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Autodifesa – Aprile 2012

Anche la rubrica dei libri letti nel mese precedente arriva sempre più tardi. Tipo: con un mese di ritardo. Ma purtroppo questo è un mondo crudele in cui il lavoro ti costringe a sottrarre tempo prezioso alle cose importanti.
In più in mezzo c’è stato quel vampiro di energie fisiche e psichiche che è il Salone del libro di Torino (dove per qualche giorno vado a fare dei lavori veri: battere scontrini, contare soldi, mettere libri dentro scatole e scatole su pallet).

La prima volta che ho sentito parlare di Solomon Kane è stato su uno di quei librini che si trovavano allegati agli Speciali degli albi Bonelli, per la precisione il quinto della serie dell’Enciclopedia della Paura di Dylan Dog, dedicato alla letteratura horror (allegato a quel capolavoro che era La casa degli uomini perduti di Sclavi e Casertano).

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Là, nella voce dedicata a Robert E. Howard si citava questo spadaccino del XVI secolo che muovendosi tra Europa e Africa affrontava mostri e demoni mosso da un’incrollabile fede in Dio. Non c’era nemmeno un’immagine e veramente la descrizione era poco più lunga di queste parole, ma lo stesso ricordo che pensai “wow, devono essere i racconti più belli del mondo”. Un paio di anni dopo, quando finalmente sono riuscito a mettere le mani su uno dei volumetti 100 pagine 1000 lire della benemerita Newton Compton, ho scoperto che Solomon Kane era davvero un personaggio straordinario come me l’ero immaginato e, anzi, forse di più. Continua a leggere

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Breaking the law, breaking the law (AW AW)

Ieri sera ho commesso un reato. Ho violato le condizioni d’uso di un bene che ho acquistato; ma se non avessi potuto commettere questo reato, non avrei mai acquistato quel bene. Quindi, paradossalmente, l’unico modo che avevo per potere fruire di quel bene (creando un profitto al venditore) era quello di commettere un reato.

