Great Scott

SHBABBARI! UOMINI DI INAUDITA VIULENZA E FEROCIA! FIGLI DEL DIO ODINO! (Scott Columbus è quello seduto)

La leggenda dice che Scott Columbus, morto il 4 aprile a 54 anni, sia diventato il batterista dei Manowar quando lavorava in una fonderia, poco prima che il gruppo registrasse il suo secondo disco, quello sulla cui copertina sono vestiti come comparse di Attila flagello di Dio. Il primo batterista, Donnie Hamzik, non se la sentiva di fare la vita del musicista, il gruppo era rimasto senza contratto e così aveva cortesemente salutato tutti.
È sempre la leggenda a dire che ben presto fu necessario fargli fare un kit in acciaio inossidabile, perché le batterie normali non reggevano l’impeto dei suoi colpi.
Ora.
Non diremo, ora che è morto, che era un batterista straordinario. No. Andava a tempo e picchiava come un mastro ferraio, ma non ha mai sviluppato uno stile particolare. Faceva quello di cui c’era bisogno nei Manowar, insomma: picchiava.
Però, vittima della maledizione di Ringo Starr, Scott era quello con la faccia simpatica, con i baffoni e lo sguardo sornione. Quello che nell’ultima serata del tour organizza gli scherzi scemi agli altri. Quello che se faceva troppo caldo si metteva dietro alla batteria in mutande e vaffanculo all’immagine del gruppo. È quello che nel video di Gloves of metal, un capolavoro che al confronto Gondry ha il budget di Michael Bay che fa un video per i Muse, nella scena in cui sconfitti i nemici i Manowar portano via le donne placca (come nel football) una povera studentessa di cinema.
Il suo rapporto con i Kings of Metal è strano.
Entra nel gruppo nel 1983. Ci resta fino al 1990 o giù di lì. Poi se ne va. Perché? La versione ufficiale era che volesse stare al capezzale del figlio, malato di leucemia. Lo sostituisce tale Rhino, di cui esiste un video in cui dà fuoco alla sua vecchia batteria il giorno in cui entra nei Manowar (su youtube non si trova, ma esiste; ho la VHS e lui non ha una faccia convintissima, a dirla tutta). Nel frattempo se n’era andato anche Ross the Boss, il chitarrista, cordialmente messo alla porta poco dopo la registrazione di Kings of Metal (l’ultimo vero grande disco dei Manowar) e sostituito con un frullone di nome David Shankle. Con Rhino e Shankle i Manowar registrano un disco solo, The Triumph of Steel, che inizia con una canzone di 28 minuti che in realtà è un collage di frammenti di canzoni e assoli. Compreso uno di batteria. Scott non faceva assoli di batteria. E forse per quello tutti gli volevano bene.
Comunque. Scott torna nei Manowar nel 1995 o giù di lì, in tempo per registrare Louder than Hell, che è un disco di ritornelli, come lo definì un mio amico. Nel senso che le strofe di buona parte delle canzoni sono del tutto intercambiabili tra di loro (e a volte anche i ritornelli). Ma dietro alle pelli c’è di nuovo lui e il disco ha, se non altro, un’atmosfera meno glaciale di quella del disco precedente, frutto della pulizia eccessiva dei due nuovi acquisti (nel frattempo pure Shankle è stato sostituito, con un cane il cui nome non scriverò qui perché i Falsi Re meritano solo l’oblio).
Durante la promozione del disco, Scott rilasciò un’intervista a Psycho, una (bella) rivista metal italiana. Le risposte a mo’ di slogan (infilò l’espressione “louder than hell” in ogni risposta, ricordo) spinsero i redattori a chiedere, per pietà, un’altra intervista al gruppo con qualcuno che desse risposte più interessanti.
E poi ebbero l’idea di pubblicare questi dvd dei tour, in cui la cosa importante non erano le esibizioni ma i filmini delle vacanze, cioè momenti della vita on the road, in cui appunto il buon Scott usciva in tutto il suo essere batterista frizzi e lazzi. Come in questo meraviglioso spot per la tv tedesca (i tedeschi si beccano sempre il meglio):

Dopo Louder than Hell sono usciti due dischi, parecchio brutti, uno nel 2002 e uno nel 2007 (stiamo parlando dello stesso gruppo che nel 1984 pubblicò due dischi due, entrambi bellissimi).
Poi, dopo un po’ che Scott era stato sostituito nei concerti dal suo predecessore Donnie Hamzik per non meglio precisati “motivi di salute”, nel 2010 rilascia un’intervista a Classic Rock in cui (attenzione che arrivano gli Spinal Tap) spiega che lui non ha più nulla a che fare con i Manowar dal 2008 e che non capisce come mai ci sia ancora la sua faccia sul sito. La cosa buffa è che nel frattempo il gruppo ha pubblicato, con il suo nome nel libretto, un ep nel 2009 (che contiene la stessa canzone cantata in QUINDICI lingue diverse) (now playing: triumphant march of the Spinal Tap). Ma oggi, si sa, le drum machine fanno miracoli – ed è probabile che diverse parti dei due dischi precedenti ne facessero già uso. Ma, soprattutto, nell’intervista dice anche che suo figlio non ha mai avuto la leucemia (il che rende tutta la faccenda molto brutta, perché comunque lui per anni si è prestato a questa orribile menzogna). E, sui motivi musicali della separazione, dice questo:

