel sentirle ti meraviglierai che qualcuno abbia lodato / le bellezze che allora più non avrai». Così si inizia il «Valzer per un amore», di Fabrizio De André: il pezzo più commerciale fra quelli finora scritti, musicati ed eseguito dal giovane cantautore genovese. Fabrizio è un umanista, studioso di teatro e di storia dell&#8217;arte, di letteratura, laureando in legge (con una tesi sul diritto di sciopero), ammiratore di George Brassens, appassionato del Rinascimento. E dello spirito rinascimentale le sue composizioni hanno la voglia di vivere, la malinconia sottile e la gioia &#8216;esaltata del «Carpe diem ». Ha scritto finora poche canzoni, ma «Il testamento» e «Il ritorno di Carlo Martello dalla battaglia di Poitlers» sono inserite in quasi tutti i juke-boxes e nel repertorio delle orchestrine dei locali notturni. Le altre sue composizioni sono «La ballata dell&#8217;eroe», «La guerra di Piero», «La ballata del Michè», «La canzone di Marinella». Insieme con altri quattro pezzi nuovi, verranno incise nel primo long-playing di Fabrizio, che uscirà a fine mese. Di essi, due sono canzoni di origine medioevale, «Fila la lana», dalla ballata di un Trovatore lorenese del &#8217;400, forse Bertrand de Villecroix, e «Tieni la vita mia», composizione anonima francese, del &#8217;500, il cui titolo originale era «Belle qui tiens ma vie captive dans tes yeux». Insieme con un amico, attore e chitarrista, anch&#8217;egli genovese, Vittorio Centanaro, Fabrizio le trovò a Parigi, nello sgabuzzino di un vecchio negozio di musica.</p>
</blockquote>
<div id="attachment_1704" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-30-a-17-14-55.png"><img class="size-full wp-image-1704" title="Schermata 2011-12-30 a 17.14.55" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-30-a-17-14-55.png?w=500&#038;h=534" alt="" width="500" height="534" /></a><p class="wp-caption-text">Che fine avrà fatto Anna Marchetti, la nuova Mina scoperta al circo?</p></div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/buonipresagi.wordpress.com/1693/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/buonipresagi.wordpress.com/1693/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/buonipresagi.wordpress.com/1693/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/buonipresagi.wordpress.com/1693/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/buonipresagi.wordpress.com/1693/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/buonipresagi.wordpress.com/1693/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/buonipresagi.wordpress.com/1693/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/buonipresagi.wordpress.com/1693/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/buonipresagi.wordpress.com/1693/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/buonipresagi.wordpress.com/1693/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/buonipresagi.wordpress.com/1693/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/buonipresagi.wordpress.com/1693/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/buonipresagi.wordpress.com/1693/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/buonipresagi.wordpress.com/1693/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonipresagi.wordpress.com&amp;blog=3915674&amp;post=1693&amp;subd=buonipresagi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Quando i Beatles erano un duo di urlatori</title>
		<link>http://buonipresagi.wordpress.com/2011/12/29/quando-i-beatles-erano-un-duo-di-urlatori/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 14:07:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buonipresagi</dc:creator>
				<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;archivio della Stampa permette di fare ricerche su tutte le annate del giornale, dal 1867 a oggi. Uno strumento potentissimo per fare ricerche su &#8220;come eravamo&#8221; senza spostarsi da casa per andare in biblioteca. Sono certo che ci sia gente &#8230; <a href="http://buonipresagi.wordpress.com/2011/12/29/quando-i-beatles-erano-un-duo-di-urlatori/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonipresagi.wordpress.com&amp;blog=3915674&amp;post=1682&amp;subd=buonipresagi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;archivio della Stampa permette di fare ricerche su tutte le annate del giornale, dal 1867 a oggi.<br />
Uno strumento potentissimo per fare ricerche su &#8220;come eravamo&#8221; senza spostarsi da casa per andare in biblioteca. Sono certo che ci sia gente che lo usa per cose altissime e utilissime. A me, invece, è venuto in mente di andare a cercare cosa scriveva il giornale della FIAT degli eroi della musica moderna.<br />
Il primo esperimento è stato succosissimo:</p>
<p><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-29-a-13-33-36.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1683" title="beatles1" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-29-a-13-33-36.png?w=500" alt=""   /></a></p>
<p>Questa anonima &#8220;fotonotizia&#8221; del <a href="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0004/articleid,0094_02_1963_0253A_0004_24502403/anews,true/">28 ottobre 1963</a> è stata evidentemente passata senza sapere bene di che cosa si trattasse, visto che il redattore ha deciso che questi &#8220;Beatles&#8221; dovevano essere un duo, tipo gli Everly Brothers, visto che nella foto sono in due. Così Harrison non solo è immortalato brancato da una giovane svedese ma diventa persino titolare al 50% dell&#8217;impresa.<br />
La seconda menzione dei Beatles in quel di Torino è di sfuggita, in un articolo sulla crisi del cinema inglese del <a href="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0003/articleid,1554_02_1964_0005_0003_21865756/">7 gennaio 1964</a>:</p>
<blockquote><p>Nel 1953 c&#8217;erano in Inghilterra oltre quattromilacinquecento cinematografi. Adesso ne sono rimasti duemila. Tutti gli altri sono stati trasformati in sale da ballo, dove la gioventù inglese impazzisce per i «Beatles», un gruppo orchestrale di quattro urlatori</p></blockquote>
<p>La terza volta che si parla di Beatles, il <a href="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0008/articleid,1554_02_1964_0013_0008_21866918/anews,true/">16 gennaio 1964</a>, è con un articolo e una foto tutti per loro:</p>
<p><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-29-a-13-37-59.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1684" title="Schermata 2011-12-29 a 13.37.59" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-29-a-13-37-59.png?w=500&#038;h=362" alt="" width="500" height="362" /></a></p>
<p>Di nuovo, nell&#8217;articolo, George suo malgrado sale sugli allori:</p>
<blockquote><p>I «Beatles» sono quattro, tutti di Liverpool, hanno dai 20 ai 23 anni e si chiamano Ringo Starr, John Lennon, George Harrison e Paul Cartney. Il primo suona la batteria, gli altri tre suonano la chitarra. John, che è ammogliato ed ha una figlia, scrive con George le parole e la musica delle canzoni che mandano in estasi le ragazzine britanniche.</p></blockquote>
<p>In riva al Po dovevano avere un debole per il Beatles schivo, ma dovevano essere anche parecchio spaventati da queste orde di giovani urlanti.<br />
Il primo titolo dedicato ai Rolling Stones è un capolavoro, in questo senso:</p>
<p><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-29-a-13-43-28.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1685" title="Schermata 2011-12-29 a 13.43.28" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-29-a-13-43-28.png?w=500&#038;h=116" alt="" width="500" height="116" /></a></p>
<p>È l&#8217;<a href="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0010/articleid,0098_01_1964_0181_0010_10662027/">agosto del 1964</a> e nel sottotitolo c&#8217;è la parola &#8220;soqquadro&#8221;. Il resoconto è purissimo rock and roll:</p>
<blockquote><p>I primi incidenti si sono verificati al termine di un&#8217;esibizione dei « Rolling Stones », cinque giovani inglesi che suonano le <em>musiche moderne più vivaci</em> e che appunto al Casinò di Scheveningen avevano raccolto migliaia di fanatici ascoltatori. Che cosa sia successo esattamente non è possibile sapere. La polizia, quando è intervenuta in forze, accorrendo persino dall&#8217;Aia, ha avuto il suo da fare a dividere gruppi di ragazzi e ragazze, che si picchiavano o si dedicavano ad atti di vandalismo contro i negozi, gli alberghi e le automobili. Una ragazza è. stata trovata completamente svestita e gli agenti l&#8217;hanno ricoperta alla meglio con un impermeabile. Altre due ragazze di sedici e diciassette anni si sono presentate spontaneamente alla polizia, piangendo e sostenendo di essersi trovate spogliate nel mezzo della mischia.</p></blockquote>
<p>È invece il <a href="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0009/articleid,0121_01_1968_0165_0009_7754821/">19 luglio del 1968</a> la prima volta che Jimi Hendrix fa capolino sulle pagine della Stampa, in un box di micro-recensioni:</p>
<p><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-29-a-14-07-57.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1686" title="Schermata 2011-12-29 a 14.07.57" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-29-a-14-07-57.png?w=500" alt=""   /></a></p>
<p>La mia notizia preferita su Hendrix però è quella successiva, su StampaSera del <a href="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0005/articleid,1537_02_1968_0274_0005_21806943/">3 dicembre 1968</a>, intitolata &#8220;SACERDOTE FA SEQUESTRARE LA COPERTINA DI UN DISCO&#8221;:</p>
<blockquote><p>Un sacerdote ha visto la copertina in un disco esposta in un elegante negozio della Crocetta, si è scandalizzato e dopo una breve discussione con il commerciante ha telefonato in questura ed ha chiesto l&#8217;immediato sequestro della fotografia incriminata che raffigurava donne nude. L&#8217;ispettrice di polizia e gli agenti che la accompagnavano erano imbarazzati ed hanno deciso di «ritirare» la copertina. Sulla singolare questione deciderà in giornata la magistratura. La fotografia a colori rappresenta un folto gruppo di donne nude, in una posa che ricorda certi famosi dipinti di Delacroix. E&#8217; la copertina di un disco di musica psichedelica con interprete il capellone inglese Jimi Hendrix. Appartiene alla Casa «Track» e non viene normalmente distribuito in Italia. L&#8217;ha comprato, durante una recente visita a Londra, Mario Pecol, che è appunto titolare del negozio di corso De Gasperi n. &#8220;7-bis. L&#8217;altra mattina un sacerdote ha notato la copertina, è entrato nel negozio ed ha chiesto al Pecol di toglierla immediatamente dalla vista dei passanti. «Ma se va in una qualunque edicola — ha ribattuto il commerciante — trova fotografie molto più scandalose di questa». Il religioso ha insistito, quindi si è rivolto per telefono alla squadra del «Buon costume». Pochi minuti dopo l&#8217;ispettrice di polizia Giuliana Cervini era nel negozio in compagnia di due agenti. Era la prima volta che le capitava di dover intervenire per il sequestro di un disco. Si è consultata a lungo con i colleghi, quindi ha ritirato l&#8217;oggetto della contestazione rilasciando una ricevuta nella quale si legge che il provvedimento è stato preso «per far fotografare in questura la copertina». In giornata l&#8217;ispettrice-capo di polizia, dottoressa Meini, si reca dal procuratore della Repubblica di Torino perché decida se mantenere il sequestro oppure restituire al negoziante la copertina incriminata.</p></blockquote>
<p><img class="aligncenter" src="http://magazine.gritfx.com/wp-content/uploads/2009/10/Eladyland_cover_400.jpg" alt="" width="401" height="400" /></p>
<p>È un quadretto bellissimo con il prete, l&#8217;ordine costituito, il negoziante che va a Londra a comprare i dischi che in Italia non si trovano. E mi piace pensare che in questura la fotocopia della copertina sia rimasta appesa in molti armadietti per anni. Purtroppo non ci sono più notizie al proposito.</p>
<p>E gli Who?<br />
Facile. Stampa Sera, <a href="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0003/articleid,1546_02_1966_0189_0003_23426713/">24 agosto 1966</a>, rubrica delle domande dei lettori:</p>
<blockquote><p><strong>Chitarre infrante</strong><br />
Perché i Beatles si chiamano Beatles?<br />
<em>Elena Delogu, Roma</em></p>
<p>«Beatle» significa scarabeo. I quattro cantanti hanno scelto per il loro complesso questa denominazione perché nell&#8217;abbigliamento e soprattutto nell&#8217;acconciatura dei capelli somigliano vagamente a coleotteri. Il mondo della musica leggera anglosassone (e per riflesso anche il nostro che lo imita molto) è pieno di simili stravaganze. In Gran Bretagna accanto ai Beatles sono celebri i Rolling Stones «pietre ohe rotolano», dal proverbio «a rolling stone gathers no moss»; cioè «pietra che rotola non prende muffa», gli «Animals», i «Pretty Things» (= «Cose carine», detto ironicamente, perché son molto brutti) i «Kinks» (= «grilli per la testa» o anche «accessi di tosse»), la chiassosissima «Band of Angels («banda di angeli») e, ultimi arrivati, i «Who» (= «Chi», cioè invece d&#8217;un nome han scelto un pronome). I «Who» hanno la caratteristica di spaccare deliberatamente le loro chitarre sulla scena. I «Beatles» al confronto paion musicisti da salotto del &#8217;700.</p></blockquote>
