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Colei che canta

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È disponibile sul Kindle Store di Amazon Colei che canta, la seconda avventura dello Spadaccino, il personaggio già incontrato ne L’isola del Teschio.

La vicenda si svolge molti anni prima, nel 1530, nella Vienna scampata all’assedio turco. Qui lo Spadaccino incontrerà una compagna misteriosa e dovrà risolvere il mistero di una casa infestata, cercando di portare a casa la pelle.
Il racconto è un po’ più lungo del precedente, costa meno (sono riuscito a capire come calcolare i prezzi di Amazon per fare cifra tonda) e ha un tono molto diverso dal primo. Anche il personaggio, essendo un ragazzo di vent’anni, non è lo stesso incontrato molti anni dopo. Insomma, tutto quello che non andrebbe mai fatto in campo di serialità credo di averlo fatto.
L’idea era quella di scrivere una storia rocambolesca, dove ci fosse più spazio per dialoghi (spero) brillanti e allo stesso tempo un po’ di horror. Uno degli elementi della storia è il mio omaggio al racconto di Robert E. Howard Pigeons from Hell, che avevo tradotto un paio di anni fa.

L’anteprima scaricabile copre i primi due capitoletti e un pezzo del terzo; la si può leggere, senza scaricare niente, da amazon.com, cliccando sulla copertina del libro.
Qui sotto, il primo capitoletto: Continua a leggere

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L’isola del Teschio

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Ho pubblicato un ebook su Amazon Kindle Store. Come tutti.
Si chiama L’isola del Teschio ed è una storia sword and sorcery ambientata nel mar dei Caraibi – con parecchie licenze storiche – alla fine del XVI secolo.
Dentro ci sono uno spadaccino senza nome, un capitano pirata che si fa chiamare Amra, mostriciattoli assortiti, un tesoro perduto, un’isola misteriosa e la figlia di un pirata.
Sono 47 pagine che vengono via per un euro e spiccioli (devo ancora capire bene come funziona il sistema di prezzi di Amazon, io avevo fissato un euro e poi sono spuntati i tre centesimi). Non ci sono DRM di sorta, quindi nel caso non abbiate un Kindle si può convertire in epub e copiare liberamente.
Siccome per qualche misteriosa ragione Amazon.it non consente di vedere l’anteprima degli ebook senza scaricarla, come fa invece Amazon.com, ecco qui sotto il primo capitolo (cliccando qui invece potete leggere anche parte del secondo): Continua a leggere

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30 agosto 2014 · 11:57 pm

Breaking the law, breaking the law (AW AW)

Ieri sera ho commesso un reato. Ho violato le condizioni d’uso di un bene che ho acquistato; ma se non avessi potuto commettere questo reato, non avrei mai acquistato quel bene. Quindi, paradossalmente, l’unico modo che avevo per potere fruire di quel bene (creando un profitto al venditore) era quello di commettere un reato.

