Prima di andare a Genova – 5. Marziani a Sestri Ponente

In realtà la serie di post sul pre-G8 non è proprio chiusa. Avevo in mente di scriverne almeno un altro paio, prima della ricorrenza del decennale, ma non ce l’ho fatta. Ci sarà tempo dopo. Intanto riprendo le pubblicazioni con un pezzo scritto da mio fratello:

Il G8 l’ho visto arrivare presto, e salutato tardi.

Un pomeriggio di periferia tra amici, ciondolato sulla solita panchina della solita piazza. Una coppia di ragazzi arriva verso di noi. Lui e lei, dreadlock biondi e zaini da backpackers: marziani.

Non si vedono molti viaggiatori a Sestri Ponente, periferia ovest di Genova: un quartierone operaio schiacciato tra il cantiere navale, lo snodo ferroviario, l’acciaieria e l’aeroporto.

Sembravano proprio alieni con le antenne che spuntavano da dietro la testa, fuori dagli zaini.

Siamo arrivati dalla Germania, in autostop – così abbiamo capito nel nostro inglese approssimativo. Erano belli e solari, si tenevano per mano. Cercavano uno dei centri di accoglienza per il G8.

Li abbiamo accompagnati in centro a Genova, fino alla porta.

Scuola A. Diaz.

Hanno anche ringraziato.

Ricordo ancora quei termosifoni insanguinati, chissà’ se e’ il loro, mi chiedevo.

Chissà’ se e’ sangue alieno.

Il G8 per noi localz e’ iniziato almeno un anno prima e sembrava un piano di ristrutturazione urbana più’ che un meeting di capi di stato. Passeggiate a mare rimesse a nuovo, le facciate del centro storico stuccate a festa, strade della prima repubblica finalmente riasfaltate. Lavori ovunque.

Poi ha iniziato a prendere i contorni di qualcosa di totalmente diverso e la televisione trasmetteva proclami di persone che non avevamo mai visto prima, Genova era ovunque e l’atmosfera iniziava a farsi tesa.

Il menu prevedeva un pesto senza aglio. Solo a quel punto si capi’ che qualcosa stava per andare storto.

Poi sono arrivati gli sbirri, tanti. Sono comparsi dal nulla insieme alle barricate anti-arrampicata. Era Luglio e tutti i negozi sbarravano le vetrine. Poi anche “Carlo Calzature” a Sestri Ponente ha chiuso le sue due vetrine d’angolo con pannelli di legno duro, da cantiere. Carlo Calzature vende scarpe, a Sestri, a tot chilometri dal centro città’, anni luce da qualsiasi percorso di qualsiasi corteo, ever.

Ma noi a Sestri le vedevamo bene le batterie antiaerea sulla pista dell’aeroporto.

Poi tutti i miei amici sono scomparsi. Mandati in vacanza, mandati dai nonni in campagna, fisicamente segregati in casa. Avevamo solo 17 anni e le nostre famiglie pensavano che quella non fosse la loro guerra, tanto meno quella dei loro figli.

Forse non era nemmeno la mia ma ero li’, ed eravamo migliaia. Centinaia di. Io non ero mai stato in un corteo così .

All’inizio sembrava divertente, i tizi vestiti di rosa che correvano contro il g8, quelli che distribuivano specchi per “fare come Archimede” (e dare fuoco agli sbirri?), quelli che distribuivano le teste d’aglio da lanciare e correggere così quel pesto insipido. L’immancabile contadino con mucca… e poi videocamere macchine fotografiche, persone ovunque, musica, sole. Ridevamo dei poliziotti e facevamo gli scemi: loro impettiti sotto il casco, noi assaporando l’ubriacatura di folla.

Poi tutto e’ diventato più spigoloso, sempre più spigoloso, e nessuno sapeva più’ fermarlo.

Come un viaggio lisergico che va male.

Post Scriptum: Anni dopo in una piazza di Zurigo incontriamo una coppia di buskers, i nostri amici alieni. Avevano lasciato la Diaz il giorno prima del blitz. Un peso in meno sulla coscienza.

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