Fare è facile. È copiare bene che è difficile. Senza farsi sgamare, poi…

Disgustorama

Daniele Luttazzi si sta infilando in un terrificante ginepraio.
Nel campo della comicità, rubare battute ai colleghi è una pratica vecchia come il mondo; e non solo lì. C’è gente nella musica che campa fregando riff ai Led Zeppelin, che a loro volta li avevano fregati da vecchi 78 giri blues.
Però alla base di tutto ci deve essere l’onestà.
Luttazzi non è mai stato un fiero asseritore della libertà di circolazione della proprietà intellettuale, come invece il suo disinvolto riutilizzo di lunghi spezzoni di monologhi altrui farebbe credere. Al di là dei piagnistei per Bonolis che gli frega una battuta (che però è di George Carlin), il suo primo cd, Money for dope [nb: voce di wikipedia che suppongo abbia scritto lo stesso Luttazzi], è uscito con quel sistema di protezione dalla copia per cui se lo metti in un computer lo puoi ascoltare solo attraverso l’apposito player incorporato. Il secondo era venduto in mp3 su un sito che ti chiedeva il numero di carta di credito già solo per sentire le anteprime. Ha piantato una pezza a quelli di wikiquote per il numero di battute massime da inserire nella sua pagina (ma direi che adesso se ne siano ampiamente sbattuti).
Insomma, già questo basterebbe a far capire come la situazione in cui si sta infilando sia brutta.
Ma c’è di peggio: la confusione delle linee difensive adottate.
La teoria della caccia al tesoro pare essere post-datata. Io ricordo di avergli chiesto per email una volta se una sua battuta fosse una citazione di Bill Hicks (adoro scovare citazioni nascoste e avevo sentito a Dispenser un servizio su Hicks in cui c’era quella battuta sui cristiani), per sentirmi rispondere che, no, era una coincidenza e che era felice di sapere di essere arrivato alla stessa conclusione di Hicks. In teoria, scopro ora, doveva già essere attiva la caccia al tesoro, quindi, ehi!, voglio il mio premio. E a Matteo Bordone, nello stesso periodo, ha detto una cosa diversa.
Poi a un certo punto aveva iniziato pure a sostenere che lui fosse un autore per i network americani e che quindi non ci fosse nulla di strano: quelle battute erano sue. Ora, sul blog, una confusa roba su satira e volgarità, totalmente fallace sul piano logico (un autore satirico americano non può essere volgare?).

Ma quello che mette tristezza di questa faccenda è che Luttazzi è molto più della figura ridicola che sta emergendo.
A teatro, è una macchina sparabattute con dei tempi comici mostruosi e non rimpiango assolutamente i soldi spesi per averli visto. Il suo monologo a Rai per una notte è stato dirompente (e ha fatto arrabbiare abbastanza gente da meritare ancora più applausi) (che in così pochi anni la scuola semiotica di Bologna sia passata dalla difesa di Patrizia Violi per Va’ dove ti porta il clito al post di Giovanna Cosenza su quel monologo è un bruttissimo segno, ma questo è un altro discorso). Le sue traduzioni dei libri di Woody Allen e la relativa introduzione sono quasi necessarie. E in generale le sue spiegazioni dei meccanismi di comicità e satira sono precise e stimolanti.
Per non dire del fatto che quasi dieci anni dopo siamo ancora qui a parlare di quello che è successo quando ha invitato a Satyricon l’allora sconosciuto Marco Travaglio. Spinoza.it forse non esisterebbe senza i suoi sketch nei panni di Panfilo Maria Lippi con la Gialappa’s. Pure io avrei probabilmente un modo diverso di dire cazzate.
E che comunque queste sua appropriazioni del repertorio altrui (insieme alle sue battute in quello stile) sono state sangue nuovo pompato a forza nel corpo della comicità italiana.

Da un personaggio così, ti aspetteresti una capacità maggiore di gestire una situazione idiota in cui si è cacciato da solo.
Il gioco poteva reggere fino a che i grandi comedians americani restavano un patrimonio noto solo a pochi.
Ma oggi, tra YouTube, divx, lettori dvd multiregione, fansubbers, era solo questione di tempo prima che il bubbone scoppiasse e scoppiasse in grande.
Poi, certo, possiamo discutere – e sarebbe interessante farlo – su quanto sia forte il riadattamento, quanto sia centrata la traduzione, in che modo funzioni rapportate al personaggio che Luttazzi mette in scena nei suoi spettacoli.
Ma resta, sotto la cattiva fede, la speranza di farla franca, l’arrampicata sugli specchi.
Bastava così poco. Bastava dire “c’è un inglese, Eddie Izzard, che ha una gran bella teoria su come sono andate le cose con la creazione del mondo”, e giù a fare il pezzo con Gesù tra i dinosauri. Non mi importa come funzionerebbe con i diritti economici; ma almeno quelli morali d’autore devi riconoscerli. È una questione elementare. Una battuta, due, sono una strizzata d’occhio a chi sa riconscerla. Se inizi a prendere interi pezzi, è un altro paio di maniche.