Confusi?
Beh, fareste bene a esserlo, perché è così che ci si sente tutte le volte che ci si approccia al meraviglioso e delirante mondo degli ebook (noto anche come “perché spendo meno a farmi spedire un pacco di carta dall’Inghilterra che a far trasferire dei byte dal server di Amazon al mio computer?”).
Succede questo.
Io ho un Kindle di Amazon, che è il mio gadget elettronico preferito di sempre (più dell’iPhone? No, l’iPhone non conta; l’iPhone non è più un gadget tecnologico, è un impianto cibernetico, ormai) perché è un raro esempio contemporaneo di oggetto elettronico che ha una sola funzione e che la svolge nel migliore dei modi possibili. Il Kindle, nonostante i suoi molti pregi (tra cui quello di permetterti di acquistare ebook da Amazon grazie alla connessione gratuita 3G incorporata) ha un difetto abbastanza noioso: non legge il formato .epub, che è invece lo standard che sta prendendo piede per i libri digitali. Il perché è presto detto: Amazon vuole che tu compri i libri per Kindle solo da loro, nel loro formato proprietario. Se vuoi leggere un file .epub sul Kindle, devi prima convertirlo con qualche programma come Calibre. E fin qui è solo una scocciatura e niente più. Purtroppo, però, la maggior parte degli ebook che si trovano oggi in vendita in italiano (perché leggere in inglese è bello, ma a volte vuoi anche leggere nella tua lingua madre che è un po’ meno faticoso) sono file .epub protetti con il sistema di DRM (digital rights management) di Adobe, che richiede di installare sul computer un farraginoso programma chiamato Digital Editions per poter acquistare il file e di avere un lettore (come i Sony, per esempio) compatibile con questa protezione per poter leggere il libro. Soprattutto, questa protezione consente di leggere il libro solo su computer o lettori registrati per lo stesso account, fino a un massimo di sei, impedisce la conversione da un formato all’altro (specularmente, avrei lo stesso problema se avessi un lettore Sony o Bookeen e volessi leggere un ebook comprato da Amazon: dovrei convertire il formato di Amazon in .epub).
In pratica, è come se le librerie vendessero libri che… che… che… no, scusate. È una cosa così intimamente digitale che non si possono fare paragoni con i libri cartacei (e infatti la UE tassa gli ebook al 20%, come il software). Ed è una cosa terribilmente stupida anche dal punto di vista dell’editore. In pratica, per paura che chi compra il libro ne diffonda copie illegali, si rende l’acquisto del libro più difficoltoso (devo scaricare il programma di Adobe e crearmi un account, la prima volta; tutte le altre devo comunque aprire Digital Editions per scaricare il file) e se ne limita la fruizione. In parole povere, il potenziale acquirente viene scoraggiato ad acquistare.
Ora. Io vengo da Genova, un posto dove se entri in un negozio il proprietario lo prende come un dispetto; ma lo stesso questa cosa mi sembra assurda. Le case editrici trattano i potenziali acquirenti di ebook come se fossero una comitiva di 13enni che vuole noleggiare un pedalò: ti fanno talmente tante storie che alla fine ti fanno passare la voglia.
Ieri però volevo prendere un libro che mi interessava. Il cartaceo è un mattonazzo che non mi andava di dovermi portare avanti e indietro in treno. Ho visto che c’era l’epub, protetto, e l’ho comprato, tirandomi dietro Adobe Digital Editions. Poi ho scaricato uno script per MacOs (disponibile anche come plug-in multipiattaforma per Calibre) e nel giro di un paio di secondi avevo il mio file sprotetto pronto alla conversione. Ora è al sicuro sul mio Kindle, pronto per essere letto.
Io, per dare dei soldi alla casa editrice, ho dovuto violare le condizioni d’uso. Se non lo avessi fatto, la casa editrice avrebbe perso un acquisto (potrei tranquillamente scaricarlo da un p2p, no?). E mi è venuta voglia di imbarcarmi nella menata di installare Adobe Digital Editions e registrarmi sul sito Adobe solo perché avevo un buono promozionale di laFeltrinelli.it da spendere e un po’ di tempo da perdere per provare il giochetto della sprotezione.
I sistemi di protezione DRM non servono a niente; sono aggirabili da chiunque abbia un minimo di conoscenze tecniche o venti secondi da spendere su Google per trovare la soluzione e non fanno altro che intralciare chi ha comprato il libro.
Cosa dovrebbe avere insegnato la vicenda dell’industria musicale all’editoria? Che la pirateria è attraente non solo perché è gratis, ma perché è più rapida, comoda e offre maggior scelta. Tutti i sistemi anticopia adottati sui cd (tipo quello delirante per cui se mettevi un cd nel computer partiva un lettore musicale autonomo attraverso il quale sentire i brani; diversi lettori cd audio non riuscivano a leggere i cd protetti così e inoltre, beffa delle beffe, bastava tirare una riga con un pennarello indelebile sul settore del cd contenente i dati per bypassare questa protezione) sono stati in un modo o nell’altro craccati. iTunes ha rimosso i DRM dai suoi file, permettendo agli acquirenti di convertirli in mp3 liberamente: ha venduto 4 miliardi di canzoni in un anno, dopo questa scelta.
Gli editori (e i rivenditori come Amazon) di libri, invece, sembrano amare tantissimo l’idea della protezione rigidissima dei loro file. Fanno eccezione quegli editori che hanno scelto di adottare il sistema del “social DRM“, vale a dire un semplice watermark che identifica l’acquirente del file ma non gli impedisce di fare alcunchè: l’ebook può essere convertito e copiato liberamente ovunque. Ovviamente, essendoci un watermark con il tuo identificativo, se lo vuoi mettere in p2p ti conviene o ripensarci o trovare un modo per levarlo.

