Autodifesa – febbraio 2011 (2 di 2) (come il romanzo di De Carlo)

Ecco.
Dicevo che mi sono scordato due libri letti a Febbraio. E sì che non erano nemmeno brutti. Anzi.
More about Sesso e lucertole a Melancholy CoveIl primo è “Sesso e lucertole a Melancholy Cove” di Christopher Moore (Elliott), che è un’amena storia in cui una lucertola gigante (tipo Godzilla) si scatena su una località della costa est degli Stati Uniti i cui abitanti hanno, nel loro complesso ben più di un problema. Leviamoci subito il pensiero: a “Il Vangelo secondo Biff” (un libro da cui dovrebbero trarre una religione) non allaccia nemmeno le scarpe. Però il paragone non vale, perché Biff gioca davvero in un’altro campionato ed è uno di quei libri incantati che a un autore riescono una volta nella vita. Se non avete mai letto nulla di Moore correte a cercare la storia di Biff, amico di infanzia di Gesù. È uno dei più grossi favori che potreste farvi nella vita (qui una sintetica recensione).
Ciò detto, “Sesso e lucertole” è un libro (lapsus: avevo scritto “film”, perché in effetti ha una narrazione molto cinematografica e perché uno dei personaggi è un’ex attrice) divertente, che porta avanti senza grandi momenti di noia una storia romantica tra una sciroccata e un grosso rettile senziente, attorno alla quale si muove un coro di personaggi non troppo a posto, dal poliziotto amante delle canne al tizio che prova attrazione sessuale per gli animali marini. Quelli che mancano sono i guizzi veri, ma questo lo dico dopo avere letto Biff. Magari se non avete letto Biff ve lo godete di più. Nota a margine, questo è il secondo libro che Moore ambienta nello stesso paesino e alcuni dei personaggi comparivano già nel primo romanzo, che in Italia è stato tradotto nel lontano 1992 e mai più ristampato (si chiama “La commedia degli errori”, “Practical Demonkeeping” in inglese). Dal 1993 (“Il ritorno del dio Coyote”) al 2008 Moore non è stato più tradotto in Italia, quindi questi primi due libri devono avere proprio venduto bene, all’epoca.

More about La versione di BarneyLa versione di Barney“, di Mordecai Richler, erano anni che lo puntavo. Mi tratteneva un po’ il fatto che fosse un libro Adelphi, con tutta la sua aria intimidatoria, e che Giuliano Ferrara lo annoverasse tra i suoi libri preferiti, se non il preferito. Poi un giorno al cinema ho visto il trailer della versione cinematografica. E niente, sarò un banalone, ma a me l’idea di questo che scappa dal ricevimento del suo matrimonio per inseguire sul treno una tizia conosciuta durante la serata mi è piaciuta tantissimo. Così da bravo ovino (beeeh) ho comprato la mia copia con su la fascetta “da questo libro il film blablabla”. E poi mi sono messo a leggerlo, facendogli saltare un buon numero di posizioni nella coda di lettura. Superata la fatica della narrazione scombinata e disordinata del primo centinaio di pagine (della cui scontrosità avevo già letto in giro), quando la vita di Barney Panofsky ha iniziato a dipanarsi in modo leggermente più lineare e i passaggi tra epoche e luoghi sono diventati più chiari, beh, c’è stato solo da allacciarsi la cintura. Durante una delle telefonate da Parigi sono arrivato a provare per la Seconda Signora Panofsky un odio sordo, per dire come sono finito coinvolto dalla storia. E Barney è un personaggio gigantesco, straordinario nelle sue debolezze e nel suo essere una carogna. E ho capito, credo, che cosa di Barney Giuliano Ferrara vorrebbe proiettare su se stesso: essere uno che dice e fa quello che gli passa per la testa, prende posizioni impopolari ed è compiaciuto del proprio essere antipatico perché libero. Cose nobili. Peccato che mal si addicano a uno come Ferrara che è, e resta, un povero stronzo semplicemente pronto a mettere una certa padronanza del vocabolario e una totale mancanza di scrupoli al servizio del miglior offerente. Un servo che difficilmente Barney avrebbe apprezzato.
Comunque, fan illustri a parte, quella della vita di Barney, delle sue tre mogli e del suo grande amore per la terze di queste è una storia da leggere per come è scritta, per quello che racconta e per la capacità che ha di essere un grande e cupissimo affresco alla labilità della memoria e della vita. Nonché una solenne beffa ai danni di tutti. Una nota sulle note che corrono lungo il testo, correggendo imprecisioni nel testo: visto che partivo un po’ spaventato dal fatto che fosse un libro Adelphi, casa editrice che tende a trasformare qualsiasi cosa pubblichi in un “suo” libro, sulle prime ho pensato, infastidito, che fossero un’aggiunta all’edizione italiana. Invece, si capisce man mano, le note sono parte integrante della storia e del modo in cui è raccontata.