<p>Si noti che il redattore sfata la cattiva traduzione &#8220;Beatles &#8211; scarafaggi&#8221; e che sembra essere decisamente sul pezzo per quello che riguarda la musica inglese.</p>
<p>I Beatles sono comunque ancora nel <a href="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0007/articleid,0133_01_1970_0197_0007_4827934/">1970</a> il perno attorno al quale far ruotare la spiegazione del rock. I Led Zeppelin, per esempio:</p>
<p><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-29-a-14-43-37.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1688" title="Schermata 2011-12-29 a 14.43.37" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-29-a-14-43-37.png?w=500" alt=""   /></a></p>
<blockquote><p>Londra, 17 settembre. E&#8217; la fine di un&#8217;era: i Beatles hanno ceduto il trono della musica pop al quartetto dei Led Zeppelin. L&#8217;avvenimento è stato definito «una rivoluzione pop» dal settimanale «Melody Maker», i cui lettori hanno decretato il tramonto dei lungocriniti ragazzi di Liverpool. Ma, come dopo ogni rivoluzione, è valido anche in questo caso il detto «plus ça changen». Gli Zeppelin sono un complesso rock, nella tradizione dei Beatles. Essi, tuttavia, rappresentano la musica underground, cioè quella del mondo semi-clandestino hippie, più dei Beatles, che da sei anni facevano ormai parte dell&#8217;establishment musicale, e sociale, britannico. E&#8217; stata una «rivoluzione nella rivoluzione». Gli Zeppelin hanno conquistato il primo posto tra i complessi inglesi ed internazionali, oltre a quello per il miglior album britannico. Al secondo posto, i Beatles, ormai divisi e in declino. Non hanno giovato loro i miliardi, le onorificenze, le attività cinematografiche, i litigi, il distacco anarchico dalla gioventù britannica in continua evoluzione. John Lennon dipinge e fa il rivoluzionario, Paul McCartney incide dischi per conto suo, George Harrison si occupa di filosofie orientali e Ringo Starr, il meno dotato musicalmente, suona la batteria a casa propria. I Beatles hanno rappresentato per la gioventù meno sofisticata d&#8217;Inghilterra ciò che fu il commediografo John Osborne («Ricordo con rabbia») per la classe media degli Anni Cinquanta. La musica, le idee, le evasioni oppiacee dei quattro musicisti hanno effettuato una rivoluzione nei costumi della gioventù britannica. Il mondo dei Beatles, prima romantico, si stemperò nella magia allucinogena di Sergeant Pepper, quindi nella delicatezza formale di Abbey Road, per scivolare nella relativa mediocrità di Let it be. Gli Zeppelin raccolgono l&#8217;eredità dei Beatles e portano nuovi valori, sia pure incerti e talvolta eccentrici, della ribellione underground, non solo musicali. Non nasce quella società alternativa che promuovono con le loro attività, ma in compenso si arricchiscono. I Led Zeppelin hanno già guadagnato tre miliardi di lire. I loro nomi forse diventeranno famosi quanto quelli dei loro predecessori. Jimmy Page è il chitarrista, John Bonham è il batterista, John Paul Jones si avvicenda ai vari strumenti e Robert Plant è un ottimo cantante. I loro dischi più famosi sono Whole gotta love e How many more times. Sono ragazzi capaci di sviluppare una musica emotiva con ritmi piacevoli non privi d&#8217;un forte swing. Non amano le luci della ribalta, non hanno mai inciso un disco a 45 giri, né sono mai apparsi alla televisione britannica. La loro musica, dicono i fans, fa «partire» chi ascolta, è capace cioè di dare sensazioni simili ad un «viaggio» psichedelico. Anche sul loro conto, tuttavia, già circolano voci di una probabile scissione. Ieri sera gli Zeppelin sono venuti appositamente dalle Hawaii, dov&#8217;erano in vacanza, a Londra, per partecipare ai festeggiamenti in loro onore al Savoy Hotel. Robert Plant è stato anche nominato il cantante più popolare della Gran Bretagna. Al ricevimento mancavano i Beatles sconfitti. Dalle loro lussuose dimore di campagna, John, Paul, Ringo e George non hanno commentato la sconfitta. Con gli Zeppelin, tuttavia, non si ripeterà la «beatlemania». I nuovi idoli della musica pop non hanno nuovi messaggi da dire ai giovani inglesi. Venderanno più dischi, ma saranno sempre i Beatles ad avere rappresentato una svolta determinante nella musica pop dei nostri tempi.</p></blockquote>
<p>L&#8217;ho copiato tutto perché comunque è un bel pezzo in diretta dalla fine di un&#8217;epoca. Il <a href="http://buonipresagi.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=1682&amp;action=edit&amp;message=10">24 novembre del 1970</a>, &#8220;Led Zeppelin III&#8221; figurava come disco da regalare &#8220;alla ragazza beat&#8221;.</p>
<p>A sorpresa, i Deep Purple appaiono per la prima volta in un box di consigli discografici,il <a href="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0009/articleid,1526_02_1969_0046_0009_21297990/anews,true/">25 febbraio 1969</a>, così:</p>
<p><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-29-a-14-52-27.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1689" title="Schermata 2011-12-29 a 14.52.27" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/schermata-2011-12-29-a-14-52-27.png?w=500" alt=""   /></a></p>
<p>E i Black Sabbath? La loro prima citazione è in un articolo del <a href="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0009/articleid,1526_02_1969_0046_0009_21297990/anews,true/">4 agosto 1970</a> sui riti satanici (figuriamoci):</p>
<blockquote><p>Le mode girano. La stregoneria è ormai l&#8217;ultimo grido della generazione pop e i « figli dei fiori » stanno cedendo il passo ai «figli di Satana». Un avido commercialismo già sfrutta la nuova voga demenziale: gli  opuscoli sulle pratiche occulte e le ristampe dei vecchi trattati di magia nera si moltiplicano; l&#8217;arte informale volge al «prisma magico» (proprio a Roma un pittore esperto in astrologia e geomanzia ha tenuto una mostra) e abbiamo i dischi della dannazione ritmica, abbiamo i complessini musicali, come Black Sabbath e Black Widow (inglesi, naturalmente: da dove, se non dalla Gran Bretagna può partire l&#8217;offensiva degli spettri?), specializzati in «messe nere» sceniche e così via.</p></blockquote>
<p>C&#8217;è anche il resoconto di un travagliato festival palermitano del 1971 in cui i nostri hanno diviso il palco con, tra gli altri, Bobby Solo, nel <a href="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0006/articleid,1520_02_1971_0207_0006_21420398/">settembre del 1971</a>:</p>
<blockquote><p>Assenti i Circus 2000, assenti i Mungo Jerry, rinunciatari gli Osanna per non essere stata accolta la loro richiesta di esperti addetti alle luci, mentre dal canto loro i Black Sabbath facevano le bizze perché pretendevano di  giungere alla Favorita in «Rolls Royce». In queste condizioni, Joe Napoli si è visto costretto a ripresentare Claudio Rocchi, i «Delirium» e Bobby Solo, i quali si erano già esibiti nella seconda serata. Le esecuzioni dei «Delirium» e dei «Black Sabbath » hanno salvato lo spettacolo dal grigiore, ma la loro esibizione ha avuto come risvolto un&#8217;ondata incontenibile di entusiasmo. Le transenne sono siate abbattute e il palcoscenico è stato invaso dal pubblico.</p></blockquote>
<p>(continua? Continuerà?)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/buonipresagi.wordpress.com/1682/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/buonipresagi.wordpress.com/1682/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/buonipresagi.wordpress.com/1682/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/buonipresagi.wordpress.com/1682/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/buonipresagi.wordpress.com/1682/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/buonipresagi.wordpress.com/1682/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/buonipresagi.wordpress.com/1682/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/buonipresagi.wordpress.com/1682/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/buonipresagi.wordpress.com/1682/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/buonipresagi.wordpress.com/1682/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/buonipresagi.wordpress.com/1682/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/buonipresagi.wordpress.com/1682/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/buonipresagi.wordpress.com/1682/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/buonipresagi.wordpress.com/1682/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonipresagi.wordpress.com&amp;blog=3915674&amp;post=1682&amp;subd=buonipresagi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Autodifesa – Novembre 2011</title>
		<link>http://buonipresagi.wordpress.com/2011/12/10/autodifesa-novembre-2011/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 16:43:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buonipresagi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bentornati ad Autodifesa, la rubrica di commenti sui libri letti nel mese precedente. Questa volta, sembra quasi uno speciale a tema su alcune declinazioni sul tema del tempo o, sotto altri aspetti, uno speciale dedicato quasi tutto alla fantascienza. L&#8217;occhio &#8230; <a href="http://buonipresagi.wordpress.com/2011/12/10/autodifesa-novembre-2011/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonipresagi.wordpress.com&amp;blog=3915674&amp;post=1667&amp;subd=buonipresagi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bentornati ad Autodifesa, la rubrica di commenti sui libri letti nel mese precedente.<br />
Questa volta, sembra quasi uno speciale a tema su alcune declinazioni sul tema del tempo o, sotto altri aspetti, uno speciale dedicato quasi tutto alla fantascienza.</p>
<p><a title="More about L'occhio del purgatorio" href="http://www.anobii.com/books/Locchio_del_purgatorio/01f40284e3985c11d5/"><img class="alignleft" style="padding:5px;" title="More about L'occhio del purgatorio" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=5&amp;item_id=01f40284e3985c11d5&amp;time=1317722182" alt="More about L'occhio del purgatorio" width="243" height="350" /></a><strong>L&#8217;occhio del purgatorio</strong> di Jacques Spitz (Urania Collezione) non lo trovate più in edicola e dovete eventualmente chiederlo al servizio arretrati di Mondadori. Peccato, perché questo libro in un mondo più giusto dovrebbe essere un classico del fantastico assieme ai romanzi di H.G. Wells o a <em>Frankenstein</em> o a <em>1984 </em>e meritarsi edizioni dalla vita commerciale meno effimera. La storia (reinterpretata da Gianfranco Manfredi in un Dylan Dog del 1994, &#8220;<a href="http://www.sergiobonellieditore.it/auto/alborist?collana=18&amp;numero=95">I giorni dell&#8217;incubo</a>&#8220;) ruota attorno a una <a href="http://tvtropes.org/pmwiki/pmwiki.php/Main/AppliedPhlebotinum">supercazzola scientifica</a> grazie alla quale uno squattrinato e depresso pittore si trova, suo malgrado, a vedere le cose come saranno nel futuro e non più come sono nel presente. All&#8217;inizio lo scarto è solo di ore, poi diventa di giorni, poi settimane, mesi, anni, decenni, secoli, millenni, in un crescendo di dissoluzione. Non preoccupatevi: non ho spoilerato irrimediabilmente il libro, perché l&#8217;intreccio – che è poi abbastanza lineare – è un pretesto che permette a Spitz di mettere insieme visioni di ispirazione surrealista e riflessioni esistenzialistiche che costituiscono il vero senso del lungo racconto e che, per fortuna, non è possibile spoilerare. È un lungo e lucidissimo incubo, in cui il fantastico serve non a &#8220;mascherare&#8221; la realtà ma, al contrario, a farla esplodere, tenderla fino all&#8217;estremo per rivelarne l&#8217;essenza. Una vena di humour nero mitiga in parte il tono cupissimo della vicenda, lo stessa combinazione che si ritrova anche nel secondo romanzo breve ospitato dal volume, &#8220;<strong>Le mosche</strong>&#8220;, variazione sul tema della lotta tra esseri umani e invasori votati al loro sterminio in cui la minaccia non arriva però dallo spazio più o meno profondo ma dagli umili e fastidiosi insetti, che di colpo sviluppano un&#8217;intelligenza messa immediatamente al servizio di una lotta ferocissima e senza quartiere contro il genere umano. Anche qui Spitz si dimostra un abilissimo gestore del ritmo narrativo e la vicenda, per quando prevedibile, si snoda in un altro crescendo di orrore e ironia. Le parti migliori sono quelle che riguardano le reazioni di ogni stato all&#8217;invasione, con una particolare menzione per la figura da operetta dell&#8217;italietta fascista e per l&#8217;apocalittico scenario evocato per la Germania nazista. Ma in generale ci sono sparsi abbastanza spunti da dare vita a milioni di fan-fiction (in fondo è l&#8217;apocalissi zombi con le mosche al posto dei morti viventi).<br />
Insomma, un volume che al prezzo di un pacchetto di sigarette mette insieme due bei pezzi di fantastico del primo Novecento. Tenete d&#8217;occhio bancarelle e remainders.</p>
