My back pages – 09 edition

Una breve selezione di libri letti nel 2009 che mi hanno colpito particolarmente. La maggior parte sono, chi più chi meno, “romanzi criminali”. Poi c’è un capolavoro di fantasy umoristica, due volumi di non-fiction, un romanzo “di genere fantastico” e un romanzo con agenti segreti molto sui generis. Quello che accomuna tre libri del primo gruppo (Barbato, Scerbanenco e Ketchum) è la capacità di creare storie in cui i punti di riferimento morali a un certo punto sembrano perdersi nella nebbia. Gli altri due (Petrella e Sarasso) rappresentano tentativi riusciti di rielaborare l’ancora fertile lezione di Ellroy. Il romanzo sulla vita di Cristo di Christopher Moore è semplicemente perfetto nel suo mettere insieme grasse risate, sana avventura e una ricostruzione a suo modo plausibile degli “anni perduti” della vita di Gesù. David Foster Wallace e Bajani gettano sguardi acuti e intelligenti sul mondo e aiutano a capire meglio alcune cose. I romanzi di Murakami e Robbins invece creano dei mondi più veri del vero con la sola forza delle parole, quel genere di mondi che ti dispiace abbandonare dopo l’ultima pagina. Insomma: incantare, turbare, far pensare e informare, far ridere. Che è più o meno quello che mi sembra debba fare la letteratura.
Questo in sintesi. Le recensioni più lunghe sono qui sotto.

Quelli che picchiano duro

Mani nude – Paola Barbato (Rizzoli)

Il pugnazzo che adorna la copertina se lo meriterebbe in faccia chi alla Rizzoli ha avuto la brillante idea di cercare di far passare il secondo romanzo di Paola Barbato per una specie di Fight Club italiano. Errore doppiamente madornale perché non solo sembra che ti stai buttando con appena dieci anni di ritardo a copiare gli ammerigani, ma perché vai a pure ad attizzare il peggio luogo comune che chi potenzialmente conosce già la Barbato, vale a dire i lettori di fumetti, ha presente sugli autori Bonelli (e di Dylan Dog in particolare), quello che “copiano“.
Peccato, perché il romanzo ha finito con l’avere una visibilità troppo inferiore a quella che avrebbe meritato. Se il precedente Bilico era un thriller scritto con tutti i crismi del caso (e un piacevole twist a metà libro), questo è un romanzo meno incasellabile in un genere: come atmosfera e filosofia di fondo è un noir, forse. Perché è una lunga discesa all’inferno, dalla quale non c’è alcuna uscita. Arrivi in fondo e, come Batiza, pensi di essere diventato abbastanza forte ed esperto da sopravvivere e invece scopri che hai sbagliato tutto.
Non ci sono concessioni all’ironia, alla spettacolarità della violenza, alla morbosità. Anche se parla di combattimenti clandestini, è lontanissimo da Palahniuk. Sia per trama che per concezione di fondo. I combattimenti del Fight Club servivano a rendere i partecipanti più liberi, a farli riappropriare della propria vita. Qui è l’esatto opposto. Non c’è scopo, non c’è redenzione, non c’è possibilità di salvezza.
Arrivi in fondo, e ci arrivi in fretta, perché la Barbato sa scrivere e sa raccontare una storia (anche se qualche dialogo forse suona un po’ troppo “scritto per sembrare parlato”) e ti sembra che ti abbiano preso a pugni per una settimana. E per un attimo ti domandi se la Barbato si è inventata tutto o se si è appoggiata a qualche dato reale. Poi decidi che preferisci non pensarci.

La città perfetta – Angelo Petrella (Garzanti)

Uno dei più convincenti tentativi di adattare gli stilemi di Ellroy alla narrativa in italiano che mi sia capitato di leggere. Petrella racconta la Napoli dei primi anni Novanta intrecciando tra loro le storie di tre personaggi (un poliziotto corrotto, uno spacciatore, un ragazzo che passa dal movimento studentesco alla lotta armata) e nel farlo lascia intravedere l’Italia che sta sorgendo. Ellroy lo si ritrova non tanto nella forma ma nel tono generale, nella voce dell’autore, nel modo in cui riesce a raccontare la città. Gran romanzo.

