Portogallo (4 di 6)

Credo che ci sia qualcosa di significativo, nel fatto che siamo a ottobre e io sono ancora qui a mettere insieme i pezzi del racconto delle vacanze, sfogliando le foto di agosto mentre agli angoli delle strade compaiono i primi venditori di caldarroste.
Ma del resto, come cantava il poeta, “it’s always better on holiday, so much better on holiday, that’s why we’re working, we need the money”.

Pare che lo stile pastorella di Fatima vada un casino, sulle riviste di moda portoghesi

Richard Branson (aka Hank Scorpio) e il suo amico Gesù

Comunque.
Eravamo rimasti che si era stati a Viana do Castelo a farci stambureggiare le orecchie.
Dopo, le vie si separano. E mentre i nostri due soci si dirigono verso l’entroterra in auto, io e L. partiamo invece alla volta di Coimbra (dove poi comunque ci rivedremo il giorno dopo con gli altri) in treno. Durante il tragitto decidiamo però di fermarci per la mattinata nella ridente località di Aveiro.

Ora, caro signor Lonely Planet, lei deve rendersi conto che i suoi autori a volte andrebbero curati con robusti colpi di staffile sulla nuca. Perché dire che Aveiro è la Venezia del Portogallo non è “forse esagerato” come riportato sulle pagine della sua guida. È una colossale minchiata e Aveiro non è nemmeno la Comacchio del Portogallo, visto che avendo un canale e mezzo che la attraversa non può nemmeno vantare il ponte a più vie della cittadina del ferrarese.
Insomma, in pratica ad Aveiro quello che c’è da fare è sedersi su uno di questi caratteristici barconi e fare un giro lungo il canale che va verso le saline, vedere il ponte più antico e quello più moderno, scendere e mangiare. Se riuscite anche a evitare il fotografo che cerca di vendervi la foto di voi seduti sul barcone avete fatto bingo.

Il ponte antico

Il ponte moderno

Commossi, eh?
Ad Aveiro scopriamo anche, mentre mangiamo in due una porzione di sarde alla griglia seduti al bancone di una tavola calda, perché le suddette vengono cotte così come sono, senza pulirle: semplicemente perché pare che lì non si facciano problemi e si mangino con gusto anche le amarissime interiora. Archiviamo il tutto sotto “cose che avremmo preferito non sapere” e andiamo avanti (ma l’ho già detto quanto sono buone le sarde alla griglia?).
Prima di partire facciamo ancora in tempo a fotografare un’insegna che trasmette tutta la favolosa vitalità e fascino del posto:

E non era un negozio abbandonato.

A Coimbra arriviamo e troviamo sistemazione in dieci minuti netti, in una simpatica pensioncina di fianco alla stazione. Siamo alloggiati nella stanza “della nonna morta”, così ribattezzata per i pesantissimi mobili in legno scuro che la arredano. A sorpresa, la pensione offre wi-fi gratuito (a Porto c’era una rete cittadina che prendeva solo se stavi in piedi al centro della stanza in equilibrio sulla gamba destra e fischiettavi una scala minore diminuita) e una vista parecchio graziosa sulla città.

Coimbra è una città arroccatissima, costruita su una collina visto che il precedente insediamento romano non aveva abbastanza salite per gli standard lusitani. È stata capitale del regno per circa un secolo tra il XII e il XIII, mentre nel XVI vi venne trasferita l’università, fondata a Lisbona nel 1290. Ancora oggi Coimbra è una vivace città universitaria. Lo dice la guida e ci dobbiamo fidare perché ad agosto di studenti neanche l’ombra.
La cattedrale antica che si trova in cima a una serie di ripide salite ha la peculiarità, come quella coeva di Lisbona, di essere merlata e avere finestre al pianterreno simili a feritoie. Perché va bene la protezione del Signore, ma non si sa mai che i Mori tornino da un momento all’altro a cercare di riprendersi le loro terre. All’interno, nel chiostro, è in corso un tentativo di piantare tutte le piante citate nelle Scritture. Anche se la cosa più notevole è che in uno dei rosoni c’è il simbolo di Batman.

Bat-shuriken!

Poco fuori dalla cattedrale, una targa fotografatissima dai turisti italiani (tipo me. E Pablo) ricorda Chicco Mentana.

Un’istituzione di Coimbra, legata all’Università, sono le republicas, case abitate e autogestite da studenti. Da fuori sembrano uno studentato all’ennesima potenza, ricoperte di scritte, striscioni, oggetti artisticamente lasciati penzolare dalle finestre. Dentro chi lo sa, non ci siamo mica entrati. Ho fotografato uno dei volantini con cui si offriva un posto in una, però (o almeno credo).

La cosa buffa è che a un certo punto tu sali, sali, sali e di colpo ti ritrovi all’EUR, che poi sarebbe dove ci sono gli edifici moderni dell’Università.

A Coimbra commetto un errore gravissimo e, appena un giorno dopo il primo, mangio un secondo ovos moles, mascherato da un guscio di ostia a forma di noce. Il fegato mi fa arrivare tramite avvocato una durissima lettera di protesta. Le cose non migliorano quando la sera a cena ordino la riga superiore della foto qui sotto.

L'uovo era in origine appoggiato sopra alla salsiccia (fatta di diversi tipi di carne)

Poi però facciamo più o meno pace, in qualche modo.
Vista di notte, dal ponte che attraversa il fiume Mondego, Coimbra comunque fa un’impressione ancora migliore.

(continua…)

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