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La ricreazione è finita


Che l’esperienza politica di Berlusconi e, in generale, il “berlusconismo” siano finiti con il suo terzo (tecnicamente quarto) governo è ancora tutto da dimostrare: ha ancora tre televisioni, uomini di fiducia in Rai, eletti in Parlamento e al Senato e dubito che abbia intenzione di starsene zitto e buono (per approfondire, Leonardo).

Certo è che dopo soli cinque giorni di sua scomparsa (temporanea, ovviamente) dalla ribalta politica sembra già di essere piombati in un’altra era; una sensazione rafforzata oggi dalla lista dei ministri del governo presieduto da Monti.
Allontanato a forza dalle stanze del potere un circo variegato di varia umanità, che in appena tre anni e mezzo è stato capace di prodursi in performance politiche e comunicative di portata tale da farti pensare che fossero improvvisamente andati al potere degli anarchici situazionisti, stamattina il dott. lup. mann. cav. di gran croc. Monti ha sciorinato una lista di personalità per lo più lontane dal mondo della politica ma i cui percorsi professionali significano una sola cosa: la ricreazione è finita.
Monti e Napolitano devono essersi guardati in faccia e si devono essere chiesti: “che parlamento abbiamo? Chi ha vinto le elezioni?”. La risposta è semplice: le elezioni sono state vinte da un blocco politico formato da Pd e Pdl, che copre una gamma di posizioni politiche grossomodo di centro-centrodestra, con poco apprezzabili componenti di forme di sinistra. La Lega fa storia a parte e credo che fosse intenzione un po’ di tutti tenerla lontana il più possibile (cosa che le regalerà tanti di quei voti alla prossima volta che ora neanche ce li immaginiamo). Quindi, da questo sono partiti per costruire un governo che sembra un governo dc redivivo: cattolici-cattolici, militari, baroni universitari, un ambasciatore.
Un governo di gente “per bene”, un bel governo di destra come dovrebbe essere una destra europea, come se Berlusconi non ci fosse mai stato, quasi come se il fascismo non ci fosse mai stato (non ricordo più chi disse una volta che il danno maggiore il fascismo l’ha fatto alla destra italiana, che non è mai più riuscita a scollarsi dall’abbraccio del Ventennio). Un governo che personalmente mi ricorda che io non sono rappresentato nel parlamento e nel senato perché la gente che ho votato non ha superato lo sbarramento.
Un governo che è da un lato una boccata d’aria dopo la marmaglia che l’ha preceduto ma che dall’altro non potrà che fare (immagino; ovviamente bisognerà aspettare i fatti ma l’impressione è questa) una politica ferocissima e ricattare i contestatori con “allora preferivate abberlusconi”.

Sarà interessante il cozzo tra questi signori e signore austeri e una rappresentanza parlamentare fatta di sciamannati, per la maggior parte assolutamente privi di competenze politiche nel senso più lato (oh, poi un giorno qualche elettore dell’IdV pensa di chiedere conto a Di Pietro di come sceglie la gente? Perché per uno Scilipoti che si fa notare chissà quanti ce ne sono che galleggiano silenziosi). Le uniche immagini che mi vengono in mente sono quelle di certi professori universitari parecchio impostati che si trovano ad avere a che fare con aule di matricole rumorose e distratte. O la nomina di Cobram.

giarda

A lui è ovvio che Scilipoti tirerà il cancellino appena possibile

Però, essendo un governo di Rettiliani è ovvio che potrebbero succedere delle cose molto più divertenti; tipo che Giarda afferra al volo il cancellino con la lingua. Voltato di spalle.
Battuta a parte, questa cosa del proliferare di teorie complottiste pluto-giudaico-massonico-rettiliane su Monti e il nuovo primo ministro greco mi dà parecchio fastidio, perché mentre postulano complotti mondiali globbali universali questi paranoici finiscono per fare assimilare a sé anche chi, più terra-terra, fa semplicemente notare che stiamo parlando di gente di provenienza bancaria che viene messa alla guida di stati che hanno qualche problemino con le banche. E senza scomodare gli Occulti Superiori forse basta questo per rendersi conto che la politica sta perdendo il suo potere decisionale a fronte del potere economico.

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Poi sembra di essere gli stronzi

hhh

È giusto che Matteo Mezzadri, il giovane pddino modenese che ha dato da scrivere a tutti i quotidiani di destra del Regno per aver scritto sulla sua pagina Facebook

Ma santo cielo, possibile che nessuno sia in grado di ficcare una pallottola in testa a Berlusconi?

si prenda il suo quarto d’ora di gloria sotto forma di elezione a simbolo dell’idiozia.
A 22 anni, da “nativo digitale”, dovresti renderti conto che una cosa del genere è più o meno come incidere il tuo nome sulla fiancata dell’auto della preside. Aggiungendo per sicurezza una fotocopia della carta d’identità.
Poi Mezzadri ha avuto la sfiga di capitare al momento sbagliato (è un paio di giorni che Fede ha iniziato a martellare con Facebook come ricettacolo di tutti i mali; se volete, potete vedere questo come l’inizio di un’offensiva contro la Rete, Luogo di Libertà Per Antonomasia) e quindi oggi è lui il “ciula del terrorismo” di turno (per dirla con Belpietro), però lui non è che la punta dell’iceberg.
Quante persone con un qualche ruolo all’interno dei partiti sono iscritte a gruppi quantomeno compromettenti, su Facebook?
Io, per dire, avevo tempo fa tra i contatti un tizio che era nella mia compagnia del mare, che ha dei ruoli nel Pdl della sua zona. Ed era fieramente iscritto a tutte quelle simpatiche smargiassate tipo “più rum meno rom” o “diamo fuoco ai rom”, esponeva sul profilo il suo “Quanto sei fascista? 100%”, e via discorrendo. E come lui, chissà quanti.