<p><a title="More about 11/22/63" href="http://www.anobii.com/books/112263/9781451627282/01be0e869c89a22ada/"><img class="alignleft" style="padding:5px;" title="More about 11/22/63" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=5&amp;item_id=01be0e869c89a22ada&amp;time=1303379559" alt="More about 11/22/63" width="227" height="344" /></a>Se il protagonista di Spitz viaggia in avanti nel tempo con lo sguardo, il viaggio nel tempo di Jake Epping, il protagonista di &#8220;<strong>11/22/63</strong>&#8221; di Stephen King (Scribner) invece viaggia fisicamente indietro nel tempo fino al 1958. Era da parecchio tempo che non compravo un romanzo di King appena uscito; anzi, grazie ai potenti mezzi di Amazon, l&#8217;ho ricevuto sul Kindle proprio <em>appena</em> uscito. It&#8217;s a kind of magic, che mi sembrava giusto sfruttare per verificare subito se l&#8217;ambiziosa impresa del Re è stata coronata da successo. In &#8220;11/22/63&#8243;, infatti, lo scopo ultimo del viaggio nel tempo è impedire l&#8217;omicidio di John Kennedy il 22 novembre del 1963, nella speranza di cambiare in meglio il corso della storia. Da un&#8217;idea del genere può uscire una gigantesca cazzata o qualcosa di molto buono: King per fortuna sua ha pescato le carte giuste e ha costruito attorno a questa idea un romanzo fluviale in cui è riuscito a far stare insieme ricostruzione storica, personaggi tridimensionali e probabilmente più richiami alla sua cosmogonia di quanti io sia stato in grado di cogliere (sono stato un lettore della Torre Nera abbastanza distratto, ahimè).<br />
Colpisce, rispetto a molti altri romanzi di King di questa mole, la rapidità con cui si entra nel vivo della vicenda: il varco temporale verso il 1958 (e ritorno) viene introdotto praticamente all&#8217;inizio del libro ed Epping, docente di un liceo del Maine uscito dal matrimonio con un&#8217;alcolista, fa il suo primo viaggio indietro nel tempo quasi immediatamente. È una cosa un po&#8217; da episodio di &#8220;Ai confini della realtà&#8221;, ma che King riesce a spogliare da ogni possibile ingenuità e a farla sembrare assolutamente logica, così come succede con le &#8220;regole del gioco&#8221; secondo le quali il varco porta sempre nello stesso giorno del 1958 e nello stesso posto; qualunque azione effettuata nel passato che cambi il futuro viene annullata da un eventuale viaggio successivo; non importa quanto tempo si passi nel passato, nel &#8220;presente&#8221; saranno sempre passati solo due minuti.<br />
Insomma, sembra che King abbia fretta di sbrigare le formalità il più in fretta possibile per buttarsi a capofitto nel vivo della vicenda, cosa a cui si dedica diligentemente. C&#8217;è qualche eco da <em>Ritorno al futuro</em>, che non poteva non essere evocato in qualche modo (l&#8217;almanacco con i risultati sportivi), e c&#8217;è un commovente incontro a Derry con due personaggi di <em>It</em>. La ricostruzione dell&#8217;America di fine anni cinquanta-inizio anni sessanta fatta King è precisa e oscilla tra il fascino per un mondo più semplice e il rigetto per un mondo molto più bigotto e rigido (oltre che ovviamente segnato dalla segregazione razziale); un mondo che in ogni caso sembra offrire un perfetto rifugio a una delle più persistenti ed efficaci incarnazioni del Male secondo Stephen King, vale a dire il padre di famiglia violento con moglie e/o figli. Qui ne abbiamo addirittura tre occorrenze, una delle quali è proprio Lee Oswald, l&#8217;uomo che uccise JFK (taglio la testa al toro per non entrare nel campo minato delle ricostruzioni della morte di Kennedy, argomento su cui onestamente non so abbastanza per propendere per questa o quell&#8217;ipotesi; vi segnalo solo questo breve spezzone su una delle figure di contorno più inquietanti e a suo modo kinghiane di quella mattinata texana, <a href="http://www.nytimes.com/2011/11/22/opinion/the-umbrella-man.html?_r=2">l&#8217;uomo con l&#8217;ombrello</a>). Su così tante pagine di romanzo è fisiologico che ci siano alcuni momenti di stanca, specie nelle sequenze di raccordo tra le parti più importanti, ma generalmente King riesce a tenere alto il ritmo e, di tanto in tanto, a lasciare cadere senza troppo clamore frammenti di trama che troveranno completamento più avanti (così come alla fine vengono spiegate molte cose apparentemente senza senso che succedono nella prima parte del libro). Come nelle opere migliori di King, l&#8217;incantesimo per cui da un lato desideri di arrivare il più in fretta possibile alla fine del libro per scoprire che cosa succederà e dall&#8217;altro vorresti invece ritardare quel momento il più possibile per non dovere abbandonare i personaggi funziona benissimo e il libro si legge tutto sommato in fretta (anche se ovviamente leggerlo in inglese lo fa durare un po&#8217; di più).<br />
In questo caso, anticipare troppo della trama rovinerebbe il piacere della lettura; basti solo sapere che il finale è soddisfacente sia dal punto di vista delle implicazioni dei viaggi nel tempo sia da quello dello sviluppo dei personaggi. E che le due cose in qualche modo si sostengono a vicenda. Tenete a portata di mano i fazzoletti, in ogni caso.</p>
<p><a title="More about Chi non muore" href="http://www.anobii.com/books/Chi_non_muore/9788860886378/01889fa4b4a4ba56c6/"><img class="alignleft" style="padding:5px;" title="More about Chi non muore" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=5&amp;item_id=01889fa4b4a4ba56c6&amp;time=1316081261" alt="More about Chi non muore" width="161" height="249" /></a>&#8220;<strong>Chi non muore</strong>&#8221; di Gianluca Morozzi (Guanda) è un interessante tentativo da parte dello scrittore bolognese di riunire in un romanzo solo i due filoni della sua produzione – la commedia e il thriller-horror venato di sovrannaturale. In realtà, l&#8217;equilibrio tra i due elementi qui risulta sbilanciato sul primo versante: le tragicomiche vicende musical-sessual-sentimentali di Angie, giovane studentessa fuorisede che vive in un appartamento condiviso con improbabili coinquiline e cerca di conquistare un tormentato e sfuggente tastierista unico superstite dell&#8217;omicidio anni prima dei membri del suo gruppo, occupano la gran parte del libro e la decisa sterzata alla storia che danno le rivelazioni finali è davvero brusca. Ma nonostante questo difetto, il libro è uno spasso. Morozzi è riuscito a trovare una voce narrante femminile credibile attraverso la quale raccontare miserie, glorie e idiosincrasie del fuori-sedismo a Bologna, tra cui quella sensazione che hai che Bologna sia un po&#8217; una di quelle cittadine lovecraftiane in cui gli abitanti hanno i loro oscuri segreti che li spingono a non dare poi così tanta confidenza a chi viene da fuori (e l&#8217;assoluta certezza che la città finisca al Parco Nord e che da lì in poi ci sia una terra misteriosa in cui può accedere di tutto, cosa implicitamente confermata nel romanzo). L&#8217;altra parte del romanzo ha degli spunti interessanti (e c&#8217;entra con i due libri di sopra) ma è troppo compressa e accelerata per sfruttarli appieno; se Morozzi fosse riuscito a bilanciare perfettamente le due parti, avrebbe tirato fuori il suo capolavoro. Così, invece, è &#8220;solo&#8221; un libro molto divertente con un finale parecchio <em>what the fuck?</em></p>
<p><a title="More about La vita sessuale di Alessandro Baricco" href="http://www.anobii.com/books/La_vita_sessuale_di_Alessandro_Baricco/9788860630322/012248e4d2acfb4c91/"><img class="alignleft" style="padding:5px;" title="More about La vita sessuale di Alessandro Baricco" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=5&amp;item_id=012248e4d2acfb4c91&amp;time=0" alt="More about La vita sessuale di Alessandro Baricco" width="160" height="230" /></a>A proposito di storielline divertenti, &#8220;<strong>La vita sessuale di Alessandro Baricco</strong>&#8221; di Gianluca Colloca (Coniglio Editore) è un racconto breve in cui un gruppo di giovani italiani in vacanza all&#8217;estero si spaccia a turno per un famoso scrittore italiano per impressionare delle turiste.<br />
Il libro è una piacevole cazzatella pieno di quelle battute e situazioni che fanno tanto ridere noi maschi eterosessuali medi ma non è oggettivamente niente di che; una lettura piacevole per una mezz&#8217;oretta di treno, con un finale abbastanza scontato.</p>
<p><a title="More about For the Win" href="http://www.anobii.com/books/For_the_Win/9780765322166/015a8f742ef6e17ff9/"><img class="alignleft" style="padding:5px;" title="More about For the Win" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=015a8f742ef6e17ff9&amp;time=1273728911" alt="More about For the Win" width="128" height="193" /></a>Finita la parentesi, torniamo a bomba sulla fantascienza, con il secondo romanzo per <em>young adults</em> di Cory Doctorow, vale a dire &#8220;<strong>For the win</strong>&#8221; (Tor; disponible per il download in inglese <a href="http://craphound.com/ftw/download/">qua</a>).<br />
Secondo me, che di Cory Doctorow in italiano si trovi pochissimo (<em>X</em>, vale a dire <a href="http://www.google.com/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=little%20brother%20doctorow&amp;source=web&amp;cd=2&amp;ved=0CCYQFjAB&amp;url=http%3A%2F%2Fcraphound.com%2Flittlebrother%2F&amp;ei=2nzjTuKqM8rS4QSny_WDBQ&amp;usg=AFQjCNGX_4nUxjEo6T8biJ4tvwQkM7Pp_A">Little Brother</a>, il suo primo romanzo per <em>young adults</em> è da poco disponibile presso le librerie remainder) è un evidentissimo segno della povertà e della miopia del panorama editoriale italiano, perché Doctorow è un autore che si adopera in quella che si potrebbe definire con l&#8217;espressione desueta &#8220;narrativa d&#8217;anticipazione&#8221; o con la più precisa locuzione inglese &#8220;social science fiction&#8221;. In romanzi come <em>Little Brother</em>, <a href="http://www.google.com/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=makers%20doctorow&amp;source=web&amp;cd=2&amp;ved=0CDcQFjAB&amp;url=http%3A%2F%2Fcraphound.com%2Fmakers%2F&amp;ei=sHzjTsGsCsza4QSl6cGqBQ&amp;usg=AFQjCNF61suZjABQKWGb9SfUd1GEUUAbBA">Makers</a> o appunto <em>For the win</em> Doctorow racconta di un mondo &#8220;venti minuti nel futuro&#8221; per spiegare come le tecnologie stanno cambiando o cambieranno il nostro mondo sociale ed economico.<br />
<em>FTW</em> è un romanzo, come detto, per &#8220;ragazzi&#8221; ma ha il pregio di trattare i suoi lettori non come dei cretini e come tale può essere trovato godibile un po&#8217; da chiunque, credo (o almeno da me); Doctorow in questo ricorda molto R. A. Heinlein, per esempio, che scrisse <em>Starship Troopers</em> come un <em>juvenile</em>, l&#8217;equivalente di allora della categoria <em>young adults</em>, nonostante sia un romanzo tremendamente politico appena appena mascherato da storia d&#8217;avventura. FTW parla, principalmente, dell&#8217;economia dei mondi virtuali dei giochi di ruolo online come World of Warcraft (e tutta una serie di altri inventati per il romanzo da Doctorow, tra cui uno ambientato nella Wonderland di Carroll) per parlare dell&#8217;economia del mondo reale, dei diritti dei lavoratori, della situazione nelle fabbriche cinesi e via discorrendo. Ogni tanto l&#8217;azione si interrompe e partono delle efficaci lezioni di economia, condite da gustose metafore, per quella quella in cui si paragona l&#8217;economia a un treno in corsa (traduzione mia):</p>
<blockquote><p><em>So in practice, this big engine that determines how much food is grown, whether you&#8217;ll have to sell your kidneys to feed your family, whether the factory down the road will make Zeppelins, whether the restaurant on the corner can afford the coffee beans, all this important stuff has no one in charge of it. It is a runaway train, the driver dead at the switch, the passengers clinging on for dear life as their possessions go flying off the freight-cars and out the windows, and each curve in the tracks threatens to take it off the rails altogether. There is a small number of people in the back of the train who fiercely argue about when it will go off the rails, and whether the driver is really dead, and whether the train can be slowed down by everyone just calming down and acting as though everything was all right. These people are the economists, and some of the first-class passengers pay them very well for their predictions about whether the train is doing all right and which side of the car they should lean into to prevent their hats from falling off on the next corner. Everyone else ignores them.</em></p>
<p>Quindi, in pratica, questo enorme motore che determina quanto cibo viene coltivato, se dovrai vendere o no un rene per sfamare la tua famiglia, se la fabbrica in fondo alla strada costruirà Zeppelin o altro, se il ristorante sull&#8217;angolo si può permettere i chicchi di caffè e tutto queste genere di cose importanti non ha nessuno che lo controlli. È un treno in fuga il cui macchinista è morto ai comandi, con i passeggeri che cercano di aggrapparsi come disperati mentre ciò che possiedono vola fuori dai carri merci e dai finestrini, un treno che a ogni curva rischia di uscire dai binari. C&#8217;è un piccolo gruppo di persone in corsa al treno che discute animatamente su quando il treno deraglierà o se il macchinista è morto per davvero e se non fosse possibile fare rallentare il convoglio dandosi tutti una calmata e facendo finta che sia tutto a posto. Queste persone sono gli economisti e alcuni dei passeggeri in prima classe li pagano fior di quattrini per sapere se secondo le loro previsioni il treno sta andando bene e verso quale lato della carrozza dovrebbero piegarsi per evitare di perdere il cappello alla prossima curva. Tutti gli altri gli ignorano.</p></blockquote>
