We’ll all go down in history

Sto preparando un’analisi articolata sulla bocciatura del lodo Alfano. Posso anticiparvi solo che contiene le parole “meu amigo Charlie Brown”.
Spinoza

* Lodo Alfano. Che fosse incostituzionale era facile capirlo, che la Consulta lo dichiarasse tale lo era meno. Per fortuna non è passata quella che è una concezione del rapporto tra diritto e potere degna dell’Antico Regime. Resta un dato storico: per due volte negli ultimi anni, Berlusconi e i suoi hanno cercato di apportare una modifica all’ordinamento giuridico che aveva l’unica finalità di salvare una e una sola persona dai suoi procedimenti penali. L’hanno fatto probabilmente sapendo che non avrebbe passato l’esame della Corte Costituzionale, ma che avrebbe comunque interrotto quei processi per qualche tempo, permettendo di prendere tempo verso la prescrizione. Io credo che questo dovrebbe portare molte rogne e malumori all’interno di una maggioranza e spingere a dimissioni chi governa. Ma, ancora una volta, viviamo in un sistema in cui tutte le convenzioni della democrazia parlamentare non si applicano all’interno del Pdl.

(Napolitano non doveva firmare? In una situazione ideale non avrebbe dovuto, cercando di spingere il legislatore a modificare gli aspetti incostituzionali – i.e. cassare la legge, a dire il vero. Ma se l’avesse fatto, se la sarebbe ritrovata davanti dopo una settimana identica. E avrebbe comunque dovuto approvarla. Quindi meglio firmarla subito e permettere alla Consulta di iniziare subito il suo lavoro)

* La sentenza d’appello per i manifestanti accusati di devastazione e saccheggio al G8 di Genova del 2001 ha confermato per dieci di loro sentenza di primo grado, aumentando le pene. Il gioco di confrontare le pene inflitte con quelle recenti per altri reati lo hanno già fatto in molti in queste ore e non starò a ripeterlo qui.
Mi interessa un’altra parte della sentenza, quella che tra assoluzioni e prescrizioni ha riguardato le altre quindici persone implicate nel processo, coinvolte negli scontri successivi alla carica del battaglione Tuscania in via Tolemaide, l’evento da cui è iniziato il pomeriggio di scontri che ha portato alla morte di Carlo Giuliani. I giudici hanno scritto che la carica dei Carabinieri al corteo è stata illegittima, come si ripete da anni nelle ricostruzioni dei fatti di quei giorni.
Faccio una breve ricostruzione della giornata (il punto di riferimento è l’ottimo lavoro di Davide Ferrario, Le strade di Genova): i “black bloc” iniziano la loro attività in mattinata, quando il corteo non è ancora partito dallo stadio Carlini. Gironzolano sostanzialmente indisturbati mentre svellono pali, si riforniscono di sanpietrini, sfondano la saracinesca di un supermercato e lo saccheggiano; polizia e carabinieri si limitano a seguirli a debita distanza, senza mai intervenire. Dato di fatto è che in quella mattinata (quando la distinzione tra manifestanti pacifici – che stanno dietro ai loro banchetti nelle piazze tematiche – e teppisti è piuttosto evidente) non viene effettuato nemmeno un arresto. Ripeto: nemmeno un arresto. La polizia lancia lacrimogeni quando i “black bloc” si avvicinano alle piazze tematiche, con risultati facilmente immaginabili, ma niente di più. In mezzo c’è anche la più ingloriosa ritirata della storia dell’Arma dei Carabinieri, di cui agevoliamo il filmato:

Comunque intanto il corteo si è mosso e arriva nei pressi di via Tolemaide accolto da auto bruciate e gente bardata di nero che tenta di infilarsi in mezzo. Va avanti lo stesso, fino a che non incrocia un battaglione di Carabinieri che dovrebbe essere diretto al carcere di Marassi. Il corteo è ancora sul percorso concordato con la questura, ma i carabinieri o non lo sanno o fingono di non saperlo.
Ci sono le registrazioni della Questura, in cui si sente l’operatore che dice

nooo!… Hanno caricato le tute bianche, porco giuda! Loro dovevano andare in piazza Giusti, non verso Tolemaide… Hanno caricato le tute bianche che dovevano arrivare a piazza Verdi

Tra l’altro le comunicazioni con il battaglione erano appena diventate impossibili, c’era stato un lancio di pietre da parte di qualcuno che si era staccato dal corteo e si era arrampicato sulla massicciata ferroviaria, insomma, un gran casino.
La carica spezza il corteo, ci sono blindati che inseguono la gente per strada, la situazione diventa rapidamente guerriglia e ferocissima rappresaglia (c’è gente che viene manganellata ancora ore dopo, ad almeno un paio di chilometri dal punto della carica).
Tutto questo per dire che?
Che la storia non si fa con i sé e che nessuno può dire che cosa sarebbe successo se i carabinieri avessero proseguito per la loro strada (o fossero passati dall’incrocio prima del corteo) e il corteo fosse arrivato al punto in cui si doveva, stando alle rivelazioni sugli accordi tra organizzatori e forze dell’ordine, “inscenare” un tentativo più o meno simbolico della violazione della zona rossa. Ma che c’è un dato certo: in questo piano di esistenza, gli scontri di quel pomeriggio sono l’effetto inevitabile, di un’illegittima aggressione da parte dei Carabinieri a un corteo autorizzato.
Di conseguenza, gli ordini impartiti da chi comandava quei carabinieri hanno portato a una situazione di assoluto caos, che ha messo a repentaglio le vite dei cittadini italiani e stranieri che facevano parte del corteo, dei residenti della zona e degli stessi uomini delle forze dell’ordine. Per NULLA. La conseguenza logica sarebbe la rimozione di chi quegli ordini li ha impartiti.
Se poi leggervi questa interessante inchiesta “dal basso” (forse la cosa migliore mai apparsa su Indymedia) su quale fosse la formazione dei vertici dei Carabinieri in piazza quel giorno, potreste avere materiale per tutte le vostre congetture peggiori. Per chi non avesse voglia di leggere, dico solo: Restore Hope, Somalia 1994, Checkpoint Pasta.
Come sappiamo, i processi alle forze dell’ordine per i crimini commessi durante quei giorni sono stati poco più che buffetti.
Se non altro, questa decisione del tribunale sembra almeno sancire una separazione tra quello che è successo prima e dopo la carica di via Tolemaide, oltre che consegnare “alla storia” l’illegittimità di quell’azione.
Ed è tutto quello che avremo.

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