Well NYC really has it all (2 di 10)

Mi piaceva il fatto che ci fosse una persona seduta sulla finestra delle scale anti incendio. Poi mi sono accorto che era lo stesso palazzo della copertina di Physical Graffiti dei Led Zeppelin

Se siete mai stati di notte al Porto Antico di Genova avete sicuramente visto i gabbiani che volano in tondo nella luce dei fari che illuminano il Bigo, tutti con dipinta sul becco un’espressione del tipo “ma che cazzo ci facciamo qui? Non dovrebbe essere notte? Perché c’è luce?”.
Ecco, a me quando la prima sera (per me; per il fuso di New York tardo pomeriggio) hanno portato a girare per l’East Village l’esperienza ha un po’ fatto quell’effetto lì da gabbiano. Provato dal caldo e dal jet lag, di colpo mi sono trovato investito dall’aura di una zona in cui è successo più o meno di tutto. Sono passato davanti alla copertina di Physical Graffiti senza nemmeno accorgermene (ma ho fotografato le scale antincendio della facciata perché mi piacevano), poi ho visto l’insegna di Avenue A e mi sono partiti in testa i Dictators.

L’East Village è stato un po’ uno dei cuori pulsanti della scena musicale newyorchese (mi piace scrivere l’aggettivo con il “ch” invece che con la “k” perché sembra un po’ il nome di una tribù indiana), da metà degli anni sessanta. A St Marks Place (uno spezzone dell’8th Street tra la 2nd e 3rd avenue) mossero i primi passi i Velvet Underground come band di accompagnamento delle installazioni video di Andy Warhol, nello stesso spazio in cui negli anni successivi si esibirono anche i futuri Blue Öyster Cult o gruppi di passaggio a New York come gli Allman Brothers o i Doors (oggi ci sono appartamenti e un supermercato, al posto del locale). Poco lontano c’era il Fillmore East, dove hanno suonato un po’ tutti tra il 1967 e il 1971 registrando un sacco di dischi live. Oggi c’è una banca.

Non so se fanno tatuaggi con la schiuma o se tatuano la schiuma del cappuccino. O forse c'è un frate, dentro.

E poi il CBGB’s, culla del punk newyorchese. Cito da wikipedia:

a forum for American punk and New Wave bands like Ramones, Misfits, Television, the Patti Smith Group, Mink DeVille, The Dead Boys, The Dictators, The Fleshtones, The Voidoids, The Cramps, Blondie, The Shirts, and Talking Heads. In later years, it would mainly become known for Hardcore punk with bands such as Agnostic Front, Bad Brains, Murphy’s Law, Cro-Mags, Warzone, Gorilla Biscuits, Sick of It All, and Youth of Today performing there.

Il CBGB’s ha chiuso i battenti nel 2006. Non riuscivano più a pagare l’affitto, aumentato a dismisura nel corso degli anni.
Vi ricordate quando Robert De Niro andò a Sanremo 2011 e, intervistato dalla Canalis (che faceva pure la traduzione delle risposte) disse che gran parte di New York ha subito un processo di gentrification e la Canalis non solo non provò a tradurre la parola (che evidentemente non conosceva) ma non chiese nemmeno a De Niro di spiegare che cosa intendesse? È molto semplice: succede che a un certo punto un quartiere prima considerato umile e sfigato inizia a diventare di moda perché è vivace, perché ha una bella architettura, perché ho una teoria sui movimenti sociali a New York che prima o poi esprimerò, e attira gente disposta a spendere più soldi di chi già ci abita per vivere lì. Le società immobiliari iniziano a far sloggiare i precedenti inquilini a favore di quelli più danarosi, gli affitti aumentano, il costo della vita in zona aumente. Una vaga traduzione potrebbe essere “imborghesimento”.
Comunque, quello che è successo con il CBGB’s è un ottimo esempio di ipocritissima gentrification. Se degli altri due locali citati non è rimasto nulla, i muri del CBGB’s oggi ospitano una boutique di John Varvatos. John Varvatos è uno stilista che si dichiara ispirato dall’estetica del rock ‘n’ roll e che dice che ha voluto assolutamente rilevare quello spazio per preservare lo spirito del locale ed evitare che al suo posto ci finisse una banca o una drogheria. Metal Sucks ha una meravigliosa analisi del comunicato stampa di Varvatos con cui annunciava l’apertura del negozio, di cui sottoscrivo pure le virgole.
Comunque, nel negozio ci sono stato. Ok, hanno tenuto i muri com’erano, in alcuni casi anche con attaccati i poster originali. Ci sono scritte a pennarello, decenni di fumo di sigaretta incrostato, adesivi. Solo che tutto questo serve a dare credibilità a quell’idea di “rock ‘n’ roll style” di cui Rolling Stone Italia si proclamava Bibbia (lo fa ancora? Non lo so, non lo compro da eoni), fatta di magliette dei New York Dolls a 78 $. C’è un palco con su una batteria e delle chitarre, su cui sono esposte delle scarpe. Ci sono dei poster dei Kiss e dei Queen. Io amo i Kiss e non sto a dirvi i Queen. Ma che cazzo c’entrano con il CBGB’s? Sembrava di camminare nelle pagine di moda di uno dei primi numeri di Rolling Stone Italia.
Per farla breve, sono uscito da lì con ben chiara in testa l’idea che sarebbe stato più onesto se là dentro ci avessero piazzato una banca o un deli, cancellando ogni traccia di ciò che è stato, invece che lasciare a questo cialtrone la possibilità di darsi un tono da salvatore del rock ‘n’ roll. San Lester Bangs, puniscilo con la tua ira, quando hai tempo.