<p>Doctorow spiega i meccanismi dell&#8217;economia mentre un gruppo di ragazzini e ragazzine, americani, cinesi, indiani, lotta per i diritti dei lavoratori digitali (e non).<br />
È un romanzo che forse i quattro anni dalla stesura hanno reso ancora più attuale – leggevo le pagine sul funzionamento dell&#8217;economia mentre saliva la febbre da spread e si parlava di default – ed è il genere di cose che avrei voluto avere a disposizione quindici anni fa. Spero che qualcuno prima o poi lo traduca in italiano, ma ci credo poco.</p>
<p><a title="More about Steve Jobs" href="http://www.anobii.com/books/Steve_Jobs/9788804616320/018b8d0f1cbc8ff0b1/"><img class="alignleft" style="padding:5px;" title="More about Steve Jobs" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=5&amp;item_id=018b8d0f1cbc8ff0b1&amp;time=1318058896" alt="More about Steve Jobs" width="190" height="288" /></a>Dicevamo di numero speciale quasi completamente dedicato alla fantascienza; per certi versi rientra in questa categoria anche &#8220;<strong>Steve Jobs</strong>&#8221; di Walter Isaacson (Mondadori), biografia del co-fondatore della Apple morto a ottobre del 2011. Ci rientra perché in fondo Jobs è stato uno dei principali attori del cambiamento culturale per cui i computer sono passati negli anni settanta da cose gigantesche per utilizzi scientifici e industriali a oggetti di uso più o quotidiano per sempre più persone, non solo al lavoro ma anche in casa. È vero che Jobs non ha &#8220;inventato&#8221; nulla nel senso più stretto del termine, ma le sue intuizioni, la sua &#8220;visione&#8221;, sono state determinanti nel portare a un pubblico più ampio le scoperte di altri.<br />
La biografia di Isaacson è una biografia autorizzata, un genere che di solito si presta particolarmente all&#8217;agiografia. È piuttosto sorprendente, quindi, scoprire che Jobs non ha fatto nulla o quasi per tenere fuori dalle pagine del libro gli aspetti più spigolosi e meno accomodanti del suo carattere, dalle astruse convinzioni sull&#8217;igiene personale (da giovane era convinto che mangiando solo frutta non avesse bisogno di lavarsi) al ruvido trattamento riservato alle persone con cui ha lavorato, passando per il rifiuto di riconoscere la prima figlia, Lisa. Restano però fuori controversie ben più serie degli ultimi anni legate ai suicidi negli stabilimenti cinesi della <a href="http://www.telegraph.co.uk/finance/china-business/7773011/A-look-inside-the-Foxconn-suicide-factory.html">Foxconn</a>, dove si assemblano diverse linee di prodotti Apple.<br />
Isaacson è un biografo navigato e sa muoversi bene tra le decine e decine di interviste realizzate con le persone che hanno lavorato con Jobs, facendo scorrere una mole impressionante di avvenimenti senza particolari intoppi o momenti di stanca. Certo, il racconto della prima parte dell&#8217;avventura della Apple, che è anche il racconto della nascita dell&#8217;industria dell&#8217;home computer, è sicuramente molto più interessante di buona parte delle cose che succedono più avanti (non fosse altro perché gli eventi più recenti li abbiamo più o meno seguiti tutti &#8220;in diretta&#8221;).</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://buonipresagi.wordpress.com/2011/12/10/autodifesa-novembre-2011/"><img src="http://img.youtube.com/vi/2B-XwPjn9YY/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>Il tratto che emerge più spesso nel libro parlando di Jobs è la sua straordinaria capacità di persuasione delle persone, riconosciuta da più o meno chiunque abbia avuto a che fare con lui e definita quasi &#8220;magica&#8221;. Però allo stesso tempo quasi nessuno dà di lui un ricordo limpido, come se in un modo o nell&#8217;altro fosse riuscito nel corso della sua vita a infastidire in un modo o nell&#8217;altro, volente o nolente, più o meno tutte le persone con cui è entrato in contatto.<br />
L&#8217;impressione finale è che la Apple senza di lui farà una fine abbastanza orribile, perché non sembra il genere di persona capace di lasciare eredi: il bizzarro mix di carisma, idee audaci e idiosincrasie che ha dato vita ai prodotti con cui la Apple si è risollevata dopo il suo ritorno a Cupertino è probabilmente destinato a morire con lui. Andranno avanti con i progetti a cui ha lavorato prima di morire ancora per qualche anno e poi, salvo sorprese, inizierà un nuovo declino. Un po&#8217; tipo i Queen senza Freddie Mercury (tutto sommato due personaggi simili: origini esotiche – il padre biologico di Jobs era siriano –, stile di vita sregolato, idee folli sulla carta che si rivelano grazie al loro carisma vincenti, la malattia sotto i riflettori inseguiti dalla stampa scandalistica, al lavoro quasi fino all&#8217;ultimo respiro&#8230;).</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/buonipresagi.wordpress.com/1667/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/buonipresagi.wordpress.com/1667/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/buonipresagi.wordpress.com/1667/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/buonipresagi.wordpress.com/1667/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/buonipresagi.wordpress.com/1667/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/buonipresagi.wordpress.com/1667/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/buonipresagi.wordpress.com/1667/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/buonipresagi.wordpress.com/1667/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/buonipresagi.wordpress.com/1667/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/buonipresagi.wordpress.com/1667/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/buonipresagi.wordpress.com/1667/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/buonipresagi.wordpress.com/1667/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/buonipresagi.wordpress.com/1667/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/buonipresagi.wordpress.com/1667/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonipresagi.wordpress.com&amp;blog=3915674&amp;post=1667&amp;subd=buonipresagi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">More about La vita sessuale di Alessandro Baricco</media:title>
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		<title>In Dublin fair city (3 di 3)</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 18:31:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buonipresagi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1648" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/dscn7135.jpg"><img class="size-full wp-image-1648" title="DSCN7135" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/dscn7135.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Il Gallagher migliore è quello morto.</p></div>
<p>Si diceva che a Dublino tendenzialmente si mangia presto, specie se vuoi spendere poco.<br />
Con il senso del tempo completamente partito, ci infiliamo a cena attorno alle 19.30, ma per me potevano essere le due di notte o le nove. Era buio, di più non so.<br />
Affrontiamo una leggera cena locale a base di stufati, pane di segale e ciotole di burro salato (ho dovuto contenermi per non dare spettacolo, ma giuro che avrei chiesto dell&#8217;altro pane per finire tutta la ciotola) e siamo pronti a buttarci di nuovo nella <strong>rutilante vita notturna dublinese!</strong><br />
(scusate il punto esclamativo e il grassetto, per un attimo ero convinto di stare scrivendo per <a href="http://www.nuok.it">nuok.it</a>)</p>
<p>Prima torniamo verso Occupy Dame Street, dove c&#8217;è della gente che suona. Come ovunque a Dublino.<br />
Poi scendiamo di nuovo per Grafton Street, dove c&#8217;è dell&#8217;altra gente che suona. Anzi, che Suona, con la S maiuscola: sono in due, batteria e basso, quarant&#8217;anni in due a dir tanto e sparano del funk precisissimo e orecchiabile come se niente fosse. Gli lascio degli spicci che se li meritano davvero.<br />
Arriviamo fino in fondo alla via, a St Stephen&#8217;s Green e ci troviamo davanti a un <em>hen party</em>, un addio al nubilato, organizzato con i fiocchi: una trentina di donne dai venti ai cinquant&#8217;anni che sbarcano da un pullmino a noleggio, tutte vestite coordinate con cappello di pailettes, giarrettiera rosa in vista sulle calze. Portano come in trofeo un bambolo gonfiabile gonfiato e pronto all&#8217;uso, che si divertono a puntare verso i passanti. Seguiamo la comitiva a debita distanza per vedere dove vanno, c&#8217;è un momento molto WTF quando passano davanti a un teatro da cui stanno uscendo bimbette di una scuola di danza che hanno appena fatto il loro saggio e da un lato hai tutte queste bambine in abito da ballerina e dall&#8217;altro il bambolo. Oscar Wilde avrebbe scritto un aforisma meraviglioso, lo so.</p>
<p>Dopo avere gironzolato ancora un po&#8217;, chiudiamo la serata al <a href="http://www.thetemplebarpub.com/">Temple Bar Pub</a>, dove c&#8217;è, indovinate un po?, una tizia che suona. Il Temple Bar è stato teatro, nel luglio del 2011, di un Guinness World Record: un tizio, Dave Browne, è salito sul palco per suonare la chitarra e ha smesso dopo cinque giorni (ogni 8 ore poteva fare una pausa di 40 minuti, più 3o secondi tra un brano e l&#8217;altro) e spiccioli, per un totale di <a href="http://www.rte.ie/ten/2011/0617/browned.html">114 ore e 20 minuti</a>.<br />
Qui sotto lo potete ammirare, sulla destra, alla 93ima ora:</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://buonipresagi.wordpress.com/2011/12/04/in-dublin-fair-city-3-di-3/"><img src="http://img.youtube.com/vi/bPs3PFWwKO4/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>Quando la cantante l&#8217;ha annunciato sul palco c&#8217;è stata una meritata standing ovation per l&#8217;impresa compiuta. Come chitarrista invece non è che sia eccezionale, nel senso che è parecchio veloce ma anche parecchio inespressivo. Ma l&#8217;importante è che comunque posso spuntare dalla mia lista di cose da fare nella vita &#8220;stonare <em>The Wild Rover</em> in un pub irlandese&#8221; (resta <em>Whiskey in the Jar</em>, però).<br />
È anche divertente notare l&#8217;allegra disinvoltura con cui chi suona da queste parti mette insieme brani tradizionali, grandi classici (tipo <em>Sweet Home Alabama</em>), vecchi successi da one hit wonder (ho sentito <em>Save tonight</em> di Eagle-Eye Cherry in almeno due pub diversi) e cose contemporanee (la tizia ha fatto una <em>Someone like you</em> di Adele da pelle d&#8217;oca). Rispetto all&#8217;Italia e alle pletore di cover band di Vasco o Ligabue o alla tristezza del pianobar con le basi midi c&#8217;è un abisso gigantesco di cultura musicale e rapporto con la musica.</p>
<p><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/dscn7157.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1651" title="DSCN7157" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/dscn7157.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>La mattina dopo, affrontiamo la seconda colazione irlandese della nostra vita con una certa disinvoltura (Lucilla chiede se è possibile non prendere le salsicce e per punizione le portano doppia razione di uova), lasciamo i bagagli in albergo e andiamo a prendere l&#8217;autobus per Howth.<br />
Cose da sapere per prendere l&#8217;autobus a Dublino: se non avete comprato il biglietto da qualche parte, lo fate a bordo. Dovete avere il denaro contato, in monetine. Se non le avete contate l&#8217;autista vi dà una ricevuta con cui potete andare a ritirare il resto in O&#8217;Connell street.<br />
Howth, dicevo, è un&#8217;idea come un&#8217;altra: o per essere più precisi un borgo di pescatori a una quarantina di minuti da Dublino, su un promontorio circondato da scogliere. La cosa migliore da fare è prendere il 31 nei pressi della Custom House e scendere all&#8217;ultima fermata, in cima a una collina. Da lì si sale ancora un po&#8217; e si arriva a un parcheggio da cui si dipartono i sentieri sulla scogliera, che offrono percorsi più o meno lunghi a seconda di quanto tempo si ha disposizione (e quanta voglia di camminare). Noi scegliamo quello più breve, che comunque regala un buon assaggio di quelle cose a cui pensi quando pensi all&#8217;Irlanda.</p>
<p><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/dscn7171.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1652" title="DSCN7171" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/dscn7171.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>In fondo alla passeggiata, quando si entra a Howth, c&#8217;è un condominio che tiene in bella mostra un esempio di raffinato buongusto nell&#8217;arredare gli spazi esterni:</p>
