I libri di luglio

Un’edizione dei libri del mese all’insegna, curiosamente di Sergio “Alan D.” Altieri: non solo c’è un suo libro recensito, non solo c’è l’ultima uscita della collana Epix da lui diretta ma è citato anche nei ringraziamenti del “libro del mese”, quello evidenziato.

Napoli nera. Cane rabbioso – Angelo Petrella (Meridiano Zero)
Petrella, con il suo romanzo “La città perfetta” (Garzanti) si è dimostrato uno dei più convincenti emuli italiani di Ellroy, sia per lo stile febbrile e frammento sia per la tensione e il vigore nel trattare di intrecci tra criminalità e potere, con una Napoli convincentissima a fare da sfondo. Tratti che si ritrovano, in nuce, in questo libro, che raccoglie due racconti lunghi precedenti al romanzo. Forse qui ogni tanto la mano è calcata un po’ troppo e alcuni personaggi ne escono troppo carichi, però è un bel leggere.

Killzone – Alan D. Altieri (TEA)
Russell Kane, il cecchino delle forze speciali inglesi, è forse il personaggio migliore uscito dalla penna di Altieri, titolare di tre romanzi pubblicati nella collana “Segretissimo” di Mondadori e poi ristampati da TEA. Che, in attesa del quarto episodio della serie, raccoglie in volume racconti di Kane apparsi qua e là nel corso degli anni, con l’aggiunta di un paio di inediti. È Altieri e, come si dice, prendere o lasciare: c’è uno stile unico, fatto di una lingua strana, scomoda e poco elegante, che a volte suona come la traduzione cattiva di un film d’azione del venerdì sera su Italia 1, ma che funziona dannatamente bene per raccontare il mondo di vento, fiamme e metallo, popolato da esseri umani spinti dal desiderio di sesso, droga, soldi, che Altieri mette in scena. Come si dice, for fans only.

Fighter – Craig Davidson (Giallo Mondadori)
A Davidson piace parecchio Chuck Palahniuk. Per certi versi questo romanzo è una variazione sul tema di “Fight Club”, per altri la versione estrema e decadente della tipica storia di boxe. E anche se forse la “caduta” del rampollo di una famiglia benestante verso i combattimenti clandestini non è originalissima, la resa è poderosa e il risultato finale è un romanzo che si legge con gran gusto. A parte l’edizione del Giallo Mondadori, è pubblicato da BD Edizioni (e su ibs è nei remainder al 50% di sconto).

Storia dell’assedio di Lisbona – José Saramago (Einaudi)
La descrizione in quarta di copertina è un po’ ingannevole, perché lascia intendere una storia più surreale di quello che in realtà questo romanzo è. Ma lo stesso, la vicenda di un correttore di bozze che, dopo avere deliberatamente falsato un saggio sull’assedio di Lisbona aggiungendo un “non” all’affermazione che i crociati diretti in Palestina aiutarono i lusitani a espugnare la Lisbona musulmana, si mette a scrivere davvero un romanzo in cui questo accade, è una bella storia sul raccontare storie e sul potere che questo ha sul mondo. Oltre a essere uno straordinario viaggio in una città bellissima. E anche una storia d’amore. Lo stile di Saramago, di cui non avevo mai letto nulla, è piacevole e discorsivo, anche se forse abusa del riferimento diretto al lettore, di tanto in tanto.

È nata una star? – Nick Hornby (Guanda)
Le magie del marketing, per cui un racconto – uscito mi pare per una collana inglese di libriccini semplici pensati per chi non ha grande padronanza della lingua – viene vestito da romanzo breve e mandato in libreria così, sono sempre affascinanti da osservare. Comunque, è una piacevole e scorrevole (e non poteva essere altrimenti, date le premesse) storiella su una madre che scopre che il figlio sta intraprendendo una carriera nel porno. Vista l’esiguità del racconto, a dire di più si finisce per dire troppo. Basta quindi sapere che il tutto è divertente, a cuor leggero, con una punta di commozione e una morale eccellente. Prendetevi un quarto d’ora e leggetelo a scrocco in libreria. È eticamente corretto,

I Mille – Giuseppe Bandi (KINDLE)
Toscano, Bandi è stato uno dei volontari della spedizione dei Mille. Queste sono le sue memorie di quell’impresa, pubblicate, postume, a quarant’anni di distanza dagli eventi. Libro amatissimo da Bianciardi, che ne ha curato le note nell’edizione di Stampa Alternativa da me scaricata, è un resoconto preciso e partecipato di quelle vicende, dopo la lettura del quale non può non restare impressa la figura di Nino Bixio, che ne esce fuori come una specie di psicopatico soggetto a frequenti scatti d’ira, anche verso i suoi stessi uomini (ma curiosamente non si dice nulla di Bronte). Comunque, al netto della prosa ampollosa, un buona lettura.

