The day the music died. Twice.

L’8 dicembre, oltre a essere una festa religiosa su cui la gente di solito ha le idee poco chiare (è il giorno in cui viene concepita Maria che è, i soliti raccomandati, immune dal peccato originale, non quello in cui l’angelo mette incinta Maria) è la Giornata Nazionale di Sparare ai Musicisti.
Tutti sanno di John Lennon, ma pochi sanno che il vero assassino non è Mark Chapman bensì Stephen King. Quest’anno sono 30 anni tondi tondi e il livello di moleste celebrazioni zuccherose del Cristo Ateo sarà ancora più elevato del solito.
A me questo tipo di glorificazione fa un po’ ridere, perché Lennon era un personaggino abbastanza lontano dal santino che ne è stato fatto nel corso degli anni. Sia nei turbolenti anni di Liverpool prima e Amburgo poi (dove i Beatles vissero da Rolling Stones tra amfetamine, prostitute, malavitosi e spacciatori), sia in quelli successivi.
Una delle infamie più memorabili perpetrate ai danni di Paul McCartney all’epoca in cui i Beatles stavano andando in frantumi è la registrazione di The Long and Winding Road, canzone che Macca aveva pensato perché diventasse uno standard per i Grandi Cantanti. E che, incidentalmente, Phil Spector o non Phil Spector, è una lagna mortale. All’epoca i quattro volevano tornare alle registrazioni in presa diretta, così Ringo suona la batteria, George la chitarra, Paul il piano e John Lennon il basso.
Il risultato è questa traccia, in cui il basso fa un po’ di tutto fuorché le note giuste (ed è facile immaginare John che sogghigna mentre sbaglia).

Ian McDonald, autore del monumentale e fondamentale “Revolution in the head”, in cui analizza tutte le registrazioni dei Beatles, definisce quello di Lennon un vero e proprio sabotaggio per rendere inutilizzabile quello che doveva essere un demo e che poi ha finito per diventare la traccia vera e propria. A me fa impazzire la “scivolata” a 1:03, che non c’entra nulla.  Comunque, le foto del Getty sono bellissime (occhio che parte Imagine a tradimento).
C’è anche un curioso aneddoto sul giovane John raccontato da Lemmy nella sua autobiografia. In pratica, i giovani Beatles sono al Cavern a suonare, tra un pezzo e l’altro un tizio urla “Lennon sei un frocio”. Lennon mette giù la chitarra, scende e chiede chi è stato. Si fa avanti uno e dice “Sono stato io, e allora?” BAM! BAM! Due craniate sul naso, il “Liverpool kiss”. E poi di nuovo sul palco. “Qualcuno ha qualcos’altro da dire? No? Ok. Il prossimo pezzo è Money”. Living life in peace, yu-hu, uhuhuh.

Ma l’8 dicembre 2004 a Columbus, Ohio, è morto, ucciso a colpi di pistola sul palco, Dimebag Darrell, chitarrista dei Pantera.
Spiegare il ruolo dei Pantera nell’evoluzione del metal alla fine degli anni ottanta in poche parole non è semplicissimo. Ascoltare Vulgar Display of Power è molto più semplice e divertente. Qui magari basta dire che per qualche anno prima che il mondo del metal piombasse nella più bieca restaurazione ottantiana, i Pantera sono stati la bandiera di uno svecchiamento del genere, di un metal che non sembrava la caricatura di qualcosa. Poi sono arrivati gli Hammerfall.
A ogni modo, Dimebag come chitarrista aveva tutto: un immenso senso del ritmo, velocità e ignoranza e un suono enorme (dato, almeno fino al 2004, solo da amplificatori a transistor; cosa molto inusuale visto che di solito i chitarristi prediligono quelli a valvole). E poi è stato seppellito in una bara dei Kiss.
Uno dei progetti a cui aveva lavorato prima di morire era il disco di Southern Metal Rebel meets Rebel, insieme al cantante country David Allan Coe e al batterista e al bassista dei Pantera.
Che è un bel disco cialtrone e rumoroso e divertente. E che spiega che i cowboy si bombano più droga che i musicisti rock.

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6 commenti

Archiviato in musica

6 risposte a “The day the music died. Twice.

  1. Questo blog continua a essere fonte di stupore e meraviglia: una bara dei Kiss?!
    E a proposito della santificazione di JL, come probabilmente sai Grant Morrison in The Invisibles lo trasforma in una divinità, secondo il concetto per cui più persone venerano qualcuno (o qualcosa), più quella persona (o cosa) assurge a livello divino. E’ solo questione di tempo, insomma.

  2. Ebbene sì, pure la bara. Così hanno un merchandise che copre tutto, dal preservativo alla bara. Gene Simmons è uno dei più grandi uomini d’affari del nostro tempo. Noi al massimo abbiamo Lapo Elkann.

    Conosco non benissimo the invisbles, ma mi pare di avere letto il passo che dici. Del resto è un’idea di base della magia: i simboli che hanno potere sono quelli in cui credono in molti e su cui in molti riversano energia (hai mai letto Neopaganesimo, di Francesco Dimitri?).
    Poi, vabbeh, c’è un post di Leonardo che mette tutti in riga.

  3. Seaweeds

    Personalmente ho sempre adorato questa citazione di Paul, di quelle che ha lui ogni tanto alla: mo’ non ce la faccio più.

    “John era uno sporco manipolatore, ma alla sua morte è diventato per tutti “Martin Luther Lennon”. Non era quel santo che ha cercato di far credere, potrei raccontare mille cose su di lui, ma ho giurato di non farlo finché ci saranno Cinthya e Yoko”.

    E intanto ci piazza lì anche una bella jettatura per le due ex-signore Lennon.

  4. uao che rivelazione. Sono sempre stata contro le santificazioni in realtà, però non avrei mai pensato nulla del genere sul conto di Lennon. Insomma pensando alla sua non facile vita a Liverpool mi viene quasi da giustificarlo, e infliggere l’ennesima freccia al corpo dello star system, dell’editoria e del merchandising. In fondo siamo noi che non facciamo altro che illuderci trasformando l’acqua in vino, il cattivo in buono e l’immondizia in civiltà (ndr).

  5. Seaweeds: urca. Quando l’ha detta?

    Clare: eh, Lennon è un personaggio complesso. E come in ogni creazione di messia che rispetta, ci sono aspetti della sua vita che vengono ricordati meno. Un suggerimento: “Lost Weekend”.
    (ma viene anche in mente quandoPaolo Villaggio ricordò, con una certa foga, il fatto che il suo amico Fabrizio De André non fosse esattamente sempre una persona amabile e ben disposta verso il mondo e il prossimo)

  6. Seaweeds

    L’ho copiaincollata da un file vecchissimo (anni ’90) dove raccoglievo aforismi, curiosità ecc… trascrivendole paro paro da dove le leggevo.
    In sintesi: non mi ricordo. :)
    Cioè l’ho trascritto da qualcosa tipo Buscadero, Jam, Ciao 2001, Il Mucchio o quella rivista-libro+CD che si chiamava SATISFACTION – Monografie Rock.
    Però vai a recuperare dove…

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