I libri di Marzo

Ecco le micro-recensioni dei libri letti il mese precedente. Evidenziato il più consigliato.

Gli ingrattabili – Cornelius Kane (TEA)
Niente di straordinario, purtroppo. L’idea di trasporre in un mondo animale, in cui i gatti sono la classe dirigente e i cani il (sotto)proletariato una tipica storia da hard boiled (con un tocco del Silenzio degli Innocenti e un po’ di thrillerume sparso) è carina, ma il libro non va al di là di questa. Si lascia leggere ma nulla di più. Occhio che dopo la frase finale potreste volere lanciare lontanissimo il volume.

Longitudine – Dava Sobel (Rizzoli)
Oggi, sapere la latitudine di un luogo ci sembra assolutamente banale. Ma per arrivare a poterla definire con esattezza durante i viaggi per mare sono stati necessari lunghi e lunghi decenni di esperimenti, tentativi, errori. Il libro, scorrevole e mai noioso ricostruisce la storia di questa conquista scientifica, degli strumenti che l’hanno resa possibile e degli uomini che li hanno progettati. Affascinante.

Bad Visions – Danilo Arona (Urania Epix)
Due romanzi al prezzo di uno. Arona scrive di luoghi che più o meno conosco o in cui sono passato (Passo Orizzontale dei Giovi, in questo caso), ambientandovi storie horror che confinano con la leggenda metropolitana. Il primo dei due romanzi risente un po’ del tempo che è passato dalla sua stesura, il secondo è una ghost story abbastanza carina. Ma niente di imprescindibile.

Dispacci – Michael Herr (Rizzoli)
Questo libro è la fonte di due dei più influenti film sul Vietnam (Full Metal Jacket e Apocalypse Now) e non è certamente un caso che due registi di quel calibro siano andati a pescare tra le sue pagine. Herr, giornalista inviato al fronte, descrive la sua esperienza nell’inferno vietnamita con la partecipazione tipica dello stile giornalistico della sua epoca. Ci si butta dentro anima e corpo, racconta la vita dei soldati e la loro morte come se fosse uno di loro. Non cerca di elevarsi al di sopra della guerra, accetta il fatto che lui non può che appartenere a uno dei due schieramenti, quello americano, e di quello parla. Della paura, della follia, del delirio di onnipotenza, del desiderio di farla finita. La guerra in Vietnam è stata la prima combattuta da occidentali che erano “giovani”; prima la categoria non esisteva, nei termini che conosciamo ora. I soldati americani in Vietnam, invece, erano ragazzi cresciuti con la musica pop, che non immaginavano di potersi trovare un giorno gettati in un’esperienza così terrificante, così aliena. Herr è bravissimo a ricostruire quella sensazione di shock e a gettarla in faccia al lettore. Non è un libro che parla della guerra in Vietnam, delle strategie, delle battaglie, delle fasi; o meglio, lo fa anche ma intanto che parla degli effetti che queste hanno avuto sulle persone coinvolte. È un libro di parte, che non può che raccontare come i giovani americani hanno vissuto la guerra, perché è l’unica cosa che il suo autore ha potuto vivere. E in questo sta la sua terrificante grandezza, nel farti capire la logica di una guerra in cui non puoi comprendere il tuo nemico perché non lo conosci, spesso non lo vedi neanche. E sembra di lottare contro la morte stessa, che arriva improvvisa e invisibile.

Sbriciolu(na)glio – Simone Rossi (autoprodotto)
Solitamente è il caso di diffidare dei libri autoprodotti. Perché allora quando Simone ha scritto sul suo tumblr che aveva intenzione di pubblicarsi un libro e chiedeva chi sarebbe stato disposto a pagare 10 euro per leggerlo gli ho scritto subito? Perché spesso chi si autoproduce è un cialtrone convinto di essere un genio ostacolato da un complotto mondiale delle case editrici che non lo pubblicano. E perché invece Simone è uno che scrive, in tutti i sensi. Materialmente, perché è da non so quanto che ogni giorno o quasi pubblica un pezzo di una certa lunghezza su tumblr. Un migliaio di parole, ogni giorno, con un inizio, uno sviluppo, una fine. Ma Simone scrive anche nel senso più lato: è uno che fa molta attenzione a scegliere le parole giuste per raccontarti qualcosa, che ha una voce sua su cui ha lavorato un sacco, leggendo tanto, ascoltando tanto e parlando tanto. E insomma, sono molto contento di avergli dato i miei dieci euro per leggere queste storie di gente che cerca una stanza a Bologna, di balbuzie, di amori e tradimenti, di musicisti, di gente che si cura la scabbia. E spero di leggerne altre presto. Magari in un libro con un ISBN.
(sbriciolu(na)glio si ordina a silkeyfoot@gmail.com. Se volete vedere se per caso Simone passa dalle vostre parti per un reading o se volete leggere qualcosa di suo, simonerossi.tumblr.com)

Gang Bang – Chuck Palahniuk (Mondadori)
Da un po’ Chuck non è più il ghepardo di una volta. Infatti sono passato ad attendere serenamente le edizioni economiche dei suoi libri, una volta che mi sono reso conto che è diventato un onesto scrittore molto ligio nel rispettare un contratto per cui ogni anno o giù di lì scodella una storia con personaggi borderline, fatti poco noti ai limiti della leggenda urbana in quantità variabile, trama beffarda. Questa sua incursione nel mondo del porno, quasi una messa in scena teatrale ambientata nel backstage del tentativo da parte di una pornostar di battere il record mondiale di accoppiamenti, purtroppo non ha nemmeno un decimo del respiro di “Rabbia” (una spanna sopra la produzione recente) e si trascina stancamente tra colpi di scena e controcolpi di scena fino alla fine, senza mai un guizzo vero e proprio. Yawn.

Lo spirito e altri briganti – Francesco Guccini & Loriano Macchiavelli (Mondadori)
Questa raccolta di racconti non aggiunge nulla ai romanzi di Guccini e Macchiavelli dedicati a Santovito e al paesino dell’Appennino tosco-emiliano in cui vive. Una raccolta con alcune cose carine, altre un po’ più buttate lì, gradevole ma senza niente che lasci davvero il segno (mentre i romanzi sono piuttosto belli). Per completisti, come si suol dire.

4 commenti

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4 risposte a “I libri di Marzo

  1. ma con Harry Potter a che stai?

  2. and

    L’ultimo di Chuck Palahniuk è terribilmente brutto…forse ormai lo abbiamo perso definitivamente.

  3. Pigmeo? Vorrei prenderlo in inglese (con tutto il rispetto per il povero Matteo Colombo che lo traduce, ma mi sembra quel genere di libro che ha senso letto in originale). Ma con calma. Molta.

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