Acqua in bocca – Andrea Camilleri & Carlo Lucarelli (Minimum Fax)
Magie del marketing, parte II. Secondo le mie modeste stime, con questo racconto la casa editrice romana ha sistemato i bilanci dell’anno. La collaborazione tra Grazia Nigro e Salvo Montalbano, a base di lettere scambiate con metodi inventivi (la parte migliore del tutto) si colloca in un mondo strano che, per capirci e a malincuore, definiremo “fumettistico”; il tema dei Servizi deviati – con cui entrambi gli autori si sono cimentati con risultati rispettabili – è ridotto a killer che lasciano la “firma” di fianco agli omicidi e il tutto si svolge in modo parecchio rocambolesco e sbrigativo. Tra le cose migliori una breve comparsata di Coliandro (quello grezzo, grezzo e ancora più grezzo delle storie originali di Lucarelli, molto più hard-core di quello della, pur divertente, serie tv) e, appunto, i metodi con cui i protagonisti si scambiano le lettere. Estivo e balneare, senza dubbio. Peccato che sia stato poco più che un passatempo per i due autori, le premesse per vedere qualcosa di più memorabile c’erano tutte.

Lupo nelle tenebre – Nicholas Pekearo (Urania Epix)
Con questo titolo, la collana Epix chiude dopo appena quindici uscite. Una morte annunciata per una collana che, come ammesso dallo stesso Giuseppe Lippi, è nata senza una vera progettualità: basta vedere come le prime uscite mettessero insieme saghe già iniziate altrove (quella roba di zombi di Wellington, Shannara – no, dico, SHANNARA), fantasy un tanto al chilo e un’antologia da grattata del fondo del barile di Evangelisti. In mezzo ci sono state delle iniziative interessanti (l’antologia curata da Arona, per esempio), ma mai niente di davvero imprescindibile. Ed è buffo che chiuda con un numero in cui si annuncia come sedicesima uscita un titolo che, forse, avrebbe potuto aprire la collana per dimostrare che si voleva fare sul serio, la riedizione di “Drago d’Acciaio” di Swanwick.
Comunque, l’onore di chiudere spetta, ed è abbastanza macabro pensarci, a un autore, agente di polizia, morto neanche trentenne durante una rapina. Chiude con un romanzo piacevole, che sta all’incrocio tra l’horror e il thriller, una specie di remake di Dexter in cui il protagonista è un licantropo invece di un “normale” serial killer. Niente di indimenticabile, ma piacevole. Fa un po’ sorridere trovare continue citazioni (Carpenter street, King street, i compagni di pattuglia in Vietnam Poe e Wells) e, soprattutto, il magico fenomeno della radio che ogni volte che viene accesa sta trasmettendo una canzone che piace al protagonista :-)
So long, Epix.

Le rondini di Montecassino – Helena Janeczek (Guanda)
La battaglia di Montecassino, uno degli eventi-simbolo della seconda guerra mondiale in Italia, diventa per Helena Janeczek il centro attorno al quale fa ruotare il suo nuovo libro, che torna sui temi di “Lezioni di tenebra”: la memorià, la labilità delle identità, il rapporto tra la storia passata e il presente. Sono storie che stanno a metà tra il romanzo e la ricostruzione storica, tra l’autobiografia e l’inchiesta, in cui si parla di americani, polacchi (e dell’incredibile odissea del battaglione polacco che combattè in Italia), neozelandesi, indiani. Alternandosi tra il passato e il presente, tra i ragazzi di allora in guerra e quelli di oggi, il libro mette insieme uno spaccato inedito di aspetti poco conosciuti della seconda guerra mondiale e allo stesso tempo racconta pezzettini dell’Italia di oggi. La presenza di stranieri di allora e quella contemporanea. La Janeczek riesca a fare tutto questo con un linguaggio e un approccio mai pedante, mai ampolloso o sforzatamente letterario, ma mantenendo un tono, per quanto ricercato e studiato, “medio”, nel quale le citazioni dalla cultura “pop” non suonano mai fuori luogo o come strizzate d’occhio: sono solo i logici riferimenti che i personaggi hanno. È un libro denso, nel quale c’è tantissimo, ma che scorre veloce e appassionante come un racconto a voce, rimbalzando tra campi di battaglia e cimiteri di guerra, tra la Siberia e via Paolo Sarpi. Gran libro.