8 commenti

Archiviato in Libri, Libri del mese

8 risposte a “Autodifesa – febbraio 2011 (2 di 2) (come il romanzo di De Carlo)

  1. Tra l’altro La Versione di Barney è il libro con il finale più inaspettato di sempre. quando l’ho letto sono letteralmente (ma davvero, non come iperbole) rimasto a bocca aperta. Ne ho parlato per mesi, di quel finale.

  2. Moore è un fottuto genio. Nulla sarà mai al livello di Biff, ma il resto, anche i libri meno riusciti come Suck… danno merda a molti, moltissimi autori. Ho appena finito Fluke, ed è, è, è… non lo so nemmeno io… Insomma quando leggi di due biologhe marine che diventano lesbiche in seguito a un incidente con due capodogli che scambiano la loro barchetta per una femmina e la inondano di sperma… be’…

    La questione delle note di Barney… ecco be’ quando ho capito, alla fine, ho pianto. Peccato che non siano trasferibili al film, che così, anche se un buon film, perde parecchio…

    E Ferrara chi?

  3. Heike: sì, il finale è una beffa. Anche crudele e, come dice, J qui sotto, è di quelle cose che ti toccano. Un gran romanzo.

    Jadel: “Suck” mi aveva lasciato un po’ “meh” perché essendo il seguito di un altro libro, alcuni pezzi mi sembravano un po’ oscuri o meno efficaci (probabilmente perché c’erano gag ricorrenti o basate su cose che avrei già dovuto sapere).
    “Fluke” sembra interessante, anche se onestamente ho ancora da recuperare un po’ di cose sue in italiano…
    (nel frattempo gironzolo sul kindle store di amazon e basisco di fronte all’ebook che costa più del paperback, ma lasciamo perdere)

  4. zambra

    pensavo di essere l’unico ad aver letto il libro di moore…invece ci sono altri…grandioso moore…veramente un fottuto genio anche se penso che non durerà piu’ di tanto.

    zambra

  5. Se ti interessa, Practical Demonkeeping è uscito in una nuova traduzione per Elliot Edizioni, con il titolo “Demoni. Istruzioni per l’uso”: http://www.elliotedizioni.com/catalog/title/title_card.php?title_id=184

    • L’ho visto in libreria giusto l’altro giorno. Mi stavo giusto domandando se mai sarebbe uscito (temevo un po’ un effetto Lansdale anche per Moore, con invasione di ristampe a ondate, ma per fortuna è moooolto meno prolifico e non ci sono rischi)
      Grazie comunque!

  6. “E ho capito, credo, che cosa di Barney Giuliano Ferrara vorrebbe proiettare su se stesso: essere uno che dice e fa quello che gli passa per la testa, prende posizioni impopolari ed è compiaciuto del proprio essere antipatico perché libero. Cose nobili. Peccato che mal si addicano a uno come Ferrara che è, e resta, un povero stronzo semplicemente pronto a mettere una certa padronanza del vocabolario e una totale mancanza di scrupoli al servizio del miglior offerente. Un servo che difficilmente Barney avrebbe apprezzato.”

    Clap clap clap (grande libro).

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