Swordsman Kane

Per me Solomon Kane ha questa faccia qua.

Questo post parla di Solomon Kane, il film di cappa e spada uscito quest’estate. C’è un riassunto della trama pieno di spoiler (in realtà il film è così prevedibile che si spoilera da solo) e qualche riflessione su come è stato cambiato il personaggio dai racconti degli anni Venti al film. Un argomento di cui non importa nulla a (quasi) nessuno. Ma siccome a. Solomon Kane è uno dei miei personaggi preferiti di tipo tutti i tempi; b. a suo tempo ho scritto della fanfiction su di lui, mi interessava vedere che lavoro era stato fatto sul personaggio e parlarne un po’.

La barbetta da cattivo

Nei racconti scritti da R. E. Howard (sempre sia lodato), Solomon Kane è uno spadaccino puritano impegnato a girare tra l’Europa e l’Africa per distruggere il Male in tutte le forme in cui gli si para davanti. E ha una fede incrollabile nel Signore. Perché? Perché sì. Perché Howard scriveva un tanto al chilo e ai suoi lettori non interessava (e non interessa tutt’ora) sapere perché. Il patto narrativo è: “lettore, siamo tra il 1500 e il 1600 e c’è questo tizio cupo, incazzoso, che nel nome del Signore va in giro per il mondo a picchiare mostri e uomini malvagi. Senti un po’ qua, per esempio…” e via a raccontare di uno che fa una promessa a una sconosciuta morente in una foresta in Europa e arriva fino in Africa per mantenerla.
Nella scena iniziale del film, sceneggiato da un cane, Solomon Kane è un mercenario/pirata. Cattivissimo. Ha anche la barbetta da cattivo. Dà l’assalto a una fortezza, stermina musulmani senza pietà, poi arriva un Nazgul e gli dice “sei stato cattivo, il diavolo vuole la tua anima”. Allora lui si prende paura e scappa a rifugiarsi in un convento dove si tatua addosso qualunque simbolo cristiano possibile e immaginabile.

“Adesso penso di farmi Padre Pio a braccetto con Madre Teresa di Calcutta”

Nel passato “ufficiale” del personaggio letterario c’è una carriera da corsaro. Ma Howard si guarda bene dal caratterizzarla come “malvagità”, visto che era abbastanza istruito e smaliziato da sapere che era una pratica comune dell’epoca, un modo per servire il proprio paese, tanto che Kane naviga anche con Sir Francis Drake (del quale però ha tutt’altro che un buon ricordo). La mossa di rendere la sua fede un tratto accessorio e utilitaristico, poi, tradisce completamente lo spirito del personaggio. Ne fa un pusillanime, che cerca rifugio e protezione; mentre, al contrario, il Kane dei racconti deve lasciare l’Inghilterra perché perseguitato, per via della sua fede.
Ma il peggio deve ancora venire. Non pago di questo, Bassett decide che Solomon Kane non è il figlio di un piccolo possidente di terre ma il secondogenito del re di Gondor, destinato al convento (ah, nell’acqua che non si vuol bere si affoga) mentre il malvagio primogenito erediterà tutto. Per uno spiacevole incidente, il giovane Kane però ribalta il fratellone giù da una scarpata e decide che sia il caso di non farsi mai più vedere.
Comunque, tutta ‘sta manfrina per dire che a un certo punto i monaci (che nel film sembrano cattolici, dovevano avere vita facile nell’Inghilterra dell’epoca) lo cacciano via perché il priore fa i brutti sogni per colpa sua. Per la strada viene aggredito da dei banditi, ma si rifiuta di combatterli perché ha fatto un fioretto, loro lo gonfiano come una zampogna e lo smollano lì. Ovviamente, il moribondo viene soccorso da un’amorevole famiglia di puritani, i cui membri, a parte la figlia bionda che assomiglia a Scarlett Johansson e la mamma, hanno sulla fronte un contatore con i minuti di film che restano loro da vivere. E insomma, lui viene adottato da questi, il figlio minore lo vede come un fratellone, con la bionda si fanno gli occhi da triglia, fino a che non arrivano i servitori del DIAVOLO capitanati dall’incrocio tra Darth Vader, Jason e Michael Myers (a questo punto mi è squillato il telefono e dall’altra parte c’era Bissett che voleva dirmi che quello è il fratello, scampato alla caduta dal burrone. Ah, ok, ho detto io. Bene, ti avevo anche mandato una mail, per essere sicuro, ha risposto lui. Grazie, non c’era bisogno, ho detto io. Non si sa mai, ha detto lui. Scusa, mi suonano alla porta, ho detto io. Sì, lo so, sono io, per sicurezza ero venuto anche a dirtelo di persona). Per farla breve, questi ammazano mezza famiglia e fanno per portarsi via la figlia.

Chi sarà mai?

A questo punto, dopo 35 fottuti minuti, finalmente Solomon Kane inizia a fare Solomon Kane. Cioè massacra della gente. C’è un pregevolissimo momento in cui afferra un tizio per i capelli e lo decapita con tre colpi di coltellaccio, tipo il macellaio quando taglia le braciole. E poi ammazza un altro paio di tizi tenendo per i capelli la testa mozzata del tizio. Comunque i cattivoni si portano via la fanciulla e Kane giura al di lei padre morente di salvarla.
Di qui, peregrinazioni per le campagne, sterminio di cattivoni assortiti, fino a che uno di loro non gli dice “guarda che l’abbiamo uccisa, LOL”. A questo punto Kane si scoraggia, va in una taverna e si ubriaca. Arrivano i cattivoni e lo catturano. In un momento di grande WTF, Kane viene crocifisso sulla piazza del paese (è evidente a questo punto che Bassett ha fatto casino con i personaggi e si è messo in testa di stare scrivendo Conan). E insomma, è lì in croce quando davanti alla piazza passa un carro di prigionieri. Su cui c’è la finta Scarlett. Che da trenta metri riconosce in quel tizio con i capelli lunghi vestito di nero Solomon. Urla il suo nome e lui riconosce la sua voce. Colpo di scena. Visto che per risparmiare il diavolo usa chiodi senza testa e non lega le braccia dei crocifissi, il nostro ha gioco facile a sfilarsi i palmi dai chiodi (sì, lo so, non si crocifigge così, ma vallo a dire a padre Pio) e salvarsi dalla croce.

