Un debut?

Torno ora dall’assemblea pubblica in piazza del Nettuno a Bologna della “sezione” locale della cosiddetta “italian revolution” (che ha bisogno di darsi un nome decente in fretta).

Riassunto per chi si fosse perso qualcosa: a seguito delle manifestazioni di piazza spagnole delle scorse settimane, da venerdì 20 maggio in Italia in diverse piazze si sono organizzati presidi spontanei di manifestanti. Quello di Bologna conta diverse persone che dormono in piazza, alle quali si aggiungono quelle che animano il presidio durante il giorno e quelle che frequentano le assemblee.

Volevo andare a sentire di che cosa si trattava perché da nessuna parte si trovano resoconti dettagliati di quello che sta succedendo sotto al Nettuno e perché volevo capire se era una tristanzuola imitazione di una cosa sorta in un altro contesto o se c’era dell’altro.
Sorpresa.
C’è dell’altro.
L’assemblea è iniziata facendo il punto sulla situazione spagnola: passate le elezioni, le piazza stanno per svuotarsi e il movimento si interroga su cosa fare dopo e come tenere in vita quell’esperienza. A Barcellona sembrano essere molto più organizzati e tenaci che a Madrid, da quello che ho sentito. Poi, dopo che i diversi gruppi di lavoro hanno presentato la loro attività (la più importante della quale, sul lungo periodo, mi sembra quella di coordinamento tra le piazze italiane) è iniziata l’assemblea vera e propria. Che ha alcune regole interessanti sull’espressione di apprezzamento o meno degli interventi: invece di applaudire si scuotono in alto le mani (tipo Il ballo di Simone), invece di fare buuuh si incrociano i pugni e per far capire a qualcuno che è fuori tema si ruotano gli avambracci uno sull’altro. La cosa funziona abbastanza bene e l’assenza di appluasi permette ai discorsi di filare abbastanza lisci senza interruzioni.
Vista la sua relativa giovinezza, la piazza di Bologna mi è sembrata ancora alla ricerca di una sua identità e gran parte degli interventi vertevano intorno alla necessità di trovare dei punti programmatici. In questo senso, l’idea più centrata e lucida mi è sembrata quella di insistere sui referendum del 12 e 13 giugno, quello sull’acqua in primis. È centrata e lucida perché oppone simbolicamente alle decisioni di un parlamento che oramai sa veramente il cazzo di chi sia espressione una votazione diretta. Ed è efficace perché se il referendum superasse il quorum sarebbe il primo da davvero tanto tempo. Inoltre è un obiettivo con una scadenza precisa ed è un obiettivo concreto. Si è anche parlato di organizzare un “referendum sociale” e simbolico nel caso quello reale venisse rigettato dalla Corte Costituzionale. Altri punti che ho trovato azzeccati (e auspicabili) sono la saldatura con altre forme di protesta e pratiche già presenti in città, come lo sciopero della fame davanti al provveditorato o i critical mass.
Ho trovato invece un po’ fuori fuoco e prematuri altri interventi che proponevano un documento con cui si chiedano a. requisizione delle case sfitte; b. reddito minimo di cittadinanza di 1.100 euro; c. reddito di disoccupazione di 900 euro; d. nazionalizzazione delle banche. Prima ancora di entrare nel merito, direi che sono obiettivi un po’ al di là della portata di un movimento che al momento raduna un centinaio di persone a Bologna. Va bene che bisogna sempre puntare in alto, ma un minimo di pragmatismo penso ci voglia.
La stragrande maggioranza dei partecipanti sembrano essere studenti universitari, ma c’era anche qualche signore con i capelli bianchi (come un ex militante del PCI di 68 anni che ha fatto un intervento un po’ naif ma sincero), oltre a una presenza storica di piazza Maggiore, cioè il tizio che da anni improvvisa assemblee pubbliche con il suo sgabellino.
L’atmosfera, durante tutta l’assemblea (ridendo e scherzando, tre ore) è sempre stata parecchio rilassata e rispettosa. Non so se si possa parlare di un vero e proprio gruppo di organizzatori, ma è evidente che comunque (e giustamente) chi passa più tempo in piazza gestisce l’assemblea e lo fa parecchio bene.
In generale, si respira l’aria eccitante di qualcosa in divenire, che sta cercando di mettere in piedi un movimento che non si leghi alla protesta contro un evento o una decisione specifica ma che possa esprimere una critica più ampia e di sistema. E che rispetto a “grillini” o “popolo viola” sia meno propenso (anzi, proprio per niente) a legarsi a figure carismatiche, firmatari di appelli o altri vati.
Vedremo cosa ne verrà fuori, sperando che il previsto acquazzone di sabato non spazzi via tutto.
Se siete a Bologna, passateci. L’assemblea della sera inizia verso le 20.30. Ce n’è un’altra attorno alle 12 e una alle 17, mi pare.
In ogni caso c’è la pagina Facebook e l’account su Twitter, oltre che a un blog, sul quale si può leggere il manifesto della piazza bolognese.

