New Italian Thing

Gola profonda non abita più qui

La Repubblica va all’attacco e cerca di creare il Noemigate.
10 domande a Berlusconi sulla natura dei suoi rapporti con la famiglia Letizia, tra l’interese pubblico e il tentativo di mettere nei guai il PresDelCons con uno scandalo a sfondo sessuale.

La memoria torna a dieci anni fa e all’impeachment di Bill Clinton.
Clinton rischiò di giocarsi la presidenza perché aveva mentito, ostacolando il corso della giustizia, nel processo per le molestie a Paula Jones. Clinton sostenne di “non avere mai fatto sesso” con Monica Lewinksy, poi disse che credeva che pensava che aver ricevuto del sesso orale non valesse come “sesso”. (ora, immaginatevi che personaggio meraviglioso deve essere uno che si inventa una supercazzola del genere).
Il fatto, dal punto di vista tecnico, era squisitamente etico, non morale: se il presidente mente di fronte alla legge, non può più fare il presidente.
Probabilmente, l’eco e lo squallore dello scandalo sessuale hanno avuto un ruolo non secondario nel far perdere ai democratici le elezioni del 2000 (assieme a tutti i casini che le caratterizzarono). Ma gli USA del 2000 erano una nazione assai meno dogmatica, nelle sue scelte di voto, di quanto non lo sia l’Italia di oggi. E soprattutto ai democratici si opponeva un partito vero, non un’informe e sempre più disorganizzata associazione di tizi.