Comunque, signor edizioni Nord, ieri le ho dato 10 euro (che anche qui, parliamone: mi sa che spendevo meno a comprare il tascabile. Va bene che non ho voglia di portarmi in giro un mattone di alberi morti e che avevo un buono, ma se ordinavo il tascabile da ibs o amazon mi costava meno. È possibile?). Per potere usufruire di quello che ho comprato, ho commesso un’irregolarità. Ho violato il nostro patto.
Ma, mi dica: preferisce così o avrebbe preferito che mi fossi messo a cercare su Emule se qualcuno aveva messo in condivisione il file sprotetto?
Si rende  conto (lei per dire tutti i suoi colleghi) che tutto questo è ridicolo e deve finire al più presto?

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Portogallo (6 di 6)

A questo punto, dopo la parentesi sfortunata di Viseu, il programma prevede di tornare a Lisbona per gli ultimi scampoli di vacanza.
A Lisbona si alloggia nella stessa pensione della prima parte della vacanza. Allora, la stanza che ci avevano dato aveva una piccola stanzetta attaccata, con un letto (subito ribattezzata “la stanza della morta”), che avevamo deciso di usare come cabina armadio dove tenere gli zaini. Ma dopo che, rientrati la prima sera, avevamo trovato tutto quanto tolto dalla stanzetta, la cui porta era stata chiusa a chiave avevamo capito che forse non era previsto che la usassimo. Invece ora siamo in quella che sembra essere una specie di singola appena appena un po’ più grande e per terra c’è a malapena spazio per appoggiare gli zaini.
Ma poco male, ci dobbiamo stare solo due notti. E poi siamo davvero in centro (e in piano, cosa da non sottovalutare)

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I libri di agosto

Agosto, lettura mia non ti conosco…
O quasi. Evidenziato il titolo più consigliato. Contiene anche una breve nota sulla questione degli Urania tagliati.

Città perfetta – Guglielmo Pispisa (Einaudi Stile Libero) [Kindle]
È la storia di un gruppo di sviluppatori di videogiochi, la cui società sta per essere assorbita da una ricca e potente multinazionale. Ma è anche la storia di Daryl Domino,  un misterioso personaggio che compare interrompendo le trasmissioni televisive per raccontare le sue storie enigmatiche. Ed è la storia del culto di Daryl e dei suoi seguaci. Pispisa, che deve essersi studiato con molta attenzione Tom Robbins, scrive parecchio bene. Forse a volte persino troppo bene e la voce dei personaggi risulta un po’ falsa e impostata. Però come difetto diciamo che è tutto sommato trascurabile: nel complesso i personaggi sono vividi, le situazioni ben orchestrate e la quantità di storie raccontate, magari anche solo accennate, notevole. Un bel libro, che si può scaricare qui.

20th Century Ghosts – Joe Hill (Morrow) [Kindle]
Joe Hill è il figlio di Stephen King. E se anche non lo fosse in senso biologico, da questi racconti è evidente quanto lo sia in termini artistici. Ci vuole coraggio a provare a fare lo stesso lavoro di tuo papà, se tuo papà è uno dei più bravi di sempre a fare quel lavoro e Joe Hill ce l’ha. Ma è coraggio, non incoscienza. I suoi racconti, inevitabilmente kinghiani (a parte uno di matrice gaimaniana) funzionano. Intrattengono, fanno venire qualche brivido qua e là e, insomma, si leggono con piacere. Niente di indimenticabile, però.

Alla fine dell’arcobaleno – Vernor Vinge (Urania Mondadori)
In un futuro relativamente prossimo, la scienza medica ha trovato la cura per l’Alzheimer e le persone malate possono tornare in possesso delle loro piene facoltà mentali. Il romanzo segue le vicende di un anziano poeta, che si trova a dover fare in conti con un mondo in cui gli strumenti di comunicazione informatici hanno portato alla compresenza (grazie a interfacce evolute) di “reale” e “virtuale”. E in cui un progetto di digitalizzazione brutale minaccia di far scomparire per sempre i libri cartacei. Un po’ il libro ideale da leggere in un mese in cui si è deciso di sfruttare un po’ di più il Kindle. Vinge, che con questo romanzo ha vinto un premio Hugo, fa sudare più di una camicia al lettore sbattendolo brutalmente in un mondo sulla cui terminologia e caratteristiche fornisce pochissime spiegazioni, per creare la giusta empatia con l’altrimenti urtante protagonista. Nel prezzo è compreso anche un omaggio all’opera di Pratchett (anche lui malato di Alzheimer) che è davvero un bel gesto. Comunque è un bel libro di fantascienza, ostico e stimolante il giusto.
Non fosse che… l’edizione italiana è tagliata rispetto all’originale. Non è scritto da nessuna parte nel libro, se ne è accorto un lettore che aveva la versione originale. La novità è che da qualche tempo Urania a ripreso a tagliare (fino al 15%, cioè un settimo circa) i libri se sono troppo lunghi. Con il benestare dell’autore (e vorrei anche vedere) ma senza segnalarlo. C’è stata una discussione sul blog di Urania, con una presa di posizione piuttosto spiacevole di Giuseppe Lippi. Direi che, come regola, c’è il rischio che gli Urania che arrivano alle 350 pagine siano in qualche modo tagliati. Poi magari uno li compra uguale, ma sarebbe bello poter scegliere.

