I libri di giugno

I libri letti nel mese precedente. Brevi commenti, più impressioni che recensioni. Evidenziato, al solito, il libro che mi ha colpito di più.

8 euro e qualcosa da Bookdepository.

The Taqwacores – Michael Muhammad Knight (Soft Skull Press)
Allah è grande e Jello Biafra il suo profeta.
Questo potrebbe essere in sintesi il succo di questo libro, che è una roba esplosiva. Era da parecchio che non mi capitava di trovarmi così preso da una storia, dai suoi personaggi, dalle idee che mette in mostra. MMK racconta di una casa in cui abitano alcuni punk. Islamici. Che cercano, ognuno a modo suo, di trovare una convivenza tra la propria religione e lo stile di vita punk. Il modello a cui guardano è la scena Taqwacore della costa ovest: gruppi punk di fede islamica, dai nomi minacciosi, l’ultima frontiera della minaccia all’America WASP. La cosa straordinaria è che se oggi si cercano su Myspace i gruppi citati, come i Vote Hezbollah, li si trova. Perché dal libro è nata davvero una scena taqwacore. E questo è il potere della letteratura in tutto il suo splendore: quando le idee diventano cose reali. Quando la letteratura non si limita a raccontare il mondo, ma contribuisce a trasformarlo.
Il romanzo, una storia di formazione raccontata da un ragazzo di origini pakistane, è pieno zeppo di dialoghi pungenti e spicci sulla religione, su Maometto, sulle affinità tra Islam e punk, su cosa possa voler dire essere americano e musulmano insieme. E si conclude con un concerto in cui tutte le contraddizioni, tutte le anime, tutto quanto, esplode in tutto il suo drammatico potenziale.
È un libro terribilmente affascinante, sfacciato e compiaciuto. Che ha fatto incazzare musulmani integralisti a go-go. Tanto che in UK è uscito pure tagliuzzato. In Italia ha avuto una fugace edizione usa-e-getta per la Newton, con il titolo di Islampunk; ma è già esaurito. Cercatelo. Leggetelo. Fatelo leggere.
Dal libro sono stati tratti ben due film: un documentario e un adattamento.
Adesso devo procurarmi il seguito: Osama Van Halen.

Tutti i miei amici sono supereroi – Andrew Kaufman (Meridiano Zero)
Non sono molto a mio agio con questo genere di letteratura vagamente surreale e romantica. Ma se non altro il libro di Kaufman ha dalla sua il fatto di essere piuttosto breve (poco più che un racconto lungo) e di avere qualche idea carina nella descrizione dei “supereroi” che ne popolano le pagine. Ma per il resto mi ha lasciato parecchio indifferente.

Summer of love – George Martin (Coniglio Editore)
George Martin racconta la registrazione di Sgt. Pepper, concedendosi anche quale sortita nel resto della storia del suo lavoro con i Beatles. Non vengono rivelati segreti particolari (bene o male è tutta roba che i fan conoscono da tempo), ma è bello sentire raccontate certe cose direttamente dalla voce di chi ha dato forma alle idee dei quattro. Peccato per una traduzione un po’ altalenante. Il vero ero del libro però è Geoff Emerick, che una volta suggerisce di appendere John Lennon a testa in giù davanti a un microfono, in modo che cantando il dondolio del corpo riproduca un effetto Leslie e l’altra prova a infilare un microfono ina caraffa mezza piena d’acqua per vedere che suono esce cantando dentro la caraffa.

Cassandra – Christa Wolf (e/o)
Il mito della guerra di Troia, con tutte le sue infiniti propaggini (un Marvel Universe ante-litteram, al quale il fumettista Eric Shanower ha applicato una robusta dose di ret-con per poterlo raccontare in un’opera colossale e di una profondità senza precedenti, “L’età del bronzo“) sta alle fondamenta della cultura occidentale, con le sue figure archetipiche, il suo modo di raccontare le passioni, i difetti, i dubbi degli uomini. Christa Wolf prende questo mondo e lo guarda, ci costringe a guardarlo, attraverso gli occhi di una delle figure più drammatiche di quei miti, la profeta Cassandra. E lo fa in un romanzo-monologo incalzante, ipnotico e allucinato, che sbatte in faccia al lettore tutta la brutalità che è possibile immaginare, da una prospettiva dichiaratamente femminista, di grandissima efficace. È difficile, dopo, tornare a pensare ad Achille in termini diversi dalla “bestia”, che incarna tutto il furore e la mancanza di umanità di un mondo in cui la sopraffazione del forte sul debole è la norma e travalica ogni legge che gli uomini si sono dati al punto che per fermarlo è necessario violare le leggi.
Un’opera impressionante, che ha la stessa forza d’urto e la stessa intensità delle tragedie antiche, la stessa profondità di temi. Solo, ovviamente, non sempre agevolissima da seguire.