The name of the game

Ma in Italia, oggi, l’idea di leadership politica che incarna Berlusconi (digressione: Berlusconi è un cognome che riempie la bocca, che risuona grasso e invadente, che negli ultimi 15 anni abbiamo pronunciato o scritto tutti quanti talmente tante volte che mi stupisco che riusciamo a farlo ancora. A volte è come se questa parola grossa e unutosa fluttuasse nello spazio attorno a noi, strusciandosi sui nostri vestiti, sulla nostra pelle, i capelli. L’esplodere sonoro dell’occlusiva bilabiale /b/, che si prolunga per un istante nella chiusura sorda della /e/, il frizzare della vibrante alveolare /r/, dopo la quale la lingua si ferma un istante al centro della bocca per far passare l’aria ai lati e dare vita al suono della /l/, poi si sposta indietro ed è la /u/, lunga e cupa, poi il rapido soffio della /s/ che si infrange sull’occlusiva velare sorda /k/ a cui fa seguito una /o/ che per un attimo sembra allargarsi all’infinito, prima di impennarsi nella nasale alveolare /n/ e di chiudersi in /i/, un suono che costringe gli angoli della bocca a tendersi all’indietro in una specie di impercettibile sorriso. Ecco la danza con cui la nostra bocca modula l’aria che le arriva dai polmoni per riprodurre quel nome, un kata che abbiamo tutti ripetuto mille e mille volte, riempiendolo ognuno con la sua inflessione, con il suo insistere su un suono anziché un altro, di volta in volta sussurrando ammirati o facendo esplodere fortissima la prima lettera, colpo di cannone che annuncia guerra) ha pochissimo a che vedere con quella che è stata l’esperienza delle democrazie occidentali emerse tra il XIX e il XX secolo. Esperienza che, in fin dei conti, è poco più che una parentesi, rispetto a forme di governo più  spicce e dirette .
Quello che emerso dal lungo travaglio post-manipulite e che ha trovato forma compiuta dopo le elezioni del 2008 è uno scenario completamente nuovo, in cui il partito principale in Italia è un non-partito, che pur dialogando con partiti più strutturati e tradizionali (la Lega e quel che resta di AN) è in realtà qualcosa di completamente diverso da essi; al potere che esercita non si riescono ad applicare le vecchie categorie della vita politica.
Normalmente, un partito punta alla sua sopravvivenza spostando in posizioni di retroguardia i suoi membri meno presentabili, perché la reputazione dell’organizzazione è più importante di quella dei suoi singoli membri. E la reputazione si basa sulla credibilità: in ogni sistema politico la menzogna è strutturale, ma verso l’esterno si deve mostrare di ricorrervi il meno possibile.
Quello che sta facendo Repubblica è qualcosa che in linea teorica è assolutamente legittimo: dimostrare che il Presidente del Consiglio sta mentendo, sovrapponendo versioni discordanti che danno l’impressione che stia cercando di mascherare qualcosa di potenzialmente dannoso per la sua reputazione. Il che dovrebbe indurre in quella che si chiama “opinione pubblica” dubbi sulla credibilità di un leader che si smentisce da solo ogni due giorni e svariati malumori nel suo partito, con conseguente fronda interna per il bene dell’organizzazione qualora il malumore dovesse sembrare eccessivo.
Di politici la cui carriera è stata sbriciolati da scandali di varia natura è piena la storia. Uno fa una cazzata che dimostra che è una persona di cui ci si può fidare (o talmente stupida da fare cazzate e farsi beccare) e cortesemente il partito lo mette da parte e ne prende le distanze. Una versione in giacca e cravatta dell’esilio dalla tribù dei sacrileghi, se vogliamo.
Il punto è che Berlusconi di tutto questo può bellamente fregarsene. Chi lo vota lo vota a prescindere. Lui è l’apoteosi dell’autorità carismatica teorizzata da Weber: viene seguito perché è lui. Perché è il personaggio pubblico che ha saputo costruirsi addosso. E’ leader di un partito (e di una coalizione di partiti) non perché è stato scelto dall’apparato, ma perché si è imposto come tale. Forza Italia era davvero il sogno di un visionario (che cercava di scampare la galera) retto solo dalle capacità comunicative di una persona. Più che un partito è un comitato elettorale, una macchina che ha lo scopo di arrivare laddove il capo non può arrivare. L’esoscheletro di Berlusconi.
Il fatto che Berlusconi menta e lo faccia compulsivamente come fanno tutti i grandi venditori non preoccupa i suoi elettori. Di conseguenza, con buona pace di Ezio Mauro, le bugie su come conosca Noemi Letizia e la sua famiglia non scalfiranno minimamente il suo potere, come accadrebbe in una normale democrazia parlamentare. Non l’hanno scalfito menzogne ben più gravi sul livello pubblico, come il fatto che prima negò che Fininvest avesse società off-shore e poi, una volta sbugiardato, sostenne che fare società off-shore è il minimo per una grande azienda. In altre parole, lo Stato è governato da una persona che si è sbattuta per anni per trovare il modo di pagare meno tasse possibile allo Stato stesso.
E uno dirà: vabbeh, ma queste sono questioni alte, che magari la gggente non capisce, se invece andiamo sul privato, sul torbido, sul sesso con le ragazzine tocchiamo più il cuore della gggente.
Rido. Forte.
Perché anche questo fa parte dell’immagine del capo. Intanto, da un lato, lo zoccolo tosto dell’elettorato berlusconiano crede a Berlusconi. Non ai giornalisti (di Repubblica poi. Già di default non ci credo io ai “retroscena” e agli scoop di Mauro e soci, figuriamoci chi guarda il tg4). Se lui dice che Noemi l’ha vista sempre e solo con i genitori, così è. Punto. Ma il lato trombeur de femmes (la r in più è voluta) di Berlusconi è comunque visto come un pregio, o al limite un peccatino veniale. Le reazioni alle esternazioni della moglie sono state istruttive in questo senso e hanno svelato il permanere di una cultura che associamo a tempi più remoti: l’uomo è libero e cacciatore, la moglie cornuta stia zitta e mantenga un contegno (cultura che per inciso appartiene anche a chi Berlusconi non lo può soffrire. Gli idioti sul piano privato si distribuiscono equamente).
Io non penso che saranno queste cose a minare il consenso di cui gode. Anzi, non riesco proprio a immaginare che cosa sia.

Hop hop hop! Din din din!

