“Praticamente una rockstar”

What is there left for me to do in this life?
Did I achieve what I had set in my sights?
Am I a happy man or is this sinkin’ sand?
Was it all worth it?

Due premesse:
1. Mi scuso con i lettori (ma soprattutto con le lettrici), ma si finisce sempre a parlare di lui;
2. il post che state per leggere parla della copertina del numero di dicembre di Rolling Stone Italia. Solo ed esclusivamente della copertina. Non so come siano gli articoli all’interno, ma per il discorso che voglio fare è irrilevante. Il post parlerà della copertina e della copertina soltanto, del modo in cui può essere fruita come testo autonomo e la lettura che ne consegue.

Ok. Un saluto ai tre lettori rimasti, venite pure qui davanti che c’è posto.

Non ricordo di preciso da quando Rolling Stone Italia si sia messa a distribuire il titolo di “rockstar dell’anno”. L’anno scorso era toccato a Roberto Saviano. Ho ancora il numero nello scaffale dietro di me in ufficio. Non perché ci tenga particolarmente, solo che non mi ricordo mai di buttarlo. Comunque, allora quella scelta mi era sembrata stridente. E continua a sembrarmi stridente oggi, solo che ora so anche spiegarmi le ragioni.
Nel mezzo, c’è stata la lettura del saggio di David Foster Wallace E unibus pluram (EUP). Contenuto in “Tennis, Tv, Trigonometria, Tornado”, EUP è un saggio che parla del rapporto tra la televisione e gli scrittori americani contemporanei, nel quale Wallace sostiene che il post-modernismo, con il suo ricorso all’ironia disincantata nel descrivere il mondo, abbia dato vita a una generazione di autori che non dicono più nulla “sul serio”. L’argomento è ripreso da Wu Ming 1 nel memorandum sul New Italian Epic, nel quale non a caso si cita più volte Saviano. Il perché spero sia chiaro a chiunque abbia un minimo di familiarità con la sua attività di scrittore (ma anche con i suoi due spettacoli televisivi con Fabio Fazio): Saviano è quanto di più lontana da una sensibilità post-moderna e disincantata ci possa essere. Tanto che a volte anche io trovo quasi straniante questo mio coetaneo che nemmeno per un secondo sembra mai cedere alla tentazione di fare la battuta, minimizzare, accennare un commento cinico.
Al contrario, Rolling Stone Italia è un tempio dell’approccio cazzarone. Nello stesso numero, per dire, si annuncia “l’incredibile faccia a faccia fra Elvis Costello + Nick Jonas (sì proprio lui, quello dei tre fratellini verginelli!)”.
Insomma, una copertina con la faccia di Saviano e sotto la scritta “rockstar” stride come unghie sulla lavagna, perché preleva di peso una persona da dove si trova e la cala più o meno nel contesto in cui amano collocarlo i suoi detrattori: “uno che fa spettacolo”.
Magari le intenzioni erano buone, ma il risultato mi lascia, ancora oggi, perplesso.

E oggi tocca a Silvio Berlusconi.
Metto la foto qui sotto per comodità.

Straaap

Ecco. L’immagine è opera di Shepard Farey, quello del poster “Change” per Obama.
Berlusconi è raffigurato con una specie di ghigno sul volto mentre strappa in due una bandiera italiana sulla quale è scritto il suo nome, sullo sfondo di un’altra bandiera italiana.
Non solo quale fosse di preciso l’intento dell’artista, né quale sia stata la richiesta di Rolling Stone Italia, ma trovo che l’effetto finale dell’immagine sia quello che si legge in questo articolo del Giornale:

Il rock è provocazione. Non guarda in faccia a nessuno. Entra nei sancta sanctorum e puzza di blasfemo. Non rispetta la nobiltà, la storia, le tradizione. È un talento barbaro, che i custodi del passato faticano a riconoscere. Ribalta i canoni. Il rock è costretto a mostrarsi giovane anche a 70 anni. Quando il Cav entra nel club esclusivo della politica estera lascia fuori i cappelli a cilindro della vecchia diplomazia. È il cucù, le corna (rock, molto hard rock), i kapò, voce alta, scacco alla regina e tutta la geopolitica della pacca sulle spalle. Il rock avvicina, cancella le distanze, alto e basso non si distinguono più. Il motto è: «Hi fratello».

