La disfatta di Trenitalia

Stazione di Bologna, 21 dicembre, h. 7.20

Credo che a molti di quelli che prendono il treno cinque giorni su sette da abbastanza tempo il casino successo alla rete ferroviaria prima di Natale per via della neve e del gelo non abbia più di tanto stupito e/o scandalizzato.

A Bologna ha nevicato venerdì sera. E ha ghiacciato tra lunedì e martedì. I disagi sulla linea fino a Modena sono stati, in fondo, non particolarmente pesanti. Lunedì appena una mezz’oretta di ritardo, martedì un pasticciaccio per cui ci si è trovati a dover scommettere su quale tra tre treni sarebbe partito prima (ma comunque dalle 5,30 alle 8 nessun regionale ha lasciato Bologna in direzione di Piacenza, che non è il massimo per i pendolari e i loro orari), mercoledì tutto più o meno regolare.
Tutto sommato, l”atteggiamento era di una pacata rassegnazione. Si stava a naso all’insù davanti ai tabelloni o seduti in un treno che non si sapeva quando sarebbe partito a discettare del più e del meno, di quanto faceva freddo e di quanto ne avrebbe fatto ancora.
La cosa che più infastidiva era non tanto il disservizio in sé, quanto l’assoluta mancanza di comunicazioni aggiornate o affidabili. Lunedì il tabellone continuava a segnalare ritardi di gran lunga di quelli reali dati da ProntoTreno (prima che il server andasse giù per i troppi contatti). Martedì, appunto, c’è stata questa situazione di gioco d’azzardo. E visto che i messaggi audio automatici erano stati sostituiti da una signora in carne e ossa, si sarebbe forse potuto annunciare quale era il primo treno a partire in direzione Piacenza.
Scene di odio verso i ferrovieri non ne ho notate. Anche perché loro stessi sembravano vittime della situazione, buttati allo sbaraglio in attesa di comunicazioni dall’alto, come fantaccini nella ritirata di Russia.
L’odio si concentrava, si concentra, verso Mauro Moretti.
Nella situazione eccezionale è semplicemente venuto fuori in modo esplicito e visibile a tutti l’atteggiamento adottato dalle FS nei confronti dei passeggeri: vi stiamo facendo un favore, cercate di non scocciare.
La situazione metereologica è stata fuori dal normale? Vero.
Ma questo non ti giustifica a comportarti come se chi vorrebbe cose minime (il rimborso per treni che hanno accumulato ritardi spaventosi) fosse un petulante scocciatore. Resta il fatto che decine di migliaia di viaggiatori in tutta Italia sono stati costretti per cinque giorni a lunghe attese in stazioni che appaiono spesso abbandonate a se stesse o incomplete (a Milano Centrale non c’è una sala d’attesa, a Modena c’è ma non è riscaldata, per dire), senza sapere quando, se e come sarebbero potuti partire, spesso informati via telefono da amici o parenti a casa delle proprie chance di partire (e arrivare).
Questa è stata una situazione eccezionale quanto si vuole ma che non ha fatto altro che mettere in evidenza come il sistema ferroviario italiano, sotto la patina luccicante delle Frecce (che si gratta via con niente, però) abbia ancora dei serissimi problemi strutturali.
Quindi, se tu sei a capo da ormai qualche anno di un’azienda che continua a mostrare il culo al primo refolo di vento, la prima parola che deve uscire dalle tue labbra quando parli di quello che sta succedendo deve essere “scusate”. E il tuo sguardo deve essere sincero. Poi, solo poi, possiamo parlare di tutto il resto.
Che dovrebbe suonare, per esempio, così: “siamo in mezzo a un’emergenza spaventosa. Abbiamo treni vecchi, facciamo pochissima manutenzione, va tutto a pezzi. Sarebbe meglio se non faceste viaggi lunghi, non possiamo garantire nulla. Se proprio dovete, portatevi qualcosa di pesante e del cibo. Mi vergogno come un ladro a dirlo, ma adesso è l’unica cosa che possiamo fare. Scusate ancora”.
Come inizio sarebbe andato bene.
Una scusante parziale è che a un freddo così, in Italia, non siamo abituati e quindi non si era pensato a investire in tecnologie che preservassero il funzionamento della rete in caso di gelo. Può essere. Ma allora dovremmo essere preparatissimi al gran caldo estivo e non avere impianti di climatizzazione che una volta su tre non funzionano (anche su intercity ed eurostar).

