Alla ricerca di Morla

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Da dove incominciare a incazzarsi per la vicenda di Marrazzo?
Forse dal principio: la sua candidatura alla presidenza della Regione Lazio. Marrazzo era un giornalista, un volto televisivo. Esperienza politica? Zero. Qualcosa all’università, va bene. Ma di fatto, Marrazzo era solo un volto e un nome noto (su cui forse si poteva giocare la retorica della “società civile”, dei “volti nuovi” in politica). Esattamente il genere di cose che comunemente definiamo “berlusconismo”, ma che forse non sono patrimonio solo di quella parte politica.
Poi c’è l’idiozia sua nel gestire gli eventi. Smentire quello che sai benissimo non può essere smentito è pura cretineria, probabilmente dettata dal panico, ma a quel punto è chiaro che non dovresti ricoprire un ruolo pubblico così importante, visto che

  1. ti sei andato a ficcare in una situazione che sai benissimo essere potenzialmente devastante per te e la tua parte politica;
  2. hai mentito, perché comunque all’esterno hai sempre proiettato un’immagine di innamorato e irreprensibile padre di famiglia (dal sito: “La famiglia è la sua vera grande passione. Ha tre figlie: Giulia , Diletta e la più piccolina, Chiara. Con loro e con Roberta, la donna della sua vita, passa tutto il tempo libero”);
  3. hai dimostrato di non saper gestire una situazione di crisi.

In una situazione del genere, le dimissioni sono il minimo, per motivi che spiega piuttosto bene Matteo Bordone:

Perché poi devi andare in televisione, incontrare gente, avere una credibilità che la vicenda ti ha tolto. Se la figura non è una figura di primo piano, passa il tempo e tutto si sistema; se sei il capo, quello che va davanti alle telecamere, allora ti tocca levarti di mezzo. […] Perché dipende tutto da chi sei e come ti sei sempre presentato. Da “Mi manda Rai Tre” a “Me manda o Presidente Lula” il passo è troppo lungo; fosse stato Sgarbi, non ci sarebbero stati problemi.

Il moralismo e il perbenismo c’entrano solo marginalmente, credo: il problema non è che cosa piaccia a fare a Marrazzo a letto. Il problema è che per un uomo politico frequentare ambienti al confine con l’illegalità (abbiamo già della cocaina? E sì che lì basterebbe niente per tirarsi fuori da ogni sospetto) è la morte. Perché ti espone a ogni forma di ricatto possibile e immaginabile. Come si è appunto visto.
E qui arriviamo a un altro punto: i quattro ricattatori sono carabinieri. Neanche di primissimo pelo, dall’età. Mele marce? Sì, certo. Però iniziano a essercene un po’ tante di mele marce, nell’Arma. Che non è necessariamente indice di oscure manovre, di golpe, di trame eversive. Ma sicuramente del fatto che lo Stato si sta sfaldando, proprio a partire da chi dovrebbe rappresentarlo. Poi, se vogliamo divertirci a tracciare linee di collegamento tra fatti, ci possiamo mettere che Marrazzo sarebbe già stato spiato durante la campagna elettorale del 2005. O che l’appartamento in cui è stato sorpreso Marrazzo stia nello stesso condominio dove c’era un appartamento di proprietà dei servizi segreti affittato alle BR (segnalato nella famosa seduta spiritica di Prodi come prigione di Aldo Moro).
artaxInsomma, siamo nella solita palude all’italiana, tra fatti politicamente o penalmente rilevanti, pettegolezzo pruriginoso, elementi di sociologia spicciola, dietrologia. Ci si capisce qualcosa? Poco. Ma, appunto, siamo nella solita palude all’italiana, mi stupirei del contrario.

Ah, già. Poi c’è l’elefante. Abbiamo fatto finta di non vederlo, ma c’è poco da fare. È lì.
Marrazzo e la Brendona vs. Berlusconi e Patrizia. La trans è di sinistra, la escort di destra. Oggi sul Giornale Marcello Veneziani vede nel caso Marrazzo la dissoluzione della FAMIGLIA, mentre il sito titola “A trans con l’auto blu in doppia fila“. Ora, se una gerarchia di gravità tra i due casi esiste, a me pare chiaro che il PresDelCons abbia ancora il primato sul suo collega del Lazio. Che, per dire, non risulta avere candidato la Brendona da nessuna parte, mentre la D’addario venne infilate nelle liste delle elezioni regionali. E che se va a mignotte ci va perché vuole, non perché gliele porta in casa qualcuno in cerca di favori. Per dire.
Ma sono discorsi accademici. La natura stessa di questi fatti dovrebbe risolversi allo stesso modo, con l’abbandono delle cariche pubbliche, perché se dimostri di essere ricattabile è chiaro che non puoi governare serenamente nulla.
Però con uno funziona perché ha dietro un elettorato che si incazza. Con l’altro no perché è un complotto, i poteri forti, gli alieni, gli Illuminati di Baviera, i rettiliani, le cavallette.

ps: l’altro giorno un noto presidente del consiglio di un noto paese mediterraneo a forma di stivale con tacco a stiletto (che già dovrebbe dirci qualcosa) non è potuto tornare dal suo viaggio in un noto paese dell’Europa dell’est perché nevicava tantissimo. O forse no.

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3 commenti

Archiviato in politica, società

3 risposte a “Alla ricerca di Morla

  1. mumucs

    che tristezza. non i gusti di marrazzo, ma ch siano così idioti, maledizione, non si può, quando si fa i politici! non si può. e non basta dire che lo fanno tutti, loro sono persone normali. no in politica no. come fanno a essere così stupidi mi domando!

  2. Che ti devo dire? Che hai ragione.

  3. Per la serie: cose buone che possono venire da un “figlio di” che ha ereditato, automaticamente alla morte del padre, il posto-feudo in RAI.

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