Makers – Cory Doctorow [Kindle]
Romanzo di fantascienza contemporaneo, Makers mi ha ricordato per molti versi
R.A. Heinlein. Mentre racconta una rivoluzione tecnologica ed economica e le sue conseguenze, Doctorow riesce a esporre, attraverso i protagonisti della vicenda, le sue idee sulla proprietà intellettuale, sulle potenzialità della tecnologia, sull’economia. Ma la qualità più straordinaria del libro è l’evidente voglia di raccontare, direi quasi gioia di raccontare, che Doctorow mette nella sua scrittura e che rende la lettura un vero e proprio piacere. È un Grande Romanzo Americano per geek, in cui i personaggi positivi usano blog, twitter, sistemi open source e in cui quelli negativi si fanno stampare le email. E che racconta un sacco di cose interessanti sul nostro futuro, in cui difficilmente le macchine voleranno, ma in cui sicuramente la tecnologia sarà sempre e sempre più presente negli oggetti quotidiani. Un romanzo così non fa che venirti voglia che sia già domani. Makers si scarica da qui.

Un certo tipo di intimità – Jenn Ashworth (e/o)
In realtà l’ho letto un paio di mesi fa perché a Torino un’amica (grazie Silvia) me ne ha allungato le bozze rilegate (una sorta di versione beta, non corretta, che a volte si dà in giro a giornalisti o librai perché si possano fare un’idea del libro). Solo che non sapevo bene se fosse il caso di parlarne prima dell’uscita, fosse anche solo perché poi magari uno lo va a cercare in libreria, non lo trova e poi non ci pensa più. E sarebbe un peccato perché è un libro che merita, con la sua storia di follia e ossessione raccontata senza patetismo e, per questo, ancora più toccante. È la storia di Annie, una ragazza di ventisette anni, afflitta da obesità, che arriva in un nuovo quartiere dopo un divorzio. E si innamora di uno dei suoi vicini, dalla quale si sente ricambiata. La Ashworth è brava a dosare le rivelazioni, a svelare a poco a poco Annie e la sua storia, dipanando un intreccio che lievita pagina dopo pagina, accumulando tensione. Annie è un personaggio a tutto tondo, parente – già dal nome – dell’infermiera psicotica di Misery, coerente nella sua follia, carnefice e vittima allo stesso tempo. Un buon romanzo drammatico con cadenze da thriller.

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Portogallo (1 di 6)

Quattro anni dopo la prima volta, sono tornato in Portogallo. Dieci giorni, tre città, qualche paesino, 1050 fotografie, una quindicina di pasteis de nata, neanche un arroz de pato (dannazione). Ecco una specie di proiezione di diapositive dopo le ferie.

Il Gorilla in azione a Lisbona

Viaggiare tech: sono partito per il Portogallo con una compatta digitale (una Casio Exilim da 6 MP) e 3 giga di schede di memoria, un Kindle 2 e il fido iPhone. La prima ha dato grandi soddisfazioni insieme al Gorillapod, il meraviglioso treppiedi prensile che si attacca alle cose, nella sua versione leggera per macchine compatte e telefonini. Il Kindle non l’ho usato quanto avrei potuto perché sono partito con un Urania da finire; però ha fatto il suo, permettendomi di leggere un librone (come dimensioni e come qualità) come Makers di Cory Doctorow non solo gratis ma anche senza pesare praticamente nulla. Ha anche passato la prova-spiaggia, in faccia all’Oceano Atlantico (proprio come nello spot!). E poi quanto è comodo poter cercare le parole sul vocabolario con due colpetti di dito? Per non dire di tutte le citazioni che mi sono segnato e che sono lì pronte a essere trasferite sul computer. L’iPhone si è rivelato comodo non solo per leggere la posta e scrivere due scemate su internet da dove ho trovato connessioni wi-fi libere (a Porto e nell’albergo di Coimbra, per la precisione) ma anche e soprattutto per fare foto al volo, specie grazie a Quadcamera, con cui mi sono divertito a fotografare le portate dei pranzi e delle cene. Credo che l’iPhone sia un po’ la nuova Polaroid, in questo senso.