(scusate, questo resoconto meritava di essere migliore, ma o lo scrivevo appena tornato o non lo scrivevo mai più. Per qualunque cosa, magari se ne può parlare nei commenti)

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8 commenti

Archiviato in politica, società

8 risposte a “Un debut?

  1. Andrea

    Ciao, mi chiamo Andrea, sono italiano ma vivo a Barcellona da cinque anni.
    Giusto domenica scorsa sono andato a Plaça Catalunya per vedere dal vivo quello che stava succedendo e, per quello che ho letto, ho avuto delle impressioni simili alle tue su Bologna.
    È uno dei movimenti più interessanti che ho mai visto, che contiene un po di tutto: proposte concrete, proposte ridicole, gente che volontariamente pulisce ogni sera la Piazza e punkabbestia (“perroflautas” come li chiamano qui) che ad ogni occasione sono lí a fare colore.
    Una cosa del genere va presa per quello che è: un caos da cui, forse (speriamo), possa nascere qualche stella danzante.
    Io per indole, soprattutto quando si tratta di movimenti, do molto valore alle proposte concrete (l’idealismo astratto della sinistra lo lascio volentieri alla generazione passata): in Spagna ce ne sono state diverse e quella del referendum di Bologna mi sembra molto valida.
    Allo stesso tempo peró quando sento certe proposte da regime sovietico mi incazzo. Sí, mi incazzo perchè sono quelle cose che sputtanano tutto il resto. La nazionalizzazione delle banche è, passami la citazione, “una cagata pazzesca”, perchè dimostra la faciloneria di molti ragazzi (io ne ho 31, vabbè, figura da vecchio saccente che ho fatto…) che credono che se una cosa va in mano allo stato diventa automaticamente positiva, al servizio del pubblico (del popolo?). Non c’è bisogno di parlare con ucraini, russi o polacchi per sapere come funzionano le cose in un monopolio di stato, basta prendere un treno in Italia.
    Comunque visto che seguire un fenomeno del genere su giornali come Repubblica o il Corriere fa ridere solo a pensarlo, se hai tempo e voglia di continuare a postare qualcosa te ne sarei proprio grato. E se vuoi qualche info in più sulla Spagna, come dice un mio caro amico, già sai.
    Il discorso sarebbe naturalmente molto più lungo, ma magari per iniziare è già qualcosa :)

    PS
    Il blog è veramente bello, oramai posso dire che per comprare romanzi, insieme a Carmilla e WUMing, per me è un punto di riferimento. Thumbs up.

