Baschia (5 di 6)

Uno dei motivi per cui è famosa la costa basca è il surf.
Ma vuole la leggenda che uno dei motivi per cui sulla costa basca si fa surf è che durante le riprese del film tratto da Fiesta! di Hemingway Peter Viertel, sceneggiatore e surfista, si rese conto che la costa vicino a Biarritz (in Francia) aveva delle onde proprio adatte al surf. Si fece spedire una tavola dalla California e deve essere stato parecchio convincente, visto che il turismo legato al surf è fortissimo su entrambe le coste, quella spagnola e quella francese.
E Mundaka l’abbiamo inserita nel nostro giro proprio per vedere una località rinomata per il surf.
Per la verità Lucilla sembrava molto più entusiasta della cosa rispetto a me. Non capisco perché, ma il fatto che la descrizione dell’albergo sulla Santa facesse presente che c’era una bella terrazza per fare colazione e guardare i surfisti sembrava colpirla molto. E poi è strano perché nonostante abbiamo visto diversi individui di sesso maschile con tavole da surf a Mundaka (e a San Sebastian) continuava a dire che non erano surfisti come intendeva lei. Probabilmente, per dirla con i termini della semiotica di Eco, lei intendeva una definizione enciclopedica di “surfista” con dei significati diversamente connotati rispetto alla mia definizione dizionariale della stessa parola.
Nella mitologia della vacanza, l’albergo di Mundaka, l’Atalaya, ha un posto di spicco perché è l’unico che abbiamo rischiato di non riuscire a trovare ancora prima di muoversi di casa. Comodamente seduto sul divano, infatti, avevo prenotato su internet un albergo di nome Atalaya ma a Cordoba. In effetti ci sembrava che rispetto alla media degli altri alberghi costasse un sacco di meno, fino a che non ci siamo resi conto del tragicissimo errore.
Per fortuna, una volta arrivati nel paesino, invece è stato facilissimo da trovare. Facilissimo e bellissimo.
Una palazzina di tre piani di inizio Novecento in stile inglese, dipinta di bianco, proprio sulla piazzetta principale del paese; la nostra stanza era all’ultimo piano, sull’angolo dell’edificio e avevamo finestre che davano sui due lati. Entriamo in camera e iniziamo a piangere pensando che dobbiamo starci un giorno solo, perché io sul terrazzino avrei potuto vivere per sempre.

Il tempo grigio faceva molto "La signora in giallo"

Intanto che aspettiamo che ci preparino la camera facciamo un giro nel mercatino sulla piazza e compriamo un sacchetto di semi di girasole, cibo nazionale. I baschi hanno una tecnica straordinaria per aprirli e riescono a mangiare quintali in pochi minuti: se girate la sera tardi o la mattina presto, prima che sono passati gli spazzini, trovate tappeti di gusci di semi di girasole davanti alle panchine. Noi siamo un po’ più lenti e mentre scrivo il nostro sacchetto è ancora da finire.

Nei piani della vacanza, la sosta a Mundaka prima di arrivare a Bilbao, dove restituiremo la macchina-transatlantico e passeremo le ultime tre notti del viaggio, è la giornata di svacco in spiaggia. Sulle prime sembra che dovremo ritirarci in stanza ad aspettare di essere interrogati dalla signora Fletcher sulla morte della vedova Woodwinton perché il tempo fa parecchio schifo, poi gira il vento ed esce fuori un sole che fa splendere i praticelli verdi che si trovano proprio dall’altra parte dello strettissimo golfo su cui ci troviamo.

L’acqua è sempre bassissima e si cammina praticamente fino alle boe, oltre le quali si distende placida un’onda lunghissima per cui Mundaka è famosa tra i surfisti (dice la Santa).
All’ingresso della spiaggia (libera, a cinque minuti a piedi dall’albergo) c’è un cartello che la divide in zone e sancisce che il bagnasciuga è, per qualche metro verso l’interno, la zona dove si gioca a racchettoni, mentre per prendere il sole si sta più indietro.
Passiamo la giornata orizzontali, a leggere, sonnecchiare, mangiare baguette con il prosciutto e fare qualche passeggiata in mare. Quando ce ne andiamo via la marea si è ritirata facendo arretrare di metri il bagnasciuga e portando allo scoperto banchi di sabbia più al largo.

Confrontate le rocce sulla sinistra con la foto precedente...

(È un po’ il contrario di quello che ci era successo a Lisbona, quando invece la marea era salita a poco a poco facendoci capire perché gli abitanti del posto non si erano messi subito con gli asciugamani vicini al mare)

Il giro per il paese alla ricerca di un posto in cui mangiare (e di indizi sull’omicidio della vedova Woodwinton) ci porta a scoprire per caso un posto che sembra strappato di peso dall’Irlanda e depositato sulla costa basca, la Ermita de Santa Catalina:

(ehm, forse la cornice è un po' troppo)

Come buona parte degli edifici che ci sembrano così corrispondenti all’idea di medioevo che abbiamo, la chiesa attuale risale al XIX secolo, ma è stata costruita nello stesso posto dove se ne trovava una medievale usata come luogo di riunione, ricovero per malati e anche struttura difensiva. Oggi se ne sta lì, in cima a un piccolo promontorio, battuta dal vento e circondata da prati, a fare la guardia all’imboccatura dell’insenatura. La Santa non ne faceva neanche un accenno ed è un peccato perché è una delle cose più belle da vedere in paese, dopo esserti spalmato sulla spiaggia abbastanza a lungo a mangiare pane e prosciutto crudo.

Mentre giriamo per la cena passiamo davanti a un ristorante che ha deposto fuori dalla porta una grossa aragosta, viva. Progettiamo di prenderla e scappare via, ma poi ci blocca un po’ l’idea che probabilmente all’albergo si insospettirebbero se chiedessimo una grossa pentola di acqua bollente per prendere il Tachifludec. Anche lessarla sotto la doccia calda dovrebbe essere abbastanza problematico, quindi rinunciamo.
Nel frattempo, sul porto, due ragazzine continuano a buttarsi in acqua dal molo, a ciclo continuo.

E neanche una madre a strillare inferocita che è tardi che è freddo che è pericoloso.

Andarsene via da Mundaka, la mattina dopo, è triste. Aiuta ad andarsene il fatto che stia piovendo, ma ci saremmo rimasti ancora tantissimo, nella nostra stanza con balcone vista mare (tantissimo per modo di dire, perché non è che l’hotel atalaya sia propriamente a buon mercato – occhio che quando si prenota spesso i prezzi indicati sono al netto delle tasse…).
Mentre prepariamo le ultime cose, accendo la tv, resto un po’ su un canale di musica in basco poi giro e vedo i titoli di testa di un telefilm. Anni ’80. Vedo “Courtney Cox” e mi fermo per vedere com’era all’epoca e che telefilm fosse.
Quando sullo schermo è comparsa Angela Lansbury ci siamo guardati commossi.
Stavamo guardando La signora giallo in un posto da Signora in giallo.

 (continua)

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1 Commento

Archiviato in baschia, il cotone nell'ombelico, viaggio

Una risposta a “Baschia (5 di 6)

  1. paola

    credo di capire che tipo di surfisti intendesse lucilla…..eppoi, si può mica prenotare un soggiorno nella chiesetta sulla scogliera???
    bellissimo racconto, l’ho letto d’un fiato

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