I libri di febbraio

Aggiornamento magro della lista dei libri letti, che febbraio è stato sì breve ma anche ventoso, per così dire. Evidenziato il meglio del mese.

Haiducii. Homo Homini Pitbull – Tommaso Labranca (Excelsior 1881)
Torna Tommaso Labranca, questa volta con un’opera più di narrativa che di saggistica, che racconta, per frammenti non sequenziali ambientati in diversi anni (fino al futuro prossimo) la storia di una famiglia di romeni immigrati in Italia. Lo sguardo di Labranca sul consumismo, sull’immigrazione e la xenofobia è, al solito, particolare e interessante. Non sono così d’accordo con la sua idea che gli italiani abbiano solo paura “del povero”, perché penso che dietro ci sia dell’altro, meno razionale e più brutale, però è un gran leggere, con alcuni momenti parecchio divertenti.

Fevre Dream – George R.R. Martin (Kindle)
Mark Twain incontra Bram Stoker (o Ann Rice), per dirla in parole povere. Già in questo romanzo dei primi anni Ottanta, Martin dà prova della sua capacità di usare il genere senza appiattirsi sugli stereotipi del caso. I suoi succhiasangue sono diversi quanto basta dal cliché per permettergli di tracciare un parallelo con la questione razziale dell’America prima della Guerra Civile e il tono generale è quello del brutale realismo usato poi nella sua saga fantasy. E c’è una trovata che è stata ripresa recentemente in una serie di romanzi poi diventata una serie tv.
Le parti sui battelli a vapore del Mississippi sono ugualmente curate e divertenti.
Insomma, un solido romanzo horror-storico. Gargoyle Books lo ha tradotto come “Il battello del delirio”.

Il filo rosso – Paola Barbato (Rizzoli)
Il terzo romanzo per Paola Barbato torna in parte sui territori classici del thriller del romanzo d’esordio: c’è la sua brava dose di inverosimiglianza, ci sono piani intricati e c’è un serial killer. Ma quest’ultima figura è reinterpretata con una prospettiva diversa da solito, che spinge la storia lontano dai binari tradizionali e la innesta in un altro terreno, quello dei grandi casi insoluti – o ambigui – di cronaca nera, del loro impatto non solo sulla vita dei parenti delle vittime ma anche sulla società. Come nelle prime storie a fumetti della Barbato a un certo punto arriva lo spiegone, che è un blocco importante del romanzo, quasi un romanzo nel romanzo a sua volta. E come negli altri romanzi della Barbato il finale è crudele.
Non è bello come Mani Nude, però è un’altra prova di bravura da parte di un’autrice che sembra sempre scrivere senza pudori, senza paura di andare un passo troppo oltre nella descrizione dell’orrore, anche grazie a dettagli minimi (per chi l’ha letto, non è agghiacciante quel “dopo c’era così tanto sangue che è stato tutto più facile?” e, soprattutto, non è agghiacciante la naturalezza con cui quella frase è inserita nel dialogo?)

Quella notte alla Diaz – Christian Mirra (Guanda)
È molto d’impatto e ha un valore enorme come testimonianza non solo dell’immediato (le cariche del sabato e l’irruzione alla Diaz) ma anche dell’esperienza di chi si è ritrovato piantonato in ospedale.
Dal punto di vista fumettistico, però, mi pare che disegno e sceneggiatura presentino qualche ingenuità.

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