E la chiamano Superba

Due settimane dopo l’alluvione causata dallo straripamento di due torrenti che l’ha colpita, Sestri Ponente è un posto vagamente irreale.
Le strade sono coperte da un patina di polvere color ocra. È una polvere sottile che si alza trasportata dagli sbuffi di vento, dai passi delle persone che affollano via Sestri, dalle auto, e riempie l’aria come pulviscolo. Ti sembra di respirarla tutta, la senti che ti ricopre la pelle, le scarpe e i vestiti.
Mi hanno detto che la settimana scorsa la situazione con questa polvere era molto peggiore. Non riesco a immaginare il fastidio che doveva dare, visto che dopo appena un’oretta mi sembrava di avere la sabbia nei polmoni.
Per il resto, tutto sembra essere tornato a un’assurda normalità color ocra.
A dare la misura della forza di un torrente moribondo, il Chiaravagna, che ha voluto prendersi il suo quarto d’ora di celebrità a suon di cazzotti, resta Piemmesport, il negozio protagonista di questo video.

Oggi Piemmesport (che, come recita una scritta con lo spray di fianco all’insegna, “resiste ancora”) cerca di vendere quel poco che gli è rimasto di vendibile sui banchetti fuori dal negozio.

Per il resto, però, il nuovo grande argomento di conversazione dei genovesi, ovunque, è l’altro avvenimento di portata nazionale che ha avuto la città come sfondo appena una settimana dopo l’inondazione: la non-partita della nazionale con la Serbia e, soprattutto, lui, Ivan.
Gli ultras serbi e il loro idiotissimo leader escono fuori più o meno in tutte le conversazioni. È interessante vedere come i più giovani (per esempio due abbonati minorenni della Samp che erano seduti di fianco a me in metropolitana) (sì, a Genova c’è una metropolitana. Brevissima ma c’è) guardino a quanto è accaduto martedì con un misto di riprovazione e fascino. Fascino dovuto al fatto che con quel taglio della rete che chiude la “gabbia” per i tifosi ospiti, Ivan avrebbe messo alla berlina l’inutilità del sistema della “sicurezza” negli stati, tessera del tifoso, tornelli e tutto quanto. “Dovremmo fare anche noi così” hanno concluso i miei compagni di viaggio prima di scendere “fare casino furibondo ogni domenica, e se ti squalificano il campo chissenefrega vai a farlo fuori, finché non capiscono”. San Leonardo proteggici tu.
Altrimenti, un’altra grande direttrice dei discorsi su Ivan e i suoi amici è quella delle differenze tra la situazione là da loro e qui da noi (tutti esperti di geopolitica del Balcani a Genova di questi tempi). L’impressione è comunque che se Ivan (che nel frattempo è nel carcere femminile di Pontedecimo perché a Marassi rischiava di venire linciato dai detenuti albanesi, come ho appreso sempre dai miei compagni di viaggio) restasse a Genova, tra Fossa dei Grifoni e Ultras Tito Cucchiaroni troverebbe un piatto di minestra calda ogni sera.

La grande domanda è ovviamente: e questa settimana, cosa succederà mai a Genova?
Le cavallette? Gli alieni?

(toh, questo è il centesimo post della seconda incarnazione di Buoni Presagi)

6 commenti

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6 risposte a “E la chiamano Superba

  1. Veramente bello il tuo post e da genovese ,ti dico hai ragione,qua straripa tutto,sai che ho avuto dubbio perfino sulla Lanterna?ho pensato e se crolla?mi crolla il mito della Superba…se la chiamano gabbia un motivo c’è..forse si tratta di oggetti indentificati..
    alla prossima.
    ciao.

  2. Un paio di quisquilie qua e là, dopo la (sempre piacevole) lettura:
    il titolo è forse una citazione ai Noo Squad, antichissimo gruppo rap-incazzoso genovese? La Fossa dei Grifoni non c’è più da parecchio, ma ci sono altri elementi ad evitarci di sentirne la mancanza, l’Ottavio Barbieri, che è il gruppo ufficiale e la simpaticissima Brigata Speloncia, un movimento di tifosi composto esclusivamente da avvocati, neurochirurghi e professori di filosofia, rinchiusi in una caverna a pigne e muffa per trent’anni.

  3. Una bambolina per Spassky. Aveva una cassetta mio fratello ed era una frase che mi piaceva un sacco. Sulla FdG non sapevo, ma effettivamente per me il calcio continua a vivere sostanzialmente in un limbo attorno alla fine degli anni 80-primi novanta, con tre stranieri per squadra, le partite di campionato di domenica e le coppe (uefa, delle coppe, dei campioni) il mercoledì.

    Amelie: grazie!

  4. ….prego..——-Se i disonesti foissan nuvie, ghe saieiva de longo o diluvio.(Genovese)
    Se i disonesti fossero nuvole, ci sarebbe sempre il diluvio .

    ciao

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