Comunque, la prima volta che siamo stati all’East Village siamo semplicemente andati a mangiare in un ristorante cubano, dove ho ordinato un petto di pollo alla griglia che aveva le dimensioni del Delaware (non credo sia fisicamente possbile che esista un pollo di quelle dimensioni, ora che ci penso). Peccato che non abbia avuto la forza di dire “no” all’idea di una caraffa di sangria per accompagnarlo e mi sia lentamente andato a spegnere nel corso della serata (oddio, serata: ci saremo alzati da tavola alle 21 ora locale a dir tanto). Ricordo vagamente di avere mangiato una torta con panna e ananas (buona) e poi più pochissimo. Tra quel pochissimo, una manifestazione di protesta di ragazzini neri davanti a un locale, con cartelli che ne contestavano la door policy. Avrei voluto saperne di più ma loro non avevano volantini e io non avevo la forza di fare domande in inglese. Ma come si fa a fare una protesta senza pensare a dei volantini da distribuire?

All’East Village ci siamo poi tornati un paio di volte, una volta di nuovo per cena e una volta di pomeriggio (quando siamo entrati da Varvatos).
La sera sono entrato nella fumetteria di St Marks Place (che compare anche in una puntata di Sex and the city), una vera fumetteria come quelle che ti immagini: un mezzo scantinato affollato di volumi e albetti e action figures usate. Ho avuto un piccolo incidente diplomatico con la ragazza alla cassa che mi ha fatto lasciare giù la borsa perché prima di farlo ho levato il portafoglio (se tu pensi che io voglia fregarti della roba ho il diritto di pensare che tu voglia fregarmi il portafoglio) e non ho trovato quello che cercavo, ma comunque è un posticino dove fare un salto se capita per sentirsi a casa in una delle tante ambasciate della Nazione Nerd sparse per il mondo.
Subito di fianco all’ex CBGB c’è il Joey Ramone Place, l’isolato dedicato al cantante dei Ramones e, tra avenue A e B (qui ci sono quattro avenue, le uniche di Manhattan, che hanno per nome una lettera invece che un numero: la zona che delimitano è nota come Alphabet City), Tompkins Square Park, che oggi è uno spazio ameno e tranquillo, ma che nell’agosto del 1988 fu al centro di violenti scontri quando la polizia cercò di scacciare la comunità di homeless che lo aveva eletto a sua residenza. Le cose degenerarono parecchio dal lato dei ragazzi in divisa e ci furono scontri parecchio violenti con un centinaio di feriti. Lì di fronte c’era la casa di Charlie Parker (anche a lui è dedicato un isolato) e, sull’Avenue B, il bar di Handsome Dick Manitoba, cantante dei Dictators.

