Fuori

Premessa: è da quando ho sentito “Tempi bui”, il loro secondo disco, che i Ministri sono uno dei miei gruppi preferiti.
Cosa rarissima per un gruppo italiano, riescono a far stare insieme dei suoni potenti con una certa dose di personalità, condendo il tutto con dei testi che dicono in modo non banale e intelligente cose che basta un aggettivo sbagliato e diventi i Punkreas. E Davide, il cantante, ha una voce potentissima a cui si perdona anche l’accento milanese.
Ora è uscito il terzo disco, “Fuori”. Con “ora” intendo “oggi”.
Da bravo fanz eccitato l’ho comprato subito. Da iTunes.
Il post che segue è un esperimento (che in realtà ha già fatto Simone Rossi un paio di altre volte con altri dischi e chissà quanti altri prima di lui, ma io lo faccio perché l’ho visto fare da lui). Visto che stiamo parlando di rock e il rock non dovrebbe essere quella cosa che cresce con gli ascolti ma quella roba che al primo accordo alzi la mano e fai le corna o fai “ehi”, insomma, visto che è questa cosa qui, quelli sono appunti di ascolto al primo ascolto (restano fuori dal gioco le due canzoni che erano già uscite, sfiga).
Pronti? Via!

1. Il sole (è importante che non ci sia)
Inizia con dei colpi di batteria triggerata per avere quel suono finto anni ’80. Il pezzo era già uscito, quindi non vale. Comunque linea di basso distorto, groove, aperture melodiche paraculissime, testo pienamente ministrico. La chitarrina che arpeggia nel ritornello è carinissima.

2. Gli alberi
È la seconda canzone già uscita, pienamente in linea con “Tempi bui”, anche se con una rabbia molto più trattenuta e una progressione armonica finale in cui fanno capolino delle cose simili agli archi.

3. Vestirsi male
Ok, qui si fa sul serio. Saltiamo nel vuoto. Citano Battiato (“passare la notte a fumare sigarette turche”). Sempre il freno a mano tirato, basso ringhiante, incedere lento. Altri archi nel ritornello. Sembra che la parola d’ordine sia “meno power chord più arpeggi”. Finisce pericolosamente in zona U2. Aiuto.

4. Noi fuori
Qui si muove la testa. Il riff sovrappone due o tre chitarre e la canzone viaggia picchiando abbastanza bene. Lo stacco con la batteria da sola compressissima e la voce che urla funziona.

5. Tutta roba nostra
Questa ha un sacco di synth. E sono di colpo i Muse che fanno i Depeche Mode. Fa strano sentire così il gruppo di “Bevo” e “Diritto al tetto”. Note di piano che cadono giù come gocce sullo sfondo, tappeto di suoni sintetici, loop filtrati, batteria elettronica. Mmm. Non mi convince molto.

6. Le città senza fiumi
Chitarra acustica, ritmo country, forse c’è un banjo sotto, ha un che di beatlesiano, nonostante il rullante anni ’80. Bello l’assolino di chitarra a botta e risposta.

7. Una questione politica
De André (versante Domenica delle salme) scorre potente nell’attacco della canzone, che poi prende vie più tipicamente ministriche. Anche se queste chitarre sono sempre un po’ indietro, che cazzo. Però cresce e cresce e cambia ritmo e picchia. C’è qualcosa dei Muse. Il pre-finale apocalittico mi piace un casino.

8. Due dita nel cuore
Pezzo abbastanza convenzionale. Niente da dire.

9. La petroliera
Di nuovo suoni elettronici anni ’80. Sembrano due o tre milioni di altri gruppi che fanno le stesse cose, con gli stessi suoni e tutto quanto.

10. Mangio la terra
Sono tornati i Ministri, toh. Pezzone, per suoni, testo, riff e ritmi.

11. Che cosa ti manca
Riff hard blues tipo zz top, pezzo che va avanti come un trattore, banjo qua e là. Ricorda un po’ i pezzi migliori del gruppo di Grohl, Homme e Jones.

12. Voglio vederti soffrire
C’è un pezzo con un arrangiamento un po’ Tim Burton, verso l’inizio. A dispetto del titolo, va avanti in modo molto sottile, piano, chitarre acustiche, ritmo sui timpani. A un certo punto parte un loop di synth filtrato. Temo il peggio. Resta solo quello. Poi sfuma, ritorna su il piano e un violino sotto. Mmm. Speravo fosse il preludio a un finale diverso. Niente. Si finisce così.

13. Un miracolo (Bonus track)
Poteva anche stare al posto di una della due tutte sintetiche. Non è niente di straordinario, ma ci sta, con il piatto in levare (toglietegli il filtro, cazzo).

E quindi?
Eh, e quindi non è un disco come era “Tempi bui”. Al primo ascolto sembra pieno di un po’ di cose che vanno digerite. I suoni, gli accordi, la voce, bene o male sono quelli. C’è un sacco di ambizione in più, voglia di provare a mettere suoni diversi nelle canzoni, forse troppa voglia di fare. E troppe canzoni.
Quindi, niente. Non è un disco rock. Nel caso, cresce con gli ascolti.
Uffa.

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2 commenti

Archiviato in musica

2 risposte a “Fuori

  1. TatyGix

    Beh…io credo che comunque sia positivo il fatto che provino a sperimentare qualcosa di nuovo senza perdere il loro stile…!Utimamente le persone si annoiano facilmente..è come vedere sempre lo stesso tipo di film o mangiare sempre il solito kebab….! secondo me bisogna solo farci un pò l’orecchio, inizialmente nemmeno io ero molto convinta riguardo il nuovo album…poi beh rispetto a tempi bui…ma alla fine li adoro…forse nn riesco ad essere completamente obbiettiva??! XD

    • Più che qualche ascolto dopo alla prima impressione del post (il gioco era quello), devo dire che non contesto tanto i cambiamenti in sé, ma il fatto che secondo me cozzano un pochino con il loro stile. Tempi Bui, comunque, se lo si ascolta bene, non è un disco chitarra-basso-batteria; ci sono un bel po’ di suoni diversi dentro – anche un po’ di elettronica – ma sono amalgamati bene con il resto. Oltre al fatto che, ahinoi, questa volta i testi, salvo forse quello di Il sole, non riservano quelle chicche del disco precedente e sono o parecchio ermetici o un po’ prevedibili. Vabbeh. Sono curioso di sentire come suoneranno dal vivo i pezzi nuovi, comunque.

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