Confusi?
Beh, fareste bene a esserlo, perché è così che ci si sente tutte le volte che ci si approccia al meraviglioso e delirante mondo degli ebook (noto anche come “perché spendo meno a farmi spedire un pacco di carta dall’Inghilterra che a far trasferire dei byte dal server di Amazon al mio computer?”).
Succede questo.
Io ho un Kindle di Amazon, che è il mio gadget elettronico preferito di sempre (più dell’iPhone? No, l’iPhone non conta; l’iPhone non è più un gadget tecnologico, è un impianto cibernetico, ormai) perché è un raro esempio contemporaneo di oggetto elettronico che ha una sola funzione e che la svolge nel migliore dei modi possibili. Il Kindle, nonostante i suoi molti pregi (tra cui quello di permetterti di acquistare ebook da Amazon grazie alla connessione gratuita 3G incorporata) ha un difetto abbastanza noioso: non legge il formato .epub, che è invece lo standard che sta prendendo piede per i libri digitali. Il perché è presto detto: Amazon vuole che tu compri i libri per Kindle solo da loro, nel loro formato proprietario. Se vuoi leggere un file .epub sul Kindle, devi prima convertirlo con qualche programma come Calibre. E fin qui è solo una scocciatura e niente più. Purtroppo, però, la maggior parte degli ebook che si trovano oggi in vendita in italiano (perché leggere in inglese è bello, ma a volte vuoi anche leggere nella tua lingua madre che è un po’ meno faticoso) sono file .epub protetti con il sistema di DRM (digital rights management) di Adobe, che richiede di installare sul computer un farraginoso programma chiamato Digital Editions per poter acquistare il file e di avere un lettore (come i Sony, per esempio) compatibile con questa protezione per poter leggere il libro. Soprattutto, questa protezione consente di leggere il libro solo su computer o lettori registrati per lo stesso account, fino a un massimo di sei, impedisce la conversione da un formato all’altro (specularmente, avrei lo stesso problema se avessi un lettore Sony o Bookeen e volessi leggere un ebook comprato da Amazon: dovrei convertire il formato di Amazon in .epub).
In pratica, è come se le librerie vendessero libri che… che… che… no, scusate. È una cosa così intimamente digitale che non si possono fare paragoni con i libri cartacei (e infatti la UE tassa gli ebook al 20%, come il software). Ed è una cosa terribilmente stupida anche dal punto di vista dell’editore. In pratica, per paura che chi compra il libro ne diffonda copie illegali, si rende l’acquisto del libro più difficoltoso (devo scaricare il programma di Adobe e crearmi un account, la prima volta; tutte le altre devo comunque aprire Digital Editions per scaricare il file) e se ne limita la fruizione. In parole povere, il potenziale acquirente viene scoraggiato ad acquistare.
Ora. Io vengo da Genova, un posto dove se entri in un negozio il proprietario lo prende come un dispetto; ma lo stesso questa cosa mi sembra assurda. Le case editrici trattano i potenziali acquirenti di ebook come se fossero una comitiva di 13enni che vuole noleggiare un pedalò: ti fanno talmente tante storie che alla fine ti fanno passare la voglia.
Ieri però volevo prendere un libro che mi interessava. Il cartaceo è un mattonazzo che non mi andava di dovermi portare avanti e indietro in treno. Ho visto che c’era l’epub, protetto, e l’ho comprato, tirandomi dietro Adobe Digital Editions. Poi ho scaricato uno script per MacOs (disponibile anche come plug-in multipiattaforma per Calibre) e nel giro di un paio di secondi avevo il mio file sprotetto pronto alla conversione. Ora è al sicuro sul mio Kindle, pronto per essere letto.
Io, per dare dei soldi alla casa editrice, ho dovuto violare le condizioni d’uso. Se non lo avessi fatto, la casa editrice avrebbe perso un acquisto (potrei tranquillamente scaricarlo da un p2p, no?). E mi è venuta voglia di imbarcarmi nella menata di installare Adobe Digital Editions e registrarmi sul sito Adobe solo perché avevo un buono promozionale di laFeltrinelli.it da spendere e un po’ di tempo da perdere per provare il giochetto della sprotezione.
I sistemi di protezione DRM non servono a niente; sono aggirabili da chiunque abbia un minimo di conoscenze tecniche o venti secondi da spendere su Google per trovare la soluzione e non fanno altro che intralciare chi ha comprato il libro.
Cosa dovrebbe avere insegnato la vicenda dell’industria musicale all’editoria? Che la pirateria è attraente non solo perché è gratis, ma perché è più rapida, comoda e offre maggior scelta. Tutti i sistemi anticopia adottati sui cd (tipo quello delirante per cui se mettevi un cd nel computer partiva un lettore musicale autonomo attraverso il quale sentire i brani; diversi lettori cd audio non riuscivano a leggere i cd protetti così e inoltre, beffa delle beffe, bastava tirare una riga con un pennarello indelebile sul settore del cd contenente i dati per bypassare questa protezione) sono stati in un modo o nell’altro craccati. iTunes ha rimosso i DRM dai suoi file, permettendo agli acquirenti di convertirli in mp3 liberamente: ha venduto 4 miliardi di canzoni in un anno, dopo questa scelta.
Gli editori (e i rivenditori come Amazon) di libri, invece, sembrano amare tantissimo l’idea della protezione rigidissima dei loro file. Fanno eccezione quegli editori che hanno scelto di adottare il sistema del “social DRM“, vale a dire un semplice watermark che identifica l’acquirente del file ma non gli impedisce di fare alcunchè: l’ebook può essere convertito e copiato liberamente ovunque. Ovviamente, essendoci un watermark con il tuo identificativo, se lo vuoi mettere in p2p ti conviene o ripensarci o trovare un modo per levarlo.

Comunque, signor edizioni Nord, ieri le ho dato 10 euro (che anche qui, parliamone: mi sa che spendevo meno a comprare il tascabile. Va bene che non ho voglia di portarmi in giro un mattone di alberi morti e che avevo un buono, ma se ordinavo il tascabile da ibs o amazon mi costava meno. È possibile?). Per potere usufruire di quello che ho comprato, ho commesso un’irregolarità. Ho violato il nostro patto.
Ma, mi dica: preferisce così o avrebbe preferito che mi fossi messo a cercare su Emule se qualcuno aveva messo in condivisione il file sprotetto?
Si rende  conto (lei per dire tutti i suoi colleghi) che tutto questo è ridicolo e deve finire al più presto?

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