Ieri notte stavo dormendo.
Con le finestre aperte su una via del centro di Bologna.
Al rumore del traffico ho fatto l’orecchio.
A un’orda di tifosi di una squadra di basket (non importa quale delle due) che festeggia i primi mille euro guadagnati dalla mamma (che vendendo il proprio corpo a soldati afflitti da malattie veneree per pochi spiccioli e dando pure il resto [cit.] ci ha messo un po’ quindi è giusto festeggiare) no.
Ma la cosa più assurda di tutti è che i figli di mille padri di cui sopra, per festeggiare i trent’anni di The Blues Brothers, stavano cantando Minnie the Moocher a botta e risposta.
E insomma, immaginate la scena.
Vieni strappato dal sonno da un rumore. Capisci che quel rumore è un vecchio blues di chissà quando. Riesci ad associare la cosa ai trent’anni del film.
E mentre prendi in mano l’iPhone per guardare l’ora e capire quanto forte bestemmiare ti domandi (seriamente) se non sia il caso di chiamare la polizia e ordinare con una certa urgenza una carica a cavallo.
Poi per fortuna loro si sono allontanati e a poco a poco mi sono riaddormentato.
Però contesterei il loro coro di “forlivese pezzo di merda”. Ora, magari gli abitanti di Forlì sono mediamente malvagi, non lo so. Queste son robe tra gente di pianura. Ma, per parafrasare quel tale, nessuno di loro mi ha mai svegliato nel cuore della notte per futili motivi.
(adesso lo capite perché spero che l’Italia finisca in fretta fuori dai mondiali?)





