Ci divertiamo, facciamo i scemi e qualche volta pensiamo

Si possono usurare le parole, con l’uso? A furia di venire usate, non possono fare come il tessuto quando lo sfreghi, che perde di colore prima e di spessore dopo, fino a lacerarsi e diventare un buco?
Beh, sì. È ovvio che sì.
Prendete la parola “satira”. Da quanti anni è che è diventata quello che i linguisti definirebbero un “termine-ombrello” sotto cui viene infilato di tutto?
È vero che di per sé la definizione di satira è abbastanza lasca:

sà|ti|ra s.f.
TS lett. 1a composizione poetica che elabora con intenti moraleggianti e critici, aspetti, figure e ambienti culturali e sociali, con toni che variano dall’ironia, all’invettiva, alla denuncia: le satire di Orazio, di Ariosto | l’insieme dei componimenti satirici di un poeta, di una letteratura, di un’epoca: la s. latina, la s. moderna | il tono, il carattere che informa tali componimenti: la s. pungente di Giovenale 1b genere letterario cui appartengono tali componimenti
2 CO estens., scritto, spettacolo o anche comportamento, discorso e sim., che mette in ridicolo comportamenti o concezioni altrui: s. di costume, s. politica; fare oggetto di s., fare la s. di qcs., mettere in s.

(ho recuperato la definizione del buon vecchio De Mauro online da un mio vecchio post)
Però io mi sto stufando che qualunque cosa venga criticata, la prima difesa dietro cui si trincera l’accusato è “stavo facendo satira”; mi sto stufando perché magari per una volta in cui è vero, ce ne sono altre dieci in cui non lo è. Beninteso: lo scudo “satira” si usa allegramente a destra e a sinistra. Sono dieci che parliamo di satira per via della famosa intervista di Luttazzi a Travaglio (il caso Vermicino degli anni zero), ma ogni tanto anche il Giornale o Libero si giocano la carta “era satira! era satira!”.
Insomma, sarebbe un bell’esercizio se d’ora in poi, prima di dire “stavo facendo della satira” uno pensasse cinque minuti a un’espressione più articolata per spiegare che cosa ha intenzione di dire.

Avrete capito che il cappello era per arrivare alla notizia del giorno (una delle tante notizie del giorno, ma nello specifico quella su cui ho qualcosa da dire): Nonciclopedia che cerca di autosospendersi (pare che Wikia non glielo lasci fare) per le denunce dell’avvocato di Vasco Rossi, che ritiene diffamatoria la pagina a lui dedicata.
Ora, per caso all’argomento Nonciclopedia, querele e Vasco Rossi avevo dedicato un post a giugno (in cui Vasco Rossi era citato per una faccenda secondaria) e oggi mi è sembrato come se la realtà avesse preso quel post e l’avesse condensato in un’unica vicenda.
Una vicenda che oscilla tra il ridicolo e il triste, perché le pagine di Nonciclopedia mi fanno mediamente cagare (per dirlo nel dialetto di Aix-en-Provence) e mi sembrano per lo più scritte da ragazzini che hanno da poco scoperto le parolacce e vogliono vedere quante riescono a infilarne in una frase sola. Il livello medio lo si può osservare dai commenti lasciati dagli utenti dopo la notizia: un mare di insulti a bocca aperta e cervello chiuso in cui si fa fatica, tanta tanta tanta fatica, a trovare qualcuno che sappia strappare un sorriso (a me, almeno; magari adesso voi state leggendo e siete lì che rotolate annaspando sotto il tavolo per il gran ridere). Se questo è “il popolo del web”, fa schifo quanto “il popolo di Spazio Azzurro”.
Ciò detto, Nonciclopedia è sostanzialmente innocua. Una delle prime regole che si imparano a girare in Rete è “don’t feed the troll”: ci sono e ci saranno sempre quelli che insultano, che urlano, sbavano, ringhiano, cercano di disturbare le discussioni. È un fatto naturale. Sono come le scritte “Ginastella lo succhia gratis tel. 394 696969” sui muri dei cessi della scuola. Nonciclopedia è un muro del cesso più grande e più visibile.
E pensare che “il più grande rocker italiano”, quello che se cantava in inglese altro che Springsteen, leghi il suo nome a una causa contro dei ragazzini (anagraficamente o mentalmente) che non hanno altro da fare che scrivere minchiate su un sito, è uno di quei colpi di immagine che un qualunque responsabile della comunicazione con un briciolo di sale in zucca cercherebbe di evitare come la peste, tanto che oggi #vascomerda è stato trending topic mondiale su twitter.
Cito Niccolò:

Attaccare un sito dichiaratamente demenziale e di contenuto aperto a tutti è un atto ancora più demenziale del sito stesso – nessuno prenderebbe mai lontanamente sul serio un pezzo di Nonciclopedia per informarsi su qualsiasi argomento, anche uno dei più insulsi, tipo Vasco Rossi.

Gli admin di Nonciclopedia forse non sono stati attentissimi nella gestione della loro community, ma in questo caso sono stati parecchio in gamba dal punto di vista comunicativo.
Anzi. Vasco, senti qua: scarica la Sachs e assumi i tizi di Nonciclopedia.
Fai una cosa rock, per la prima volta da decenni.
Non ci sputtanare, dai.

2 commenti

Archiviato in internet

2 risposte a “Ci divertiamo, facciamo i scemi e qualche volta pensiamo

  1. Non ho capito perché hai pubblicato il numero di cellulare di mia sorella, ma adesso ti querelo, così un’altra volta impari.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...