Hai ragione, ma non puoi dirlo

Come è noto, il trailer di Videocracy, il documentario di Erik Gandini sulle conseguenze dello sviluppo della tv commerciale in Italia, è stato rifiutato dalla Rai con motivazioni ghediniane (pensavo di usarlo come nuovo sinonimo di “inconsistenti”).
Curiosamente, da lì in poi si sono accavallati alcuni avvenimenti che sembrano essere stati messi lì apposta per dimostrare le tesi del documentario di Gandini.

Il primo è ovviamente la decisione di dare i funerali di Stato a Mike Bongiorno. Con il corollario che a tenere il discorso “di Stato” è stato il PresDelCons. Che incidentalmente è stato anche per una ventina e più d’anni suo datore di lavoro.
Io vedo sfrigolare le scintille azzurrine del corto circuito, voi no?
Tra l’altro, oggi, Bongiorno era il simbolo e il modello della tv commerciale. La sua assoluta dedizione allo sponsor di turno aveva una naturalezza insuperabile. Per me che sono cresciuto negli anni ’80 riesce quasi impossibile immaginare MB che non cerchi di venderti qualcosa durante una sua trasmissione.

La seconda cosa è l’ennesima puntata del format “c’ho da dire delle robe pubbliche, vado a dirle a Porta a Porta, mica in Parlamento” (che non è solo un vezzo berlusconiano. D’Alema una volta lo disse chiaro e tondo che così si fa prima). Quella dell’Abruzzo e delle casette di legno (fatte dal Trentino e non dal governo, che anzi pare averne ritardato la consegna) in fondo era una scusa per potersene stare un po’ sulla poltroncina comoda, inquadrato solo da una parte perché dall’altra viene male, a dire di tutto un po’. La cosa interessante è che questa volta è saltato il palinsesto di Rai Tre, con Ballarò spostato di due giorni per non disturbante. Di più: persino il talk show politico di Canale 5 è sparito. “Problemi tecnici”, se credete a chi prende la pillola blu.
Che si faccia così il vuoto attorno all’apparizione tv del Capo è un fatto decisamente inedito, una bizzarra novità di questo 2009.

Ma poi c’è il twist, come in ogni buona storia. La puntata di Vespa fa uno share bassino e viene battuta da una fiction di Canale 5 (dedicata a un bel tenebroso e alle sue vicende sentimentali) (ah, il bel tenebroso è un mafioso). Repubblica spara la notizia sul suo sito. Non ho seguito bene la cosa ma immagino che da più parti fosse tutto uno sfregarsi di mani, un “è l’inizio della fine”. La Bindi, per esempio:

doppia umiliazione  per Viale Mazzini che non ha salvaguardato l’autonomia del servizio pubblico e per Berlusconi che ha usato uno spazio privilegiato per fare propaganda di regime e attaccare la stampa indipendente e gli avversari politici

A parte che sono 15 anni che è l’inizio della fine di Berlusconi, è affascinante che si valuti la performance di un politico (anche) con lo strumento principe della tv commerciale, quello che non valuta il gradimento ma solo la permanenza davanti allo schermo. E usando un metro, quello dell’Auditel, che è tutt’altro che preciso e/o affidabile (curiosità: avete mai conosciuto non dico persone che fanno parte del campione, ma persone che conoscono qualcuno che fa parte del campione? Io no). Non solo: dimenticando alcune basilari norme sul comportamento del pubblico televisivo e dei supporter di Berlusconi. La prima, per esempio, è che una trasmissione in cui c’è un tizio che parla e nessuno che litiga è noiosa. Il momento più eccitante è stata la telefonata in diretta di Casini. Casini. Rendiamoci conto. Non è un caso se tutti i talk show politici invitano delle coppie più o meno fisse che garantiscono non solo un alto livello di scontro ma anche una certa continuity nella loro rivalità (Tremonti vs. Bersani, per esempio) (questo è un concetto che i fan del wrestling capiscono meglio degli altri, credo). La seconda è che più di tanto a chi vota Berlusconi non interessa sentire cosa dice. Lo votano perché è lui e poi vogliono farsi i fatti loro. Più probabile che la maggior parte degli spettatori fossero gente che si è detta “beh, vediamo che stronzate dice questa volta” (io ho fatto così per una quindicina di minuti, il resto l’ho letto il giorno dopo).