Anche perché, poi, se sei così esposto, come si espone Luttazzi, devi essere più che irreprensibile. Perché sai che useranno qualsiasi macchiolina per dirti che sei coperto di merda.
E visto che non sei abbastanza in alto da farti una legge per impedire che gli altri parlino delle tue malefatte, beh, andarci con le mutande di ghisa dovrebbe essere il tuo primo comandamento.
Dai, Daniele.
Guarisci dalla sindrome di Fonzie.
Ripeti con me “ho sbagliato, scusate”.
Forza. Puoi farcela.

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40 commenti

Archiviato in Libri, televisione

40 risposte a “Fare è facile. È copiare bene che è difficile. Senza farsi sgamare, poi…

  1. Effe

    Finalmente un post che rende giustizia.

    Non se può già più dei post “io avevo capito tutto, ma me ne stavo ben zitto” e dei post “oooh, incredibile! Chi l’avrebbe mai detto, hai rubato la mia innocenza”.

    Luttazzi è un mostro di bravura. Forse è un genio (tocca attendere una disamina parola per parola di tutto il repertorio prima di togliere il forse). Chiunque, in fondo, lo sa, sopratutto quelli che lo hanno sempre avversato. Lo fanno proprio per quel motivo.

    Però. Però c’è un problema bello grosso, che è quello che hai giustamente sollevato. Luttazzi è esposto, in trincea. Può contare solo sul suo pubblico che, a causa del suo esilio, si riduce inevitabilmente ogni anno. Anche se riuscisse ad esporre una teoria letteraria convincente sull’utilizzo di materiali altrui (cosa che non sta facendo perchè è impossibile farlo), ormai fiducia e credibilità sono andate.

    Gli rimane solo da chiedere perdono, senza accampare scuse, e fare ammenda. Forse un giorno ci racconterà la sua storia, ci spiegherà come è andata.

    Certo il Nobel se lo può scordare. Ma quando verrà il peggio (tipo inizierà la nuova stagione del “telegiornale satirico” del padrone e lo inseguiranno con un statuetta d’orata di cartone), vorrei che sentisse almeno la vicinanza di qualcuno dei suoi vecchi fan, qualcuno che si comporti come farebbe per un amico che ha dato tanto e che ora non sta bene.

  2. George Frusciante

    Un solo appunto: quando Luttazzi sì lamentò di Bonolis lo fece perché gli prendeva la battuta della mosca contenuta in un monologo su Berlusconi. E così Luttazzi veniva cacciato dalla RAI mentre Bonolis faceva il paraculo a Striscia.

    • dario dp

      @George Frusciante

      la battuta della mosca è di carlin e di per se non è una battuta politica quindi non c’entra nulla berlusconi.

      poi il contesto in cui luttazzi l’ha usata è politico, ma visto che bonolis l’ha decontestualizzata quello che dici non ha senso

      • uriele

        No no. Non puoi Berlusconizzare la battuta della mosca. :)
        Era una battuta buttata lì, decontestualizzata e che spezzava un attimo il ritmo del monologo (era in adenoidi se non mi ricordo male, comunque ho il video dello spettacolo). Si incazzava con Bonolis per avergli fregato la battuta senza citare le fonti, cosa poco professionale; poi ironizzava sul fatto che Bonolis, fra tutte le battute possibili, gli aveva fregato proprio la boutarde innocua.

      • George Frusciante

        non ho affatto detto che quella fosse una battuta politica e non è assolutamente vero che luttazzi l’ha usata in un contesto politico: è proprio quello il punto. la battuta della mosca era praticamente l’unica che non parlava di berlusconi. e guarda caso è l’unica che bonolis ha usato. questo diceva luttazzi: bonolis fa il paraculo perché di un monologo di uno che è stato espulso dalla rai prende proprio la battuta che non gli può costare rimproveri.

        • Beh, quello spettacolo non era così Berlusconi-centrico. C’erano dentro un sacco di momenti di puro assurdo.
          Bonolis ha “fregato” quello che poteva infilare nel tipo di show che faceva lui.
          Ma poi, ripeto, l’enfasi di Luttazzi era tutta sul “la MIA battuta” (sì, la questione della contestualizzazione era una pippa mia, credevo si capisse)

    • Ciao. Come dice Dario, la battuta non è che fosse direttamente collegata a Berlusconi: faceva parte di un macrodiscorso sul fatto che il monologo alternava momenti di satira alta e battute sulle scoregge.
      E con Bonolis ce l’aveva solo per il furto in sé, non ha mai accennato al fatto che lui la contestualizzasse in una struttura più ampia.