La parabola di Manitoba all’interno del gruppo è curiosa: all’inizio è il cuoco e il roadie. Però finisce che sfascia più roba di quanto sarebbe giusto; allora decidono che forse fa meno danni se sta sul palco, come “Secret Weapon”. Inizia a cantare qualche pezzo, fa qualche coro, recita delle introduzioni. Sulla copertina del primo disco è vestito da wrestler, la band è un poster alle sue spalle. Canta in qualche pezzo. Nel secondo disco canta in qualche pezzo in più. Nel terzo è il cantante principale. Non è che Manitoba abbia una gran voce, almeno non in senso classico, ma ha carisma da vendere e presenza scenica. La recensione di uno dei primi concerti del gruppo lo definisce “l’incarnazione dell’arroganza punkeggiante del gruppo”. Oggi Manitoba, che ha ua rubrica nella trasmissione radio di Little Steven (il chitarrista di Bruce Springsteen, che è anche lui un fan del gruppo) dal bancone del suo bar, incarna una specie di custode della storia punk di New York. Avrei voluto entrare a vedere se c’era, ma era chiuso.
Non lontano da lì (segnala la Lonely Planet, altresì nota come “la Santa”), sulla 4th street, tra Av. A e Av. B si trova il primo domicilio newyorchese di Madonna all’epoca in cui cercava di sfondare, oltre che al locale degli Hell’s Angel, con minacciosi divieti di parcheggio.

Yes, sir.

Alla fine, in generale l’East Village, o quello che ne ho visto, mi è piaciuto. È un posto in cui i vecchi abitanti convivono con i nuovi arrivati e cercano in qualche modo di difendere l’identità del loro quartiere. Certo, la presenza di un sacco di alloggi dell’università fa sì che la zona sia piena di locali, studenti che se la tirano da bohemiene e hipster convinti che ti basti girare con una giapponese brutta per essere John Lennon. Però è un posto strano, disordinato e vivace. Per certi versi, la commistione di studenti, mezzi sfattoni, attempati alternativi e gente più fighetta mi ha ricordato qualcosa della zona universitaria di Bologna, specie in St Marks Place.

Tornati in albergo per la nostra prima notte newyorchese, abbiamo fatto conoscenza con la gatta dell’albergo, una bestia di età probabilmente venerabile e dallo sguardo torvo di una pantera. Alle scale al piano terra, come entri, c’è un cartello che dice che se trovi la gatta lì sotto puoi riportarla al piano di sopra: la creatura, da vero felino, si sente reclusa nei quattro piani dell’albergo e cerca di approfittare di ogni occasione per fuggire. Il problema è che ha un’aria così feroce che nessuno tenta mai di riportarla di sopra. Una sera che l’abbiamo trovata fuori dalla porta abbiamo avvisato il portiere, che è andato a riprendersela. “Abbiamo una pistola ad acqua” mi ha spiegato poi. “Le spruzziamo acqua addosso facendola andare in direzione della porta”.
Genio.
Comunque la gatta si lascerà accarezzare da L. una volta soltanto in tutta la settimana. Una sera torniamo, cerchiamo di farle due carezze e quella fa la gatta scocciata. Il giorno dopo scendiamo dalle scale, lei ci vede arrivare, si butta per terra su un lato con lo sguardo da “questa pancia non si accarezzerà da sola”. Si gode i suoi 5-6 secondi massimo di sfrucugliamento poi si tira su, si abbottona i pantaloni e dice “ti chiamo io, eh”. O una cosa del genere.

(continua)

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3 commenti

Archiviato in musica, New York, viaggio

3 risposte a “Well NYC really has it all (2 di 10)

  1. torgul

    Bravo.
    I tuoi reportage di viaggio sono sempre ottimi, dovresti viaggiare più spesso! :)

    Un pensiero estemporaneo: “Ma come si fa a fare una protesta senza pensare a dei volantini da distribuire?”
    Perché non pensi alla protesta come atto collettivo, sociale, per la collettività e la società, ma come ad un tuo sfogo personale contro “the man” di turno. Ecco perché non funzionano più, le proteste…

    • Vero, dovrei farlo più spesso.
      Se qualcuno vuole che vada a raccontargli come è un posto, gli passo il mio IBAN :-)

      Quello che dici sulle proteste, nel caso specifico, è giusto: quei ragazzi davano l’impressione di non volere coinvolgere altri nella loro protesta ma di presentare in modo compatto e visibile il loro dissenso verso il locale. Effettivamente è una cosa molto americana (in senso individualistico/randiano): è la tua battaglia e non ti interessa che altri la combattano.
      (poi magari li avevano solo finiti o non si erano messi d’accordo per stamparli e noi stiamo qui a discutere di fuffa :-D)

  2. paola

    meno male che è arrivata la seconda puntata, ieri ero rimasta in sospeso….avvincenti tutte e due, aspettiamo la prossima!

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