    • Ciao Andrea, grazie della fiducia sui libri (gulp, il peso della responsabilità).
      L’intervento sulle banche che cito è stato, di tutti, quello che ho trovato più fuori fuoco, impestato di linguaggio da prima pagina di Lotta Comunista (ha esordito con “Il capitale chiude i parlamenti con il ferro e il fuoco quando i parlamenti non fanno più l’interesse del capitale”) e appunto, al di là di qualunque idea uno possa avere sul sistema bancario (tra l’altro una nazionalizzazione delle banche è ancora più estrema della gestione pubblica di servizi, come portata) assolutamente velleitairo.
      Per fortuna il meccanismo dell’assemblea, per cui prima di votare alla fine le mozioni si chiede se c’è qualcuno che vorrebbe discuterne ancora e se ci sono più di 4-5 interventi si rimanda al giorno successivo, dovrebbe riuscire a moderare le proposte più estreme e far prevalere quelle più abbordabili. Almeno spero.

      (per quanto riguarda i treni, faccio qualche centinaio di km tutte le settimane, sfondi una lunga serie di porte aperte ^_^)
      Sulla pulizia, ieri sera mi ha colpito vedere gente che puliva i gradini della piazza prima dell’inizio della manifestazione e il richiamo alla fine a buttare tutta la spazzatura prodotta nei bidoni della differenziata (creati dai ragazzi del presidio). A Bologna è raro che succeda.
      Non so se riuscirò ancora a postare in prima persona sull’argomento, perché domani parto per una settimana di ferie e chissà cosa troverò al ritorno.
      Se hai voglia di mandare qualcosa sulla a buonipresagi su gmail, lo pubblico volentieri :-)
      Intanto anche a Genova c’è stata una prima assemblea.

      (ah, oggi il sito web del Corriere bolognese ha una meravigliosa photogallery, credo fatta con la fotocamera dell’iPhone)

      ps: perrosflautas è una parola bellissima

  2. STA proprio succedendo qualcosa ! Se non pretenderemo la perfezione otterremo una Vera Trasformazione! Alè Ragazzi !

  3. Grazie per il link e per il sostegno! Ero io quella che puliva prima dell’assemblea mi sa :D
    Nonostante i dubbi, legittimi, spero che ripasserete! L’assemblea e il presidio sono fatti da chiunque decida di partecipare! Quindi, se non vi piace una proposta, venite a dirlo!

    • :)
      In questa città con la fissa del “degrado” quei gesti anche minimi possono davvero fare la differenza, a livello di impressione sulla popolazione.

      Per tutta la settimana a venire sarò via da Bologna (parecchio via); per questo volevo almeno venire a un’assemblea e raccontare quello che c’era da raccontare, perché era l’unico contributo che, per ora, sapevo di poter dare.
      :(

      • E’ un bellissimo contributo :)
        Comunque per chi volesse seguire l’assemblea senza parteciparvi (ma dovete avere una buona scusa eh ò_ò ) sulla pagina facebook italianrevolution bologna c’è il diario del presidio. Stiamo anche mettendu su un sito, appena è più effettivo posto l’indirizzo.

  4. chinottorebel

    Ciao, non leggevo da un po’ il tuo blog e trovo questo post molto interessante. Io, come Andrea, sono un italiano a Barcellona, e sto scrivendo sul mio blog, che ho ripreso in mano, quasi per l’occasione, impressioni sull’acampada. La cosa paradossale è che, di cinque post che ho scritto, non ne ho ancora dedicato nessuno alle dinamiche assembleari, concentrandomi un po’ su una cronaca dei fatti (qua c’è stato un tentativo di sgombero) o su una descrizione dell’accampamento (peraltro ci sono tornato ieri, ed è stracambiato). Chi fosse interessato può leggere i post su divanomarziano.wordpress.com

    PS Anche io trovo molto utile la rubrica delle letture e sono impressionato dal tuo talento di divoralibri…

    • Ciao!
      Grazie del link. Immagino che lì le assemblee abbiano delle dimensioni abbastanza enormi, sbaglio?

      (per i libri, è facile; faccio in treno una quantità di chilometri alla settimana a cui preferirei non pensare)

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