Forse la prima cosa necessaria per minare il consenso a Berlusconi sarebbe avere dall’altra una forza di opposizione credibile, unita e coerente. Cosa che il PD non è. E che probabilmente, a meno che non compaia un leader assolutamente straordinario, capace di unire le diverse anime e di dialogare con la sinistra, non sarà nemmeno alle elezioni del 2013. E questo leader dovrebbe essere in grado di competere con Berlusconi sullo stesso piano della costruzione del personaggio, della capacità visionaria e di entrare in risonanza con gli altri. Saper dire agli altri che cosa devono desiderare.
C’è più poco da girarci intorno: Berlusconi ha determinato questi ultimi 15 anni. Non ha cambiato gli italiani, quello no: ha solo saputo comunicare con i loro desideri, con quello che forse prima si vergognavano a esprimere. Ma ha cambiato la faccia e i modi della competizione politica, sempre più nella direzione di una sorta di dispotismo para-parlamentare, già oltre il presidenzialismo. Più ancora che nelle presidenziali americane, chi ha votato ha votato per o contro un uomo, non un politico. Dal 1994, il modo di porsi di Berlusconi è sempre stato “io ho fatto questo e quello per il mio paese come imprenditore perché sono una persona che pensa questo e quest’altro e ha queste altre doti. Adesso datemi il potere e lo farò come vostro governante”. Berlusconi è entrato in politica non per andare in parlamento a discutere, a perdere tempo: non ha chiesto a Fini un posto in lista. Ha fatto un partito e si è proposto come suo leader. Una cosa assolutamente al di fuori della prassi politica che prevedeva un cursus honorum piuttosto definito: fai politica nel tuo paesello, diventi consigliere comunale, poi magari passi alla regione, poi forse prima o poi ti candidano al parlamento, se va bene al senato, o forse ministro o poi… un percorso che era anche un’alfabetizzazione alla politica, ai suoi riti, alle sue regole, alle sue convenzioni. Che certamente non sono/erano tutte giuste e/o perfette, ma che  servivano anche a ribadire l’esistenza di una tradizione.
Berlusconi quasi da un giorno all’altro è arrivato e ha spazzato tutto. Mentre scrivo queste righe leggo che da Confindustria ha detto che il Parlamento è un luogo dove si perde del tempo.
La prima cosa che viene in mente è il famoso discorso di Mussolini: “Potevo trasformare quest’aula sorda e grigia in un bivacco per i miei manipoli…”. Ma è sbagliata.
Berlusconi non è fascista. I fascisti duri e puri lo vedono come pluto-borghese fumo negli occhi. Non è nemmeno antifascista. Come disse tempo fa, l’intera questione è una perdita di tempo, per uno come lui che pensa a lavorare.
Il modello piuttosto è aziendalista; infatti i ministri sono “efficienti come membri di un CdA”.
E’ un culto del capo di nuova concezione, totalmente slegato da qualunque ideologia politica. Con scarsissime basi ideologiche, se non in negativo (“non siamo comunisti”). Berlusconi è il capo non in quanto inventore di una dottrina politica o suo massimo interprete: è il capo perché è il più bravo, per il suo curriculum, perché è quello che sa cosa va fatto. E’ il capo perché l’azienda è sua. Ha chiesto se poteva prendersela, gli hanno detto di sì e se l’è presa.
Gli altri sono collaboratori, ai quali si possono delegare dei compiti minori o messa in atto di disposizioni, ma che non devono interferire con il livello direzionale.
E soprattutto non va mai messa in questione in pubblico l’autorità del leader, perché questo crea discussioni, distrae energie e proietta all’esterno un’immagine negativa.
Il padrone è il padrone. C’è chi l’ha capito ed è contento di averlo come padrone e non crea problemi
Chi invece non ha capito e lo critica pubblicamente fa male all’azienda-Paese.
Punto.
Il padrone risponde a quello che vuole, quando vuole.

Shape of things to come

Rendiamoci conto: l’Italia, contrariamente a quello che pensiamo di solito, non è un posto noioso dove non succede mai nulla e dove tutto è fermo.
L’Italia è un posto in cui succedono cose interessanti (nel senso della famosa maledizione cinese).
Negli anni venti del XX secolo abbiamo inventato un modello totalitario che ha avuto una certa fortuna in Europa e nel mondo.
Oggi stiamo sperimentando una nuova e strana forma di governo, che dell’ordinamento democratico come l’abbiamo conosciuto mantiene una crosta esterna, che probabilmente diventerà sempre più sottile. Una forma di governo indissolubilmente legata a doppio filo a un uomo solo e alla sua biografia.
Tempi interessanti. Tempi interessanti.