The thing is, I’m kind of an old school guy. You’ve got to realise I’m part engineer, part producer, a whole lot of drummer and so on and so forth. I’ve always been an analog kind of guy. I like tube amplifiers for guitar players, I like the old method of recording where the band is actually in the same room together at the same time and you go, “One, two, three, four, bang!” and you make a live recording. In this day and age a lot of bands just don’t do that anymore. That was a little bit of the issue for me.

Vedi, io so un po’ uno della vecchia scuola. Devi capire che sono un po’ un tecnico, un po’ un produttore, un sacco un batterista e via dicendo. Sono sempre stato uno analogico. Mi piacciono gli amplificatori valvolari per le chitarre e mi piace il vecchio modo di registrare, con il gruppo tutto nella stessa stanza nello stesso momento e tu che parti “One, two, three, four, bang!” e registri tutto in presa diretta. Oggi un sacco di gruppi non fanno più così. E questo per me era un bel problema.

Non che ci volesse la testimonianza di uno che c’era in sala di incisione, per rendersi conto che le ultime registrazioni dei Manowar urlano “PRO TOOLS” da ogni byte, però non fa mai male.
Comunque la cosa buffa è che dopo di lui i Manowar hanno davvero ripreso in pianta stabile Donnie Hamzik. E hanno riregistrato tutto il primo disco, dimostrando come trent’anni non passino indolore e come sia possibile succhiare via da un disco tutta la sua anima.
E lui? Postava su tumblr i video della sua cover band, l’audio di un suo progetto solista di metal strumentale (dai suoni sorprendente moderni). Sembrava spassarsela. Ha anche suonato qualche volta dal vivo con Ross the Boss.
Poi, da dicembre, più nessuna notizia.
Fino all’epilogo.

 

EEEH! (no, non è Vasco. È Scott Columbus nel 2010)

ps: alla fine di aprile del 2004, quando dovevo trovare un nick per registrarmi su Splinder, guardai sulla scrivania. C’erano un cd dei Manowar e il libretto di Ziggy Stardust aperto sulle foto del gruppo. E in un lampo nacque Scott Ronson.

12 commenti

Archiviato in musica

12 risposte a “Great Scott

  1. Marco Z.

    Bell’articolo, pieno di nozioni interessanti per chi, come me, non conosce molto della storia dei Manowar.

  2. Io pagherei per avere uno Scott alla batteria, ma pure morto!

    Scherzi a parte, Scott Columbus è stato il vero perno dei primi manowar. Potente, preciso, uno che dove lo metti sta, ci mancherà…

  3. @Marco: denghiu. Ho cercato di scriverlo pensando anche a voi babbani :-P

    @TBM: sono in riascoltaggio del periodo classico (Into Glory Ride – Kings of Metal) e mi rendo conto che la sua “legnosità” è perfettament funzionale al sound generale. Del resto, come scriveva Luca Signorelli, i dischi dei Manowar stanno al rock come la filmografia di Schwarzenegger al cinema; Scott era l’accento austriaco.

  4. Io i Manowar li conosco da profana, come una a cui il metal è sempre piaciuto parecchio, ma per metal intende Metallica e Black Sabbath… e che ascolta i Pantera solo perché adora Cowboys From Hell e i Manowar solo perché a un certo punto della sua vita andò in fissa con The Gods Made Heavy Metal.

    Però, insomma, quando ho letto di Scott Columbus, ieri mattina un po’ ci son rimasta male.
    Fosse solo perché, come dice un mio amico: “ora il tasso totale di coattume mondiale è diminuito di 1/4”. So’ cose brutte. Ci mancherà.

    Un bacio
    L

  5. M’è dispiaciuto un sacco per Scott, era davvero il Manowar più buffo e divertente. La sua batteria ignorante, rozza e guerresca era una componente essenziale dei dischi storici del gruppo. Ci mancherà.

  6. il_Cimi

    Bellissimo articolo sul mitico Scott, ho apprezzato molto anche quello sugli Shakin Street (ho quasi tutta la vecchia discografia di Ross The Boss).
    Anche a me piacciono molto i vecchi Manowar, quelli di adesso sono la parodia di loro stessi.

