Inventare la tradizione è una tradizione

C’è qualcosa che mi lascia sempre (molto) perplesso quando sento gente che va ciancicando di “preservare la nostra tradizione, la nostra identità, la nostra cultura” e fregnacce simili. Questo qualcosa è il fatto che cultura, tradizioni e identità sono tutt’altro che dei moloch inamovibili, ma organismi viventi, che mutano con il tempo.
Prendete la cucina. Qual è uno degli alimenti con cui identifichiamo la cucina italiana?
Il pomodoro.
Bene. Da dove viene il pomodoro?
Dall’America.
Quando si è iniziato a usare a scopi alimentari? Nel XVIII secolo. Prima si pensava che fosse velenoso.
Da quant’è che si usa diffusamente in tutta Italia? Da metà Ottocento.
Oppure la polenta. Prima che con il kebab, la Lega ce l’aveva con il cous-cous, a cui opponeva la polenta. Bellissimo, peccato che in tutte le immagini che realizzavano la polenta avesse un bel colore giallo dovuto all’uso di farina di granoturco, non propriamente una pianta indigena (anche se coltivata già dal XVI secolo, non era certo il cibo degli antenati celti).
Oh, e a proposito dei fratelli celti, il kilt è un’invenzione di metà Settecento.
Insomma, con buona pace di tutti quanti, il mondo che ci circonda cambia. E’ la sua natura, non può fare altrimenti. Quello che oggi diamo per scontato una volta (dieci anni, cento, trecento anni fa) è stato considerato uno scandalo. Il caffè, al suo arrivo in Italia, venne visto come una bevanda diabolica inventata dai maomettani e diversi cardinali chiesero al papa di bandirlo.
Uno dirà: ma stai facendo tutti esempi di secoli fa. Oggi è diverso, la nostra cultura ora è formata e dobbiamo difenderla.
Certo, come era formata per gli uomini del XVI secolo la loro, di cultura. E invece stava cambiando, non si può mai dire se in meglio o in peggio. Ma stava cambiando.
Esattamente come sta cambiando ora.
Quindi, più che arroccarsi a difendere improbabili oasi di purezza culturale , uno farebbe meglio a imparare a preoccuparsi di meno di chi sparge paura aggratis e cercare di capire cosa sta cambiando e perché.

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7 commenti

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7 risposte a “Inventare la tradizione è una tradizione

  1. a me più che altro ha sempre fatto sorridere il fatto che si volesse “preservare la nostra tradizione, la nostra identità, la nostra cultura” fino al punto di chiedere ai migranti di impararle, quasi al punto di doverle testare – come si propose tempo fa.
    mi ha sempre fatto sorridere perché mi viene da pensare: ma noi chiediamo agli altri di conoscere la lingua, la geografia, la storia e la “cultura” italiana quando noi stessi non le conosciamo?
    …sembra quasi di rivedere apu fare il test per prendere la cittadinanza americana e non essere espulso, aiutato da homer e dai simpson.
    con l’unica differenza che noi non possiamo nemmeno scherzarci troppo.

  2. Il problema è che a chi si arrocca su posizioni ridicole mancano ingredienti come curiosità, tolleranza, intelligenza…

    nda

  3. torgul

    E la razza?
    Vogliamo parlare della razza?

    L’Italia, il posto dove tutte le etnie e le culture hanno scopato, almeno un milione di volte! Eppure c’è ancora qualche fuckhead che crede ancora ad una razza italica!

    Persino i padani dovrebbero cercare di ricordare che in padania hanno governato i borboni, ispano-terron-moreschi di antica genia (quelli si), ma figuriamoci, i don Rodrighi non avranno mai ciulato le belle padane, nè i mercanti saraceni e ottomani le tonde veneziane!!

    …a parte il fatto che solo le troie giravano senza fazzoletto in testa, nel medioevo…

    Bah…

  4. isa

    Senza contare che se non ci fossero state migrazioni, viaggi, mescolamenti di popolazioni non ci sarebbe stato il progresso. Infatti i popoli vissuti in isolamento, vedi Camuni, sono rimasti a livelli preistorici quando altrove si andava già sulla luna… no, per dire…il Bossi mi perdoni!

  5. Uriele

    Cribbio questa tradizione paleolitica comunista di opporre alla verita’ un relativismo storico.
    Ma lei non lo sa che il caffe’ maomettano o il pomodoro americano o gli spaghetti cinesi non sono altro che un invenzione di Dio, una artefazione fatta da monaci eclesiastici, unici detentori della cultura scritta e in quanto tale in possesso degli strumenti per modificare i testi giunti in nostro possesso, per mettere alla prova la cristianita’.
    Come i dinosauri che altro non sono che uno specchietto per le allodole per testare la Fede. Lei mi stupisce.

    Luigi Onofrio Lombi

  6. Lala: ti lascio rispondere dal più grande comico italiano vivente.

    Nicola: o anche viceversa.

    Torgul: ma secondo me in campagna anche fin dopo l’ultima guerra, andare in giro a capo scoperto poteva essere segno di peccaminosità… (alla questione della razza non avevo nemmeno pensato per non offendere l’intelligenza di chi mi legge, a dire il vero ^_^)

    Isa: no, che poi, se c’è un posto dove è passato chiunque sono le alpi e la pianura padana…

    Uriele: mi piace di più pensare che le cose che citi fossero parte della ricompensa per avere portato avanti il piano divino di conquista del mondo.

    m: uh, non l’avevo letto. Ovviamente concordo. Quella mini-formazione antropologica che ho ricevuto mi spinge a mettere mano alla pistola tutte le volte che sento la parola “naturale” in relazione a comportamenti umani.

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