<div id="attachment_1653" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/dscn7173.jpg"><img class="size-full wp-image-1653" title="DSCN7173" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/dscn7173.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Dannati Lannister</p></div>
<p>Stremati dalla passeggiata e dalla frugale colazione, ci fiondiamo nel primo posto che troviamo per della caffeina zuccherata con il latte e un dolcetto: e lì mi scontro per la prima volta con le deviazioni dallo standard della pronuncia locale, quando la signora mi chiede se nel mio <em>scone</em> ci voglio &#8220;potter&#8221;. Era come se mi parlassero nell&#8217;incomprensibile caricatura dell&#8217;accento liverpooliano di Yellow Submarine, ma senza sottotitoli. Alla fine capisco che &#8220;potter&#8221; sta per &#8220;butter&#8221;, ma credo che invece non ci sia nulla da fare per la distinzione tra &#8220;white coffee&#8221;, &#8220;latte&#8221;, &#8220;cappuccino&#8221; e altre mille robe che alla fine hanno tutte lo stesso sapore.<br />
Se vi piace fotografare gabbiani e affini, come dovrebbe piacere a qualsiasi persona nel pieno delle facoltà intellettiva, Howth è un bel posto: i pennuti sono ovunque e sono abituati agli umani quanto basta per fare delle foto ravvicinante (avere una compatta con uno zoom ottico da 26x aiuta, poi).</p>
<p><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/dscn7177.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1655" title="DSCN7177" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/dscn7177.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Ma l&#8217;attrazione zoologica di Howth, quella che ci ha portato lì, è un&#8217;altra: le foche. Da uno dei due moli del porto, dice la guida, è possibile vedere le foche, che gironzolano lì aspettando che qualcuno gli tiri da mangiare. &#8220;Ma figurati se le vedremo&#8221;, dicevo io la sera prima e mi tornava in mente di quando nell&#8217;estate del 1988 feci un viaggio con i miei in California.<br />
<em>Durante uno degli spostamenti in macchina sulla costa mio padre insiste per fermarci in un posto che si chiama &#8220;Baia delle foche&#8221;. Mia madre, con sano scetticisimo genovese per cui la fregatura è sempre dietro l&#8217;angolo, scende dalla macchina dicendo &#8220;ma figurati se ci sono le foche&#8221;. Pochi metri al largo, un nutrito gruppo di foche prende il sole su uno scoglio.<br />
</em>Tredici anni e passa dopo, la scena è la stessa: a ridosso del molo due foche se ne stanno beate in acqua a guardare verso i turisti aspettando del pesce. Poco dopo ne arriva una terza, che si piazza anche lei lì a fissarci con l&#8217;espressione un po&#8217; da <em>here we are, entertain us</em>.</p>
<p><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/dscn7187.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1656" title="DSCN7187" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/dscn7187.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/dscn7188.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1657" title="DSCN7188" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/dscn7188.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/dscn7211.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1659" title="DSCN7211" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/dscn7211.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Restiamo un po&#8217; a lì a guardare le foche che ci guardano mentre le guardiamo, poi passeggiamo fino in fondo al molo, irrigidendoci ogni volta che passano degli italiani.<br />
Facciamo un salto alle bancarelle del mercatino che offrono un sacco di roba che sarebbe bello assaggiare, se non fosse che la colazione irlandese è ancora lì che aspetta. Poi però dopo un altro po&#8217; che camminiamo ci viene un po&#8217; di fame e ci diciamo che sarebbe un peccato andarsene senza avere mangiato neanche un po&#8217; di fish and chips.<br />
Il risultato è questo:</p>
<div id="attachment_1660" class="wp-caption aligncenter" style="width: 490px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/dscn7217.jpg"><img class="size-full wp-image-1660" title="DSCN7217" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/dscn7217.jpg?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">La cosa positiva è che abbiamo tirato tranquillamente avanti fino alla colazione del giorno dopo senza mangiare altro.</p></div>
<p>(e niente, finisce così. L&#8217;Irlanda voglio ricordamela così, con il sole in faccia e il fritto in panza)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/buonipresagi.wordpress.com/1647/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/buonipresagi.wordpress.com/1647/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/buonipresagi.wordpress.com/1647/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/buonipresagi.wordpress.com/1647/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/buonipresagi.wordpress.com/1647/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/buonipresagi.wordpress.com/1647/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/buonipresagi.wordpress.com/1647/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/buonipresagi.wordpress.com/1647/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/buonipresagi.wordpress.com/1647/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/buonipresagi.wordpress.com/1647/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/buonipresagi.wordpress.com/1647/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/buonipresagi.wordpress.com/1647/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/buonipresagi.wordpress.com/1647/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/buonipresagi.wordpress.com/1647/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonipresagi.wordpress.com&amp;blog=3915674&amp;post=1647&amp;subd=buonipresagi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Un ebook per Sergio Bonelli</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 16:03:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buonipresagi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come promesso, ecco l&#8217;ebook collettivo su Sergio Bonelli, che oggi avrebbe compiuto 79 anni. Si può comodamente scaricare in pdf, epub o mobi. Grazie a chi ha condiviso i suoi ricordi e i suoi pensieri. E grazie anche a chi &#8230; <a href="http://buonipresagi.wordpress.com/2011/12/03/un-ebook-per-sergio-bonelli/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonipresagi.wordpress.com&amp;blog=3915674&amp;post=1638&amp;subd=buonipresagi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1642" class="wp-caption aligncenter" style="width: 430px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/cover1.jpg"><img class="size-full wp-image-1642" title="cover" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/12/cover1.jpg?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Immagine di Vittorio Tolu</p></div>
<p>Come <a title="E venne il giorno: un ebook dedicato a Sergio Bonelli (call for papers)" href="http://buonipresagi.wordpress.com/2011/09/28/e-venne-il-giorno-un-ebook-dedicato-a-sergio-bonelli/">promesso</a>, ecco l&#8217;ebook collettivo su Sergio Bonelli, che oggi avrebbe compiuto 79 anni.<br />
Si può comodamente scaricare in <a href="http://dl.dropbox.com/u/962113/ebook_bonelli/signorbonelli.pdf">pdf</a>, <a href="http://dl.dropbox.com/u/962113/ebook_bonelli/Signor%20Bonelli%2C%20Signor%20Nolitta%20-%20AA.%20VV_.epub">epub</a> o <a href="http://dl.dropbox.com/u/962113/ebook_bonelli/Signor%20Bonelli%2C%20Signor%20Nolitta%20-%20AA.%20VV_.mobi">mobi</a>.<br />
Grazie a chi ha condiviso i suoi ricordi e i suoi pensieri. E grazie anche a chi non ha partecipato ma ha diffuso l&#8217;appello.<br />
Se per caso questi testi facessero venire voglia a chiunque di buttare giù qualcosa, si può sempre fare la seconda versione :-)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/buonipresagi.wordpress.com/1638/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/buonipresagi.wordpress.com/1638/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/buonipresagi.wordpress.com/1638/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/buonipresagi.wordpress.com/1638/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/buonipresagi.wordpress.com/1638/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/buonipresagi.wordpress.com/1638/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/buonipresagi.wordpress.com/1638/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/buonipresagi.wordpress.com/1638/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/buonipresagi.wordpress.com/1638/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/buonipresagi.wordpress.com/1638/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/buonipresagi.wordpress.com/1638/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/buonipresagi.wordpress.com/1638/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/buonipresagi.wordpress.com/1638/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/buonipresagi.wordpress.com/1638/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonipresagi.wordpress.com&amp;blog=3915674&amp;post=1638&amp;subd=buonipresagi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Alcune cose che ho imparato da un fake</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 21:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buonipresagi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[siamo entrati in una fase fantozziana della storia del rapporto con il potere o forse ci siamo solo tornati]]></category>
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		<description><![CDATA[Secondo voi la prima preoccupazione di Mario Monti il 9 novembre 2011, appena è stata annunciata la volontà di Napolitano di nominarlo senatore a vita è farsi consegnare da Berlusconi la password di un improbabile account di twitter intestato a Palazzo Chigi?
 <a href="http://buonipresagi.wordpress.com/2011/11/21/alcune-cose-che-ho-imparato-da-un-fake/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonipresagi.wordpress.com&amp;blog=3915674&amp;post=1620&amp;subd=buonipresagi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/fantozzi_01_358.jpg?w=400&#038;h=221" alt="" width="400" height="221" /><p class="wp-caption-text">L&#039;ufficio di Mario Monti a Palazzo Chigi</p></div>
<p>Secondo voi la prima preoccupazione di Mario Monti il 9 novembre 2011, appena è stata annunciata la volontà di Napolitano di nominarlo senatore a vita è farsi consegnare da Berlusconi la password di un improbabile account di twitter intestato a Palazzo Chigi?</p>
<p>Se pensate di sì, non siete da soli.<br />
La vicenda di @palazzochigi (ora <a href="https://twitter.com/#!/PChigi">@PChigi</a>) l&#8217;account fake di Mario Monti su twitter è stata un bel reagente che ha suscitato reazioni interessanti sull&#8217;uso che gli italiani fanno della Rete.<br />
Per un riassunto esauriente di quello che è successo, il punto di partenza è <a href="http://storify.com/uomoinpolvere/son-furbo-io-fake">questo Storify</a> di Uomoinpolvere, che contiene i link a tutto quello che dovete sapere.<br />
Per i frettolosi, un riassunto per sommissimi capi: @palazzochigi <a href="http://storify.com/jumpinshark/palazzochigi-su-twitter-con-serieta-e-sobrieta">esisteva dal 2009</a> e risultava &#8220;intestato&#8221;  a Silvio Berlusconi. Il 9 novembre del 2011 è passato sotto la guida di Mario Monti e ha iniziato un&#8217;intensa attività di diffusione di messaggi che inneggiavano a sobrietà, austerità e rigore:</p>
<div>
<blockquote>
<div>Austerità,sacrificio,serietà. Questa la ricetta per recuperare i 20 anni di sprechi. Mi attende un incarico difficile ma sono ottimista.</div>
</blockquote>
</div>
<blockquote>
<div>#Italia è ora di dormire. Domani iniziano i sacrifici.Dormire presto significa risparmiare energia e avere una vita rigorosa e austera.</div>
<div></div>
<div>Dopo una frugale e austera colazione mi reco al colle dove incontrerò il Presidente Napolitano. La lista dei salvatori dell&#8217;#Italia è pronta</div>
</blockquote>
<div>È abbastanza facile rendersi conto che sia un fake: Monti non è ancora presidente del consiglio, quindi figurarsi se riterrebbe austero e rigoroso emettere già messaggi come se lo fosse. Però d&#8217;altro canto lo stile potrebbe trarre in inganno, i messaggi sono perfettamente in character e sono i giorni in cui mezza Italia è in preda all&#8217;euforia di incontrare il nuovo capo.<br />
E quindi succede che <a href="http://storify.com/uomoinpolvere/sua-eccellenza-il-palazzo-questo-mondo-ormai-e-mar">un sacco di gente inizia a rispondere</a> come se stesse parlando con il vero Monti.<br />
È un tripudio di auguri di buon lavoro, complimenti per essere su twitter, richieste, anche qualche dubbio. A un certo punto chi si occupa di tenere traccia delle risposte più esilaranti getta la spugna e affida il tutto <a href="https://www.evernote.com/pub/dustedman/palazzochigi">a un servizio automatico</a>, che tanto nel mucchio si trovano comunque perle gustose.</div>
<div>
<div>
<div></div>
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<div>GRANDE @palazzochigi, decisamente al passo con i tempi il che per i ns. tempi è piuttosto raro</div>