Swords and Deviltry – Fritz Leiber (KINDLE)
Ecco qualcosa che mi sarebbe piaciuto leggere in Epix: le storie di Fafhrd e del Grey Mouser. Barbaro (ma con l’amore per la civiltà) il primo, scaltro spadaccino il secondo, i due ladri/mercenari inventati da Leiber sono una delle punte più alte della narrativa sword & sorcery, condita con abbondanti dosi di ironia e avventura picaresca. Non stiamo parlando di eroi senza macchia e senza paura che vanno da un capo all’altro di una mappa per salvare il mondo. Stiamo parlando di due cialtroni che, in un modo o nell’altro, rimangon coinvolti in avventure rocambolesche dalle quali cercando di uscire vivi e con qualche moneta d’oro in più nella borsa. Questo è il primo volume della raccolta ragionata di tutte le loro avventure e inizia, ahinoi, un po’ in sordina, presentando due prequel in cui si raccontano le “origini” dei due personaggi, prima del loro incontro, mostrato nel terzo racconto. Ed è proprio questo, “Ill met in Lankhmar” (vincitore sia del Nebula sia dell’Hugo), il piatto forte della raccolta, che fa capire come i due funzionino meglio in coppia che separati, completandosi a vicenda (come Asterix e Obelix, come Hap e Leonard).

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10 commenti

Archiviato in Libri, Libri del mese

10 risposte a “I libri di luglio

  1. ferruccio melchiori

    ciao
    io ho letto IL NIPOTE DEL NEGUS
    di Camilleri, uscito per sellerio, ambientato nella sicilia fascista, e letteralmente esilarante.
    consigliato

    ciao

    • Il Camilleri non-Montalbano (specie da quando i Montalbano sono scritti per non fare un torto alla Sellerio – e chissà ora che Elvira Sellerio è morta che succederà – e ne viene buono uno su quattro o giù di lì) è parecchio interessante. Tempo fa ho letto “Senza titolo”, sulla tragicomica vicenda dell’unico “martire siciliano della rivoluzione fascista”, molto bello. “Il nipote del Negus” l’avevo già addocchiato. Prima o poi lo prendo.

      • ferruccio melchiori

        Ecco, il nipote del negus è dello stesso filone.
        Per non parlare della splendida trilogia recente, extraMontalbano composta, da Il casellante, Maruzza Musumeci e Il sonaglio, uno più bello dell’altro, e del mio preferito in assoluto, Il re dei Girgenti.
        Cambiando genere, sei riuscito a comprare per tempo il terzo dexter, uscito come giallo mondadori 2999? Io non sapevo neanche fosse uscito. In tempi di magra come questi, hanno per le mani un titolo trainato dalla serie tv e lo buttano letteralmente nel cesso…

  2. Leiber rulla, rulla e rirulla.

    • Leiber rulla di brutto. Solo che qui, non so come dire: immaginati una storia di Asterix senza Obelix (per quanto poi le “origini” di Fafhrd siano divertenti; però fino a che i due non si incontrano sono solo due racconti fantasy un po’ più brillanti della media)

  3. Mi sa che sono davvero il solo a trovare insonopportabile la scrittura di Saramago. Non ho letto questo che hai letto tu, ma i tre libri in cui mi sono cimentati mi hanno fatto svillupare una violenza notevole nei confronti dell’oggetto libro. Non per le storie – comunque belle – ma per queste paginate di parole senza punti, con discorsi diretti / indiretti continui. Boh. Io lo trovo da calci nel sedere.

    • In questo non ricordo periodi particolarmente lunghissimi. È un po più difficile, all’inizio, abituarsi ai dialoghi che scorrono tutti di seguito, senza virgolette, con solo le virgole e le iniziali maiuscole a marcare le frasi di uno o dell’altro interlocutore (però saranno stati contenti i correttori di bozze, per questa soluzione – ben più radicale di quella di McCarthy – che elimina il problema “il punto dentro o il punto fuori?”)

  4. Pero’ McCarthy – che non ho letto in italiano – e’ piu’ chiaro. E’ vero che non ci sono virgoletti, e ci sono passaggi continui da un discorso all’altro, e addirittura da una lingua all’altra (spagnolo/inglese nella trilogia del confine). Ma l’uso della punteggiatura corretto ti permette di seguire il filo del discorso senza perderlo. Con Saramago mi viene da mordere il libro e sputarlo a terra. E davvero, questa reazione violenta ce l’ho solo con lui.

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