  3. Bravo Ale, concordo con la seconda parte del post: la difesa di ciò che Luttazzi ha fatto di buono, cosa che invece manca tolmente nel poco obiettivo post di Bordone.

  4. uriele

    A teatro, è una macchina sparabattute con dei tempi comici mostruosi e non rimpiango assolutamente i soldi spesi per averli visto

    Condivido tutto, specialmente questo pezzo. Aggiungo: io le battute dei comici americani non le conoscevo e probabilmente non avrei incominciato a seguirli se non fosse stato per Luttazzi.
    Ha plagiato? Sì, selvaggiamente: basta guardare il documentario che sta girando ora, “Il meglio non è di Luttazzi”. Si sta comportando da testa di cazzo ipocrita? Sì! E’ ancora un bravo comico? Sì! Si è meritato i soldi del mio biglietto? Sì. L’odio e la rivalsa verso il personaggio la lascio ai proprietari delle battute.

    Luttazzi una volta ha detto: “Il comico non è migliore delle persone che prende in giro” (o qualcosa di simile). Non ha mai fatto della superiorità morale il suo cavallo di battaglia ed è questo che me l’ha fatto stimare come comico. Questo e la capacità di farmi ridere (anche a causa della mia ignoranza in materia, ovvio)

  5. Il tuo post mi è piaciuto talmente che ti ho linkato anche qui=>http://tea-roominthewasteland.blogspot.com/2010/06/stewart-lee-joe-pasquale-joke.html

    Live long and prosper.

  6. Bello il post, ma serve ai fanz, non certo al Fonz.

    LA hubrys è una brutta bestia, e Luttazzi ne è intriso fino al midollo.
    La cosa per cui lo stimo di più è stata la coraggiosa ed intelligente decisione di non appoggiare la deriva populista di Grillo e chiudere il blog.
    Lì dimostrò di aver capito che un leader, quando non ha studiato da tale, finisce per incarnare il peggio, e non il meglio del suo popolo.
    Ora dimostra di non capire che l’orgoglio, l’ipocrisia e la boria sono un’arma molto più mortale di qualunque critico.

    Fatemi essere profeta di sventura:
    A causa di questa storia perderà TUTTO.
    E quando avrà perso tutto e l’orgoglio sarà irrancidito in rancore, spero che qualcuno o qualcosa gli recapiti il messaggio che non vuole capire ora:
    E’ stata colpa tua. Solo colpa tua. Ti sei costruito la pala, ti sei scavato la fossa e ti ci sei buttato da solo.

    Certo, lo capisse ORA, ci godremmo il suo genio ancora un po’…

  7. (dopo un vita il blogger una volta conosciuto come Caléidoscopique torna a commentare su Buoni Presagi)

    Pensavo una cosa: ora si stanno facendo delle critiche a Luttazzi perché lui è celebre, s’è fatto una certa fama e un po’ di soldi.
    Tuttavia mi sono ricordato che una volta, a Lione, ho sentito il pelato della Premiata Ditta, Ciufoli, copiare paro paro uno sketch di Gad Elmaleh, che da noi non è nessuno ma in Francia, Marocco e Canada è molto celebre. Come la mettiamo?
    (Ps, or ora, per caso, ho trovato il video di Ciufoli. Ne parlo sul mio blog)

  8. gewesen

    credo tu abbia una visione leggermente deterministica della storia e della società. Il fatto che due persone appartenenti allo stesso corso di laurea a distanza di un certo lasso di tempo esprimono due posizioni differenti rispetto ad una questione non significa che vi sia stato un regresso (così come non si può parlare di progresso) del corso di laurea stesso.

  9. Uriele: infatti. Io mi tiro fuori dallo psicodramma. E davvero mi fa impressione leggere di gente che ancora un po’ e brucia i DVD come i dischi dei Beatles dopo l’uscita di john Lennon su Gesù.

    Faust: grazie!

    Blackmonk: amen, fratello. Penso anche io che finirà malissimo, purtroppo.

    Andrea (ehi, bentornato!): il problema è nel tipo di rapporto che Luttazzi aveva instaurato con il suo pubblico. Che oggi si sente tradito. Dubito possa succedere al cane della PD…
    (per me la notizia non è “Luttazzi copia” ma il modo in cui lui sta gestendo la cosa)

    gewesen: se il blog della Cosenza è parecchio integrato con la sua attività didattica, uno si aspetterebbe interventi un po’ più degni del ruolo. E comunque i due casi hanno dinamiche simili e un protagonista comune, quindi un certo confronto sull’attwggiamento di due diverse generazioni di semiotiche della stessa “scuola” secondo me è legittimo.

