Da Sarkò a Joey Ramone in quattro mosse

Questo è il 1978, questi sono gli Shakin’ Street e sono un gruppo francese di hard rock. Ma questo in realtà è un crocevia di gente, luoghi, musiche diverse.

Prendete la cantante leopardata.
Si chiama Fabienne Shine. Anzi, Fabienne Essaïgh, perché Shine è il cognome del suo primo manager.  A Parigi un giorno conobbe un certo Johnny Thunders, che per lei pare che scrisse una canzone chiamata “You can’t put your arms around a memory“, che visto che è stata rifatta dai Guns (o meglio dal solo Duff) in “The spaghetti incident?” è probabile che un bel po’ di persone nate tra la fine degli anni settanta e gli anni ottanta conoscano. Nel 1975 è fidanzata con Jimmy  Page e ha fatto un po’ di prove con lui e Plant, che le hano consigliato di mettere su un gruppo.
Uno dei primi chitarristi del progetto di madamoiselle Shine (che si chiama come una canzone degli MC5) si chiama Louis Bertignac, che poi se ne va quasi subito per formare i Téléphone, che paiono essere stati uno dei più famosi gruppi rock d’oltralpe tra gli anni settanta e ottanta. All’inizio del terzo millennio, tenetevi forte, è diventato il chitarrista di Carla Bruni.

Prendiamo poi il chitarrista con la camicia scura. Lui non è francese. È americano. New York City. All’anagrafe si chiama Ross Friedman, per qualche tempo si è fatto chiamare Ross Funicello, ma è più noto come Ross the Boss. Viene da un gruppo che si chiama(va) The Dictators e che è uno dei segreti meglio custoditi del protopunk newyorchese. Parlare dei Dictators è al di là degli obiettivi di questo post: ascoltate “Go Girls Crazy” e “Blood Brothers” (e poi gli altri due e il solista di Handsome Dick Manitoba – un uomo che è puro carisma) e buon divertimento. I Dictators giravano nella scena del CGBG, quindi è facile immaginare quali e quanti collegamenti ci siano tra Ross the Boss e mezzo punk newyorchese. È più sorprendete, invece, scoprire che Bruce Springsteen ha fatto un brevissimo cammeo in una canzone dei ‘tators: è quello che urla “1, 2, 1, 2, 3, 4” alla fine dell’assolo. The Boss e il Boss.

Per un certo periodo, nei Dictators suonò anche Mark Mendoza, che poi è diventato il bassista dei Twisted Sister.
E sempre per stare negli anni ottanta, ovviamente, uno dei motivi per cui Ross the Boss è noto ai più è che dopo essersene andato dagli Shakin’ Street (dove era stato portato dal manager Sandy Pearlman, più noto come manager e compositore dei Blue Öyster Cult, in sostituzione di un altro chitarrista, cacciato dopo che si era venduto la chitarra per comprare dell’eroina) ha fondato insieme a Joey De Maio i Manowar. La storia è, nel mondo metal, nota: gli Shakin Street erano in tour in Inghilterra con i Black Sabbath di cui Joey De Maio era un roadie e un giorno Ronnie James Dio (sempre sia lodato) ha presentato i due newyorchesi. We met on english ground, in the backstage room we heard the sound, and we all knew what we had to do.

Ma se state pensando che comunque, vabbeh, alla fine è tutta una roba tra metallari, preparatevi a trasalire.
L’altro chitarrista, quello con la maglia chiara, è francese. Si chiama Eric Levi. Ed è responsabile di crimini acustici contro l’umanità (o quantomeno contro le mie palle).
Vi ricordate gli anni novanta? Vi ricordate la New Age? Profezie di celestino, fiori di bach, sincretismo un tanto al chilo, musica di merda?
Vi ricordate ERA? Quella roba con synth pomposi e “atmosferici” e canti pseudogregoriani in latinorum?

Ecco. ERA era Eric Levi.

Così degrada il mondo.
Si parte da Johnny Thunders e Jimmy Page e si arriva a questa roba qua.

(Bonus: Joey Ramone + The Dictators – The kids are alright)

 

1 Commento

Archiviato in musica

Una risposta a “Da Sarkò a Joey Ramone in quattro mosse

  1. guisepi

    continui a farmi paura. segnalerò il post a paolo attivissimo.

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