“Distruggere” è un gesto che associamo alla cultura rock. E ha un valore positivo perché, in quella moderna epopea che è “la storia del rock” intesa come fenomeno socioculturale, il rock svolge un ruolo positivo, di rottura di consuetudini e di liberazione. “Elvis ha liberato i nostri corpi e Dylan le nostre menti” diceva John Lennon. Al rock associamo blue jeans, liberazione sessuale, assenza di formalismi, istintività. In parte per innegabili motivi storici, in parte perché sono collegamenti che ci siamo abituati a fare negli anni.
Ha gioco facile la stampa di Berlusconi a usare questa copertina per glorificare quegli aspetti della figura pubblica del PresDelCons che a me fanno rimpiangere il pentapartito e Tribuna Politica. Ha gioco facile perché quella copertina (che sopravviverà molto più a lungo di qualsiasi articolo la commenti all’interno del giornale) sembra proprio, per il contesto, per quello che c’è scritto, perché nasce già per essere un’icona pop (suppongo che a breve avere una propria foto manipolata da Farey diventerà come farsi ritrarre da Raffaello) e per essere letta all’interno del sistema di valori del “pop” e del post-moderno.
Ora, non credo spetti a Rolling Stone Italia fare da baluardo contro Berlusconi. Rolling Stone Italia è una rivista che opera in un regime di mercato ed è liberissima di fare le copertine che ritiene porteranno più lettori la cui attenzione vendere ai propri inserzionisti. E le polemiche, si sa, fanno vendere.
Però, ecco, secondo me questa copertina è così goffa nell’essere un omaggio all’immagine pubblica che il PresDelCons vuol dare di sé che a me sembra più un omaggio spudorato. Esattamente il tipo di ossequio verso un potente e verso il suo culto della personalità che vorrei non vedere mai mai mai.

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10 commenti

Archiviato in politica, società

10 risposte a ““Praticamente una rockstar”

  1. and

    il nuovo Mao o Marilyn Monroe da appendere in camera? vendibile all’Ikea?

    (molto bello il riferimento che fai a Wallace. ma credo che ci sia molto altro e di peggiore in questa copertina e nel giornale)

  2. E’ un tentativo goffo quanto quello di Saccà intercettato mentre parla con Berlusconi.

    P.S. Sono quello di Forgotten Bones(Non ricordo se ho mai lasciato un commento qui, per questo specifico) :P

  3. Luca

    Suona un pò pettinato, ma come la tremenda pseudo satira del bagaglino:
    “Aò, ‘nvedi è basso… e c’ha pure poghi capelli!”
    Quando sento o vedo queste cose vorrei trovarmi in un altro luogo e in un altro tempo.

  4. Bione

    condivido il bagaglino

  5. Grazie, gente.
    Tra l’altro salutiamo tutti Rolling Stone che ci ha linkati. (“Ciao Rolling Stone, perché non hai più la rubrica in cui il tizio ‘merigano recensiva i dischi italiani?”). Non è nemmeno la prima volta che da RSI si interessano al sottoscritto.

    (comunque la citazione del titolo qualcuno l’ha colta alla fine, meno male)

  6. rob

    Se posso dire la mia, non mi trovo d’accordo con il tuo punto di vista, che mi sembra fin troppo estremista. Compro e leggo RSI da quasi tre anni, ma anche senza esserne lettori, si sa che è una rivista molto controcorrente. Non è di sinistra, né comunista, quando invece è una “rock-style”, e parla di questo, e di quello.
    Quando vidi la copertina, subito sorrisi. Capii che avrei letto un articolo-presa-in-giro sul nostro Premier, che lo avrebbe elogiato in modo grottesco per le sue azioni e per la “rockstar che è”. E infatti, non sono stato deluso, ma qui non si parla dell’articolo (ti consiglio quello scritto da Francesco Bonami). Detto questo, nella copertina io vedo un’espressione di potere, di egocentrismo, di autorità fittizia nel viso del Silvio, mentre strappa la bandiera italiana (quindi che distrugge il paese). Sulla stessa, appunto, c’è scritto “Rockstar dell’anno SILVIO”, e per me ulteriormente comunicano che la “rockstar” è intesa in modo completamente diverso dai soliti schemi; schemi, che verranno elencati all’interno della rivista.
    Ovviamente ogni punto di vista è lecito e ben accolto. Tuttavia sono convinto che rimarrai ironicamente sorpreso del numero se leggessi gli articoli in esso contenuto.
    Ti auguro un buona giornata :)

    • Scusa il ritardo nella risposta. Che però porta nuove frecce al mio arco: per esempio ieri Il Giornale titolava “SILVIO SPACCA TUTTO”, riferendosi alla piazzata di Bonn. Oggi Libero ha un disegno di Berlusconi che fa il gesto dell’ombrello.
      Il problema è che come dici tu gli articoli all’interno, in relazione con la copertina, danno un significato diverso; ma la copertina resterà più a lungo di quegli articoli, già da quando tra una settimana uscirà il nuovo numero. E quello che resterà sarà una copertina, prestigiosa perché una “copertina di RS” è un oggetto dotato di un certo statuto nel sistema comunicativo in cui viviamo, che replica esattamente l’immagine di spavaldo innovatore insofferente alle regole che mr. B vuol dare di sé e che tanto piace ai suoi seguaci e simpatizzanti.
      Grazie per il tuo commento, comunque!

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