    • gewesen

      nel testo non avevi parlato di due differenti generazioni ma di due interventi avvenuti in tempi diversi. Vi è dunque una differenza. Inoltre non si tratta di aver fatto un confronto, quanto di aver costruito una sorta di nesso causale portando a far coincidere quelle che possono essere anche delle opinioni personali con il ruolo ricoperto dai due soggetti in questione. Se poi tu hai assistito alle lezioni della Cosenza non so, a riguardo non posso esprimere un parere

  10. Luttazzi è bravo, non ho mai detto né pensato il contrario. Ho seguito come relatrice diverse tesi sui sui lavori e la sua comicità: i miei studenti lo sanno.
    Dunque trovo inutilmente banalizzante e vagamente arrogante liquidare come “brutto segno” il nesso fra posizioni (alcuni semiotici di tempo fa – non solo Patrizia Violi – e la mia oggi) lontane nel tempo e riferite a contesti del tutto diversi.
    Certo, non basta un post né a spiegare le ragioni di una posizione come la mia, né a liquidarla.
    Ancor meno ci può riuscire un commento. Men che meno si ha speranza di discutere serenamente se si osa toccare l’idolo di qualcuno.
    E tuttavia ribadisco che il monologo sull’Italia sodomizzata, fatto nel carrozzone di Santoro e rivolto al pubblico di massa, non era degno della raffinatezza di Luttazzi, ma si abbassava allo stessa comicità da Bagaglino della cultura che avrebbe voluto smontare. Lo stesso monologo, in un altro contesto e per un altro pubblico, avrebbe avuto significati e valenze diverse, ovvio. Ma è stato fatto in quella cornice, una cornice che non permetteva sottili distinzioni. La comunicazione di massa non permette mai sottili distinzioni: arriva quel che arriva alla pancia, punto.
    Insomma, qual è il problema? Il fatto che qualcuno critichi Luttazzi? Nessuno è perfetto a questo mondo, perché dovrebbe esserlo lui?
    Infine aggiungo, per amor di charezza: aver criticato *quel* monologo in *quel* contesto non mi mette automaticamente dalla parte degli attuali detrattori di Luttazzi, e non ha nulla a che vedere con le ultime polemiche su presunti plagi, annessi e connessi.
    È così difficile non fare di tutta l’erba un fascio?
    Grazie per l’attenzione, comunque.
    Ciao a tutti,
    Giovanna Cosenza

    • Ok. Continuo a essere perplesso; lo ero dal post che ho linkato e questo commento me lo conferma.
      Innanzittutto non mi pare che siamo in un covo di idolatri. Luttazzi mi piace, molto, ma so anche benissimo quali sono i suoi limiti, che cosa credo non sappia fare (recitare, gli sketch che ogni tanto inseriva nei programmi sono bruttini) e che cosa mi lascia freddo nella sua produzione post 2001, vale a dire i momenti di “controinformazione” dura e pura.
      In più, ma capisco che in effetti uno non è tenuto a saperlo, è una settimana che in diversi luoghi della rete sostengo che si stia comportando come un cretino. Quindi, boh.
      Secondo. Definire “di massa” il pubblico di raiperunanotte mi sembra un azzardo. Stiamo parlando di uno spettacolo andato in onda o sul web o su una pay-tv (current, che è su SKY): direi quindi che gran parte del suo pubblico fosse “profilato”, per così dire. Gente che ha guardato la trasmissione perché voleva farlo. Io un pubblico così, che già è numericamente inferiore a quello di una prima serata tv, non mi sembra sia definibile di massa. Non a caso uno dei limiti più grossi di quell’apoteosi santoriana è stato il fatto che ancora più di annozero era uno spettacolo che, come si suol dire, predicava ai conversi. Oltre a essere parecchio autoreferenziale, ma finiamo troppo fuori strada.
      Il monologo di Luttazzi, dicevamo. Che non era scritto per l’occasione, ma era un pezzo del suo ultimo spettacolo teatrale. E che era *perfettamente* in linea con la poetica luttazziana (e satirica in generale), come sa chiunque abbia visto un suo spettacolo a teatro. Quello è il personaggio che Luttazzi (nome d’arte, quello reale è un più banale Fabbri) mette in scena: un sessuomane sciovinista. Parlare di “raffinatezza” di Luttazzi ha senso se parliamo di meccanismi del comico, ma non se parliamo dei contenuti o delle immagini.
      Il monologo della sodomia è volutamente eccessivo; raiperunanotte lo stavo seguendo distrattamente facendo dell’altro, ma quando è partito il suo pezzo ho avuto un attimo di “ommiddio, sta davvero dicendo QUESTO?!”. Ma al di là di questo, l’alternanza di resistenza/abbandono/volontà/rifiuto dell’atto fisico e della vicenda politica secondo me funziona benissimo.
      È volgare? Certo! È per quello che è così potente. Ma è una volgarità che non ha nulla a che vedere con il bagaglino o con il berlusconismo. Quella volgarità è cosparsa di un velo di ipocrisia e di insulto: usa il registro basso per degradare qualcuno, sminuirne l’immagine. La volgarità di quel monologo, e di Luttazzi in genere, è quella del riportare il rimosso dal processo di civilizzazione sul palcoscenico, dandogli il suo vero nome.
      E comunque, secondo me, se ci mettessimo a guardare come è costruito tutto quel monologo, ci troveremmo una costruzione, questa sì, raffinata.
      Però se ci limitiamo a “Luttazzi è intriso di cultura berlusconiana perché parla di inculate”, addio. (che poi, il maschilismo esisteva prima di canale 5 ed esisterà dopo, non è il maschilismo che è berlusconiano, ma viceversa).
      Per quello che mi riguarda, il problema è appunto la superficialità, anche per gli spazi di un post, del giudizio su quel monologo. Tutto qui.