</blockquote>
</div>
<blockquote>
<div></div>
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<div>@palazzochigi Complimenti per l&#8217;apertura di questo. Finalmente qualcosa di nuovo dopo anni di power point auto celebrativi in prima serata..</div>
</div>
<div></div>
</blockquote>
<div>
<div>
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<div>@palazzochigi fra lo stile monastico dei primi benedettini ed il vivere quotidiano di un uomo sobrio. Piacevolmente stimolante. Buon lavoro</div>
</blockquote>
</div>
<div></div>
<div>(ho levato gli autori per carità, ma ai link trovate tutto)<br />
In tutto questo, già il 16 novembre era online <a href="http://www.lademocrazia.it/palazzochigi-cambio-di-governo-cambio-di-fake-2861">un articolo</a> che ricostruiva la vicenda del fake, facilmente reperibile cercando &#8220;fake palazzochigi&#8221; su google. Ma nel frattempo, il 14 novembre, Andrea Sarubbi, parlamentare PD, aveva già chiamato le guardie:</div>
</div>
<blockquote class='twitter-tweet'><p>Ho segnalato @<a href="https://twitter.com/palazzochigi">palazzochigi</a> alla Polizia postale. Game over, spero presto. <a href="http://twitter.com/search?q=%23sapevatelo" title="#sapevatelo">#sapevatelo</a>&mdash; <br />Andrea Sarubbi (@andreasarubbi) <a href='http://twitter.com/#!/andreasarubbi/status/136037194988142593' data-datetime='2011-11-14T11:06:09+00:00'>November 14, 2011</a></p></blockquote>
<div>La sera del 20 novembre @palazzochigi <a href="http://jumpinshark.blogspot.com/2011/11/andrea-sarubbi-col-ditino-alzato-spiega.html">è stato chiuso</a>, non si sa se a seguito di questa segnalazione alla polizia postale o perché le segnalazioni di utenti che una volta scoperto il fake si erano sentiti oltraggiati hanno superato la soglia critica che fa attivare gli automatismi di cancellazione.<br />
Segue, ovviamente, dibattito.<br />
I sostenitori di @palazzochigi rivendicano la legittimità dell&#8217;account perché il contenuto dei messaggi, con il loro ossessivo insistere su quelle due o tre parole d&#8217;ordine, la storia dell&#8217;account e la diffusione dell&#8217;informazione della sua natura &#8220;non realistica&#8221; facevano capire di che cosa si trattava esattamente.<br />
Da parte di chi applaude la chiusura, invece, si denuncia la &#8220;confusione&#8221; che quell&#8217;account creava negli utenti e si paventa anche un reato di furto di identità. In controluce, anche se mai esplicitata, siamo in molti a credere che chi ha agito così non vedeva di buon occhio un perculamento di Monti. Del resto, l&#8217;account ha funzionato a pieno regime tra il maggio del 2010 e il maggio del 2011 a firma &#8220;Silvio Berlusconi&#8221; senza che nessuno avesse da ridire.<br />
<a title="Ci divertiamo, facciamo i scemi e qualche volta pensiamo" href="http://buonipresagi.wordpress.com/2011/10/03/ci-divertiamo-facciamo-i-scemi-e-qualche-volta-pensiamo/"> Mi sono ripromesso</a> di usare il meno possibile la parola &#8220;satira&#8221; perché in questi dieci anni l&#8217;abbiamo consumata così tanto che ormai non serve più a nulla, quindi dirò che secondo me @palazzochigi operava su due piani: quello dello scherzo, perché comunque il suo intento era quello di fare credere, almeno per un attimo, che si trattasse davvero di un account ufficiale e quello della critica al discorso politico di Monti e alla sua ricetta. Una volta che ti rendi conto che quello non può essere il vero Monti, ciò che scrive – che è simile a quello che dice il vero Monti – aiuta a far vedere di che cosa parliamo quando parliamo di governo Monti (probabilmetnte): un gruppo di compiti signori che con molto garbo e <em>savoir faire</em> si apprestano a operare una cura medievale sui nostri culi, se posso citare Tarantino senza venire accusato di omofobia (mi inquietano le cure medievali a prescindere, su qualunque parte del mio corpo possano venire applicate). Inoltre: chi parla di possibilità di confusione tra Monti e il suo fake implicitamente ammette che il nuovo PresDelCons (Prof. Dott. Arch. Lup. Mann. PresDelCons, scusate) è indistinguibile da una sua caricatura fissata con austerità, rigore e frugalità che raccomanda ai cari dip&#8230; ai concittadini, scusate, di andare a letto presto. E questo è un effetto implicito divertentissimo di cui questa gente non si rende conto.<br />
Insomma, se poi volete usare quella parola là consumata per brevità va anche bene, ma sappiate che io la intendevo così.<br />
Quindi per me l&#8217;account poteva benissimo restare dov&#8217;era. Purtroppo twitter, regolamento alla mano, poteva tranquillamente obliterarlo; ma non è detto che ciò che è legittimo per i TOS di un servizio sia pure giusto (&#8220;ho letto e accetto le condizioni&#8221; è la più diffusa menzogna del web).<br />
Tra l&#8217;altro questa vicenda ha fatto emergere uno dei lati di twitter che meno sopporto, vale a dire tutto quel sottobosco di professionisti del web trenta-quarantenni che comunicano a cancellettate spiritose (già il #sapevatelo del post di Sarubbi è da mettere mano alla Luger), tipo quelli riuniti sotto il nome di <a href="http://www.socialeroi.it/2011/08/genesi-dei-socialeroi-se/">SocialEroi</a> (che la Lipperini ribattezza efficacemente &#8220;<a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/11/21/f-for-fake-and-fear/">tecnoesaltati</a>&#8220;). Tutti coalizzati a colpi di &#8220;come siamo corretti, come siamo social&#8221; per fare chiudere una roba che non faceva del male a nessuno.</div>
<div></div>
<div>Ma del resto non è niente che non abbia già visto da vicino.</div>
<div>Un paio di anni fa un mio amico, dopo non mi ricordo più che uscita papale sulle radici cristiane, aprì un gruppo su facebook chiamato &#8220;Difendiamo le radici cristiane – No alle cifre arabe nella scuola&#8221;. In pochissimi giorni si trovò 10.000 iscritti; solo che mentre fino a una soglia x gli iscritti erano praticamente tutte persone abbastanza istruite da capire il senso della cosa, a un certo punto iniziarono ad arrivare persone che, in un senso o nell&#8217;altro non avevano capito nulla. Il manifesto partiva serio ma svaccava già alla prima parentesi, per poi partire nell&#8217;assurdo e chiudersi nell&#8217;assurdo (lo riporto per intero perché è un gioiello a cui vorrei avere pensato io):</div>
</div>
<div></div>
<blockquote>
<div>Rimediamo all&#8217;errore commesso dai nostri antenati quando, con il loro permissivismo, hanno lasciato che l&#8217;Islam venisse a minare le profonde radici CRISTIANE! dell&#8217;Europa e dell&#8217;ITALIA!, imponendoci le sue CIFRE ARABE! (Poi, poco importa se il sistema di numerazione decimale-posizionale ha avuto origine in India, non mi sembra il caso di alzare inutilmente il livello della dissertazione e fare, chessò, della cultura.)</div>
</blockquote>
<div>
<blockquote><p>Essì! EBBRAVI! Ieri le cifre arabe, domani il BURQA?<br />
Meglio un uovo oggi che una GALLINA domani? Perché ogni tanto enfatizzo parole alla cazzo scrivendole in MAIUSCOLO?</p>
<p>Sono venuti ad instillare il veleno del numero zero nelle nostre menti, ma io dico che è ora che BASTA!!! TORNIAMO AI NUMERI ROMANI!!! Per svariate ragioni:</p>
<p>I &#8211; così posso scrivere &#8220;primo&#8221; con UNA LETTERA SOLA;</p>
<p>II &#8211; è un sistema di numerazione additivo, e &#8220;addittivo&#8221; ti fa capire che non può che diventare sempre PIU&#8217; GRANDE!;</p>
<p>III &#8211; l&#8217;hanno inventato i ROMANI!, che si sa, sono i fondatori della nostra GRANDE PATRIA! (Tutti sanno che Cavour era Primo Ministro di GIULIO CESARE!);</p>
<p>IIII (anzi, no IV, via, ma quant&#8217;è ganza &#8216;sta numerazione!) &#8211; che i ROMANI! sono anche i fondatori del CRISTIANESIMO!, infatti se non fosse stato per loro Gesù non l&#8217;avrebbero crocifisso, magari l&#8217;avrebbero lapidato e adesso anziché farci il segno della croce ci tireremmo I SASSI! (E chissà poi cosa ci sarebbe appeso NELLE AULE!);</p>
<p>V &#8211; per Vendetta!;</p>
<p>VI &#8211; perchè con i numeri ROMANI! esami come Analisi Matematica non sono più fattibili e ce li togliamo DALLE PALLE!</p>
<p>DIFENDIAMO LE RADICI CRISTIANE! TUTELIAMO LE NOSTRE TRADIZIONI! RESPINGIAMO I MOSTRI DI VEGA! COMBATTIAMO LE DOPPIE PUNTE! Non vogliamo le cifre arabe, ISLAMICHE! E nemmeno la filosofia greca, PAGANA! E neanche la geometria di Euclide, GRECO quindi PAGANO! E neppure la chimica, che gli alchimisti sono ADEPTI DI SATANA! E nemmanco la scrittura, inventata dai Fenici ADORATORI DI BAAL!</p>
<p>ONORE E GLORIA!</p>
<p>STATO E FAMIGLIA!</p>
<p>CASA E CHIESA!</p>
<p>SALSA E MERENGUE!</p>
<p>DUNGEONS E DRAGONS!</p></blockquote>
<p>Ecco, a un certo punto sula bacheca iniziarono a comparire messaggi di fascisti che inneggiavano alle radici cristiane convinti di essere tra loro simili e di gente che la pensava come chi amministrava la pagina ma che non aveva capito nulla del suo vero contenuto. Com&#8217;è come non è, nel giro di dieci giorni la pagina venne chiusa per segnalazioni, verosimilmente dopo una &#8220;crociata&#8221; di segnalazione da parte di quelli che teoricamente dovevano essere dalla &#8220;nostra&#8221; parte (dico nostra perché nel frattempo ero diventato amministratore). Il gruppo è poi stato ricreato, ha una dimensione più contenuta e non ha più avuto problemi.</p>
<p>Insomma, la divagazione per dire che internet, purtroppo o per fortuna, non è già più quello &#8220;di una volta&#8221;. L&#8217;aumento di gente che si avventura nella &#8220;parte abitata del web&#8221; fa  sì che i codici che prima credevamo diffusi non lo sono più così tanto (scusate il tono da veterano, che mi fa anche un po&#8217; ridere; ma tutto sommato in tredici anni di uso del web e sette di blog qualcosina ho visto cambiare – e chi è in rete da ancora prima ne avrà visto ancora di più). E quando le cose che richiedono la decifrazione di codici complessi tra role playing, verità, menzogna, mascheramento e quant&#8217;altro (you can quadrato semiotico anything you want) escono dalla cerchia di persone per cui sono state pensate e arrivano a un pubblico più ampio i risultati sono spesso disastrosi per chi è &#8220;di nicchia&#8221;. Tra l&#8217;altro twitter, con la recente invasione di volti della tv (Fiorello che da della rosicona a Sabina Guzzanti! Jerry Scotti! E chissà quanti altri a breve) rischia di diventare facilmente il nuovo facebook (finché stanno lontani da tumblr possono fare quello che vogliono).</p>
<p>Però c&#8217;è un però.<br />
Al netto dell&#8217;idiozia, del servilismo, dell&#8217;ingenuità, dell&#8217;analfabetismo nell&#8217;uso degli strumenti di internet, molte delle persone che hanno interagito con l&#8217;account fake di Palazzo Chigi hanno espresso il desiderio di potere avere un rapporto più diretto con chi li governa (o almeno con uno stagista). Hanno trovato tutto sommato logico che nel 2011 il governo avesse aperto un canale di comunicazione (anche unilaterale) su un social network di grande diffusione.<br />
Non che essere sui social network sia un valore in sé, per le istituzioni. Però in questo senso i molti aspiranti interlocutori di Monti hanno dato un&#8217;indicazione delle cose che vorrebbero da chi li governa.<br />
Sembrerà una scemata, ma @palazzochigi ha forse involontariamente fornito ai futuri consulenti di immagine del governo un buon case study da cui partire per valutare eventuali strategie future di comunicazione in rete.<br />
Non male, per una cosa nata FOR TEH LULZ.</p>
<p>Se siete arrivati fino a qua meritate un premio (un fake che genera confusione e che andrebbe bannato):</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://buonipresagi.wordpress.com/2011/11/21/alcune-cose-che-ho-imparato-da-un-fake/"><img src="http://img.youtube.com/vi/o-tFVx1A-Ok/2.jpg" alt="" /></a></span>
</div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/buonipresagi.wordpress.com/1620/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/buonipresagi.wordpress.com/1620/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/buonipresagi.wordpress.com/1620/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/buonipresagi.wordpress.com/1620/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/buonipresagi.wordpress.com/1620/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/buonipresagi.wordpress.com/1620/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/buonipresagi.wordpress.com/1620/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/buonipresagi.wordpress.com/1620/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/buonipresagi.wordpress.com/1620/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/buonipresagi.wordpress.com/1620/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/buonipresagi.wordpress.com/1620/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/buonipresagi.wordpress.com/1620/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/buonipresagi.wordpress.com/1620/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/buonipresagi.wordpress.com/1620/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonipresagi.wordpress.com&amp;blog=3915674&amp;post=1620&amp;subd=buonipresagi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>In Dublin fair city (2 di 3)</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 15:14:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buonipresagi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eravamo rimasti, sconsolati, a metà dell’Ha’Penny Bridge a guardare i lucchetti mocciani. Attraversato il ponte, siamo di nuovo a Temple Bar, che essendo giusto le dieci e venti ha l’aria di una casa di studenti fuorisede il mattino dopo una &#8230; <a href="http://buonipresagi.wordpress.com/2011/11/19/in-dublin-fair-city-2-di-boh/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonipresagi.wordpress.com&amp;blog=3915674&amp;post=1581&amp;subd=buonipresagi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://buonipresagi.wordpress.com/2011/11/19/in-dublin-fair-city-2-di-boh/"><img src="http://img.youtube.com/vi/D3ZuZaKlF00/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p><a title="In Dublin fair city (1 di boh)" href="http://buonipresagi.wordpress.com/2011/11/12/in-dublin-fair-city/">Eravamo rimasti</a>, sconsolati, a metà dell’Ha’Penny Bridge a guardare i lucchetti mocciani.<br />