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6 commenti

Archiviato in politica, società

6 risposte a “New Italian Thing

  1. m

    ciao,

    penso di dover purtroppo condividere la tua analisi. A volte mi fa un po’ arrabbiare l’atteggiamento all’estero in quanto criticando Mr B, non sembrano mai considerare l’eventualita’ che fenomeni simili possano ripetersi, ma sembrano relegarlo a fenomeno relativo all’Italia e agli italiani (magari lo sara’ in alcune forme, ma anche in altre democrazie persone mai viste prima, fondano un partito/movimento basato unicamente sulla loro persona/personaggio e captando malumori e dando voce al lato politically incorrect di molti riescono ad aggiudicarsi in qualche mese una larga fetta di seggi in parlamento, dopo certo, mancano i mezzi economici e di comunicazione di Mr B…).
    Una paio di domande: credi che il processo che hai descritto sia irreversibile? cosa ci sara’ dopo (prima o poi ci sara’ un dopo, non sara’ mica un highlander) a riempire il vuoto lasciato?
    Io temo che si sia passato un punto di non ritorno…

    m

    • Credo che il problema sia che all’estero (come anche succede troppo spesso qui) ci si concentri molto sul solo lato clownesco e gaffeur di Berlusconi, che poi è quello che più corrisponde allo stereotipo dell’italiano che gira al di là delle Alpi. (per inciso: leggo ora che Blair quando andò a trovare S.B. in Sardegna e se lo trovò davanti con la bandana implorò la moglie di restare sempre tra loro due nelle foto, altrimenti la stampa inglese lo avrebbe preso per il culo a vita) (e mi sto facendo violenza per non scrivere del totale delirio del discorso a Confindustria in cui si è messo a dire quanto è figa – perdonate il cattivo francese – la Marcegaglia)
      Poi certo, il successo di Berlusconi è legato a doppio filo a caratteristiche tipiche della storia e della società italiana (una per tutte, la più interessante dal mio punto di vista: è l’uomo che per oltre un decennio ha contribuito con le sue tv a formare il nostro immaginario). Però certe spinte populiste ci sono un po’ dappertutto.

      Sulle domande: non lo so. Solitamente il destino dei leader carismatici è quello di creare delle organizzazioni che poi vengono rette in modo più tradizionale, quindi non penso ci sarà, nell’immediato, un nuovo “Berlusconi”, quanto piuttosto diverse fazioni di gente a lui vicina che cercheranno di spartirsi l’eredità politica. “Morto l’elefante arrivano gli sciacalli” dice il proverbio.
      La cosa che mi inquieta di più è che scomparso Berlusconi il partito più strutturato e radicato e preparato a resistere a momenti di caos potrebbe anche essere la Lega (che è il più vecchio partito italiano in Parlamento, oggi).

  2. Analisi impressionante, come al solito! E molto condivisibile.

    solo un po’ di riflessioni a caldo, non so quanto giuste.

    1. lo zoccolo duro non si scalfisce, ma la parte mobile del paese, quella piccola zona che può abbandonarlo forse sì. E ho l’impressione che il lato pruriginoso della vicenda faccia sì che gli italiani seguano molto più il noemigate di un mills qualunque.
    B. ha dovuto reagire alla notizia, al divorzio. Ed è tanto che non lo vedevo così impegnato.

    2. Una delle cose che manca a questo paese sono i giornali seri. Spero solo che la Repubblica non smetta di esserlo la volta in cui al posto di una 18 carina ci sarà da indagare i rapporti con oscuri personaggi o robe del genere. Il fatto che finalmente si siano decisi però è, a prescindere, una buona notizia

    3. Se perfino gli ultras del milan gli danno contro sulle veline forse qualcosa si è davvero incrinato.

    4. Non è fascista… ma anche sì. Il totalitarismo che incarna è nuovo, molto ispirato dal piano P2 e dal modo con cui dirige le sue aziende, ma affonda le radici nel DNA del nostro popolo che puntualmente sviluppa un’insana attrazione per un qualche dittatore. Affonda le radici in un passato verso il quale non abbiamo mai fatto davvero i conti.

    5. Il vero problema però è “dialettico” qualunque tesi sembra valida se non è contrastata da un’antitesi forte. E oggi dall’altra parte manca qualunque cosa. Manca un partito, manca un leader e soprattutto manca una visione. E questa probabilmente la mancanza più grave, se il consenso incrinato non trova un luogo dove spostarsi, dove rientusiasmarsi, resterà cmq dov’è.

