Archivi del giorno: 25 maggio 2011

Un debut?

Torno ora dall’assemblea pubblica in piazza del Nettuno a Bologna della “sezione” locale della cosiddetta “italian revolution” (che ha bisogno di darsi un nome decente in fretta).

Riassunto per chi si fosse perso qualcosa: a seguito delle manifestazioni di piazza spagnole delle scorse settimane, da venerdì 20 maggio in Italia in diverse piazze si sono organizzati presidi spontanei di manifestanti. Quello di Bologna conta diverse persone che dormono in piazza, alle quali si aggiungono quelle che animano il presidio durante il giorno e quelle che frequentano le assemblee.

Volevo andare a sentire di che cosa si trattava perché da nessuna parte si trovano resoconti dettagliati di quello che sta succedendo sotto al Nettuno e perché volevo capire se era una tristanzuola imitazione di una cosa sorta in un altro contesto o se c’era dell’altro.
Sorpresa.
C’è dell’altro.
L’assemblea è iniziata facendo il punto sulla situazione spagnola: passate le elezioni, le piazza stanno per svuotarsi e il movimento si interroga su cosa fare dopo e come tenere in vita quell’esperienza. A Barcellona sembrano essere molto più organizzati e tenaci che a Madrid, da quello che ho sentito. Poi, dopo che i diversi gruppi di lavoro hanno presentato la loro attività (la più importante della quale, sul lungo periodo, mi sembra quella di coordinamento tra le piazze italiane) è iniziata l’assemblea vera e propria. Che ha alcune regole interessanti sull’espressione di apprezzamento o meno degli interventi: invece di applaudire si scuotono in alto le mani (tipo Il ballo di Simone), invece di fare buuuh si incrociano i pugni e per far capire a qualcuno che è fuori tema si ruotano gli avambracci uno sull’altro. La cosa funziona abbastanza bene e l’assenza di appluasi permette ai discorsi di filare abbastanza lisci senza interruzioni.
Vista la sua relativa giovinezza, la piazza di Bologna mi è sembrata ancora alla ricerca di una sua identità e gran parte degli interventi vertevano intorno alla necessità di trovare dei punti programmatici. In questo senso, l’idea più centrata e lucida mi è sembrata quella di insistere sui referendum del 12 e 13 giugno, quello sull’acqua in primis. È centrata e lucida perché oppone simbolicamente alle decisioni di un parlamento che oramai sa veramente il cazzo di chi sia espressione una votazione diretta. Ed è efficace perché se il referendum superasse il quorum sarebbe il primo da davvero tanto tempo. Inoltre è un obiettivo con una scadenza precisa ed è un obiettivo concreto. Si è anche parlato di organizzare un “referendum sociale” e simbolico nel caso quello reale venisse rigettato dalla Corte Costituzionale. Altri punti che ho trovato azzeccati (e auspicabili) sono la saldatura con altre forme di protesta e pratiche già presenti in città, come lo sciopero della fame davanti al provveditorato o i critical mass.
Ho trovato invece un po’ fuori fuoco e prematuri altri interventi che proponevano un documento con cui si chiedano a. requisizione delle case sfitte; b. reddito minimo di cittadinanza di 1.100 euro; c. reddito di disoccupazione di 900 euro; d. nazionalizzazione delle banche. Prima ancora di entrare nel merito, direi che sono obiettivi un po’ al di là della portata di un movimento che al momento raduna un centinaio di persone a Bologna. Va bene che bisogna sempre puntare in alto, ma un minimo di pragmatismo penso ci voglia.
La stragrande maggioranza dei partecipanti sembrano essere studenti universitari, ma c’era anche qualche signore con i capelli bianchi (come un ex militante del PCI di 68 anni che ha fatto un intervento un po’ naif ma sincero), oltre a una presenza storica di piazza Maggiore, cioè il tizio che da anni improvvisa assemblee pubbliche con il suo sgabellino.
L’atmosfera, durante tutta l’assemblea (ridendo e scherzando, tre ore) è sempre stata parecchio rilassata e rispettosa. Non so se si possa parlare di un vero e proprio gruppo di organizzatori, ma è evidente che comunque (e giustamente) chi passa più tempo in piazza gestisce l’assemblea e lo fa parecchio bene.
In generale, si respira l’aria eccitante di qualcosa in divenire, che sta cercando di mettere in piedi un movimento che non si leghi alla protesta contro un evento o una decisione specifica ma che possa esprimere una critica più ampia e di sistema. E che rispetto a “grillini” o “popolo viola” sia meno propenso (anzi, proprio per niente) a legarsi a figure carismatiche, firmatari di appelli o altri vati.
Vedremo cosa ne verrà fuori, sperando che il previsto acquazzone di sabato non spazzi via tutto.
Se siete a Bologna, passateci. L’assemblea della sera inizia verso le 20.30. Ce n’è un’altra attorno alle 12 e una alle 17, mi pare.
In ogni caso c’è la pagina Facebook e l’account su Twitter, oltre che a un blog, sul quale si può leggere il manifesto della piazza bolognese.

(scusate, questo resoconto meritava di essere migliore, ma o lo scrivevo appena tornato o non lo scrivevo mai più. Per qualunque cosa, magari se ne può parlare nei commenti)

8 commenti

Archiviato in politica, società