Comunque, sul significato dell’avvento delle tv private aveva già detto Villaggio:

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9 commenti

Archiviato in politica, società, televisione

9 risposte a “Hai ragione, ma non puoi dirlo

  1. mumucs

    vabeh non di persona, ma visto che altre volte ho commentato qui e tu stesso hai risposto, adesso conosci una di quelli che decidono l’auditel. non siamo in tanti e possiamo barare come e quando ci piace. siamo stati scelti per la nostra istruzione medio bassa, e già questa non è una bella cosa. ad ogni modo, io non influisco molto, guardiamo report a casa, annozero, evitiamo porta a porta (martedì ovviamente ho chiesto che non ci si passasse nemmeno per sbaglio), ma siamo solo un numero. il resto è statistica

  2. Grazie del coming out, mumucs.
    Ma la rilevazione è fatta su una tv sola o (se ce ne sono di più) su tutte quelle della casa?

  3. Uriele

    Ma è vera la leggenda metropolitana che i tipi dell’auditel registrano le puntate di qualcosa a cui sono interessati per vederla in differita, ma non dare punti a quei programmi?

    In Italia ogni volta che Berlusconi fa un ruttino in pubblico ci sono migliaia di pagine sulla caduta. O lui è fatto di Adamianto o i nostri giornalisti sono delle Drama Queen.

    La cosa peggiore ultimamente è stato Brunetta quando ha usato la pagina del governo come un Libero da cui rispondere alle accuse dell’espresso. Cazzo manda una lettera al giornale o rispondi su un giornale avversario, ma il sito del governo serve ad altro non dovrebbe essere il tuo giochino

  4. mumucs

    naaa…niente videoregistatore. ormai c’è youtube. comunque ogni televisore della casa ha collegato a se un rilevatore di dati. noi abbiamo dei telecomandi con cui segnaliamo chi è davanti alla tv in quel momento. è ovvio che si può barare, poi tu sei onesto e decidi, per esempio, di non inventarti ospiti davanti alla tv o di non segnalare persone che non la seguono. in caso di ospiti devi segnalare sesso e età, sempre attraverso il telecomando. dalla rilevazione sono escluse le tante emittenti regionali per esempio.quindi tu considera queste statistiche comunque come carta straccia. servono alle grandi tve ai pubblicitari e a nessun altro. questi dati registrati poi vengono mandati telefonicamente a un centro di raccolta, cioè alle due di notte o giù di li il nostro telefono diventa muto perchè LORO (gli alieni) ci stanno chiamando e non ho mai capito in che modo rilevano così i dati che noi abbiamo registrato durante la giornata. dobbiamo segnalare anhe se siamo in vacanza attraverso il telecomando. comunque quest’anno ce la facciamo togliere questa roba, fine dei rapporti collaborativi dell’agb nielsen. ah, per ogni anno di collaborazione ovviamente riceviamo dei regali. ma il forno a microonde si è guastato. e essendo un regalo non è manco in garanzia. bella fregatura.

  5. MissBlum

    Anche io confermo, una mia amica fa parte dell’auditel. E si può barare quanto si vuole.

  6. marcovaldo

    Sì, interessante la questione dell’auditel. Io, ad esempio, non conosco nessuno, né conosco persone che abbiano amici all’interno del campione. Comunque, un dubbio: col digitale terrestre – è possibile? – non ci sarà mica un controllo diretto sugli ascolti?
    Le leggende sulle registrazioni, invece, potrebbero anche essere vere. Ma – per quanto mi riguarda – potrebbe essere una leggenda anche l’esistenza stessa dell’auditel. Che dire.

  7. Ci stavo pensando anch’io, se il digitale non possa permettere di capire quanti apparecchi sono collegati. Però non so. E se la scelta è tra Auditel e BlogBabel, io prendo il primo razzo per marte ;-)

  8. hai avuto modo di vedere Videocracy?
    Io l’ho trovato istruttivo.

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