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Le storie Disney che ti segnano

Non so se sia davvero il Male Assoluto, come vuole la vulgata nerd ogni volta che aggiunge nuove proprietà intellettuali al suo ricco portafogli, ma è evidente che l’Impero Disney  sia di fatto un monopolista del nostro immaginario, dall’infanzia all’eta adulta (Pulp Fiction venne prodotto dalla Miramax, da poco acquistata dalla Disney).
Io ci sono letteralmente cresciuto, con in mano i fumetti della Disney. Addirittura ho imparato a leggere già all’asilo per potere leggere le storie senza l’aiuto di nessuno. Più avanti, il mercoledì era un giorno sacro (niente abbonamento, chissà perché) e quelli in cui per i motivi più disparati mi veniva comprato un Almanacco, un Paperino Mese o qualche altra testata antologica giorni di festa.
Crescendo, non sono diventato assolutamente un esperto Disney, quella razza fantastica di gente che invidio con una conoscenza enciclopedica dei Maestri Disney italiani. Mi sono rimaste dentro, però, tra le centinaia di storie lette e rilette, alcuni episodi in particolari, di cui ricordo magari solo una vignetta o una parola.
Un elenco, parziale, di queste storie e dei loro autori, è qui sotto.

Paperino e l’anno bisestile (Guido Martina e Giovan Battista Carpi)
Non ricordo niente della storia, titolo e autori li ho recuperati grazie a internet cercando “Paperino collaudatore di materassi”. Da quando l’ho letta, piccolissimo, ho sempre pensato che quello fosse il lavoro ideale. Quello o l’installazione artistica.

Il matrimonio di Zio Paperone (Elisa Penna e Massimo De Vita)
Dico solo “usucapione”.

Topolino e il caso dei fumetti solidi (Alessandro Sisti e Sandro Dossi)
Un professore malvagio inventa un macchinario che rende solidi i fumetti e le onomatopee prodotte dai personaggi. Un gioco di metafumetto che probabilmente piacerebbe ad Alan Moore, una di quelle cose che leggi a cinque anni e poi a venticinque ti ritrovi a iscriverti a tutti gli esami di semiotica previsti dal tuo corso di laurea.

Paperinik e l’arca dimenticata (Bruno Concina e Massimo De Vita)
Era una parodia del primo film di Indiana Jones. Uscì nel 1986 e avevo da poco visto il film in televisione. Non avevo idea del fatto che si potessero fare storie che prendessero in giro altre storie. In più in una pagina c’era una didascalia che diceva una cosa del tipo “qualcuno avrà capito a che film ci siamo ispirati”. Il fatto di averlo capito mi rese così orgoglione che ancora oggi gongolo se scovo una qualsiasi citazione.

Topolino e il segreto del castello (Bruno Concina e Giorgio Cavazzano)
La prima storia a bivi mai pubblicata dalla Disney. La cosa bella delle storie a bivi era che a differenza dei libro-game, in cui dovevi trovare la strada più o meno giusta in una selva di opzioni, lì ogni scelta dava vita a una storia diversa. Parecchi anni più tardi lessi Lector in fabula di Eco e capii che Concina mi aveva già spiegato tutto.

Paperino e il segreto del vecchio castello (Carl Barks)
Ce l’avevo nel volumone mondadoriano “Io, Paperone” (seconda edizione, ahime) ed è la seconda storia in assoluto in cui compare il vecchio cilindro, nonché la prima a raccontare una caccia al tesoro della famiglia papera al completo. È la prima storia a fumetti che abbia letto con dentro un morto-morto. Ero molto affascinato da questa storia e dalla precedente (Il Natale di Paperino sul Monte Orso) perché c’era un Paperone diversissimo da quello che leggevo sui giornalini ogni settimana.

I viaggi di Papergulliver (Osvaldo Pavese e Guido Scala)
Perché tra tante parodie ricordo questa? Per i disegni di Scala, leggermente statici e barocchi, che risaltavano rispetto a quelli di altri disegnatori. In particolare, i personaggi disegnati da lui avevano, specie i paperi, un’espressione particolare, che alcuni definiscono allucinata e che a me è sempre sembrata più che altro minacciosa, perfetta per una storia in cui a Paperino succedeva di tutto, in un’ambientazione esotica e straniante.

Topolino e la Spada di Ghiaccio
Topolino e il Torneo dell’Argaar
Topolino e il ritorno del Principe delle Nebbie
(Massimo De Vita)
La prima trilogia della mia vita, prima di Guerre Stellari. Una saga fantasy in tre parti in cui il malefico sorcio riusciva quasi a sembrare davvero un eroe. La prima volta che leggevo una storia a fumetti in cui quello che era successo in una storia precedente era successo davvero.
La parte in cui accendono un fuoco usando come lente del ghiaccio mi esaltò tantissimo e aprì la strada all’apprezzamento futuro per McGyver.

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