      (Comunque, curiosamente oggi ho scoperto che Luttazzi per difendersi ha sventolato a mo’ di spadone a due mani terminologia semiotica a manciate (davanti a un intervistatore così prono che ancora un po’ e gli procurava una scrivania di ciliegio).)

  11. Inviterei la prof. Cosenza a leggere gli interventi (non i “post” [cue puzza sotto il naso]) con maggiore attenzione. Il fatto che a molti di noi (me compreso) il web tiri fuori il peggio, non vuol dire che chi scrive /a priori/ si stia comportando da hooligan.

    Dopodichè, mi chiedo se la prof. Cosenza, invece di fermarsi a leggere le tesi che le danno in mano, si sia mai presa la briga di andare a vedere uno spettacolo di Luttazzi.
    In ogni sua versione, invariabilmente, vi si trova una parte su smegma, sperma, deiezioni solide e liquide, intere radiocronache di consessi carnali e chi più ne ha, più ne metta.
    L’inculata, al confronto della battuta sulla “birretta di soubrette” (se non ricordo male) di satyricon, è quasi mainstream…

    Riassumendo:
    Commenta blog critici nei confronti di un artista attaccando fantasmagorici “idolatri”.
    Scambia una cifra stilistica di un autore, cifra lampante, direi, se solo si esaminano un paio di spettacoli a volo d’uccello, con una boutade trasgressiva ed accessoria.

    Quindi io mi domando:
    Chi è che fa di tutt’erba un fascio?

    P.S: Se idolatra devo essere, lo sono del proprietario del blog, non certo di Luttazzi, sia ben chiaro!

  12. gewesen

    generalmente quando vengono date tesi di laurea i docenti sono a conoscenza dell’argomento scelto, anche perché spesso sono loro ad affidarlo.
    Non mi sembra che qualcuno sia stato accusato di essere un hooligan e il riferimento al “post” era per dire che una discussione maggiormente argomentata, soprattutto su un tema controverso, ha bisogno di maggiore spazio che non quello normalmente dedicato a un post. Il rischio di cui tu parli nel dare “il peggio di sé” lo si dimostra poi soprattutto nell’incapacità di riuscire ad ascoltare o leggere l’altro, perché lo si categorizza subito in qualche schieramento, senza prestare attenzione al contenuto del suo discorso. A tale proposito la Cosenza specificava come la sua critica non fosse generalizzata alla satira di Luttazzi ma a una precisa performance di Luttazzi, prendendo in considerazione come fattori d’influenza per la comprensione della performance gli elementi contestuali in cui è avvenuta la performance e l’attuale contesto socio-culturale. Per questo anche il fattore tempo ricopre un ruolo rilevante. Credo che molto più utile al clima della conversazione, piuttosto che gli attacchi personali sia riportare al centro le tematiche concrete del dibattito, accettando anche il fatto che a riguardo si possano esprimere opinioni differenti

  13. Sir/ra Gewesen: ardisco a suggerirVi i compiti a casa.
    Leggete il post. Leggete il commento della prof. Cosenza. Leggete il mio commento.

    Fatto?