Una cena per due (quelli che spuntano dal riso sono cucchiai, non cucchiaini come può sembrare)

Lisbona è sempre una città meravigliosa. C’è qualcosa, nella sua luce, di unico. E nella garbata decadenza dei suoi palazzi, nei vicoli dell’Alfama che sembrano un po’ quelli di Genova e nei vicoli del Bairro Alto che sembrano un po’ quelli di Genova il venerdì sera. Adoro lo spiazzo immenso, assurdo, di Placa do Comerçio, che si apre come un palcoscenico sul fiume. Su una delle due colonne che stanno in riva al fiume, attraversata la strada e scesi i gradini, c’è un’iscrizione che ricorda qualcosa fatto da Salazar. È molto nascosta, ma nei giorni che ho passato in Portogallo è stata l’unica volta che mi sono trovato davanti a qualcosa che ricordava che fino a trentacinque anni fa in Portogallo c’era una dittatura (una dittatura particolarmente stupida e banale, tra l’altro, e per questo ancora più terribile).

Lì in fondo, appena prima della mota, si legge "SALAZAR"

Lo sferragliante percorso del tram 28 è un’esperienza che merita. Godersi la salita fino allo spiazzo della porta del Sole affacciati al finestrino, facendo le boccacce a quelli che fotografano il passaggio di uno dei simboli di Lisbona, immortalato in milioni di fotografie, è divertente. E poi guardare giù da lì, mentre il tram si arrampica ancora più in alto, facendo il pelo ai muri, alle macchine, alle persone. A volte incroci quello che va dall’altra parte e gli obiettivi che escono dai finestrini aperti sembrano cannoni, i tram due navi nemiche pronte a ridursi a pezzi l’una con l’altra.
E se hai fortuna e prendi il momento giusto, ti può anche capitare di fotografare il personaggio di una canzone di Guccini.

La bambina portoghese

Ci sono anche quelli che lo prendono al volo e a scrocco, attaccandosi al predellino dietro. Fanno i portoghesi. Anche se in realtà i poveri portoghesi non c’entrano nulla, in questa espressione che, non a caso, usiamo solo noi italiani.

Eccolo lì, il tram! La signora con la maglia verde non fa la portoghese e paga il dovuto all'autista.

A proposito di italiani, Lisbona ne è PIENA. Ovunque, non si sente che parlare in italiano. A volte con effetti esilaranti. Tipo che a un certo punto siamo in coda alla pasticceria di Belem, quella che ha la ricetta originale dei pasteis de nata. Dietro di noi, siamo ancora fuori, un signore guida la sua famiglia. Si mettono in coda e la moglie gli fa: “ma che cosa c’è qui?”. Lui guarda la vetrina, dove ci sono i pasteis de nata. Che sono dei piccoli canestrini di pasta sfoglia ripieni di crema. Detta così sembra niente, ma sono la cosa più buona del mondo. Comunque. Lui guarda e dice: “ah! Ho capito. Qui fanno quei dolci che abbiamo mangiato ieri. Quelli con la pasta di mandorle. Certo, qui li faranno in tante varietà, ma noi prendiamo quelli classici, che sono i più buoni”.

La perfezione (featuring una mia pelosa gamba)

Belem è un quartiere di Lisbona in cui si trovano due dei monumenti più importanti dell’Epoca delle Scoperte: il Monastero e la Torre. Per il Monastero c’era tantissima coda quindi abbiamo ripiegato sul museo di arte contemporanea, gratuito e per niente affollato. Tra le altre cose c’era un’installazione che metteva a disposizione del pubblico una chitarra, una batteria e una tastiera, da suonare liberamente. Purtroppo non ho trovato nessuno che si unisse (e mi vergognavo come un ladro), così ho suonato tipo venti secondi cercando di capire se il suono faceva qualcosa alle robe appese e poi ho messo giù la chitarra.

