Coraline

Coraline_preview_shot.PNGL’ultimo (e unico, in realtà) film che avevo visto con gli occhialini 3D era Nightmare 6 (un film che dava nuovi significati al termine “merda”, fatto salvo il breve cammeo di Alice Cooper nei panni del signor Kruger senior).
Ma da allora la tecnologia deve avere fatto qualche passo avanti, visto che all’ingresso del cinema mi hanno consegnato un paio di occhiali di plastica che con quei vecchi affari con la lente blu e quella rossa poco avevano a che fare.

Comunque.
Coraline, per chi non lo sapesse, è un film di animazione in stop motion. Come The nightmare before Christmas, per intenderci. E infatti hanno lo stesso regista, Henry Selick.
Stop motion significa che si prendono dei pupazzetti, li si mette in una posizione e si fotografa un fotogramma, poi li si sposta di un’inezia e si filma un altro fotogramma. Ci vogliono 24 fotogrammi per fare un secondo di film.
La stop motion è un’attività per gente molto paziente.
La storia di Coraline viene da un libro scritto da Neil Gaiman. In teoria è un libro per bambini. In pratica può dare più di un brivido anche a chi ha qualche anno in più. Il sottoscritto ha avuto incubi collegati alla storia la sera dopo aver finito il libro, per inciso.
Coraline (in origine il personaggio si chiamava Caroline, poi una volta Gaiman si sbagliò a scrivere e decise che il nuovo nome suonava meglio) è  una bambina americana che si trasferisce a viver con i genitori in una grande casa “da famiglia Addams” in mezzo al nulla. Lei si annoia a morte, poi scopre che in un muro c’è una porta murata che in realtà conduce a un’altra casa, identica alla sua, dove vivono due repliche esatte, ma molto più affettuose e presenti, dei suoi genitori. Con dei bottoni al posto degli occhi.
Complicazioni.

Nel film ci sono coreografiche scene di massa che trasudano bambinesca meraviglia da ogni inquadratura, ma anche momenti piacevolmente disturbanti. Il 3D fa il suo lavoro: i momenti più spettacolari non solo quelli in cui qualcuno punta qualcosa dallo schermo verso la tua faccia, ma quelli in cui qualcosa entra in campo sbucando da un angolo della tua visuale e puntando verso lo schermo.
La sceneggiatura di Selick regge abbastanza bene il confronto con l’originale nella costruzione dell’inquietante, anche se introduce un personaggio maschile assente in Gaiman e dà più spazio a momenti di alleggerimento dell’atmosfera (nonostante i quali alcuni bambini lasceranno la sala prima della fine del film). Peccato che il gatto non dica più quella cosa molto gaimaniana sui nomi, che è la mia frase preferita di tutto il libro.
In originale, la madre e l’Altra Madre sono doppiate da Teri Hatcher (Susan di Desperate Housewives), per sentirla si dovrà aspettare il dvd. Divertente che Coraline assomigli vagamente alla figlia di Gaiman che ha ispirato la storia e che il padre di Coraline abbia un’aria di famiglia con lo stesso Neil.
In generale, il look del film ricorda quello delle illustrazioni originali di Dave McKean, solo più colorato e caramelloso, almeno fino a che le cose non iniziano a mettersi male.

Alla fine, è tutto molto bello. È una storia piacevole, una piccola favola dark raccontata bene e con una realizzazione tecnica impeccabile, che costruisce senza fatica non solo un mondo fantastico (quello dell’Altra Madre) ma anche uno reale (quello della quotidianità di Coraline), entrambi coerenti e ugualmente “veri”.
Magari non ci portate un bambino di sei anni, però.
(la mano della strega, la mano della strega)

ps: alla fine, mentre siamo lì a guardare i titoli di coda, nei quali svolazzano in 3D i cagnolini delle vicine di Coraline, si accendono le luci in sala e una maschera, sulla porta, inizia a enunciare cose simpatiche tipo “e dai, andatevene, cosa state? Non c’è più niente da vedere, forza!”. E va avanti per un paio di minuti, disturbando l’attività fondamentale che ho imparato dagli amici: la ricerca del buffo italo-americano nel cast tecnico. Che questa volta era Johnny Pitone, per inciso.

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5 commenti

Archiviato in Film, Libri

5 risposte a “Coraline

  1. Io Mr. Pitone l’avevo perso nel florilegio di cagnolini e canestrelli (o forse il plurale è canistrelli).

    D’accordo e anche di più, il maschietto col nome buffo secondo me quasi ripaga della battuta persa …

    I bimbi da noi non fecero nemmeno troppo casino, e forse qualcuno si annoiò pure…

    E’ brutto scoprire che quando qualcosa ti piace, non ti viene niente da dire…

    Nella prossima vita, rinasco Amanda Palmer…

  2. Uriele

    Ho preferito Mirror Mask come film, però mi è piaciuto molto anche questo Coraline (sarà che avevo il libro come metro di paragone, come anche nel caso di Stardust, mentre per Mirror Mask ho visto il film a mente vuota, oppure perchè McKean aveva fatto davvero un lavorone…)
    Comunque visto il successo nel trasporre dalla carta alla celluloide (e viceversa se pensiamo a NessunDove) le opere di Gaiman, dierei che purtroppo siamo vicini a Sandman e American’s God… lì ho paura che saranno dolori.

    Bambini andate a vedere Coraline e divertitevi, impauritevi, emozionatevi (o vengo lì e vi spezzo le gambine, così almeno frignate)

  3. Anna Luisa

    Non è giusto, a Forlì gli occhialini non li davano quindi, per me, niente 3d.
    Non ho letto il libro perciò sei OBBLIGATO a riferirmi la frase del gatto. Avanti, si capisce benissimo che non vedi l’ora di citarla ;-))

  4. “- I gatti non hanno nome – disse.
    – No?
    – No – disse il gatto. Voi persone avete il nome. E questo perché non sapete chi siete. Noi sappiamo chi siamo, perciò il nome non ci serve.”

    *

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