    Concentratevi, per favore, su queste frasi:
    “Certo, non basta un post né a spiegare le ragioni di una posizione come la mia, né a liquidarla.
    Ancor meno ci può riuscire un commento. Men che meno si ha speranza di discutere serenamente se si osa toccare l’idolo di qualcuno.” – Cosenza

    “Commenta blog critici nei confronti di un artista attaccando fantasmagorici “idolatri”.” – Monk

    “[…] perché lo si categorizza subito in qualche schieramento” – Gewesen

    La prof. Cosenza sostiene che LEI non può spiegare in un post, così come BP non può liquidare. Che tali eventi (spiegare LEI e liquidare BP) non sono cose nemmeno da commento, ma soprattutto che non si può discutere serenamente (LEI) con gli idolatri (chi è l’altro soggetto?)

    Io sostengo che LEI ha scambiato dei critici per idolatri

    infine VOI che c’è gente che categorizza a priori.

    Ora rileggete tutto e riformulate, perchè o date ragione a me, o alla Cosenza, e le cose che avete scritto sono chiaramente contraddittorie.

    Voi sostenete:
    “A tale proposito la Cosenza specificava come la sua critica non fosse generalizzata alla satira di Luttazzi ma a una precisa performance di Luttazzi, prendendo in considerazione come fattori d’influenza per la comprensione della performance gli elementi contestuali in cui è avvenuta la performance e l’attuale contesto socio-culturale. Per questo anche il fattore tempo ricopre un ruolo rilevante.”

    Ma questa è la VOSTRA interpretazione, infatti la prof. Cosenza scriveva, nero su bianco:
    “E tuttavia ribadisco che il monologo sull’Italia sodomizzata, fatto nel carrozzone di Santoro e rivolto al pubblico di massa, non era degno della raffinatezza di Luttazzi, ma si abbassava allo stessa comicità da Bagaglino della cultura che avrebbe voluto smontare.”

    A me, che non sono semiologo, ma ermeneuta, le secondarie importano secondariamente, per cui sono saltato subito alla principale:
    “[…] il monologo sull’Italia sodomizzata […] non era degno della raffinatezza di Luttazzi”

    Ora, le mie fonti danno di una frase del genere (soprattutto se include il termine “raffinatezza”) la definizione di “goffa paraculata di primo livello”, ma mi hanno insegnato a nascondere l’accademia, per cui puntualizzo che l’evento scatenante, ovvero il pezzo volgare e scurrile sul paragone tra un atto sessuale attentamente spiegato nelle sue più crude parti e la situazione italica, non solo non è un hapax nella produzione dell’autore, ma anzi una sua cifra stilistica ricorrente, quasi paradigmatica.
    Un conoscitore dell’autore in questione non solo si sarebbe aspettato un pezzo di quel tenore, ma anzi si sarebbe di molto meravigliato se non lo avesse trovato, dati gli indubbi precendenti.

    Ora voi, sicuramente avete scritto:
    “A tale proposito la Cosenza specificava come la sua critica non fosse generalizzata alla satira di Luttazzi ma a una precisa performance di Luttazzi”

    Quindi il mio commento sarebbe ingeneroso e mal diretto? Ardisco un’obiezione.
    Se si vuole criticare un autore, si DEVE conoscerne l’opera. Farsi scudo di un fantomatico Sitz im Leben che avrebbe di fatto snaturato un intervento è veramente un trucco da due soldi. Di fatto criticare l’uso di una certa metafora perchè la “comunicazione di massa non permette mai sottili distinzioni: arriva quel che arriva alla pancia, punto”, vuol dire PROPRIO criticare il metodo GENERALE di quell’autore che di quel “colpo in pancia” ha fatto un segno distintivo.

    Sono del tutto concorde con la prof. Cosenza che criticare un intervento non significa tout court criticare un autore, ma è stata lei stessa, con il suo intervento, a criticare l’autore del post e a cercare di bollarlo come un troll del fandom pronto a distruggere tutto quello che va contro il suo “idolo”, dimostrando così di essere lei per prima rea di “incapacità di riuscire ad ascoltare o leggere l’altro” avendolo invece categorizzato “subito in qualche schieramento, senza prestare attenzione al contenuto del suo discorso.”

    Io, da parte mia, posso aver sarcasticamente messo in dubbio la dimestichezza della prof. Cosenza con il teatro di Luttazzi, ma di certo non mi sono mai sognato di far uscire il peggio di me, e di giudicare la persona.