Insomma, una disfatta. Resa ancora più evidente e tragica dal fatto che si cerca di negarla in modo quasi comico, invece di ammettere quello che è stato davanti agli occhi di tutti. Ma, appunto, una disfatta che è solo la proiezione su scala più ampia di una situazione quasi quotidiana. Molti treni non sono riusciti a partire perché il freddo aveva

Un misterioso treno straniero alla stazione di Bologna

bloccato le porte, si è detto. Però già normalmente ogni treno che prendo ha almeno una porta che non funziona. Almeno una. Voglio dire: parliamone. Una volta su una c’era un cartello che indicava che l’intervento di riparazione era stato richiesto due mesi prima. Ed era un eurostar.
I problemi ci sono, sono grossi e sono strutturali.
Probabilmente non ci sono abbastanza carrozze per poterne tenere alcune ferme il tempo necessario alle riparazioni. Ma allora, forse, anche i controlli di sicurezza non vengono fatti con la dovuta frequenza. Sono ipotesi inquietanti ma, temo, realistiche.
Una soluzione potrebbe essere la concorrenza. La rete ferroviaria e il servizio di trasporto sono già due entità distinte, la cosa è possibile. Anzi. Sul territorio italiano circolano già treni di compagnie estere, che vanno da Monaco a Milano passando per Verona e Bologna. Solo che, sorpresa, sono praticamente invisibili. Non sono segnalati sui tabelloni, non sono segnalati dalle macchinette per i biglietti, chi sta alle biglietterie non può dare informazioni né vendere i biglietti.
E così vanno le cose.
Ostaggio di un monopolista che, ovviamente, ha interessi minimi a offrire servizi veramente di qualità perché tanto non c’è, praticamente alternativa, se si vuole viaggiare senza auto.
Buon 2010.

6 commenti

Archiviato in società, treni

6 risposte a “La disfatta di Trenitalia

  1. Dario

    Purtroppo hanno avuto la brillante idea di scindere la parte dell’azienda sana che faceva cassa (es. stazioni e affitti degli spazzi nelle stesse), per darla in pasto ai privati e lasciare statale solo la parte che aveva delle falle: i treni stessi.

    Chi ci rimette siamo sempre noi, “indirettamente” con le tasse e direttamente coi disagi.

  2. Ed!

    Ciao.
    Non so se la cosa abbia a che fare con gli ultimi casini di Trenitalia e certe loro discutibili scelte…
    sta di fatto che oggi prenotando il mio solito treno bisettimanale per Roma ho avuto una piacevole sorpresa. Non so se eri a conoscenza della famosa Tariffa Amica… beh ultimamente avevano ritoccato i prezzi (al rialzo ovviamente). Ora la Tariffa Amica è scomparsa del tutto.
    Ma…
    …al suo posto hanno fatto capolino due (!) nuove simpatiche tariffe scontate: la -15% e la -30%
    Insomma un diretto da 32 euro prima potevi arrivare a pagarlo 26 con lo sconto “Tariffa Amica”… ora è sceso a “24”.
    Si tratta di pochi euro… ma di questi tempi, specie per chi viaggia molto e prenota i treni… è comunque un risparmio ;)
    ciao

    buon ano nuovo

  3. Uriele

    sarebbe un sogno finire per caso su uno di questi olandesi sferraglianti.

    Io proporrei l’uso di capsule pneumatiche per il trasporto, stile Futurama. Siamo nel 2010, l’anno del contatto e fra 3 anni arriva la Fortezza. Diamoci una mossa con questa svolta verso la fantascienza

  4. Pingback: La disfatta di Nevitalia | βuoni presagi

  5. riccardo mazzucato

    ciao
    complimenti proprio un bel articolo

    volevo sapere se hai facebook per contattarti

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