"alzami un po' la terza spia a destra dall'alto..."

La torre di Belem, che proteggeva l’ingresso al porto, mi fa sempre venire in mente il secondo disco degli Angra, Holy Land. Gli Angra sono/erano (ne ho un po’ perso le tracce) un gruppo di power/speed/prog metal brasiliano e Holy Land è un disco incentrato intorno alla scoperta del Brasile nel XVI secolo, con parecchi inserti di musica brasiliana e molti momenti non strettamente metal. E ha qualcosa della leggerezza, dell’armonia e della luminosità dello stile architettonico manuelino di cui la torre (insieme con il monastero di Belem) è uno degli esempi più compiuti. E inoltre la torre e il monastero sono stati costruiti per celebrare la scoperta di nuove rotte e nuove terre, grazie alle ricchezze che questi eventi hanno generato. Quindi in un certo senso, tutto torna. Almeno per me.

(Carolina IV è la canzone che riassume in sé buona parte dei suoni e delle atmosfere del disco, a partire da quella specie di samba iniziale. C’è però anche un sacco di doppia cassa gratuita)

La torre. Dettagli.

Saliti e scesi dalla torre (cosa non semplice, c’è un’unica strettissima scala a chiocciola da cui salire e scendere, si passa un sacco di tempo in coda per salire e si deve scendere usando la parte interna dei gradini, strettini) si tenta un altro assalto al monastero. Ma la coda è sempre imponente. Allora decidiamo che va bene anche solo vedere la chiesa con la tomba di Vasco di Gama prima di dedicarsi ai pasteis de nata. Di cui si è detto più sopra.
Il tempo di fermarsi sulla via del ritorno sotto al finto Golden Gate, poi è ora di una ginjinha sotto alla pensione. La ginjinha è un liquore alla ciliegia, dolcissimo, di cui un piccolo bar dietro al Rossio detiene la ricetta originale e lo serve da una bottiglia che viene riempita attingendo da un enorme vascone di marmo. Il posto è caratteristico, anche se l’odore c’è dentro è un po’ quello di uno che ha vomitato dopo aver bevuto troppa sangria. Resta aperto dalle 9 alle 22 e c’è sempre un sacco di coda.

A Ginjinha.

(Continua: 2, 3)

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Smells like a teen Kindle

Vorreste gettarvi nelle gioie degli ebook, ma avete paura che vi mancherà troppo “l’odore della carta“?
Niente paura.
La più avanzata scienza ingegneristica ha oggi prodotto la soluzione definitiva alla freddezza e all’asetticità degli attuali lettori di ebook. E oggi siamo qui per portare a voi i frutti di mesi e mesi di ricerche.

Tutto quello di cui avrete bisogno è:

  1. un lettore ebook;
  2. nastro adesivo (o, se siete temerari, abbondante colla vinilica);
  3. uno o più fogli stampati.

Girate sul dorso il vostro lettore di ebook e realizzate con il nastro adesivo quattro anellini che applicherete grossomodo negli angoli dell’oggetto; nel caso del Kindle potreste volere lasciare libere le piccole casse sul retro. O anche no. Come preferite.

Ora prendete il vostro foglio stampato e piegatelo (o tagliatelo) in modo tale che i suoi angoli possano combaciare con gli anellini adesivi che avrete precedentemente preparato.

Premete bene ed ecco fatto! Ora potrete impugnare il vostro lettore di ebook e, come per magia, le vostre dita sentiranno sotto di sé la trama della carta, come se quello nelle vostri mani fosse un vero e proprio libro!

Ma non solo! Nei momenti in cui vorrete sentire l’odore della carta, non dovete fare altro che voltare l’oggetto e avvicinare le vostre narici al foglio! Soddisfazione garantita al 100%!

Ovviamente, questa è una dimostrazione elementare, alla quale è possibile aggiungere dettagli a piacimento: noi abbiamo usato un foglio stampato a getto di inchiostro, ma nulla vi vieta di utilizzare pagine da qualche vecchio libro o di versare qualche goccia di colla vinilica sul foglio prima di ripiegarlo, per una più soddisfacente sensazione olfattiva, o di utilizzare carte fatte a mano o quello che preferite.
L’unico limite è la fantasia, mandateci le vostre creazioni e stupiteci!

(UPDATE: in realtà non invento niente, c’era un precedente. La mia versione però è rimovibile)

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