E poi, silenzio.

C’è un rumore di fondo che rende particolarmente sgradevoli le discussioni a caldissimo che si stanno facendo in Italia sul nucleare mentre il Giappone sta marciando sul sottilissimo orlo della tragedia (che si sommerebbe alle distruzioni causate dal terremoto e dal conseguente tsunami).
Non è, spero, un ragionamento conscio di chi si oppone alla costruzione di centrali nucelari in Italia ma una semplice conseguenza logica del appoggiarsi ora, da qui, alla situazione della centrale di Fukushima. Ed è il discorso del “tanto peggio, tanto meglio”. Vale a dire che, chiaramente, maggiore è la portata dell’incidente, più alte sono le possibilità che sull’onda degli avvenimenti il referendum del 12 giugno riesca a passare. Ripeto, non so per quanti sia un ragionamento consapevole, però questo è implicito nel tipo di discorso pubblico che sta prendendo piede. E, in fondo, i giapponesi, che l’immaginario comune vuole pronti al sacrificio per l’onore e/o il bene comune, sono un po’ gli attori ideali per il ruolo tragico che questo tipo di scenario gli cucirebbe addosso.

Quindi, ora come ora, che cosa si dovrebbe fare, da qui?
Mandare soldi per gli aiuti, se si può. Sperare che la situazione di Fukushima non peggiori ancora.
E poi cercare di capire che cosa sta succedendo, perché, che cosa potrebbe succedere o non succedere. A tal proposito, Amedeo Balbi ha scritto un bel pezzo che spiega un po’ di cose in modo semplice (tra cui il fatto che l’espressione “esplosioni nucleari” in questo contesto è fuorviante; le centrali non esplodono come bombe atomiche) (il che non significa ovviamente che comunque non ci siano rischi).
Poi, quando l’emergenza sarà finita, discutere. Ma su dei dati, sui dei fatti certi.
Ora, stare qui ad accapigliarsi sugli spalti come se stessimo guardando una partita di calcio non è proprio il caso. E questo vale anche per chi è favorevole al nucleare e cita il fatto che tutto sommato un incidente come questo è statisticamente rassicurante. Stiamo parlando di esseri umani le cui vite sono state, o stanno per essere, devastate. Un minimo di rispetto, almeno ora, si dovrebbe cercare di averlo.

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4 commenti

Archiviato in società

4 risposte a “E poi, silenzio.

  1. TBM

    Fossimo egocentrici potremmo dire non sia un caso che per il primo nucleare ci aiutò chernobyl, e per il secondo fukuishima….
    Ma non siamo COSI’ egocentrici…

  2. Come sempre quello che si raccoglie dai media italiani è solo disinformazione e una maledetta accozzaglia di cazzate. Repubblica arriva ad usare parole come “apocalisse”, mentre il corriere pubblica lettere del dottor Celentano (Adriano) che sentenzia che un’opinione pro-nucleare è un’opinione orribile.
    Detto questo, un blog (di studenti del MIT) tenta di fare un po’ di chiarezza sulla situazione: http://mitnse.com/

    • Effe

      Sì, per carità Repubblica ne spara tante, sopratutto online, ma ad usare il termine apocalisse è stato Oettinger, che non è un fisico ma rimane il commissario europeo per l’energia che fa un’affermazione ufficiale in una conferenza ufficiale: http://www.youtube.com/watch?v=Pj0eErpkxNc, minuto 1 circa.

      Giusto perché abbiamo appena finito di dire che non bisogna accapigliarsi sugli spalti, mi sembra un po’ fuori luogo dire che “come sempre quello che si raccoglie dai media italiani è solo disinformazione e una maledetta accozzaglia di cazzate.”

      Anche se le cazzate ci sono, ovviamente.

  3. Diciamo che in generale, sulla gestione delle “dirette” il giornalismo online di Repubblica e Corriere mi sembra parecchio immaturo e, soprattutto, ben poco giornalistico. Nel senso che, come già accaduto con la Libia nei giorni scorsi, se non fai altro che riportarmi in tempo reale qualsiasi fonte ti capiti sotto mano, ignorando gerarchie, attendibilità e plausibilità delle stesse, non stai facendo giornalismo: stai facendo l’aggregatore di notizie.
    (su Celentano preferirei non esprimermi)

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