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Portogallo (4 di 6)

Credo che ci sia qualcosa di significativo, nel fatto che siamo a ottobre e io sono ancora qui a mettere insieme i pezzi del racconto delle vacanze, sfogliando le foto di agosto mentre agli angoli delle strade compaiono i primi venditori di caldarroste.
Ma del resto, come cantava il poeta, “it’s always better on holiday, so much better on holiday, that’s why we’re working, we need the money”.

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Portogallo (2 di 6)

(La puntata precedente)

Questa puntata è dedicata alle
seconde serate estive
del martedì di Italia Uno
nei primi anni Novanta

Porto sembra un po’ una città da cui è scappata un sacco di gente. O, almeno, la parte di centro storico che abbiamo visto noi. Ma pensare che in Avenida Aliados, che è il tipico vialone “volevamo essere Parigi” che dovrebbe essere la zona di rappresentanza della città c’è un intero palazzo abbandonato fa abbastanza impressione. La decadenza di Porto è molto più evidente e meno romanticamente turistica di quella di Lisbona. La Santa Guida (il rapporto che si sviluppa in viaggio tra una coppia e la propria Lonely Planet è parecchio viscerale; poi il fatto che chiaramente pronunciassimo entrambi “Guida”, con la maiuscola, mi faceva venire Douglas Adams) avverte che a Porto la notte, ma anche il giorno, si aggirano parecchi “loschi figuri”. E in effetti la fauna umana di senzatetto e tossici non è molto rassicurante. Ma, in fondo, siamo abituati a Genova. Se gli autori della Lonely Planet del Portogallo vanno nei vicoli di Genova che fanno? Consigliano di viaggiare armati, poi?

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