Gary was a paperback writer

Mi sono scordato, nei libri di gennaio, di segnare Cantoni il volontario, di Giuseppe Garibaldi (si scarica dal Project Gutenberg). Si tratta proprio di un romanzo storico scritto dal Generale in persona e che racconta le gesta di uno degli uomini, che combatterono con lui per l’effimera repubblica romana (un volontario forlivese,  che gli salvò pure la vita).
A me Garibaldi, con tutti i suoi lati oscuri, è sempre stato parecchio simpatico. Non fosse altro perché avrebbe potuto vivere, dopo l’Unità, da pascià servito e riverito nel cuore di Roma e invece scelse di continuare a vivere a Caprera a coltivare il suo orticello. Uno così, in Italia, non è facile da trovare.  E infatti oggi sarebbe francese.
Tra le sue virtù, però, non c’era sicuramente il dono della prosa.
Anche facendo la tara allo stile ottocentesco, quello che si ha tra le mani è un testo atroce, scritto da uno che non è in grado di raccontare senza partire ogni venti righe con una digressione, una tirata, un elogio, un pianto… In questo paciugo, però, spicca fortissima tutta la verve e tutta la passione dell’uomo, e una visione della vita che gli anglosassoni definirebbero larger than life.
Grazie ai potenti mezzi dell’ebook, qualche passaggio copiato senza sforzo:

O donna! creatura privilegiata, riverita, adorata dall’uomo di cuore–sovente manomessa dal codardo. Angelo della vita!–L’uomo nella sua presunzione ideò Dio colle proprie forme: eppure l’Onnipotente dovrebbe avere la sembianza d’una donna, s’egli potesse aver forme. Se lo spirito deve comandare alla materia–l’intelligenza alla forza brutale–l’uomo all’elefante–la donna dovrebbe dirigere la famiglia umana. Se al composto informe d’ermafroditi, che comandano all’Italia, si sostituisse una donna, essa certamente non consentirebbe a tante umiliazioni. Lo straniero, grazie alla concordia degli odierni reggitori, calpesterebbe forse ancora le nostre contrade, ma almeno con la donna governante, non complice, non traditrice de’ propri concittadini!

In cui si scopre che i ravennati sono cazzosissimi:

Tutti sanno quanto i Ravennati sieno buoni cacciatori; pochi ve n’è che non sieno muniti del fucile a due colpi con cui si esercitano nella vicina Pineta, nei laghi, e nelle valli. Comparisce una spia, e non è difficile a sapersi in una città ove la popolazione è così concorde ed unita, s’istituisce un comitato segreto incaricato di vigilarla, ed accertarsi delle sue funzioni. Una volta certi ch’è una spia, si tira a sorte a chi tocca prender l’impegno di sbarazzarne la città. E non è di notte nè col pugnale che si castiga una spia, ma in pieno giorno, frammezzo alla popolazione, che conscia per lo più, o presentendo la sorte del colpevole, lo sfugge come cosa pestifera. Un colpo parte ed attraversa il cuore del maledetto agente della tirannide, ed il feritore mette il suo fucile in ispalla e torna a casa. Non v’è pericolo di trovare un delatore in quel popolo: esso farebbe presto la fine della spia.

Un’improvvisa visione apocalittica:

La terra si raffredda, si spegne! Il ghiaccio su tutta la sua superficie seppellirà le reliquie di ogni animazione. Piante d’ogni specie: dall’abete maestoso, che corona le falde di monti, all’umile gramigna che tappezza le valli, dalle ossa dello schiavo a quelle del padrone, tutto frammisto, tutto sconvolto, tutto coperto, forse eternamente, da una crosta di cristallo forse eterno! E la terra continuerà a ruotare nello spazio, non più abitata da formiche e da genti, ma da individui ancora della famiglia infinita di mondi, con cui l’Onnipotente popolò l’Infinito.

Questo è puro Rodriguez:

Le colonne bonapartesche che s’avanzavano su Roma, eran tutte guidate da preti, che marciavano come guide alla loro testa, col crocifisso alla mano. Uno di queste guide, alto e corpulento, che precedeva la colonna del centro, fu da Cicerovacchio additata al generale Avezzana, e questi, che in quel momento trovavasi in una batteria comandata dal tenente Bovi, esclamò: «Bovi! che bel colpo», e Bovi che amava i preti come il diavolo l’acqua benedetta, appuntando un suo cannone da 9 in bronzo, lo diresse con tanta destrezza, e con tanta esattezza riuscì la mira, che la palla portò prete, sottana e crocifisso, tutto in un mucchio tra le fila della testa di colonna, ove fece una vera strage, e per compiere il miracolo, il crocifisso conficossi nell’occhio destro del colonnello Devot, che avea perduto il sinistro all’assalto di Costantina.

I preti:

A voi, preti della menzogna, che predicate la mansuetudine e la pazienza, a voi che oltrepassaste la ferocia della jena, il sarcasmo terribile del cocodrillo, a voi si deve l’abbrutimento di questo popolo, cui insegnaste i baciamani, le genuflessioni, la tolleranza dell’insulto. Voi siete maledetti.

Garibaldi (a distanza di vent’anni) non si capacita ancora del fatto che i combattenti italiani pretendano di mangiare tre volte al dì:

A me assueffatto coi valorosi Americani, ai quali un pezzo di carne era sufficiente alimento, doveva veramente sorprendere di trovarmi obbligato a condurre dei carri per le montagne, per dar tre pasti al giorno ai miei soldati. Meglio desistere dalle aspirazioni di libertà e di indipendenza, se non si è capaci di passare per le privazioni inseparabili dalla vita dei campi. Io so esser bene: che il milite abbia, se possibile, il pane ogni giorno, la sua minestra con vino, ecc. Ma, per esempio, quando vi sia del pane solo, o della carne sola, si deve per ciò far meno il proprio dovere? Per il mercenario che vive della pagnotta, e altre aspirazioni non ha che la pagnotta ed il soldo, io capisco le mormorazioni, ed anche il rifiuto di servizio; ma per il milite patriota, per il volontario al servizio della causa santa del suo paese, ciò non dovrebbe essere, perch’egli deve andar superbo di qualunque disagio sofferto.

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