Il segreto dei camerieri portoghesi

Nel 1568, l’appena 14enne re del Portogallo Sebastiano I ebbe un’idea stupida di quelle che si possono avere solo a 14 anni. Anche io a 14 anni avevo idee stupide, che a volte cercavo anche di mettere in pratica. Solo che io al massimo mettevo i raudi nelle lattine, a lui venne in mente di invadere il Marocco per convertirlo al cristianesimo.
Dieci anni dopo il Sebastiano era ancora lì a pensare alla sua grande idea. Alle spalle aveva un regno che si era arricchito a dismisura grazie alle scoperte dei navigatori che si erano spinti là dove nessun uomo era mai giunto prima (e che in cambio hanno ottenuto un brutto e inutilmente grosso monumento a Belem), un impero transoceanico che andava d’amore e d’accordo con tutti gli altri pezzi grossi dell’epoca. Insomma. Poteva starsene lì a mangiare pasteis de nata tutto il giorno e pure tutta la notte e invece no, stava lì a grattarsi l’asburgico mento, immagino con i gesuiti dietro che lo spingevano a prendere il mare e dare il fatto loro ai mori sodomiti, con quelle carni eburnee arse dal sole sotto cui guizzano muscoli come pesci vivi che saltano fuori dal Tago e… A quel punto Sebastiano si voltava con un asburgico sopracciglio inarcato e il gesuita, in visibile imbarazzo, bofonchiava qualcosa su certe preghiere che era ora di andare a recitare e si chiudeva nella sua cella.
Comunque alla fine il dado è tratto. Il Marocco sta sulla rotta per l’India ed è ostile, in più c’è una guerra dinastica in corso, basta aiutare il pretendente più debole e poi è un attimo imparonirsi del regno, prenotando per tempo il traghetto non fa pagare i cannoni, via che si va.
Io mi immagino questa sfilza di nobili iberici, numerosi e presuntuosi e imbevuti di epica cavalleresca e cortese come solo un nobile iberico di fine Cinquecento poteva essere, tutti lì all’imbarco a sfoggiare sontuose armature, broccati, velluti e ori, sfilze di attendenti, che scherzano sui mori che decapiteranno, sugli harem nei quali imporranno la loro virilità a interminabili sequenze di donne velate, sui palazzi dove andranno a risiedere una volta ripuliti dal puzzo di moro. E dietro di loro una soldataglia che bestemmia tra i denti stretti, avendo già un vago sentore di come andrà a finire.
E infatti.
Sebastiano si porta dietro più o meno tutta la nobiltà del regno. Arriva a Cadiz, ma gli spagnoli gli dicono che, hola!, hanno la paella sul fuoco e che quei soldati che avevano promesso sono tutti necessari per controllare che non si bruci. Divertitevi e mandate una cartolina, eh. (e poi chiusa la porta ridono tantissimo).
I portoghesi arrivano in Marocco, si uniscono con i seimila uomini del tizio che sono andati ad aiutare, poi arrivano nell’entroterra e scoprono che l’altro contendente ha raccolto un esercito enorme di musulmani incazzatissimi con gli infedeli invasori. Tipo 25.000 volontari marocchini. Più 15.000 giannizzeri, che fanno più paura che il diavolo. E cannoni grossi come navi, che al primo colpo della battaglia si portano via il comandante del centro dello schieramento portoghese (un personaggio interessantissimo, un inglese che era arrivato in Portogallo con 2.000 mercenari italiani con cui in realtà avrebbe voluto andare a invadere l’Irlanda).
Avete presente che fa un esercito di mercenari e figli di papà quando le cose vanno male? Esatto.

Il corpo di Sebastiano I, puf, scompare. Non si trova più. Riuscite a immaginare la ferocia di una battaglia in cui il re avversario, preziosissima e utilissima pedina per qualsiasi scambio, viene fatto a pezzi come un fantaccino qualsiasi? Alla fine dei resti identificati come i suoi vengono riportati in patria. Ma chissà chi c’è davvero in quella tomba del monastero di Belem. Ovviamente, come sempre succede, la leggenda del re che in realtà è sopravvissuto e prima o poi tornerà nel momento del bisogno non tarda ad attecchire. E sopravvive fino alle rivolte nel Sertao alla fine del XIX secolo.
L’intera nobiltà portoghese è spazzata via, tra i morti e i prigionieri. A Sebastiano succede lo zio, un cardinale, che in pratica è costretto a spendere gli ultimi dobloni dei forzieri reali per pagare il ritorno in patria dei nobili sopravvissuti. Segue guerra dinastica, con tanto di impostori che sostengono di essere Sebastiano, il più convincente dei quali pare essere stato un italiano. Tanto per cambiare.
Poi gli spagnoli, quando due anni dopo hanno finito di ridere, invadono il Portogallo e tanti saluti.

Tutto questo per dire che quando sembra che un cameriere portoghese non vi stia cagando di proposito, in realtà è solo che gli è venuto un attimo di tristezza pensando a questa triste storia e preferirebbero restare lì da soli, invece che portarvi un’altra bottiglia di vinho verde.

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5 commenti

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5 risposte a “Il segreto dei camerieri portoghesi

  1. E io che pensavo che quella lentezza laconica del cameriere di Lisboa fosse per via della saudade…! Gran bel pezzo.

  2. Vedo solo ora questo post. Sinceramente, un gran bel pezzo.

  3. Grazie, grazie!
    Me lo sono rimuginato per bene per una decina di giorni attraverso il portogallo, questo pezzettino :-)

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