Portogallo (6 di 6)

A questo punto, dopo la parentesi sfortunata di Viseu, il programma prevede di tornare a Lisbona per gli ultimi scampoli di vacanza.
A Lisbona si alloggia nella stessa pensione della prima parte della vacanza. Allora, la stanza che ci avevano dato aveva una piccola stanzetta attaccata, con un letto (subito ribattezzata “la stanza della morta”), che avevamo deciso di usare come cabina armadio dove tenere gli zaini. Ma dopo che, rientrati la prima sera, avevamo trovato tutto quanto tolto dalla stanzetta, la cui porta era stata chiusa a chiave avevamo capito che forse non era previsto che la usassimo. Invece ora siamo in quella che sembra essere una specie di singola appena appena un po’ più grande e per terra c’è a malapena spazio per appoggiare gli zaini.
Ma poco male, ci dobbiamo stare solo due notti. E poi siamo davvero in centro (e in piano, cosa da non sottovalutare)

Un luogo pittoresco poco lontano da Lisbona è Cabo da Roca, vale a dire il punto più occidentale del continente europeo.
Quando l’autobus ti smolla lì, la prima cosa che arriva è il vento, insistente come un venditore ambulante. E poi c’è l’oceano. Che da lì è una cosa simile a questa:

Silence and distance (e un vento della madonna)

Il punto in sè è marcato da un obelisco davanti al quale c’è una coda lunghissima per farsi fotografare, perché arrivano in continuazione autobus di linea e pullman che scaricano turisti. C’è anche un faro, che non si può visitare. Però è bello da guardare.

E vai con il moog

Nel centro visitatori di Cabo da Roca, dietro pagamento, vi rilasciano un certificato nella vostra lingua che dice che siete scem… pardon, che siete arrivati fin lì e siete così i discendenti dello spirito di avventura dei navigatori portoghesi. Giuro. Poi probabilmente ridono di voi fortissimo, la sera a casa.

(pretenziosa foto artystica senza averne i mezzi)

La sera, sulla via del ritorno, tipo tossici, ci fermiamo a Belem per comprare degli altri pasteis de nata, che non sono mai abbastanza. Specie quando la vacanza è agli sgoccioli.

L’ultimo giorno pieno in teoria doveva essere dedicato a una gita fuori porta. Ma visto che erano cinque ore di treno tra andata e ritorno e visto che la guida ci aveva già fatto abbastanza scherzi, abbiamo deciso di trascorrerlo al mare. E vaffanculo. Così, abbiamo preso le nostre cose e siamo andati a Cascais a sbatterci al sole.
Ora. Le spiagge di Cascais e dell’Estoril danno sull’oceano. Questo non vuol dire solo che l’acqua è vagamente, come dire, gelida (poi ci torniamo) ma anche se se tu arrivi in spiaggia e tutti sono con gli asciugamani a una decina buoni di metri dal mare pensare “ahahahah, guarda che sciocchi, lasciano un sacco di posti vicino alla battigia” è una cazzata. Perché l’oceano sale. Piano piano, un’ondina alla volta, ma sale. E così ti trovi ogni tot minuti ad arretrare con l’asciugamano, fino a che il mare non ti prende di sorpresa e lo inzuppa del tutto. A quel punto, sacramentando, ti allinei con i portoghesi che, con grande signorilità, comunque fanno finta di non aver notato il tuo simpatico siparietto.
E poi c’è l’acqua. Che è appena appena fresca. Quattro anni fa ero stato nell’Algarve, dove l’acqua è sì fredda, ma ancora a livelli umani.
Qui invece è un’esperienza che ti segna. Ricordo di avere avuto così freddo sono nei 4 decimi di secondo che sono stato dentro al lago di Garda a giugno. Perché funziona più o meno così: tu metti i piedi in acqua e senti freddo. Inizi ad avanzare piano piano, perché comunque il sole è una palla di piombo fuso che non dà scampo, e a un certo punto hai la pelle d’oca. Quando il livello dell’acqua raggiunge la zona critica pacco-culare, i tuoi piedi sono completamente insensibili. Per quello che ne sai, potrebbe esserci uno squalo che te li sta mangiando; se non fosse che lo squalo non è mica scemo e non ci pensa nemmeno a starsene lì al freddo e al ge-e-elo. Ti sale anche un pochino di mal di testa da freddo, tipo quando mangi la granita troppo in fretta. Alla fine, basta aver coraggio, all’arrembaggio col quaquaqua e buttarsi. Si sopravvive, eh. A fatica, ma si sopravvive. I più colti possono pensare alla “bara di freschezza” ungarettiana, ma è più probabile che si pensi direttamente alla bara e basta. Il freddo accumulato nell’operazione è comunque sufficiente a sopportare il sole per un ulteriore quarto d’ora. Immagino che tra le salite e l’acqua gelida i lisbonetani abbiano delle chiappe così sode che nessuno ha bisogno degli schiaccianoci.
Ho anche approfittato della visita all’oceano per fare come nella pubblicità di Amazon e mi sono messo a leggere dal mio Kindle (che da portarsi in viaggio è di una comodità inconcepibile) sulla spiaggia

L’ultimo giorno a Lisbona è in realtà una mattinata e qualcosa, che poi abbiamo l’aereo nel pomeriggio. Dopo una colazione con gli ultimi pasteis de nata, scegliamo come meta il museo del Design, dove è in corso una mostra sulla Vespa e gli scooter in generale, dove però non si può fotografare niente.
Fuori, attorno alle 10 di mattina, in pieno centro, incrociamo l’ultimo spacciatore della vacanza. Gli spacciatori a Lisbona sembrano essere parecchio disinvolti e tirano fuori dalle tasche buste di erba che neanche quelle di insalata della Coop e tocchi di fumo che sembrano tavolette Ritter Sport. Con tutto il giro giovane che c’è al Bairro alto devono fare affari d’oro e mi sembrano previdenti, a girare con le scorte.
Un giro per negozi di souvenir consente di scoprire l’esistenza delle Bambole del Terrore, nei cui occhi si trova l’Oscurità.

Non fissate quegli occhi troppo a lungo

Mentre, dopo aver deciso di non andare al Castello di Sao Jorge, ci inerpichiamo per raggiungere una chiesa dell’Alfama con il solito meraviglioso miradouro.
Dentro alla Chiesa si trovano due buffe raffigurazioni del Cristo.

Nostro Signore del Rigor Mortis

"Il prossimo pezzo si chiama... Horrible Eyes!"

E poi, vabbeh, c’è il ritorno in Italia. Non so se ci avete mai fatto caso, ma la sensazione quando si arriva in un aeroporto italiano è quella di essere in un paese più sciatto di quello da cui si è partiti. Anche se si tratta di un paese messo economicamente un po’ peggio come è appunto il Portogallo. Se poi si arriva alla sera in un aeroporto piccolo come Linate, beh, è davvero tristissimo.
Comunque, per fortuna nessuno ha applaudito all’atterraggio. Almeno quello.
E se vi foste mai domandati se si può imbarcare nella stiva un ombrellone da spiaggia, beh, a quanto pare si può fare.

1 Commento

Archiviato in il cotone nell'ombelico, portogallo, viaggio

Una risposta a “Portogallo (6 di 6)

  1. la parte sul bagno nell’oceano è un piccolo capolavoro :)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...