Settanta – Simone Sarasso (Marsilio)

Rispetto a “Confine di Stato”, il balzo in avanti di Sarasso è notevole. Se il primo romanzo era tutto scritto come fosse un film d’azione tradotto, qui c’è un’attenzione alla resa delle diverse parlate dei personaggi (a seconda della loro provenienza) del tutto inedita – e che non sfocia mai nella macchietta. Sterling fa un passo indietro, non è più il motore principale delle vicende, e tutta la storia ne guadagna in credibilità e incisività. Anche il pastiche di stili e prestiti altrui (in CdS c’era un pezzo di “54″ di Wu Ming e il racconto di una famosa storia con Superman di Garth Ennis) lascia posto a una scrittura più organica e compatta – resta ancora qualche debito con Genna, evidentissimo in una scena con lo Svedese.

I ragazzi del massacro – Giorgio Scerbanenco (Garzanti)

Scerbanenco ai vertici assoluti della sua durezza. L’inizio, con la descrizione della scena del delitto (una professoressa di una scuola serale stuprata e massacrata dai suoi alunni), è un pugno nello stomaco. E il resto del romanzo contiene scene da girone dantesco, come il lungo interrogatorio notturno dei sospetti. Oltre a uno sviluppo rigoroso e impeccabile degli aspetti dell’indagine. Il ritratto della società che emerge dal romanzo è spaventoso e senza appello, tanto più perché Scerbanenco non calca mai la mano al punto di diventare caricaturale, ma resta sempre, pur nell’orrore e nella disperazione che racconta, assolutamente sobrio. Un capolavoro.

The girl next door – Jack Ketchum (Leisure Books)

“Tratto da una storia vera” solitamente è un segnale che indica la boiata, declinata in una qualsiasi delle forme che questa può assumere. Se si tratta della storia di una ragazzina americana che, negli anni cinquanta, viene segregata dalla zia con cui vive in uno scantinato, dove è sottoposta dalla donna, dai figli di lei e dai loro amici a sevizie, umiliazioni e violenze di ogni tipo, beh, il rischio del torture porn è giusto lì dietro l’angolo. Con queste premesse, il lavoro fatto da Ketchum è di altissimo livello, paragonabile come impatto e come abilità nel riutilizzo della “storia vera” per indagare nella psicologia e nella società alla “Dalia Nera” di Ellroy. L’intuizione vincente dell’autore è quella di raccontare la vicenda attraverso le parole e gli occhi di un ragazzino che rimane invischiato a poco a poco nella catena di umiliazioni e violenze sulla ragazza, senza mai riuscire veramente a ribellarsi a queste, come se in fondo, nonostante la sua precedente amicizia con la ragazza, sia affascinato da quello che sta succedendo e incapace di vederlo come l’orrore che è. E la bravura è anche quella di mettere il lettore in una posizione simile. Molte scene del libro sono autentici pugni nello stomaco. E la fine è inevitabile, lo si intuisce dal fulminante capitolo iniziale. E ci sono dei momenti in cui vorresti mettere giù il libro e dire “ok, ho capito cosa deve succedere, preferirei non pensarci e non pensarci che è successo davvero a una persona in carne e ossa e sangue”. E invece vai avanti. Fino a che Ketchum non ti gela: un capitolo si interrompe con la preparazione di una scena terribile, ma il capitolo dopo è una frase sola, in cui il narratore si rifiuta di descrive ciò che vide. Un trucco vecchio come la narrativa horror stessa, ma che qui deflagra con la potenza di un quintale di tritolo, perché in un colpo solo ti lascia da solo a immaginare una scena che qualsiasi descrizione avrebbe solo reso più banale e normalizzata e ti accusa anche di essere una specie di guardone che non aspettava altro che di vedere descritta quella cosa orribile.
Era molto tempo che non leggevo qualcosa che riuscisse a giocare così con le sensazioni del lettore, così vivido nel trasmettere orrore, non solo fisico ma anche morale, così potente e lucido come riflessione sul “male”. In Italia l’ha tradotto la Gargoyle Books (che ha degli ottimi titoli, ma che fa dei libri che mi piacciono davvero poco) come “La ragazza della porta accanto”.