“Ho 11/10 di vista! E comunque ti ho riconosciuto con gli occhi del cuore!”

Ricongiuntosi con dei vecchi amici dei tempi delle navi (l’Inghilterra è un posto piccolissimo) va a casa del Diavolo (che, sorpresa, è il castello di suo padre!) a salvare la sua bella. Qui c’è un altro momento Conan, con Kane che lancia da cinquanta metri una daga a una strega, prima del ricongiungimento con il papà, che incatenato nelle segrete spiega come per salvare il figlio ribaltato giù dalla scarpata si sia affidato al Diavolo, salvo rimanerne fregato. Commozione, Kane pone fine alle sofferenze del padre e poi va a fare il culo al perfido negromante.
Kane riesce a sconfiggere il fratello posseduto e  a ricacciare all’inferno il negromante e pure un Balrog di passaggio (giuro), salva la ragazza e TA-DAN! salva pure la sua anima. Epic win.
Poi però lei scappa in America insieme a mammà, che non si sa mai.

Quindi?
Quindi ci sono delle cose abbastanza carine, specie il tasso di violenza delle scene di combattimento e la generale atmosfera plumbea. E anche la scena, che però sembra presa di peso da una storia di Conan del prete che alleva zombi, è fatta bene. Però il restyling del personaggio di Kane è davvero goffo nel suo tentativo di dare “spessore” a una figura che non ne ha alcun bisogno. Dalle pagine, Kane emerge come un imperscrutabile monomaniaco, sorretto da una fede incrollabile e da un incessante desiderio di purificazione del mondo. Quasi una forza della natura incarnata, più che un essere umano, i cui accenni al passato servono solo a fornire un po’ di colore locale. Nella caratterizzazione del film si finisce invece per trasformarlo nell’ennesimo tizio che è passato dal male al bene, male al quale era arrivato perché ha avuto un’infanzia difficile (YAWN). E la storia è davvero schematica ed elementare, oltre a calcare troppo la mano su elementi troppo smaccatamente fantasy per l’ambientazione (di nuovo: Howard è molto più sottile, in questo genere di cose).
Però il film pare sia piaciuto e forse se ne faranno altri due in cui probabilmente le cose andranno meglio visto che ci si è liberati dalla necessità di raccontare il passato dell’eroe e ci si può concentrare sul massacro dei malvagi (se poi si vedesse anche un po’ di Africa sarebbe ancora meglio).

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7 commenti

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7 risposte a “Swordsman Kane

  1. E’ interessante leggere i giudizi su questo film, che cambiano moltissimo se provengono da persone che conoscono o meno il Kane letterario. Nel caso non lo conoscano, dicono “interessante fantasy cupo e più adulto della media”, nel caso lo conoscano ci vanno anche più duro di te. Io devo ancora guardarlo, è lì sul pc che aspetta da mesi…
    Divagazione: leggendo Solomon Kane avevo un’impressione particolare. Come se Howard ci presentasse questo psicopatico che va in giro ad affettare il male spinto da questo desiderio di purificazione etc etc, ma come a dire: “potrebbe anche avere torto”, cioé persegue le sue fissazioni all’estremo che possono dipendere quasi esclusivamente dal fatto che è un pazzo. Non so se mi spiego, ma è una sensazione che ho sempre avvertito. Qui in questo film, a quanto pare, c’è la trista tendenza allo spiegone…

  2. La cupezza c’è. Se Bassett avesse adattato di pacca una storia howardiana, il risultato sarebbe stato buono. Così c’è una buona messinscena di una cosa un po’ imbarazzante. Ma le scene di menare sono buone e sanguionolente.

    A me quell’impressione lì la dà un po’ il racconto con lo spirito del tizio ammazzato nella palude. Per il resto, Howard è abbastanza manicheo, soprattutto nei racconti africani: lo schiaffa in mezzo a bestiacce orribili e giù mazzate, quindi c’è poco da pensare che possa avere. Che poi Kane sia un pazzo è, in fin dei conti, vero. Come sono degli squilibrati più o meno tutti i suoi personaggi (Conan, stando alla descrizione famosa, ha chiaramente un disturbo bipolare).

  3. Del resto Howard stesso era mattoide… :)

  4. Tra lui e Lovecraft erano una bella coppia di stramboidi.
    Ci verrebbe fuori una bellissima striscia umoristica.
    (tra l’altro ho scoperto questa cosa su Howard su Wikipedia e non riesco a non immaginarlo come Barney: “Howard had made a promise to his mother never to drink alcohol. However, while she was away from Cross Plains in June 1925, an oilman he met through his job at the Cross Plains Review offered him a bottle. Howard liked it so much he was soon brewing his own beer, during Prohibition, and remained a beer drinker for the rest of his life”)

  5. Pingback: Scrivere lo Spadaccino | buoni presagi

  6. Pingback: Scrivere lo Spadaccino | Dorso di carta

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