Io ho due conclusioni.
La prima è che quella che una volta si chiamava “l’identità virtuale” finirà sempre più per coincidere con quella reale. Il cyberspazio non è più una “dimensione parallela” come sembrava un tempo, ma una semplice estensione dello spazio sociale di ognuno. Ma a questo cambiamento non sembrano ancora corrispondere comportamenti adatti alla nuova situazione. E se hai una qualunque forma di ruolo pubblico, a questo dovresti stare molto, ma molto attento. Perché banalmente un paio di volte mi è passato per la mente di mandare un paio di schermate del profilo del mio ex conoscente a qualche giornale locale della sua zona per vedere l’effetto che fa.
La seconda l’avranno già intuita dal titolo quelli che ascoltavano i Bluvertigo. In Italia c’è un sacco di odio. È un sentimento umano e duraturo. Ci stiamo sul cazzo tra gruppi (e anche all’interno degli stessi gruppi) come gente troppo diversa costretta a condividere un appartamento troppo piccolo. L’odio che i giornali di destra rinfacciano a Mezzadri e, attraverso di lui, a chiunque non sostenga Berlusconi è lo stesso che c’è nei loro titoli, nei loro articoli. E viceversa. Io odio sinceramente Feltri e Belpietro. Non ho molta simpatia per altri giornalisti di sinistra, mi viene da ridere a vedere le prime pagine del Fatto, ma ci sono uscite di quei due che urlano vendetta all’Orso Ebreo. (sì, sto scrivendo che qualcuno dovrebbe abbattere Feltri e Belpietro a colpi di mazza da baseball. So sue me). Lo stesso per molti esponenti di spicco della Lega.
E so che la cosa, in fondo, è reciproca. E che loro provano odio per tantissima altra gente. Ci hanno fatto un partito, sull’odio, quelli della Lega.

Insomma, è giusto sbeffeggiare i cretini.
Ma teniamo anche presente che il problema ha, come dire, radici un pochetto più profonde e diffuse.

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Bevi bevi bevi

Grazie ai buoni uffici della Lega, probabilmente diventerà legale farsi la grappa in casa.
Oggi l’operazione è illegale per due motivi: il primo, di ordine economico, riguarda l’evasione della tassa sui distillati. Il secondo è il fatto che l’operazione non è esattamente sicurissima e si rischia di lasciare nella bottiglia del metanolo.
Il disegno di legge invece fa uscire dalla clandestinità i produttori “artigianali” già esistenti, previo invio di una comunicazione all’ispettorato provinciale. Si rivolge a quelle aziende agricole che producono, per esempio, vino o frutta e già oggi solitamente, dicono quelli della Lega, si fanno la loro grappina da far degustare ai clienti o agli amici o. La soglia massima di produzione annua (calcolata non ho capito se a individuo o a nucleo familiare o) è una damigiana da cinquanta litri, con il divieto di vendere quanto prodotto.
Onestamente, non conosco abbastanza la situazione per dare un giudizio sulla legge in sé, se danneggerà i produttori “industriali”, se sarà pericolosa per la salute dei consumatori o altro. Come sempre, mi aspetto tutto il male possibile, ma sono io che sono tarato così.

Quello che mi interessa di più è il paragone che è venuto in mente a molti leggendo la notizia: perché la grappa sì e la marijuana no? Un privato che si metta nella serra delle piante di canapa e si produce “erba” per sé e i suoi amici (esattamente come prevede il disegno di legge sui distillati) commette automaticamente il reato di spaccio. E poi magari lo ammazzano pure di botte in carcere.
Dice: ma la marijuana è una droga!
Anche l’alcol. Sono sostanze psicotrope. Solo che su una lo stato ti fa pagare le tasse. Vai a dire a uno che ha in famiglia un alcolizzato che l’alcol non è una droga e poi corri via veloce che se ti prende c’è da ridere.
Dice: ah, ma la cultura del vino, della grappa, il bouquet.
Conosco gente che ti parlerebbe per ore delle diverse varietà di canapa con toni quasi lirici.
Dice: ma un goccio di vino fa sempre un sacco bene.
Una volta frequentavo una ragazza che soffriva di forti emicranie. Aveva due modi per farsele passare: il primo era un terrificante pastiglione che costava una cifra e che la lasciava intontita in un modo piuttosto inquietante per mezza giornata. Il secondo erano due tiri di erba. E del resto l’uso terapeutico della cannabis è tutt’altro che una novità.

Insomma, per quello che mi riguarda il disegno di legge non fa altro che far stridere ancora di più l’ipocrisia dell’atteggiamento che da sempre c’è verso le due sostanze. E fa ridere che mentre si annuncia “tolleranza zero” verso chi guida dopo aver mangiato anche solo una caramella al rosolio (con il bizzarro effetto a spirale che più abbassi il limite più trasgressori troverai da urlare ai telegiornali) con l’altra mano si riempie il bicchiere in nome delle “tradizioni”.

Ma lasciamo la parola al mio gruppo preferito delle ultime due settimane, i Ministri:

ps: la storia di come la marijuana venne messa fuorilegge negli Stati Uniti, terminando contemporaneamente la coltivazione stessa della canapa (che per millenni è stata una delle piante più utili all’uomo) , è molto interessante. La linko da Encarta, che non è esattamente l’organo di informazione del vostro CSOA di quartiere. Qui sotto, un video d’epoca:

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