Attraversato il ponte, siamo di nuovo a Temple Bar, che essendo giusto le dieci e venti ha l’aria di una casa di studenti fuorisede il mattino dopo una festa. Sonnecchiosamente le bancarelle di roba per turisti mettono fuori la loro mercanzia, mentre gli spazzini si danno da fare per ridare una parvenza di ordine alle strade (Dublino è mediamente sporca, cosa in cui ricorda un po’ Genova). Iniziamo, già che ci siamo, la ricerca di magneti da frigo, sia per uso personale sia come regalo a chi ama riceverne, e abbiamo un primo assaggio di un problema che ci perseguiterà per tutto il giorno: i magneti da frigo in vendita a Dublino fanno mediamente schifo. Anche per la media dei magneti da frigo. Sono giganteschi, obbligatoriamente in rilievo e brutti (il meno peggio sarà un <a href="http://www.google.com/search?q=temple+bar+pub&amp;hl=it&amp;safe=off&amp;client=safari&amp;rls=en&amp;prmd=imvns&amp;tbm=isch&amp;tbo=u&amp;source=univ&amp;sa=X&amp;ei=torHTu-XGIvJswb8-92IBw&amp;ved=0CGkQsAQ&amp;biw=1035&amp;bih=613">Temple Bar Pub</a> in rilievo, con la sua facciata rossa e una bicicletta appoggiata che non credo sia una citazione di De Andrè; e uno piatto con una pubblicità della Guinness d’annata). Io per conto mio mi compro un paio di spilline, un “pog ma thoin” e un “I’ll be Irish in a few beers” (e finalmente mi daranno una bicicletta), da mettere rigorosamente in Italia perché va bene essere turisti ma fare la figura di quelli che girano a New York con la maglietta I ♥ NY Vediamo anche le prime bancarelle di un mercato di cibo che si svolge il sabato in zona, ma siamo ancora provati dalla colazione e rifuggiamo la vista del cibo, puntando invece decisi verso il Dublin Castle. Al Dublin Castle non entriamo per la visita. Ci limitiamo a gironzolare nei cortili, guardiamo da fuori la torre medievale e ci godiamo la giornata fredda ma soleggiatissima. Dedichiamo qualche minuto anche a ispezionare il gift shop, che trabocca ovviamente di magneti improponibili.</p>
<div id="attachment_1582" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn7049.jpg"><img class="size-full wp-image-1582" title="DSCN7049" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn7049.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Le tende proseguivano sul lato sinistro</p></div>
<p>Sulla strada per il Trinity College, su Dame Street, c’è l’accampamento di <a href="http://www.occupydamestreet.org/">Occupy Dame Street</a>, la branca dublinese del movimento Occupy (gli “indignados”) che si è collocata davanti alla Central Bank. Dopo un boom nel corso degli anni Novanta, l’Irlanda si è trovata parecchio inguaiata dal punto di vista economico: quando l’acronimo era ancora PIGS era lei la I (le altre ovviamente erano <a href="http://buonipresagi.wordpress.com/category/viaggio/portogallo/">Portogallo</a>, Grecia e <a href="http://buonipresagi.wordpress.com/category/viaggio/baschia/">Spagna</a>) (cheap holidays in other people’s misery). Ora le I sono due e noi siamo l’altra. Rispetto alla sua controparte bolognese della primavera del 2011, questo accampamento si presenta molto strutturato: ci sono una quindicina di tende, attorno alla quale è stato eretto un recinto per impedire l’accesso agli estranei. Le tende sono montate non sul marciapiede ma su bancali di legno, per garantire un minimo di isolamento termico. Una tenda più grande ospita la dispensa degli occupanti, mentre fuori dal recinto c’è un banchetto con volantini e un foglio dove lasciare il proprio indirizzo email. I pali della luce lì attorno sono coperti di manifesti e infografiche.</p>
<div id="attachment_1585" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn6979.jpg"><img class="size-full wp-image-1585" title="DSCN6979" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn6979.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">tipo questa. Avrei voluto fermarmi a fare due chiacchiere, poi ho visto che gli dobbiamo un sacco di soldi e ho soprasseduto, che magari poi me li chiedevano a me</p></div>
<p><span id="more-1581"></span>Però, mentre siamo dall’altra parte della strada, accade un tipico miracolo socialista, che attraversa gli oceani e infrange le regole per creare una resistenza economica dal basso a un modello di business che punta allo sfruttamento arbitrario dei turisti: una coppia di pensionati americani, in partenza per l’aeroporto, ci regala il suo biglietto, valido fino a sera, per il bus turistico che fa il giro della città. È un bel regalo perché ci risparmia un sacco di scarpinamento (e un po’ di soldi) e perché è completamente inaspettato. I due anonimi benefattori, che chiameremo Ben e Marla, avevano appena finito il loro tour dell’Irlanda di due settimane (li abbiamo guardati con moltissima invidia). Venivano da New York e quando hanno saputo che <a href="http://buonipresagi.wordpress.com/category/viaggio/new-york/">ci siamo stati</a> la prima cosa che ci hanno chiesto è stata se siamo andati a vedere dei musical a Broadway (sì, “Priscilla”; sembravano molto entusiasti della cosa. Ma ora che ci penso tutti i newyorchesi con cui ho parlato a New York sembravano entusiasti di qualsiasi cosa dicessi loro; alla faccia dell’abitante blasè della metropoli).<br />
Lasciati Ben e Marla, proseguiamo la nostra camminata; c’è una sosta per un rifornimento di caffeina – primo impatto con la denominazione anglosassone delle bevande con latte e caffè, che è complicata quanto la nostra se non di più – in un posto che ha alle pareti una foto di Castel Sant’Angelo e un’altra stupita davanti alla sede storica della Bank of Ireland, prudentemente difesa da cannoni degni del caro vecchio Scrooge McDuck (che però è scozzese, occhio).</p>
<div id="attachment_1586" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn6980.jpg"><img class="size-full wp-image-1586" title="DSCN6980" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn6980.jpg?w=500&#038;h=666" alt="" width="500" height="666" /></a><p class="wp-caption-text">Sciò! CHIUSO PER I CREDITORI!</p></div>
<p>Il Trinity College è uno di quei posti che varchi il cancello e ti senti già più intelligente. O a Hogwarts. Il prato verde del cortile centrale (che cosa ci mettono nell’erba per farla venire di quel colore?) mi fa venire di andare in segreteria a chiedere informazioni per l’iscrizione a un corso di laurea in Cultural Studies o Humanities o Difesa dalle Arti Oscure o qualunque cosa che ti permetta di ciondolare lì con la barba sfatta, una sciarpa al collo e dei libri di sociosemiotica o pozioni sotto al braccio.</p>
<p><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn6987.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1589" title="DSCN6987" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn6987.jpg?w=500&#038;h=666" alt="" width="500" height="666" /></a></p>
<p>Ci sarebbe un bel giro da fare al Trinity College (la Santa ha una pianta apposta solo per lui, con tutti gli edifici) ma visto il poco tempo a disposizione, puntiamo diretti verso una delle cose che non volevo assolutamente perdere a Dublino: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Libro_di_Kells">il libro di Kells</a>.<br />
<img class="alignleft" style="margin:5px;" title="mm" src="http://images.sergiobonellieditore.it/bonelli/martin/mam0222.jpg" alt="" width="305" height="400" />Realizzato in un monastero dell’omonima isola nel IX secolo, il libro di Kells è uno dei più bei manoscritti miniati di tutti i tempi, infinitamente superiore a tutta quella roba leziosa rinascimentale che va tanto di moda (“di moda” tra chi si interessa di manoscritti o colleziona facsimili). La sua particolarità è quella di essere stato prodotto in un’epoca in cui la cultura cristiana era ancora relativamente nuova e i suoi elementi venivano filtrati attraverso convenzioni artistiche precedenti; questo, unito all’incredibile livello di dettaglio degli elementi decorativi, delle illustrazioni a tutta pagina, delle iniziali abitate ne fa un capolavoro.<br />
Al Trinity si paga (9 euro) per visitare una bella mostra che introduce al manoscritto, alla cultura dei monaci e dei libri manoscritti, alle tecniche di realizzazione e ai modelli artistici. I pannelli hanno testi esaurienti senza essere inaccessibili al grande pubblico e gli ingrandimenti delle pagine permettono di vedere nel dettaglio la qualità del lavoro degli amanuensi e dei miniatori. Ci sono anche dei video e frammenti di altri manoscritti coevi; molto belli i libri con le rilegature “a borsetta”, che consentivano di portarli a tracolla come una borsa (una buona idea per una custodia per e-reader).<br />
Poi, dopo la prima sala, si accede a un ambiente più piccolo e buio, dove in una teca sono esposti i due volumi del libro di Kells (nei libri antichi i fascicoli che compongono il libro e la rilegatura sono “oggetti” separati; moltissimi libri antichi ci sono giunti con legature più tarde rispetto alla loro stesura e la cosa vale anche per quelli a stampa. È solo nel XIX secolo che il libro diventa definitivamente quello che conosciamo adesso, venduto già “confezionato”), aperti uno su un’illustrazione a tutta pagine e uno su una pagina di testo. Le pagine vengono girate credo una volta al mese, quindi quello che si trova dipende dal periodo. A noi è andata non bene con l’illustrazione, sottotono rispetto ad altre viste in mostra; ma la pagina scritta aveva dei capolettera abitati (cioè con dentro delle figure) che sembravano dipinti ieri per pulizia, precisione e vitalità.<br />
Finita la contemplazione (e depennata una riga sull’elenco di cose da fare prima di morire) (benché alcuni malignino che già alla sera non ricordassi che eravamo andati a vederlo, il libro di Kells), si sale una scala di legno che porta alla Long Room della <a href="http://images.sergiobonellieditore.it/bonelli/martin/mam0222.jpg">biblioteca</a>, sui cui scaffali sono allineati libri e libri e libri e libri e libri. C’è un buon odore di carta, carta quella buona, carta di stracci che resiste da secoli (mentre la carta il cui odore è tanto esaltato in contrapposizione artificiosa agli ebook fa schifo e marcirà tra pochi decenni), racchiusa in legature rivestite di cuoio. Carta che, come si vede nei libri esposti nelle teche al centro della sala, porta i segni del torchio tipografico o di quello per le lastre calcografiche: se toccate la pagina di un libro a stampa antico, sentite l’impronta fisica del piombo, che ha scavato minuscoli solchi nella carta.<br />
C’è poco da fare: i libri, i libri belli, sono una delle cose più belle del mondo e la tipografia, l’arte nera, una delle più straordinarie invenzioni dell’uomo.<br />
Usciti da questa meraviglia si ripiomba nella prosaicità del gift shop, che offre però degli interessanti album da colorare con le miniature del libro di Kells (e gli anelli che cambiano colore con la temperatura del corpo) (o per antiche magie celtiche, come scritto nelle istruzioni) (l’antica magia celtica viene via per pochissimo, comunque). Purtroppo la magia celtica non ha pensato, neanche qui, a produrre magneti da frigo decenti.<br />
Ma hop hop hop, bando alle ciance, c’è una città da vedere che non si visita da sola.<br />
Salutiamo il Trinity College, dove adesso uno studente di Griffondoro cerca di convogliare i visitatori in tour guidati, e puntiamo Grafton Street, che è una delle arterie pedonali principali del centro.</p>
<div id="attachment_1591" class="wp-caption alignleft" style="width: 510px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn6991.jpg"><img class="size-full wp-image-1591" title="DSCN6991" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn6991.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Alive, alive ho!</p></div>