Quello che fa ridere

Il vangelo secondo Biff – Christopher Moore (Elliot)

È bellissimo. Un grande romanzo di avventure, sarcastico e illuminato, che racconta la vita di Gesù dal punto di vista del suo amico d’infanzia Biff, che lo ha accompagnato in giro per l’Oriente negli anni in cui il Messia si è formato. Fa ridere, è un fantasy notevole, c’è Gesù che impara il kung fu e Gesù che, Phileas Fogg ante litteram, sottrae innocenti dalle grinfie dei seguaci di Khalì. Come si può non amarlo?

Quelli che raccontano il mondo là fuori

Tennis, tv, trigonometria, tornado – David Foster Wallace (Minimum Fax)

DFW è stato per me una scoperta tardiva. Non riesco a seguire la sua narrativa, ma la sua produzione non-fiction è un’immersione totale nella gioia di un’intelligenza analitica e minuziosa, capace di scomporre l’oggetto di analisi in modo imprevedibile e regalare nuovi punti di vista. Questo volume secondo me è importantissimo perché contiene un testo fondamentale come “E unibus pluram”, che parla dell’abuso del tono ironico, del rapporto tra la televisione e gli autori post-moderni americani e che resta tutt’oggi un’analisi attualissima. Ma anche il resto, come segnala il titolo, mostra la vivacità e la duttilità dell’ingegno di DFW.

Domani niente scuola – Andrea Bajani (Einaudi)

Uno scrittore trentenne all’esplorazione del “pianeta giovani”in una full immersion nei momenti più importanti della vita scolastica: i “viaggi d’istruzione“. Praga e Parigi, con tre scuole diverse, una di Torino, una di Firenze, una di Palermo, con un prequel su di MSN e con il minor numero possibile di preconcetti. Bajani è bravo a gettare uno sguardo ingenuo su quello che vede, a cercare di evitare il sociologismo o il parapsicologismo da ospite di Porta a porta e ogni tanto se ne esce con delle osservazioni tutt’altro che banali. E il ritratto che viene fuori dei “suoi”ragazzi è in parte divertito, molto partecipe, di tanto in tanto preoccupato (per esempio quando scopre il totale disinteresse e sfiducia che hanno per la politica). Con alcuni momenti anche di notevole comicità.

Quelli che raccontano di mondi

Kafka sulla spiaggia – Haruki Murakami (Einaudi)

Mi ha fatto lo stesso effetto di La città incantata, il film di Miyazaki: un’incursione in un mondo e in un sistema di simboli che, da occidentale, non riuscirò mai a penetrare completamente e che, proprio per questo, ha una qualità magica e “sospesa” che lo rende ancora più affascinante. È da un lato la storia della fuga da casa di un ragazzo quindicenne e delle persone che incontra, dall’altro quella di un signore dotato di straordinari poteri e della sua “missione” per salvare il mondo. Ma tutto è immerso in un’atmosfera onirica, in cui le cose più straordinarie avvengono con la massima naturalezza e, quasi, con grande serenità. Finire il libro è quasi come risvegliarsi da un lungo sogno.

Feroci invalidi di ritorno dai paesi caldi – Tom Robbins (Baldini & Castoldi Dalai)

È la prima volta che leggo qualcosa di Robbins. E ne sono stato completamente rapito. Personaggi sopra le righe ma allo stesso tempo credibili, ambientazioni esotiche e sospese tra sogni e realtà, veloci cenni sulla storia delle religioni, dialoghi spumeggianti. Da leggere.

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