Acapistrani – Pablo Renzi (Libero di scrivere)
Ecco, mettiamo l’avvertimento: Pablo è un mio amico. Acapistrani è una raccolta di racconti umoristici, del genere che fa, grosso modo, capo a Woody Allen: parodie, inserti surreali, personaggi strampalati. Mediamente, i racconti fanno ridere. Alcuni di più degli altri. Uno in particolare, “Ho scritto t’amo sulla sabbia”, mi è piaciuto parecchio più degli altri.

Carni (e)strane(e) – Adriano Barone (Epix Mondadori)
Epix ha fatto una cosa che è mediamente l’equivalente editoriale di un suicidio: pubblicare la raccolta di racconti di un esordiente italiano. Racconti fantastici, per di più. E lo ha fatto due volte. Questa di Adriano Barone è la seconda (la prima, Malarazza, l’ho saltata); a dire il vero Barone non è un esordiente-esordiente, visto che come autore di fumetti ha pubblicato due volumi prima di questa raccolta (“L’era dei titani“, con i disegni di Massimo Dall’Oglio, è un bell’esempio di storia di robottoni post-evangelion), ma siamo comunque lì. Ciò detto, i racconti oscillano tra l’horror, lo strano (o weird) e il fantasy (in senso lato); e il meglio sta proprio in questi ultimi, con i racconti finali dedicati ai personaggi biblici, che avanzano con un passo sicuro e inarrestabile. È bello anche il primo racconto (già apparso su Carmilla), mentre francamente mi ha colpito abbastanza poco tutto quello che c’era nel mezzo.

Slash. The autobiography – Slash & Anthony Bozza (Harper&Collins)
Le autobiografie rock sono un genere che fa sempre piacere leggere. Ci trovi mescolati un po’ di pettegolezzi, un po’ di notizie interessanti, degli incroci inaspettati con gente che non ti aspetteresti e via così. Questa dell’unico vero guitar hero “di massa” degli ultimi venticinque anni non fa eccezione: il buon coautore ha fatto un bel lavoro nel mettere in bella forma i ricordi di Slash, dall’infanzia ai Velvet Revolver. Ovviamente la parte del leone la fanno gli anni con i Guns n’ Roses e la sua versione degli scazzi con Axl (i cui avvocati devono avere letto sillaba per sillabe le bozze, perché il tutto è molto con il freno a mano tiratissimo). Le parti più noiose, alla lunga, sono quelle relative alla droga, a quella volta che era sfatto di qua e quella in cui era sfatto di là. È interessante, però, che non ci sia mai una presa di distanza forte da quelle esperienze. Slash non pare rinnegare granché, se non i casini che la dipendenza gli ha procurato. Il che è abbastanza onesto, da parte sua. In generale, è la versione “down to earth” di tutte quelle ridicole biografie su “Guns n’ Fucking Roses” uscite negli anni novanta, che ridimensiona alcune leggende, senza però smentirne le basi. Bello, nel suo genere.

5 commenti

Archiviato in Libri, Libri del mese, musica

5 risposte a “I libri di giugno

  1. MM

    Ok la capacità di cogliere l’attualità, ma continuo a non capire come mai il libro del mese non sia Cassandra.
    [Mario]

    • Ciao! È una questione di cosa è “il meglio del mese”; nello specifico è il libro che più mi ha “preso”. The taqwacores l’ho letteralmente divorato, senza quasi staccarmi dalle pagine in un Bologna-Genova in treno.
      E poi mi piaceva dare risalto a qualcosa che è sicuramente meno conosciuto di un libro come Cassandra.

  2. mi hai fatto venire voglia di leggerlo questo Taqwacores

  3. :A:

    Da come lo descrivi, come si fa a competere con “The taqwacores”? Adesso lo voglio anch’io assolutamente!

  4. Adriano, Demonio: in effetti lo scopo era questo :)

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