    Avessi dovuto far uscire il peggio, avrei detto che…

  14. gewesen

    La chiarezza è uno dei principi chiave della comunicazione, è segno di rispetto nei confronti degli altri nonché di intelligenza. Noto che non hai accolto il mio invito ad argomentare o a questo punto inizio a dubitare che tu ne sia capace o ne comprenda il senso. Dichiararsi un ermeneuta, ignorando che la semiotica è una disciplina ermeneutica mi sembra un po’ paradossale.
    Il significato di un testo dipende poi dal suo complesso per cui falciare le subordinate come se fossero irrilevanti porta a non comprenderne il senso.
    Per questo suppongo che tu abbia difficoltà a fare dei confronti, come hai invece cercato di fare tra il mio commento e quello che scriveva la Cosenza cercando di mettere in luce delle divergenze inesistenti. Ma forse il lessico usato non ti era familiare dal momento che sembri ignorare il significato di “contesto”.
    Tralascio il tono arrogante usato e l’uso del “voi” come ai tempi del fascismo. Che tu faccia uscire o meno il peggio di te mi è poi indifferente

    • Ma dici sul serio?
      Cioè, davvero, veramente, in tutta onestà, hai la faccia tosta di sostenere che un commento punto per punto dove cito porzioni di testo originali e le commento con dovizia di particolari non è accolgliere “il mio invito ad argomentare” ?

      Davvero non ti rendi conto che accusare di “incapacità di riuscire ad ascoltare o leggere l’altro” una persona che aveva criticato una posizione volta a “fare di tutt’erba un fascio”, anche se partita per il fine opposto è un nastro di Moebius che sfiora il ridicolo?

      Fai leggere il nostro scambio ad uno qualunque dei tuoi studenti (non so perchè, ma ho come l’impressione che con la prof. Cosenza hai molte cose in comune, a partire dalla professione) e chiedi loro chi argomenta e chi invece banalizza.
      Chiedi chi giudica le posizioni e chi le persone, chiedi chi sostiene posizioni e chi la butta in caciara.

      Poi, se davvero pensi tutto quello che hai scritto e davvero non capisci la differenza, allora accetto la sconfitta, mi riconosco trascinato al tuo livello, e mi ritiro sconfitto.

      Mi scuso con il tenutario, il mio tentativo si conclude qui, con chi incarna così bene le stesse cose che addita, non c’è speranza…

    • P.S: Il fascismo abolì il voi, caro il mio prof.

  15. gewesen

    mi hai dato la conferma che non conosci il significato di argomentare e che probabilmente non hai mai esercitato quest’arte.
    Usare un linguaggio roboante ed eclettico che mira soprattutto a mostrare il proprio livello di conoscenze senza mostrare alcuna reale padronanza della lingua, lanciare insinuazioni continue verso l’altro sono prova di presunzione e di chiusura e non dimostrano affatto la tua capacità di argomentare.

  16. gewesen

    purtroppo è così quando mancano i presupposti per un confronto ragionato

  17. gewesen

    Credo che sul tema del “voi” non ci sia molto da aggiungere. La questione rilevante, tuttavia, è che ci fu il tentativo di affermare, attraverso il “voi” e altre regole sociali coniate dal fascismo, una nuova etichetta nella società italiana per creare anche un uomo nuovo. Che poi il tentativo fallì è dovuto al fatto che le trasformazioni culturali hanno tempi molto lunghi e non sono sufficienti né una legge né dei manuali di buone maniere per poterli imporre ad una società civile. Quando faccio delle affermazioni generalmente non le faccio a caso. Il documentarsi e l’informarsi è uno dei presupposti fondamentali per l’esprimere opinioni ragionate.
    Se proprio sei così interessato a imparare l’arte dell’argomentare, cosa che dal modo in cui ti rivolgi a me non pare, il primo consiglio utile è uscire dalla tua cerchia di conoscenze strette e imparare a confrontarti con degli estranei, cosa di cui non ti sei rivelato finora capace. In secondo luogo, se sei veramente così propenso, posso suggerirti dei libri.
    Non sono una professoressa. Comprendo che dall’esterno tutte le figure che circolano nel mondo universitario appaiono uguali, ma non è così. Anche a tale riguardo potresti informarti meglio e interessarti alle battaglie che noi precari stiamo portando avanti, non solo per interesse personale, ma perché se la riforma universitaria va avanti significa la fine della stessa università pubblica. Ma forse, dato che hai una così grande sicumera delle tue conoscenze, questa issues ti sembrerà irrilevante.

    • (due libri li suggerisco pure io: G. Simmel, “La socievolezza” e I. Calvino “Lezioni americane” (il capitolo “La leggerezza”).
      Che alla fine i commenti di un blog (almeno non di questo blog) non sono una peer review.

    • E dire che sembrava ovvio, ma a chi addita a terzi, nulla può essere ovvio.