    6. son cazzi :(

  3. Daniele

    Sono d’accordo con te su molti punti; mi piacerrebbe aggiungere un paio di considerazioni.
    Il sistema di valori, la condivisione di idee che rende possibile l’esistenza di Berlusconi e ne legittima ogni gesto e ogni pagliacciatta, come le corna esibite durante i tavoli di discussione internazionali o le scappatelle con le minorenni, è in mezzo a noi. Se lo spazio in cui svolge il nostro processo democratico, e in cui l’opinione pubblica hanno modo di elaborare un suo discorso, si restringe, allora subentra prepotentemente il mondo dei mass media. Il sistema radio-televisivo, e credo in particolare quella privato, ha fatto della generalizzazione il cavallo di battaglia; non mancano ballerine, volgarità sperimentate sui corpi di uomini e donne, nani e ostentazioni un pò gratuite di culi invadenti.
    Invadenza di culi con accesso preferenziale su palcoscenici, culi che spuntano attraverso le pagine web, e tette, ridondanza, continui ammicchi che poi si risolvono in tragedie della privacy. Scalfari scrive su un articolo del truman show, dello scandalo di quest’uomo che seducendo tutti con i nani e le ballerine ha conquistato l’Italia.
    Nella rubrica laterale, invece di dare spazi di interazione che non siano “le foto dello zio Chuck” o “che pesce sei?”, si alternano tutti i giorni foto di nudo, e belle donne che col proprio corpo portano avanti battaglie di vario tipo.
    La sociologia ci insegna che in ogni società gli attori autolegittimano il proprio potere anche nel modo in cui riescono a controllare i corpi. Non voglio tirare in ballo gli ascensori sociali, i pompini che molte sono costrette a fare per un’ora di notorietà, una scrivania al caldo, un posto in una soap. Però, se il sovrano sbaglia, noi lo critichiamo con un occhio, mentre con l’altro ci masturbiamo sui culi della rubrica. Con una mano agitiamo il “J’accuse”, e con l’altra ci scambiamo nella colonnina laterale un pò di foto di nudo, che non si sa mai, magari domani sono tempi duri, chissà dicono che ogni buco è galleria…
    Ricette per vendere, per coprire un target via via più grande o anche solo per rimanere a galla: culi e tette al vento. E’ strano come questa smania abbia contagiato il web, e in particolare il sito di Repubblica.it.
    Si invoca il web 2.0, le arene di discussione come antidoto al male della democrazia. Davvero divertente vedere l’accusatore pubblicare le dieci domande, e nella colonna accanto, come accade quotidianamente ormai da un paio d’anni, non lesinare donne nude, culi per l’ambiente, culi in passerella, culi che salvano dalla fame nel mondo, culi in mostra, arte culinaria.
    Se questo non delegittima il Noemi-gate e le contraddizioni di questo governo, certo non giova ad una visione del mondo in cui quotidianamente, a qualsiasi ora, un culo irrompe a farla da padrone, per risolvere ogni questione. E’ possibile discutere serenamente, su un sito di informazione, e attirare l’attenzione su una questione senza tirare in ballo le tette della velina, scadendo in quella volgarità che alimenta il mondo dove molte Noemi nient’altro attendono che un padrone le accarezzi il culo e le porti in salvo dalla miseria, e dalle preoccupazioni intrinseche alla vita normale?
    Scusate, io sono un bacchettone un pò duro, vista la mia età, e non mi meraviglio più, quando in cerca di informazione mi imbatto nelle tette di Beth, che dà lezioni di pugilato, nella ragazza che si denuda con le tette al vento e agita il culo per via del doping. Ormai sembra che se una donna si spoglia debba farlo per una buona causa. Poi i fotografi e la telecamera se ne vanno, e la buona causa molto spesso rimane con le buone intenzioni, i ricordi, e l’ebrezza brillante del proprio culo. Insomma l’importante è denudarsi, ragazze, che qualcosa ottenete sempre. Già mi immagino quanto le dieci domande pubblicate da Repubblica faranno scendere tutti in strada sdegnati a spodestare l’imperatore cattivo, compresi chi, come me, ormai assieme all’informazione devono sorbirsi questo continuo cicaleccio tra culi, e quest’ondata gossippara che, lo sappiamo tutti, ci libererà dal cattivone per ridarci la democrazia e anche un bel camion di ballerine non più soggiogate al mondo dello spettacolo, ma stavolta libere di cambiare il mondo con la loro terza di reggiseno.
    Hasta la victoria, e, se mi permettete, che culo.

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