<p>Al suo inizio si trova la statua di una donna con le tette mezze di fuori che spinge un carretto carico di pesci e frutti di mare: è Molly Malone, personaggio di una delle più popolari ballate irlandesi, considerata il simbolo di Dublino. La sua statua è una delle attrazioni più fotografate dai turisti, che spesso si aggrappano ai suoi seni per essere più spiritosi. In effetti, la scollatura di Molly è stata oggetto di dibattiti all’epoca della realizzazione della statua, ma i difensori sostengono che, essendo stata Molly (diminutivo di Mary) identificata con una ragazza vissuta nel XVII secolo, quello era l’abito che avrebbe probabilmente portato (una spiegazione tutto sommato logica, se si accetta che a secoli di distanza qualcuno ha deciso che tra le millamila Mary morte giovani in un paese cattolico proprio quella fosse quella giusta; resta invece aperto l’interrogativo della lavandaia nuda di Bologna, interrogativo che forse nessuno ha mai posto).</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://buonipresagi.wordpress.com/2011/11/19/in-dublin-fair-city-2-di-boh/"><img src="http://img.youtube.com/vi/3ouqhCtIh2g/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>A fianco a Molly Malone ci sono anche due tizi con dei costumi da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Leprecano">leprechaun</a>, folletti della mitologia irlandese , scaltri custodi di grandi ricchezze. Se mai avete giocato a <a href="http://www.google.com/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=rogue%20videogame&amp;source=web&amp;cd=1&amp;ved=0CCQQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fen.wikipedia.org%2Fwiki%2FRogue_(video_game)&amp;ei=G77HTu-hIY3wsgaT5qmXBw&amp;usg=AFQjCNE-mdgwTFc74UhqGlxFwtQwsbmPEA">Rogue</a> o ai suoi vari cloni, erano loro quelle maledette <strong>L</strong> che ti rubavano l’oro; ne discende che l’oro che questi nascondono è quello rubato a milioni e milioni di onesti avventurieri. Avrei voluto reclamare quello sottratto a me, poi ho ripensato all’infografica di Dame Street e ho deciso che va bene così.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn6990.jpg"><img class="size-full wp-image-1590 aligncenter" title="DSCN6990" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn6990.jpg?w=500&#038;h=666" alt="" width="500" height="666" /></a></p>
<p>Grafton Street è uno stradone pedonale costellato da negozi di catene internazionali, negozi di souvenir e affollato di turisti; ma lo stesso riesce a non essere un non-luogo. Il suo carattere è dato principalmente dal fatto che ogni trenta metri c’è qualcuno che suona. Questa è una cosa incredibile del centro di Dublino: ci sono talmente tante persone in gamba che suonano per strada che immagino che gli unici iPod in città siano quelli dell’edizione speciale realizzata con gli U2 e ce li abbiamo giusto loro quattro. È stato buffo vedere un gruppo di ragazzini suonare Wonderwall degli Oasis, perché erano più o meno coetanei della canzone (e di colpo vedi il tempo che passa scorrerti davanti agli occhi come un fiume in piena), tra l’altro. Non so che legislazione abbiano per queste cose, ma direi decisamente lassista, dato che ho visto la polizia (che ha scritto “Garda” sulle giacche) è passata più volte davanti a gente che suonava per strada, anche con strumenti elettrici e addirittura con una batteria, senza praticamente neanche vederla.<br />
In una traversa di Grafton Street c’è anche la statua di Phil Lynott, cantante e bassista dei Thin Lizzy (per un’analisi della loro versione di Whiskey in the jar, <a href="http://buonipresagi.splinder.com/post/12493088/musharingdamadudamada-4-di-25">vedi qui</a>). Ci siamo fatti una foto insieme, io e il vecchio Phil.</p>
<div id="attachment_1594" class="wp-caption aligncenter" style="width: 490px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/img_3504.jpg"><img class="size-full wp-image-1594 " title="IMG_3504" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/img_3504.jpg?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">The boys are back, the boys are back</p></div>
<p>Grafton Street si conclude di fronte a uno degli ingressi di St Stephen’s Green, un parco cittadino non gigantesco ma grande abbastanza da farti sentire almeno per un po’ lontano dalla città. C’è un laghetto dove nuotano cigni, papere e anatre e un bello spazio centrale. C’è anche un busto di James Joyce, davanti al quale abbiamo trovato un tizio che leggeva fumando un sigaro e sparandosi delle pose improbabili con la sua giacca nera da esistenzialista fuori tempo massimo (roba da prenderlo a mattonate in faccia, sembrava uno di quei personaggi pretenziosi di Gente di Dublino).</p>
<div id="attachment_1595" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn7008.jpg"><img class="size-full wp-image-1595 " title="DSCN7008" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn7008.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Quel tizio che insegnava inglese a Svevo</p></div>
<div id="attachment_1596" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/img_3506.jpg"><img class="size-full wp-image-1596 " title="IMG_3506" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/img_3506.jpg?w=500&#038;h=500" alt="" width="500" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Psichedelia, tutte le teste ti porti via</p></div>
<div id="attachment_1597" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn7026.jpg"><img class="size-full wp-image-1597 " title="DSCN7026" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn7026.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Il tour a tema vichingo, con mezzo anfibio ed elmo con le corna – filologicamente un FAIL colossale – la volta prossima lo facciamo</p></div>
<p>A St Stephen’s Green ci imbarchiamo finalmente sul bus con il biglietto regalatoci da Ben e Marla; l’autista non fa storie nonostante il biglietto sia a tariffa ridotta per studenti e pensionati, spero perché ci abbia scambiato per i primi e non per i secondi. Questa cosa del <a href="http://www.dublinsightseeing.ie/cityTour.aspx">bus turistico</a> non è male: fa una ventina di fermate nei posti più visitati della città e con il biglietto puoi salire e scendere quante volte ti pare per uno o due giorni. Ci sono corse che hanno il commento in diretta dell’autista in inglese e altre che invece hanno un’audioguida registrata (se chiedi gli auricolari puoi ascoltarla in una decina di lingue): la nostra ha il commento live ed è abbastanza uno spasso. Ci sediamo al piano di sopra, che è aperto, e iniziamo a fotografare tutto il fotografabile.<br />
Christchurch e St Patrick (che comunque è chiusa) le vediamo solo da fuori, perché il nostro obiettivo è la Guinness Storehouse.</p>
<div id="attachment_1598" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn7053.jpg"><img class="size-full wp-image-1598" title="DSCN7053" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn7053.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">esempio di &quot;fotografabile&quot;</p></div>
<p>A Dublino la fabbrica della Guinness occupa più o meno un intero quartiere; la Storehouse è una struttura per visitatori che ospita una serie di installazioni che spiegano come viene prodotta la Guinness, quale è stata l’origine della sua fortuna e tutto quanto. I biglietti si possono fare su internet, con un piccolo sconto, e possono essere usati entro due mesi.<br />
Quando arrivi devi solo digitare il codice in una macchinetta e voila, pronto per entrare (il mio entusiasmo per la semplicità di questa operazione mi fa esclamare FUCK YEAH! senza rendermi conto che ho dietro un gruppo di signore americane che mi guardano malissimo).</p>
<p><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn7111.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1599" title="DSCN7111" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn7111.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Dentro c’è un assaggio di Guinness a scopo “degustativo” (in teoria se uno è paziente e scaltro può passare delle mezz’ore a bere lì a gratis) e una pinta in omaggio da ritirare in uno dei bar della struttura. L’esposizione si dipana su cinque piani e parla delle materie prime, delle tecniche di lavorazione, del trasporto, delle pubblicità, degli abbinamenti con il cibo. Nonostante l’audioguida lo citasse, non ho trovato l’orzo tostato da assaggiare, però (ci siamo rifatti mangiando due panini a uno dei bar interni, anche perché va bene l’Irish Breakfast, ma la fame iniziava a farsi sentire)<br />
Alla fine la cosa migliore è ritirare la propria pinta di Guinness allo Sky Bar, in cima all’edificio, che offre una vista a 360° su tutta la città. Con la dovuta pazienza, ci si riesce anche a sedere e sbevazzarsi la propria pinta in pace.</p>
<div id="attachment_1600" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn7118.jpg"><img class="size-full wp-image-1600" title="DSCN7118" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn7118.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Sale sale e non fa male</p></div>
<div id="attachment_1601" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn7127.jpg"><img class="size-full wp-image-1601" title="DSCN7127" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn7127.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Le vetrate-didascalia</p></div>
<div id="attachment_1602" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn7122.jpg"><img class="size-full wp-image-1602" title="DSCN7122" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn7122.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">fun fact: l&#039;arpa irlandese girata a destra è il logo della Guinness, mentre quella sulla bandiera nazionale è girata a sinistra per questioni di copyright</p></div>
<p>Onestamente non bevevo Guinness in Italia da parecchio tempo, quindi non avevo le papille gustative allenate per dire se sia vero che è una birra che patisce il trasporto e che in Irlanda è molto più buona. Posso solo dire che era buona, la schiuma compatta e bianca e che ne avrei bevuto un paio di taniche.<br />
Mentre siamo allo Sky Bar il sole inizia a tramontare. Alle quattro.<br />
Da lì in poi, il mio senso del tempo va completamente a ramengo, ci resta, conosce una ragazza del luogo e la sposa.<br />
Una volta usciti, riprendiamo il bus per completare il giro e tornare a riposarci un po’ in albergo e pianificare le mosse per il resto della serata e per il giorno dopo. Mentre ci facciamo una tazza di tè grazie al bollitore e alle bustine che fanno parte della dotazione della camera d’albergo (paesi civili), Lucilla legge di Howth, ridente località di mare a mezz’ora di bus dal centro dove è possibile, pare, vedere anche le foche e decidiamo di andarci il giorno dopo, che tanto abbiamo l’aereo tardi.</p>
<div id="attachment_1603" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/img_3514.jpg"><img class="size-full wp-image-1603" title="IMG_3514" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/img_3514.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Pausa tè (Zagor è per metà casuale – l&#039;avevo comprato andando in aeroporto – e per metà no; ai solutori più che abili lascio la scoperta della metà non casuale)</p></div>
<p>Quando usciamo per andare a cena sono le sei e mezza ma a me sembrano tipo le nove di sera: è buio e i ristoranti sono pieni di gente che mangia. Se in Spagna avevamo il problema di riuscire a mangiare prima delle nove e mezza, qui è quasi il contrario e molti ristoranti fanno delle (vantaggiosissime) offerte “early bird” per chi cena presto. Tipo dalle 16 alle 19, roba che se ti viene voglia di fare merenda con l’irish stew risparmi un sacco.</p>
<p>(continua)</p>
<div id="attachment_1604" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn7211.jpg"><img class="size-full wp-image-1604" title="DSCN7211" src="http://buonipresagi.files.wordpress.com/2011/11/dscn7211.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Sì, le foche c&#039;erano davvero; se ne parla alla prossima puntata</p></div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/buonipresagi.wordpress.com/1581/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/buonipresagi.wordpress.com/1581/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/buonipresagi.wordpress.com/1581/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/buonipresagi.wordpress.com/1581/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/buonipresagi.wordpress.com/1581/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/buonipresagi.wordpress.com/1581/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/buonipresagi.wordpress.com/1581/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/buonipresagi.wordpress.com/1581/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/buonipresagi.wordpress.com/1581/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/buonipresagi.wordpress.com/1581/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/buonipresagi.wordpress.com/1581/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/buonipresagi.wordpress.com/1581/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/buonipresagi.wordpress.com/1581/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/buonipresagi.wordpress.com/1581/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonipresagi.wordpress.com&amp;blog=3915674&amp;post=1581&amp;subd=buonipresagi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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