      Spiegone:
      Nel tentativo di rendere più aerea la discussione, e meno “da bar”, decisi a mio tempo di non usare il “tu”, a meno di non esservi costretto (come poi fui dalla banalità di chi chiede argomentazioni, non le accetta e non argomenta a sua volta).
      A questo punto, l’intervento si basava su diversi esempi e comparazioni, in cui apparivano diversi soggetti: C’era un “io” (me medesimo), un “lui” (o BP) e una “lei” (la Cosenza).
      Avendo precedentemente deciso di non applicare una familiarità inesistente, non potevo certo ricorrere al “lei”, per non incappare in una confusione di soggetti. Non volevo nemmeno usare il nick completo, per pigrizia, o un pallido G., che non avrebbe reso.
      Optai per il “voi”, sperando che, a occhi intelligenti, il sarcasmo intrinseco nell’iperbole alleggerisse i contenuti.
      Evidentemente sopravvalutavo.

      Visto che intigni, però, rimane vero che il fascismo combattè il voi, e proprio perchè le regole da esso imposte andavano contro la cultura del rispetto per il pari che il voi, dato a tutti, dai genitori agli amici “meno che intimi”, garantiva.
      Che fosse tramutato in legge prima o dopo, rimane evidente che è una stronzata sostenere che fosse imposto il voi, quando invece è vero che fu imposto il lei.
      Documentarsi vale anche per i geni come te. (o voi?)

      Detto questo, il tuo goffo tentativo di reagire, argomentando dopo diversi commenti in cui accusi me di non farlo e ti guardi dal farlo a tua volta, con una fallacia logica, normalmente definita “reductio ad Hitlerum”, buttandola in caciara, e poi salendo in cattedra sventolando fatti (l’imposizione fascista del voi) che non stanno in piedi (infatti fu tentata l’imposizione del lei), dimostra che il tempo speso a starti dietro, sperando veramente che una persona potesse semplicemente rileggersi e riconoscere di aver deliberatamente deviato dal discorso (che ricordiamo era l’accusa di far di tutt’erba un fascio), era tempo sprecato.

      Ora dai, dimmi che “tempo sprecato” sono state le ultime parole di Hitler nel bunker!

      • gewesen

        ti suggerisco riguardo l’uso del “voi” nel fascismo il seguente testo:

        G. Turnaturi, Gente per bene. Cent’anni di buone maniere, Milano, Sugarco.

        Se puoi citarmi le tue fonti ne sarei molto lieta.
        Per quanto riguarda il sarcasmo, anch’esso è un arte che non tutti sono in grado di usare. D’altra parte il sarcasmo è ben differente dall’ironia e dall’humour, non so se fai una confusione a riguardo, perché mentre queste due ultime sono affini alla sfera del gioco, il sarcasmo è invece volto a denigrare l’altro e non affatto ad alleggerire la discussione.
        Non mi sembra di aver deviato il discorso, per il semplice fatto che all’interno di una conversazione libera non vi è nessun obbligo di seguire un tema, ma dalla stessa conversazione possono nascere spunti per affrontare altri argomenti.
        Riguardo alle allusioni a Hitler credo che in tale contesto sia veramente fuori luogo e a dir poco di cattivo gusto.

        • uriele

          Il Voi era prefascista in emilia romagna. Veniva al capo dei mezzadri o al rappresentante di un gruppo o copafamiglia come segno di rispetto, mentre al signorotto doveva essere dato del lei.
          Una storia che gira:
          Un giorno un capo contadino con qualche idea rivoluzionaria, dopo una discussione accesa disse al signorotto:
          “E poi non mi dia del voi” (che comunque rimarcava la differenza di classe, mentre con il lei lo avrebbe riconosciuto come suo pari)
          Il signorotto lo guardò e disse:” Beh, su questo hai ragione”

          (cose che si imparano da un babbo bolognese nato prima del 40. Ovviamente non so abbastanza bene il bolognese per scriverlo in dialetto)

        • Non sono stato io a dare del fascista, sorella.

  18. gewesen

    concordo con i libri da te suggeriti. Un blog non deve certo essere necessariamente uno spazio in cui dare un giudizio critico-scientifico su dei testi, che è appunto la funzione del peer review, d’altra parte può essere uno spazio in cui scambiare giudizi su dei libri, anche non di narrativa

  19. Purtroppo nel 2010 a tutti sfuggì un particolare: che Luttazzi lo fa apposta. Il killeraggio funzionò grazie a questa omissione. Nessuno smascherò nulla che Luttazzi non avesse teorizzato apertamente e praticato da anni in tv e sul blog. E’ il suo metodo e ci ha vinto di recente una causa con La7 da un milione e 200 mila euro. Questo aggiornamento smonta le tante balle che furono necessarie per costruire il caso: http://goo.gl/TptXCX

  20. xxx

    Novità 2015: uno dei fan luttazziani che creò il caso si è pentito e confessa: “Luttazzi non imbrogliò”. http://goo.gl/ISznUW

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