I libri di Ottobre

Hey oh, ecco i libri di ottobre.
Evidenziato quello che più mi è piaciuto.

Navi a perdere – Carlo Lucarelli (Verdenero)
La vicenda della Jolly Rosso e della (potenzialmente) misteriosa morte del poliziotto che stava indagando su quella e su altre “navi dei veleni” sono raccontate da Lucarelli con lo stile tipico di Blu Notte, cercando da un lato di mantenere la massima attinenza ai dati di fatto e dall’altro di presentare questi in modo suggestivo e coinvolgente. Cosa in cui Lucarelli è, al solito, parecchio bravo.

Suck! – Christopher Moore (Elliot)
Inizia e pensi “ehi, che inizio in medias res!”. Poi va avanti e ti rendi conto che è il seguito di un altro libro, inedito in Italia. Quindi alla fine la leggi sì, questa storia d’amore tra due giovani vampiri con contorno di personaggi bizzarri, però non è che ti coinvolga più di tanto, perché dei due protagonisti non sai un sacco di cose che vengono date per scontate. Quindi alla fine ti aggrappi al diario della ragazzina dark, che invece è introdotta in questo romanzo, ma è un po’ poco. Peccato.

Con tanta benzina in vena – Warren Ellis (Elliot)
Della produzione fumettistica di Warren Ellis conosco pochissimo. Questo, che è il suo primo romanzo, si muove su temi e binari tipici di Palahniuk: il lato oscuro e bizzarro dell’America, pratiche sessuali inconsuete, leggende metropolitane. E percorre quei sentieri con una sicurezza e un vigore che il buon Chuck ha un po’ lasciato da parte. Non è un capolavoro, ma è lo stesso un romanzo parecchio divertente.

The Graveyard Book – Neil Gaiman
Come il titolo inglese ammette, l’idea di fondo è quella di una riscrittura dell’idea di partenza del Libro della Giungla di Kipling: un bambino, Nobody detto Bod, viene cresciuto in un cimitero da una nutrita pattuglia di spettri e affini. E tutto ciò che ne consegue. È una storia che solo Gaiman poteva raccontare così, alternando con naturalezza i momenti più giocosi a quelli più cupi in cui si allarga la prospettiva e si mostra quale sia la vera natura della partita di cui Bod è una pedina. L’unica cosa che mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca è il fatto che Gaiman si sia andato a infilare in una vicenda un po’ “alla Harry Potter”, con il bimbo predestinato e tutto il resto. O, per essere più precisi, che abbia cambiato ambientazione a qualcosa che aveva già affrontato nella miniserie “The Books of Magic”. Però resta sempre Gaiman, insomma. L’edizione è poi impreziosita dai disegni del buon McKean.

Come scrivere un bestseller in 57 giorni – Luca Ricci (Laterza)
Favola sul mondo editoriale, in cui quattro scarafaggi chiamati come i Beatles scrivono “un besteller” per salvare il proprietario della casa in cui vivono, il libro di Ricci promette molto e mantiene pochissimo. O meglio: se siete completamente a digiuno di discussioni sull’industria culturale, sui tic degli scrittori italiani, sulla “letteratura industriale” e tutto quanto, forse questo libro potrà piacervi. Altrimenti, è probabile che troverete noiosetta e didascalica l’esposizione di cose che già sapete.

Che la festa cominci – Niccolò Ammaniti (Einaudi)
Dopo tre romanzi “seri” Ammaniti cerca di tornare alle atmosfere più cazzarone di Branchie o di alcuni racconti di Fango (uno in particolare, L’ultimo capodanno dell’umanità). Lo fa mettendo in scena una superfesta in una Villa Ada diventata proprietà di un ricco industriale e trasformata nel suo parco privato. Festa durante la quale le cose prenderanno, per opera di un gruppo di sciroccati satanisti, una piega imprevista, con una gran quantità di conseguenze più o meno divertenti. L’idea di fondo è la stessa del racconto già citato: condensare in uno spazio chiuso personaggi emblematici di società e cultura italiane e mostrarne il peggio. Ma se allora tutto si risolveva in una cinquantina di pagine dal ritmo travolgente, che culminavano  nella deflagrazione più totale, qui tutto è allungato in un romanzo che nella sua terza parte presenta al lettore un colpo di scena che mette a dura prova la sua volontà di stare allo scherzo. Alla fine è probabilmente la cosa meno riuscita di Ammaniti, purtroppo. Potrebbe essere interessante, però, mettere a confronto il romanzo e il vecchio racconto e vedere che immagini dell’Italia vengono fuori.

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2 commenti

Archiviato in Libri, Libri del mese

2 risposte a “I libri di Ottobre

  1. noooo. io adesso depressa, perchè mi appresto a leggere ammaniti, e tu dici così. non può essere meno riuscito di branchie, questo nuovo romanzo. meno riuscito di fango, invece, è tutta la produzione di ammaniti. ma io gli voglio bene lo stesso.

    • A me Branchie era piaciuto molto perché era un libro totalmente spregiudicato e volontariamente cialtrone. Ma io non faccio testo, perché l’Ammaniti “serio-serio” (Io non ho paura, Come Dio comanda) non è che faccia impazzire. Il migliore equilibrio tra il suo essere cazzone e il suo essere serio l’ha trovato in “Ti prendo e ti porto via”.

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