25

Insomma, la buona notizia è 15 anni dopo la discesa in campo Berlusconi (nel frattempo diventato la personalità pubblica più importante del paese) ha trovato una mattinata libera per informarci che ritiene la Resistenza un valore fondante della nazione.
Malfidenti noi.
Nel frattempo, però, è tornato sul cavallo di battaglia della destra, i “ragazzi di Salò”:

E con rispetto dobbiamo ricordare oggi tutti i caduti, anche quelli che hanno combattuto dalla parte sbagliata sacrificando in buona fede la propria vita ai propri ideali e ad una causa già perduta.
Questo non significa naturalmente neutralità o indifferenza. Noi siamo – tutti gli italiani liberi lo sono – dalla parte di chi ha combattuto per la nostra libertà, per la nostra dignità e per l’onore della nostra Patria.

Io sarò settario, rancoroso, vendicativo. Ma penso che se in un giorno stai celebrando quelli  che hanno combattuto per una causa non puoi contemporaneamente pensare a quelli che combattevano anche per l’altra (mi stupisco che Berlusconi riesca a concepire un pensiero simile: è lo stesso che quando diventò presidente del Milan si lamentò di dover vendere i biglietti di San Siro anche alle squadre ospiti).
Punto.
Questo non ha nulla, per me, a che vedere con l’aspetto umano: provo umana pietà anche per le vite di quegli esseri umani travolte dalla guerra.
Però il 25 aprile, e il valore pubblico della festa, è un’altra cosa.
I soldati della Repubblica Sociale erano nemici del nostro paese. O meglio. Erano nemici di quella parte del Paese che ha portato allo stato che conosciamo oggi.
Certo, è la storia raccontata dai vincitori. Non può essere altrimenti.
Ma una nazione (“complesso di persone che, avendo in comune caratteristiche quali la storia, la lingua, il territorio, la cultura, l’etnia, la politica, si identificano in una comune identità a cui sentono di appartenere legati da un sentimento di soliderietà”) si definisce sia positivamente (“noi siamo questo”) che negativamente (“noi non siamo questo”).
E la festa nazionale che celebra il “mito fondante” dell’Italia repubblicana non può annullare questa dicotomia.
Il 25 aprile si celebra la sconfitta dei nazi-fascisti. Dei nazisti e dei fascisti.
Il problema nasce quando ci si rende conto che in Italia un giorno erano tutti fascisti e il giorno dopo tutti anti-fascisti. Ho visto un filmato terribile di una parata di partigiani in una città liberata: a un certo punto un uomo si avventa su un altro che sta sfilando tra i partigiani, lo strappa dal corteo con l’aiuto di altre persone e gli spara. Pare che si trattasse di un noto fascista che cercava di farsi passare per partigiano.
Tremendo, no? Da qualunque parte la si guardi.
Però in Italia è andata più o meno così, che da un giorno all’altro ci si è auto-assolti di qualunque cosa. La Resistenza è stata una specie di agnello di Dio, che con il sacrificio di pochi ha lavato i peccati di molti. L’Italia non è come la Germania, si dice, perché noi abbiamo avuto un movimento partigiano che si è opposto alla dittatura anche su larga scala, militarmente e in modo organizzato. Curiosamente, i tedeschi dopo la guerra e per un lungo tempo (fino alle porte degli anni settanta) hanno fatto duramente i conti con la loro storia e oggi non si sognerebbero mai di eleggere sindaco di Berlino uno che va in giro con una croce celtica al collo.
Il 25 aprile è sempre stato una festa, tutto sommato, di pochi. Di quelli che sapevano di “averlo fatto”, il 25 aprile. Una festa sentita soprattutto dove la Resistenza era stata più forte (Emilia, Toscana, Liguria), non tanto perché regioni “rosse”, ma perché lì i tedeschi c’erano stati per più tempo. Il resto l’ha sempre vissuta con indifferenza o grande fastidio.
Il mito del tradimento della Patria, che per i fascisti di ieri e di oggi si identificava con Salò, ha sempre portato una parte del paese a vedere i partigiani come traditori o codardi che erano venuti meno al loro dovere, sovversivi. Banditi.
E dagli anni novanta, da quando ha aumentato il suo potere politico, la destra cerca di spingere in direzione del riconoscimento della parità tra i due schieramenti. Il che vorrebbe dire ammettere – in soldoni – che lo stato italiano è figlio anche della Repubblica di Salò. Certo, anche quella era una repubblica, ma su basi radicalmente diverse da quelle poste dalla nostra Costituzione.

I morti, una volta morti, sono tutti uguali.
Ma il 25 aprile non celebra dei morti in sé. Celebra dei morti ricordando quello per cui sono morti.
E la distinzione è semplice: i partigiani sono morti lottando per dare vita al nostro presente. Gli altri mentre cercavano di creare un altro mondo.
Se una nazione, nelle persone delle autorità che la rappresentano, non ribadisce con forza questa distinzione (e non fa di tutto per spiegarla ai suoi membri) non è una nazione, ma un insieme di tizi che vivono nello stesso posto.

(discorso politico: Berlusconi ha cercato di dare un colpo al cerchio e uno alla botte. E non mi stupisce. Oggi, può permettersi di allentare il suo legame con la destra e presentarsi come una figura più ecumenica, di Grande Statista)

4 commenti

Archiviato in società

4 risposte a “25

  1. Paolo

    sarà wordpress, ma questo è uno dei tuoi post più lucidi, forti e maturi; forse il migliore (dopo pascoli rosso sangue beninteso).

    p.s.: a proposito: trasferirai anche gli archivi?

  2. Anna Luisa

    Caro, sei già stato inserito nella mia lista di blog preferiti e mi sembra che il tuo trasloco sia riuscito.
    Dimenticavo, bella serata alla Modo a Bologna: grazie per le chiacchiere.

    Alla prossima.

  3. paolo: grazie. No, non penso di trasferire, mi pare un’operazione menosetta.

    Anna luisa: grazie anche a te per le chiacchiere :-)

  4. berlusconi sbaglia vuole fare contenti quelli di alleanza nazionale che scalpitano il 25 aprile, ma loro erano dalla parte sbagliata e la storia non si puo’ cambiare

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...