    Comunque il video di Rhino che da fuoco alla sua vecchia batteria è qui:

    Ciao Scott, non ti dimenticheremo mai!

  7. @Lala: eh, i primi Manowar (fino al 1989, anche se i pesi massimi sono i primi 4 dischi) meriterebbero tanto.
    @Negrodeath: mi spiace che aveva accennato alla possibilità di fare un disco di hard rock con Ross The Boss, che sarebbe stato una cosa divertente. E invece.
    @Cimi: grandissimo, non avevo pensato a cercare “Secrets of Steel” :-) Chissà se poi gli hanno comprato una batteria nuova, povero Rhino.
    Ross è uno dei miei chitarristi preferiti; hai mica il disco degli Spinatras, che non riesco a trovare?
    Cmq sì, i Manowar di oggi sono davvero sempre più tristi. Ho provato ad ascoltare bene Gods of War ma, con tutta la buona volontà, è una palla micidiale. C’è qualcosa di carino qua e là, ma è affogato in un mare di noia pseudo-sinfonica. E poi quel chitarrista là. Bah.
    Ormai i Manowar hanno l’unica funzione di dare idee ai Nanowar (anche se, come dicevano gli stessi Nanowar in un’intervista, robe come King of Kings rendono difficile capire chi sta pigliando per il culo chi)

    • il_Cimi

      Ciao,
      si ho il disco degli Spinatras (se vuoi prova a cercare sui siti che pubblicano su Rapidshare e simili) ma secondo me è il peggiore di Ross! Anche se sono circa 12 canzoni si tratta di un disco monotono sopratutto per un cantante poco ispirato (vedi anche gli album della Ross The Boss Band), e per questo le canzoni perdono secondo me molta efficacia.

      Io consiglio praticamente tutto il resto:
      – tutta la produzione dei Dictators a parte forse il primo che è quello più debole
      – i Manitoba’s Wild Kingdom che hanno sfiorato il successo
      – Gli shakin street che sono tornati nel 2009 con un album molto bello
      – Gli Heyday! Non ho capito se hanno la stessa formazione dei Spinatras a parte il cantante ma l’album, del 94, è molto interessante per le influenze blues.
      – Molto particolare anche quello dei Brain Surgeon del 2007 dal quale ha ripescato delle song nel debutto dei RTBB, solo che in questo rendono meglio.
      Sono tutti album di scarsa reperibilità, è una faticaccia anche scaricarli da internet!

      Ma dove avete sentito che doveva fare un album rock con Scott Columbus?

      Comunque sarò di parte perchè i manowar sono stati la mia fissa in adolescenza, ma per me è un chitarrista un pò sfortunato, dopotutto, e che avrebbe meritato di più e andrebbe considerato allo stesso livello ad esempio di Zakk Wylde.
      E poi, chi l’avrebbe mai detto che un chitarrista punk sarebbe diventato un Re del Metal?

  8. grazie per le dritte!
    Dei dictators ho più o meno tutto quello che si trova in giro (ma per me il disco debole è il secondo) e sto sempre più considerando i Manowar l’altro gruppo del Boss…
    Della possibilità della riunion con Ross ne parlava Scott nell’intervista linkata nell’articolo, sotto alla copertina di Blow your speakers: “I was talking with Ross the other day and we were discussing maybe in the near future he and I will record something together. Ross and I always connected on the classic Black Sabbath, Deep Purple and Led Zeppelin riffs. He said he’s got a bunch of material stored up that he hasn’t been able to utilise yet. We both agree that together we might be able to do something pretty cool”.
    Peccato.

  9. il_Cimi

    Peccato davvero, avrebbero fatto sicuramente qualcosa di bello, meglio delle ultime vaccate dei Manowar o dei dischi dei RTTB. Sarebbe stato da vedere con che cantante però..

    A me manca il CD Thunderboss con Ross ed il batterista dei Dictators, tu ce l’hai?

    E comunque i Manitoba’s sono sempre i Dictators senza il bassista, Andy Shernoff!

  10. I Manitoba’s li consideravo direttamente nei Dictators :-) Tra l’altro quel disco nella seconda parte ha dei pezzi decisamete metal. Thunderboss mi manca, ahime.
    I dischi solisti di Ross non sono malissimo, le canzoni ci sono. Peccato per quella band legnosissima che uccide un po’ tutto.

    (già che ci sono spammo: giusto il mese scorso con degli amici ho registrato una versione manowariana di “Lovin’ Everyday”, singolo inciso da un 12enne Eric Adams nel 1965; la chitarra ha ovviamente più che un’ispirazione da RTB…)

    • il_Cimi

      Azz! Non pensavo si trovasse su youtube l’originale!
      Certo che Eric Adams da piccolo era brutto forte!

      Comunque non male la chitarra, a suonarla è un tale Scott Ronson?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...